
Ci sono pizze che nascono semplicemente per essere gustate e altre che nascono per raccontare una storia. La Mimosella appartiene alla seconda categoria. Nella mia rubrica per Gazzetta del Food ho voluto presentare una creazione che fosse prima di tutto un tributo al mondo femminile: complesso, elegante e sorprendente. Proprio come le donne, questa pizza racchiude carattere, dolcezza e forza in un equilibrio di sapori che si svela poco alla volta. La base nasce dall’incontro armonioso di quattro formaggi – asiago, parmigiano, fontal e taleggio – che insieme creano una crema ricca e avvolgente. Ognuno porta con sé una sfumatura precisa: la delicatezza dell’asiago, l’intensità del parmigiano, la morbidezza del fontal e il carattere deciso del taleggio. Un equilibrio che richiama le tante sfaccettature dell’universo femminile. A dare luce alla superficie della pizza arrivano poi piccole gocce di vellutata di datterino giallo. Leggere e luminose, ricordano i fiori di mimosa, simbolo della festa della donna. Il loro tocco dolce e solare illumina la cremosità dei formaggi e crea un contrasto delicato ma ben definito. Il vero cuore della Mimosella, tuttavia, si scopre solo al momento del taglio. Al centro della pizza ho voluto inserire una burratina al gorgonzola, un elemento che rimane nascosto fino all’ultimo. Quando la lama attraversa la pizza, la burratina si apre e libera una cremosità intensa che trasforma il piatto in un’esperienza di gusto. La Mimosella non è soltanto una ricetta. È un simbolo. Racconta tutte quelle donne che ogni giorno lavorano, costruiscono, creano e si reinventano, riuscendo a essere forti e delicate allo stesso tempo. Donne che portano avanti famiglia, passioni e professione con determinazione. Oggi più che mai il mondo femminile rappresenta un esempio di resilienza e modernità. Imprenditrici, artigiane, professioniste, madri, sognatrici e leader: identità diverse che convivono e si completano. Con questa pizza ho voluto raccontare proprio questo: la bellezza della diversità, la forza dell’identità e l’armonia che nasce quando tradizione e innovazione si incontrano. Perché, proprio come la Mimosella, anche le donne sono un equilibrio perfetto tra carattere, dolcezza e mistero.

Una firma che profuma di salsedine e tradizione approda nella redazione de La Gazzetta del Food. Assunta Pacifico, anima e cuore del ristorante ‘A Figlia d’ ‘o Marenaro, inaugura una rubrica interamente dedicata alla cucina del mare. Un ingresso che non è solo una collaborazione editoriale, ma un vero e proprio racconto identitario: quello di una donna che ha trasformato la cultura gastronomica marinara napoletana in un simbolo riconosciuto in tutta Italia. La nuova rubrica: il mare raccontato dal mercato alla tavola Ogni mese i lettori troveranno uno spazio dedicato al pesce fresco, alla sua scelta, alla sua lavorazione e alla sua valorizzazione in cucina. Non semplici ricette, ma approfondimenti su: Come riconoscere la freschezza di pesci, molluschi e crostacei La stagionalità del pescato Le tecniche di pulizia e conservazione I segreti per esaltare il sapore naturale del mare La tradizione partenopea reinterpretata in chiave contemporanea La rubrica avrà un taglio pratico e divulgativo, con uno stile diretto e coinvolgente, capace di parlare sia agli appassionati che ai professionisti del settore. Un nome simbolo della gastronomia napoletana Con il suo ristorante di via Foria, Assunta Pacifico ha contribuito a rendere popolare la cucina di mare di qualità, portando in tavola crostacei, frutti di mare e grandi classici partenopei con una visione imprenditoriale moderna. La sua esperienza, maturata tra mercati ittici, fornitori storici e una brigata consolidata, diventa ora patrimonio condiviso attraverso le pagine de La Gazzetta del Food. L’obiettivo? Educare al consumo consapevole del pesce, valorizzare la filiera e raccontare il mare come cultura, sacrificio e passione. Pesce fresco protagonista Al centro della nuova rubrica ci sarà sempre lui: il pescato del giorno. Spazio quindi a: Zuppe di mare della tradizione Primi piatti con frutti di mare Preparazioni crude e cotture leggere Approfondimenti su astici, aragoste, scampi, cozze e vongole Consigli su abbinamenti e presentazione Un percorso editoriale che unisce tecnica, memoria e visione contemporanea, con l’intento di portare “il mare in redazione” e nelle case dei lettori. Con questa nuova collaborazione, La Gazzetta del Food si arricchisce di una voce autentica della gastronomia italiana. E il mare, da oggi, non sarà solo un ingrediente: sarà un racconto continuo.

