
RIMINI – Trionfo trapanese ai Campionati Italiani di Cucina 2026. Gli chef dell’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri Trapanesi tornano a casa con un bottino di 19 medaglie, conquistate durante la prestigiosa competizione organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi, svoltasi nell’ambito del Beer & Food Attraction presso la Fiera di Rimini. Oltre 600 chef provenienti da tutta Italia si sono sfidati in prove ad alto tasso tecnico e creativo, trasformando la cucina in un vero palcoscenico di talento, disciplina e visione contemporanea. Tra loro, i professionisti e gli allievi trapanesi hanno saputo distinguersi in diverse categorie, confermando la solidità di un movimento gastronomico in costante crescita. Street Food d’autore: tradizione che si rinnova Nella categoria “Street Food d’autore”, il Team Trapani composto dagli chef Rocco Roberto Di Marzo, Giuseppe Peraino e Rocco Pace ha conquistato la medaglia di bronzo con una rivisitazione sorprendente della tradizionale graffa trapanese, trasformata da dolce iconico a proposta salata contemporanea, capace di coniugare memoria e innovazione. Cucina calda K1: esperienza e nuove promesse Importanti risultati anche nella categoria K1, cucina calda. Per i senior, medaglia di bronzo ad Antonino Grammatico, Sebastiano Schifano e Nicolò Pizzitola; medaglia d’argento invece per Dario Ardito e Giovanni Giammanco. Tra gli junior, argento per Manuel Manno e Vittorio Caruso; bronzo per Antonio Di Giorgi, Giuseppe Bonacasa e Constantino Baldo Gucciardo. Spicca il risultato dell’allievo Dennis Sarzana dell’I.I.S. “Ignazio & Vincenzo Florio” di Erice, capace di conquistare un bronzo nella K1 e un argento nella categoria “Miglior Allievo”, confermando talento e maturità tecnica. Pasticceria e “Ragazzi Speciali”: l’orgoglio dell’inclusione Nella categoria K2, pasticceria da ristorazione junior, medaglia di bronzo per la giovanissima Mariangela Noto. Straordinario il risultato nella categoria “Ragazzi Speciali”, dove sono arrivate due medaglie d’oro: una per l’allievo Francesco Polizzi, affiancato dalla tutor Mariangela Noto dell’I.I.S. “I & V Florio” di Erice, terzi nella graduatoria nazionale; l’altra per l’I.P.S.E.O.A. “Virgilio Titone” di Castelvetrano con gli allievi Giuseppe Ferranti e il tutor Pietro Drago. K3 vegetariana: Trapani sul tetto d’Italia Il medagliere si chiude con l’oro nella categoria K3, cucina vegetariana, conquistato da Achab Alami, sedicenne allievo del Florio di Erice, nominato Campione d’Italia cucina junior. Un risultato che premia non solo il talento individuale, ma l’intero percorso formativo. Determinante il supporto degli istituti scolastici e dei docenti, che accompagnano gli studenti in un cammino fatto di sacrificio, disciplina e passione. Un lavoro di squadra che trova nella competizione non solo un banco di prova, ma un’occasione di crescita personale e professionale. “Sono molto fiero di tutti gli chef che hanno partecipato ai Campionati – ha dichiarato il presidente dell’Associazione, Rocco Roberto Di Marzo –. Dai giovani allievi agli chef affermati, hanno dato lustro alla nostra terra e regalato emozioni straordinarie”. E aggiunge: “Al di là delle medaglie, la vera conquista è aver creato un gruppo affiatato. Anche nelle competizioni individuali, abbiamo costruito un team fondato su confronto e condivisione. Questa è la nostra grande vittoria”. I Campionati della Cucina Italiana si confermano così un appuntamento centrale nel panorama gastronomico nazionale ed europeo. E per Trapani, il 2026 segna una pagina di orgoglio collettivo, con uno sguardo già rivolto alle prossime sfide.