Si è tenuto recentemente presso il Ristorante La Cucina di Michele il corso base “La Cucina dei 5 Elementi” , promosso dall’ Associazione Cuochi Serenissima in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi . L’iniziativa ha riunito chef professionisti e appassionati seriamente motivati a esplorare la filosofia dei cinque elementi applicata alla cucina italiana, guidati dall’esperienza pluridecennale dello chef Gregori Nalon, da oltre trent’anni portavoce di questo approccio innovativo e riconosciuto. “La cucina non è solo tecnica: è equilibrio, armonia e attenzione agli ingredienti”, ha spiegato lo chef Nalon, mostrando ai partecipanti come il fuoco, l’acqua, la terra, il legno e il metallo possano trasformare ogni piatto in un’esperienza sensoriale completa. Passione, Competenza e Innovazione L’evento ha confermato il ruolo dell’Associazione Cuochi Serenissima nel valorizzare la formazione e la crescita dei professionisti locali. Non solo lezioni pratiche, ma anche momenti di confronto e sperimentazione: ogni partecipante ha avuto l’opportunità di mettere alla prova le proprie abilità e confrontarsi con tecniche innovative, consolidando la propria professionalità. Tra i partecipanti, molti volti noti del panorama culinario locale: Gabriele Cavallo, Joanna Lyson, Domenico Palazzo, Francesco Levada, Giulia Raccanelli, Stefano Bison, Massimo Bacchin, Denis Celeghin, Samuele Biasin, Stefano De Gironimo, Massimo Lovreglio, Veronika Bugar, Marco Zanatta, Paolo Rusalem, Eleonora Brichese, Tiziano Brichese, Emanuela Marcon, Stefano Pepe, Marco Minotto e Marco Crepaz. Laboratorio di Creatività Il corso ha rappresentato molto più di un semplice appuntamento formativo: è stato un vero e proprio laboratorio di creatività e innovazione. I partecipanti hanno sperimentato abbinamenti, tecniche di cottura e presentazioni che rispondono alla filosofia dei cinque elementi, con l’obiettivo di elevare la cucina italiana tradizionale a un livello di equilibrio e armonia completo. “Ogni ingrediente ha la sua energia”, ha sottolineato Nalon. “Sapere come combinarli significa rispettare la materia prima e valorizzarla al massimo: questo è il cuore della cucina dei cinque elementi”. Un Futuro di Eccellenza Grazie a iniziative come questa, la cucina italiana continua a rinnovarsi senza perdere le proprie radici. Passione, competenza e curiosità restano gli ingredienti fondamentali per chi vuole distinguersi in un settore sempre più competitivo e creativo. L’Associazione Cuochi Serenissima, con corsi come questo, conferma il proprio ruolo di riferimento per la formazione e la valorizzazione dei professionisti del territorio.

Giacomo Vinai e Luca Zucchini, responsabili tecnici di Molini Bongiovanni, guidano il corso “Dalla Pala al Dessert” organizzato dall’Associazione Eccellenza Nella Pizza, per trasformare il dolce in pizzeria in un’esperienza gourmet e sostenibile. Vicenza, 30 Marzo 2026 – La pizza si chiude in dolcezza Non solo pizza: il dessert conquista la scena. L’Associazione Eccellenza Nella Pizza di Vicenza apre le porte del suo laboratorio di Via Monte Grappa 7 a pizzaioli e appassionati con il corso “Dalla Pala al Dessert”. Un percorso sensoriale pensato per unire le tecniche di pasticceria ai lievitati, valorizzando ingredienti di qualità e creatività sostenibile. A guidare la masterclass saranno Giacomo Vinai e Luca Zucchini, tecnici di Molini Bongiovanni, che illustreranno come impasti innovativi e farine pregiate possano trasformare un semplice dessert in pizzeria in un’esperienza gourmet. I partecipanti potranno sperimentare impasti da pala e padellino, abbinamenti originali e tecniche di recupero degli ingredienti, concludendo la giornata con la degustazione dei prodotti realizzati. “Il cliente moderno non cerca solo la pizza, ma un’esperienza completa – spiegano gli organizzatori – Il dessert deve valorizzare la professionalità del pizzaiolo e la qualità delle materie prime”. L’Associazione Eccellenza Nella Pizza, fondata nel 2019 da Raffaele e Francesco Savarise, continua così la sua missione di formazione e promozione della cultura della pizza italiana, tra workshop tecnici e eventi di grande richiamo come Pizza in Piazza, punto d’incontro tra tradizione, innovazione e territorio.

Una giornata intensa, scandita da prove tecniche, valutazioni sensoriali e momenti di confronto professionale, che ha visto alternarsi sul palco bartender emergenti e capi barman affermati. Sono stati 50 i partecipanti, tra barmen e barlady, a contendersi l’accesso al podio, confermando l’elevato livello competitivo e la crescente partecipazione al concorso. A decretare i vincitori una giuria qualificata, chiamata a valutare non solo la qualità organolettica dei cocktail presentati, ma anche tecnica di preparazione, equilibrio degli ingredienti, storytelling e capacità comunicativa. A conquistare il titolo di campione regionale 2026 è stato Raffaele Pinto, vincitore della sfida finale tra i tre migliori concorrenti della giornata. Una prova impeccabile la sua, caratterizzata da precisione tecnica e personalità nel bicchiere. Per Pinto si apre ora la fase più delicata: la preparazione alla finale nazionale del Barman Campione d’Italia 2026, dove oltre alla competenza professionale sarà determinante anche la padronanza della lingua inglese, elemento ormai imprescindibile per interagire con una platea sempre più internazionale. Nella categoria Sparkling Bartender Junior Under 30 a imporsi è stato Angelo Perillo, giovane promessa che ha saputo distinguersi per creatività, freschezza e padronanza delle tecniche di miscelazione contemporanea. Un riconoscimento che conferma il valore delle nuove generazioni e l’evoluzione costante del settore. Successo anche per Pietro Santoro, vincitore nella categoria White Jacket, dedicata ai professionisti in giacca bianca, simbolo di eleganza e tradizione. Santoro ha convinto la giuria con una performance sobria ma incisiva, espressione di esperienza e rigore professionale. L’evento si conferma non solo competizione, ma vero e proprio momento di crescita per l’intero comparto. Manifestazioni come questa rappresentano un volano per la promozione della cultura del bere consapevole, della qualità delle materie prime e della formazione continua, elementi fondamentali in un settore che negli ultimi anni ha conosciuto un’importante evoluzione sia in termini di immagine sia di professionalizzazione. La selezione regionale del Barman Campione d’Italia 2026 si inserisce infatti in un percorso più ampio di valorizzazione del talento e delle competenze, offrendo ai partecipanti visibilità, opportunità di networking e confronto con colleghi e aziende del settore. Tre nomi, tre storie diverse, un unico traguardo: rappresentare con orgoglio la propria regione e puntare al titolo nazionale. La corsa verso la finale è ufficialmente iniziata.

A ospitare la manifestazione sarà il Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto di Maglie, per due giornate dedicate a degustazioni guidate, show cooking, incontri culturali ed esperienze sensoriali. L’evento, ideato e organizzato da Confcommercio Imprese per l’Italia Lecce, con il sostegno della Camera di Commercio di Lecce e la cura dell’associazione nazionale Compagnia del Cioccolato, si conferma un punto di riferimento nel panorama nazionale per la promozione della cultura del cacao e del cioccolato d’eccellenza. Un weekend tra degustazioni e cultura del cacao All’interno degli spazi del Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto (MAITO), il pubblico potrà intraprendere un vero viaggio “dalla piantagione alla tavoletta”, grazie a un programma ricco e articolato che coinvolgerà appassionati, famiglie e professionisti del settore. Cuore dell’evento saranno le degustazioni guidate, curate dai chocolate taster della Compagnia del Cioccolato, che accompagneranno i visitatori alla scoperta di varietà pregiate come il Criollo venezuelano, con approfondimenti sui profili sensoriali e sulle opportunità produttive. Non mancheranno focus su monorigini, produzioni artigianali e anteprime di nuove linee firmate da maestri cioccolatieri italiani e internazionali. Il Grande Spettacolo del Cioccolato Tra i momenti più attesi, “Il Grande Spettacolo del Cioccolato”, con show cooking che animeranno la Sala Centrale: dalla pralina oro ripiena di ganache al rhum e zucchero di canna alla torta Sacher all’arancia, fino a creazioni come “Estasi Suprema – Sapori di Trieste” e “Fondente Noir”. Un’occasione per osservare dal vivo tecniche, segreti e creatività dei professionisti del settore. Spazio anche agli abbinamenti con caffè, passiti, gin, liquori, amari e grappe nella Sala Abbinamenti, oltre ai laboratori “Sporchiamoci le mani” e agli incontri “Dietro le quinte del cioccolato”, dedicati alla lavorazione del cacao e prenotabili dal pubblico. Libri, musica e Premio Tavoletta d’Oro Il programma si arricchisce di presentazioni editoriali e momenti musicali immersivi nella Lounge Casamata, dove il cioccolato dialogherà con la letteratura e i suoni in esperienze multisensoriali. Sabato pomeriggio riflettori puntati sulla consegna dei Premi Tavoletta d’Oro 2026, riconoscimento tra i più autorevoli nel settore, assegnato dalla Compagnia del Cioccolato alle eccellenze italiane. Un progetto che fa rete La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Maglie e dei GAL del territorio – Valle della Cupa, Terra d’Arneo e Capo di Leuca – e della collaborazione delle principali associazioni di categoria provinciali. Un lavoro di squadra che valorizza il territorio salentino attraverso un evento capace di coniugare cultura, impresa e turismo enogastronomico. Fondata nel 1995 a Perugia, la Compagnia del Cioccolato è oggi presieduta da Gilberto Mora e rappresenta una delle realtà più autorevoli in Italia nella tutela e promozione del cioccolato di qualità. “I Cioccolati del Mediterraneo” si conferma così non solo come appuntamento per i chocolovers, ma come laboratorio culturale e professionale dove il cacao diventa racconto, identità e strumento di crescita per il territorio.

Quando penso a un piatto contemporaneo, penso alla sintesi. Voglio concentrare gusto, tecnica ed emozione in una forma essenziale. Questa sfera nasce proprio così: dal desiderio di racchiudere il mare, la freschezza degli agrumi e una nota fruttata vibrante in un equilibrio netto, pulito, diretto. Non è solo un esercizio estetico. È una costruzione millimetrica di consistenze e contrasti. Ingredienti (per 4 sfere) Per il polpo 1 polpo da circa 1 kg Acqua q.b. Per il riso 200 g riso giapponese Koshihikari 220 ml acqua 1 cucchiaio salsa di soia 1 cucchiaio salsa teriyaki Per il gel di lamponi 150 g lamponi freschi 2 g agar agar Per le finiture Pomata all’arancia Pomata al limone Maionese alla barbabietola La mia tecnica, il mio equilibrio Il polpo: rispetto della materia prima Per me il polpo deve rimanere morbido, succoso, mai stressato. Porto l’acqua a ebollizione e lo immergo per 2–3 volte, così i tentacoli si arricciano naturalmente. Poi abbasso la fiamma e lo lascio cuocere dolcemente per circa 40–50 minuti. Lo faccio sempre raffreddare nella sua acqua: è un passaggio fondamentale per mantenere struttura e umidità. Una volta freddo, allineo i tentacoli su pellicola alimentare creando una base compatta. È il guscio marino della mia sfera. Il riso Koshihikari: precisione e setosità Scelgo il riso Koshihikari perché ha una consistenza unica: compatta ma elegante, setosa al morso. Lo lavo con cura finché l’acqua non diventa limpida. Lo cuocio con 220 ml di acqua per circa 12 minuti e lo lascio riposare coperto per 10 minuti. Lo condisco ancora caldo con salsa di soia e teriyaki. Voglio che assorba profumo e umami in profondità. Questo riso è il cuore della sfera: tiene la forma ma rimane delicato. Il gel di lamponi: la tensione acida Frullo e filtro i lamponi, aggiungo l’agar agar e porto a bollore per un minuto. Una volta raffreddato, frullo di nuovo per ottenere un gel liscio e brillante. Mi serve come contrasto. L’acidità deve essere precisa, mai invasiva. È la lama che attraversa la sapidità marina e la dolcezza naturale del polpo. La costruzione Distribuisco il riso sopra i tentacoli già stesi. Con la pellicola chiudo dai quattro lati e compatto delicatamente fino a ottenere una sfera perfetta. Non bisogna forzare: la pressione deve essere controllata, quasi accompagnata. Lascio riposare in frigorifero 15 minuti per stabilizzare la struttura. L’impiattamento: pulizia e identità Sul piatto creo pochi segni, ma decisi: 2 punti di pomata all’arancia 1 punto di pomata al limone 1 quenelle di maionese alla barbabietola tocchi di gel di lamponi Adagio la sfera al centro. Voglio che sia lei a parlare. Cosa voglio trasmettere La profondità del mare. La morbidezza elegante del riso. La freschezza agrumata. L’acidità brillante. Un umami persistente e avvolgente. Con questo piatto racconto la mia cucina: essenziale nella forma, intensa nel gusto. Un solo boccone può dire tutto, se costruito con rispetto, tecnica e sensibilità. .

L’inverno non è una stagione di letargo, ma una pressione biologica che mette alla prova le nostre barriere. Quando le temperature crollano, il corpo aumenta la richiesta di protezione cellulare: è qui che entra in gioco l’acido ascorbico .La natura, con precisione millimetrica, ci offre frutti carichi di questa sostanza proprio perché il freddo accelera l'ossidazione dei tessuti e indebolisce le membrane. La Scienza del Benessere: Lo Scudo Invisibile Scientificamente, la Vitamina C è un cofattore essenziale per la prolina idrossilasi, l'enzima che stabilizza il collagene. Senza di essa, pelle e mucose perdono elasticità e resistenza contro il gelo. Agendo come "donatore di elettroni", neutralizza i radicali liberi e potenzia l'assorbimento del ferro, trasformando la stanchezza invernale in energia biodisponibile. È una strategia di sopravvivenza: mangiamo la luce per ricalibrare la nostra chimica interna. Sinergie nel Piatto: Tre Scelte Semplici e Quotidiane Per tradurre la teoria in benessere reale, ecco tre abbinamenti immediati e facili da replicare in cucina con ingredienti accessibili: • L’Energia del Mare: Insalata di Spinaci Novelli, Kiwi e Sgombro. Lo sgombro apporta Omega-3 e proteine, mentre il kiwi garantisce la Vitamina C necessaria a triplicare l'assorbimento del ferro degli spinaci. Un mix rapido per la luminosità del viso. • Il Classico Rivisitato: Tagliata di Pollo al Limone con Finocchi e Arance. Il pollo è una fonte proteica leggera. L'abbinamento con il succo di limone a crudo e le arance funge da catalizzatore anti-age, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo. • Il Benessere in un Panino: Pane Integrale con Hummus di Ceci, Peperoni Crudi e Prezzemolo. I ceci offrono proteine vegetali. Il peperone e il prezzemolo tritato fresco stimolano la produzione di collagene, rendendo questo spuntino un vero elisir di bellezza strutturale. La Chiusura: Il Rituale del Sé Il vero benessere invernale non risiede in un integratore, ma nel rituale della freschezza. Scegliere un agrume colto al mattino o un ortaggio crudo significa nutrire non solo il corpo, ma anche la propria autostima. La bellezza autentica nasce da questa consapevolezza: siamo ciò che proteggiamo. Prendetevi cura della vostra "architettura" interna e il freddo diventerà solo uno splendido scenario. Il Punto di Gemma: Scegliere la stagionalità è un’alleanza strategica. La Vitamina C è il sole in dispensa per accendere i mesi più bui e nutrire la nostra bellezza dall'interno.

Il premio alla carriera consegnato al più celebre autore della canzone italiana – accompagnato simbolicamente da una casacca da cuoco con lo scudetto della Cucina italiana Patrimonio UNESCO – è diventato il punto d’incontro tra due pilastri dell’identità nazionale: la musica e la gastronomia. A sottolinearlo, in una nota ufficiale, è stato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che ha celebrato il Maestro come autore di “testi intramontabili che hanno fatto emozionare generazioni di italiani”. Parole che fotografano una verità condivisa: le liriche di Mogol non sono soltanto canzoni, ma frammenti di memoria collettiva. La musica come racconto dell’anima italiana Da decenni Mogol firma versi che hanno attraversato epoche e stili, accompagnando l’evoluzione culturale del Paese. La sua scrittura ha saputo raccontare sentimenti universali con una lingua semplice e profonda, trasformando la canzone popolare in patrimonio emotivo nazionale. È la dimostrazione che la musica italiana, quando incontra l’eccellenza autoriale, diventa ambasciatrice nel mondo di sensibilità, poesia e identità. Non è un caso che proprio Mogol abbia scritto “Vai Italia”, brano simbolicamente legato al riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Un inno che unisce arte e sapori, interpretato da Al Bano insieme al Coro dell'Antoniano e ai ragazzi di Caivano. Un’esecuzione dal forte valore sociale e culturale, che ha messo in scena l’Italia delle tradizioni, della solidarietà e del talento. Cucina italiana: identità, tradizione e innovazione La cucina italiana rappresenta molto più di un insieme di ricette. È un sistema culturale fatto di territori, stagionalità, convivialità e saperi tramandati di generazione in generazione. Dal Nord al Sud, ogni piatto racconta una storia: quella delle comunità, delle famiglie, dei prodotti locali che diventano eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Il riconoscimento UNESCO – evocato simbolicamente durante la kermesse sanremese – suggella un percorso di valorizzazione che vede nella dieta mediterranea, nella qualità delle materie prime e nella cultura del cibo un modello globale di sostenibilità e benessere. La cucina italiana è diplomazia culturale, è economia, è turismo, ma soprattutto è identità condivisa. Cultura italiana, un patrimonio che unisce L’omaggio a Mogol durante Sanremo non è stato soltanto un momento celebrativo. È stato il segno di un’Italia che sa riconoscere i propri maestri e che comprende come musica e cucina siano linguaggi universali, capaci di parlare a tutti senza bisogno di traduzioni. La canzone e il cibo, in fondo, hanno molto in comune: nascono dalla tradizione, si rinnovano con creatività, creano comunità. Sono esperienze collettive che uniscono generazioni e superano confini geografici. Nel volto emozionato del Maestro premiato sul palco dell’Ariston si è riflessa un’Italia orgogliosa della propria cultura. Un Paese che continua a produrre bellezza, a trasformare le parole in emozioni e gli ingredienti in arte. E che, quando celebra i suoi protagonisti, celebra anche sé stesso. Credit: FotoPress

L’intuizione nasce quasi per caso, con l’organizzazione della Festa della Pizza a Nocera Superiore, in provincia di Salerno. Quello che inizialmente era un evento locale si trasforma rapidamente in un laboratorio strategico: analisi del settore, studio delle dinamiche produttive, approfondimento dei modelli organizzativi e della filiera. Da semplice manifestazione territoriale prende forma una visione più ampia, fondata su identità, metodo e posizionamento. L’Accademia: formazione integrata e cultura d’impresa Cuore del progetto è l’Accademia Nazionale Pizza DOC, fondata con l’obiettivo di ridefinire la figura del pizzaiolo contemporaneo. Non più soltanto artigiano, ma professionista completo: tecnico dell’impasto, imprenditore, comunicatore. «Volevo creare qualcosa di diverso, che rispecchiasse le mie esperienze e competenze. DOC significa unico, identitario, non migliore degli altri ma riconoscibile», spiega Giaccoli. L’Accademia oggi offre corsi altamente specializzati che integrano studio degli impasti, innovazione tecnologica, marketing, gestione economico-finanziaria e strategia aziendale. La formazione è pensata come un percorso manageriale oltre che tecnico, capace di fornire strumenti concreti per affrontare un mercato sempre più competitivo e globalizzato. Oggi l’Accademia opera in modalità ibrida, tra attività in presenza e piattaforme digitali, con un progetto di internazionalizzazione – #pizzadocintheworld – orientato all’apertura di sedi all’estero e alla diffusione di un modello replicabile, adattabile ai diversi mercati pur mantenendo standard qualitativi elevati. Il Campionato: da evento nazionale a Mondiale Accanto alla formazione si sviluppa il secondo pilastro del sistema: il Campionato Pizza DOC. Nel 2014 la prima edizione contava 12 partecipanti. È qui che emerge un passaggio decisivo: Giaccoli intuisce il potenziale di trasformare la competizione in un evento di respiro globale, facendolo diventare Campionato Mondiale Pizza DOC. Una scelta strategica che cambia dimensione e prospettiva: concorrenti e visitatori iniziano ad arrivare da tutto il mondo, trasformando l’evento in un hub internazionale e in una vera e propria fiera di settore, con aree espositive, momenti di networking, talk e approfondimenti tematici, dove la pizza è protagonista a 360 gradi. Nel 2026 si celebrerà la dodicesima edizione, a conferma di un percorso di crescita costante e consolidamento globale. Ma per Giaccoli la competizione non è mai fine a sé stessa. «L’emozione più grande non è il traguardo, ma il viaggio fatto per arrivare fino a qua.» Il Campionato diventa così luogo di confronto culturale, scambio tecnico e aggiornamento professionale. Ogni edizione è accompagnata da regolamenti rivisitati, criteri di valutazione sempre più rigorosi e un costante processo di miglioramento. Una filosofia sintetizzata nel motto personale dell’ideatore: «Una cosa fatta bene può essere fatta meglio». Critica costruttiva, analisi degli errori e tensione evolutiva rappresentano i cardini di un approccio che interpreta la competizione come strumento di crescita collettiva e qualificazione dell’intero comparto. Gli Awards: riconoscere il merito A completare l’ecosistema Pizza DOC sono i Pizza DOC Awards , momento di celebrazione delle eccellenze del settore. Non solo prove tecniche, ma riconoscimenti dedicati ai professionisti che contribuiscono ad elevare standard qualitativi, creatività e cultura imprenditoriale. Gli Awards rafforzano la dimensione comunitaria del progetto: l’obiettivo non è stilare graduatorie, ma valorizzare percorsi, competenze e innovazioni che incidono concretamente sul mercato, premiando visione, capacità gestionale e impatto culturale. Uno sguardo strategico al futuro Il settore pizza vive una fase di espansione globale, con una domanda crescente di autenticità, qualità delle materie prime ed esperienza gastronomica completa. In questo scenario, il progetto Pizza DOC si posiziona come piattaforma integrata che unisce formazione, competizione e networking professionale. Tecnici, docenti e maestri pizzaioli di alto profilo affiancano l’Accademia per garantire una didattica capace di intercettare le nuove esigenze del mercato: sostenibilità, controllo dei costi, innovazione digitale, branding internazionale. Alla base resta una dichiarazione che sintetizza l’intera visione imprenditoriale di Giaccoli: «Accademia Pizza DOC, un’azienda di Valori, non di Valore.» Una formula che racconta un’identità precisa: costruire un sistema prima ancora che un marchio. Un progetto che continua a crescere nel segno dell’eccellenza organizzativa, della responsabilità professionale e della valorizzazione culturale del mondo pizza. Utente corrente www.campionatopizzadoc.it www.accademianazionalepizzadoc.it

La mia Puttanesca di Baccalà nasce proprio da questa idea: un piatto che racconta il mare senza esitazioni, ma che resta fedele alla tradizione. Immaginate gli spaghettini che cuociono rapidamente in acqua bollente salata, mentre in padella l’olio extravergine d’oliva si scalda insieme all’aglio e al prezzemolo. A questo aroma si uniscono i pomodorini tagliati a metà, le olive taggiasche e i capperi: una sinfonia di colori e profumi che si trasforma in condimento. Il baccalà, morbido e saporito, viene tagliato a cubetti e aggiunto al sugo, dove si insaporisce lentamente. La cottura è breve, perché voglio che il pesce resti delicato, ma al contempo pieno di carattere. Ecco come prepararla, passo dopo passo: Ingredienti per 4 persone: 400 g spaghettini (o spaghetti o linguine) 500 g baccalà dissalato 250 g olive taggiasche 30 g capperi 250 g pomodorini datterini o ciliegini 1 spicchio d’aglio 1 ciuffo di prezzemolo Olio extravergine d’oliva q.b. Preparazione: In una padella capiente preparate un soffritto con olio extravergine d’oliva, aglio e qualche rametto di prezzemolo. Aggiungete i pomodorini tagliati a metà, le olive e i capperi. Fate cuocere a fuoco medio per circa 10 minuti, poi eliminate aglio e rametti di prezzemolo. Eliminate la pelle del baccalà e tagliatelo a cubetti. Unitelo al sugo e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 5 minuti. Cuocete gli spaghettini in acqua bollente salata per 4–5 minuti. Scolateli direttamente in padella con il condimento, aggiungendo un po’ di acqua di cottura e amalgamando bene. A fuoco spento aggiungete prezzemolo tritato e un filo d’olio extravergine, mantecando delicatamente. Impiattate formando i vostri spaghettini e adagiate sopra il condimento. Servire questa Puttanesca di Baccalà significa portare in tavola il mare in tutta la sua essenza: sapidità, freschezza e personalità. È un piatto che parla di identità, territorio e passione per il cibo, esattamente come piace a me, in perfetto stile Chef Scellato. Cucinare non è solo nutrire: è raccontare una storia, far viaggiare i sensi e regalare emozioni a chi si siede davanti al nostro piatto. Questa Puttanesca di Baccalà è la mia storia di mare, di semplicità e di gusto deciso. Antonio Peluso – Chef Scellato

Numeri da record nei villaggi Nei villaggi olimpici di Milano, Cortina d’Ampezzo e Predazzo, la mensa ha lavorato senza sosta per tutta la durata dei Giochi. I dati parlano chiaro: 10.000 uova al giorno 365 chilogrammi di pasta quotidiani 60 chilogrammi di Grana Padano grattugiato 12.000 fette di pizza servite ogni giorno 8.000 tazzine di caffè espresso Un vero e proprio record parallelo a quello sportivo, con cucine operative 24 ore su 24 per garantire energia agli atleti impegnati tra gare, allenamenti e recupero. La pasta regina, pizza superstar Se la dieta degli atleti deve rispondere a criteri nutrizionali rigorosi, la cucina italiana ha saputo unire performance e gusto. La pasta, nelle sue varianti più semplici o con sughi della tradizione, è stata il piatto più richiesto. La pizza, invece, è diventata un fenomeno social: fotografata, recensita e votata dagli atleti sui propri profili, si è trasformata in uno dei simboli non ufficiali dei Giochi. E poi i dolci: il tortino al cioccolato dal cuore morbido e il tiramisù sono andati letteralmente a ruba, spesso esauriti prima della fine del servizio. Energia, socialità e gusto Non solo nutrizione sportiva: la mensa è stata anche luogo di incontro tra delegazioni, uno spazio informale dove condividere un piatto di pasta prima di una finale o un caffè dopo la gara. Se le medaglie raccontano la storia sportiva delle Olimpiadi, i numeri della mensa raccontano un altro successo: quello del cibo italiano, capace di conquistare atleti provenienti da 93 Paesi. Perché in fondo, tra una discesa e un salto, anche una forchettata può fare la differenza.