La seconda puntata della trasmissione A Casa Mariù, in onda su Tele Capri e condotta con eleganza e simpatia da Mariù Adamo, ha visto la presenza fissa della chef Giovanna Cuomo, che ha continuato a conquistare il pubblico con le sue creazioni vegane. Dopo aver presentato nella prima puntata la genovese vegana, questa volta la chef ha stupito tutti con una selezione di secondi piatti vegani, tra innovazione e gusto: hamburger, salsiccia e tonno vegani, realizzati con ingredienti freschi e tecniche gourmet. La conduzione di Mariù Adamo ha reso la trasmissione ancora più piacevole: la sua capacità di coinvolgere ospiti e pubblico, il tono cordiale ma professionale e l’attenzione ai dettagli hanno trasformato ogni segmento in un momento armonioso e avvincente. Mariù è riuscita a valorizzare le storie e le competenze di ciascun ospite, creando un perfetto equilibrio tra cucina, cultura e intrattenimento. Gli ospiti della puntata hanno aggiunto un tocco di approfondimento culturale e sociale: dalla presentazione del progetto Impara a vivere da solo con la dottoressa Valentina Vellone e il tutor Giuseppe D’Andrea, alla rubrica sulla medicina estetica con la dottoressa Antonia Sirio, fino alla scrittrice Marianna Pepe, che ha raccontato il suo testo autobiografico Rubati al tempo, insieme alla giornalista Elena Barbato. La cucina di Giovanna Cuomo ha trasformato ingredienti semplici in vere star della tavola. L’hamburger vegano, croccante fuori e morbido dentro, è stato arricchito da spezie aromatiche e un condimento speciale a base di erbe mediterranee. La salsiccia vegana, realizzata con legumi e farine proteiche, ha sorpreso per la consistenza e il sapore ricco, perfetta da grigliare o saltare in padella. Infine, il “tonno vegano”, una reinterpretazione del classico pesce, ha stupito per la delicatezza e la capacità di evocare il sapore autentico del mare senza l’uso di prodotti animali. A rendere la puntata ancora più divertente e memorabile è stato il siparietto con Pulcinella e Arlecchino, del Circo Lab, che hanno assaggiato la salsiccia vegana con espressioni comiche e divertite, dimostrando che la cucina vegana può piacere a tutti, grandi e piccoli. Intervista esclusiva a Chef Giovanna Cuomo Abbiamo incontrato Giovanna Cuomo per parlare della sua cucina e dell’esperienza a A Casa Mariù. Chef Cuomo, cosa rappresenta per lei portare la cucina vegana in televisione? Giovanna Cuomo: «Per me è una grande soddisfazione. Voglio dimostrare che il vegano non è solo “insipido” o “limitato”. Con gli ingredienti giusti e un po’ di creatività, possiamo preparare piatti gustosi, nutrienti e belli da vedere». Parliamo dei secondi che ha presentato: hamburger, salsiccia e tonno vegani. Qual è la filosofia dietro queste preparazioni? Giovanna Cuomo: «Si tratta di reinterpretare i classici senza sacrificare il gusto. L’hamburger è saporito ma leggero, la salsiccia ha la consistenza e il carattere di quella tradizionale, mentre il tonno vegano vuole sorprendere: chi lo assaggia per la prima volta spesso non crede che sia totalmente vegetale». Il siparietto con Pulcinella e Arlecchino è stato molto divertente. Come ha vissuto quel momento? Giovanna Cuomo: «È stato fantastico! Mi piace quando il cibo diventa occasione di gioco e di sorriso. Vedere due personaggi così iconici assaggiare la mia salsiccia vegana e divertirsi mi ha davvero emozionato. La cucina deve anche regalare gioia, non solo nutrimento». Cosa possiamo aspettarci nelle prossime puntate? Giovanna Cuomo: «Ancora tanto gusto e creatività. Continuerò a proporre piatti vegani innovativi, con attenzione alla stagionalità e alla sostenibilità. Voglio far scoprire che la cucina vegetale può essere spettacolare in ogni senso». Chef Giovanna Cuomo a Sanremo 2026: gusto d’autore in scena Non solo Tele Capri: la chef Giovanna Cuomo sarà protagonista anche alla 76ª edizione del Festival di Sanremo, dal 23 al 28 febbraio, con Alba Marte e la sua brigata, portando l’alta cucina al centro della scena nella prestigiosa cornice del Victory Morgana Bay. Non solo note, luci e riflettori: tra gli eventi collaterali più attesi della settimana sanremese, il progetto firmato Alba Marte Eventi mira a raccontare il festival anche attraverso il linguaggio del gusto, con piatti creativi e raffinati. Durante la serata è prevista anche la premiazione di Arisa, alla presenza di Carlo Conti, volto simbolo e storico del Festival, tra imprenditori, artisti, cantanti e personaggi di spicco del mondo della TV e dello spettacolo. Con la sua professionalità, il talento e la creatività, Giovanna Cuomo conferma il ruolo di ambasciatrice della cucina vegana e d’autore, dimostrando che il cibo può essere spettacolo, cultura e intrattenimento allo stesso tempo.

È il momento in cui l’identità di un popolo smette di nascondersi dietro la quotidianità per rivelarsi attraverso il costume e, soprattutto, attraverso il piatto. Dalle Alpi allo Stretto, ogni maschera della tradizione porta con sé un sapore, un rito e un’eredità gastronomica che ne incarna lo spirito. L’Italia in Maschera: Un Banchetto di Caratteri Se percorriamo lo Stivale, incontriamo i volti della Commedia dell'Arte, ognuno ambasciatore di un territorio e delle sue tentazioni: • Arlecchino e il Veneto: Il servitore bergamasco dai mille colori incarna la fame atavica e l'ingegno. A lui e alla sua Venezia si legano le Fritole e i Galani, dolci che celebrano l'arte di trasformare ingredienti poveri in gioielli dorati e croccanti. • Dottor Balanzone e la "Grassa" Bologna: La maschera della sapienza e del parolone è la perfetta testimonial di un’Emilia che non teme l'abbondanza. Qui il Carnevale profuma di strutto e sfoglie tirate al mattarello, dove ogni morso è un inno alla prosperità. • Rugantino e la Romanità: Il bullo trasteverino, verace e fiero, si accompagna alla schiettezza delle Frappe e delle Castagnole, fritti con quel vigore che solo la tradizione capitolina sa infondere. La Campania: Pulcinella e l'Apoteosi della Lasagna Ma è all'ombra del Vesuvio che il connubio tra maschera e cibo raggiunge il suo apice barocco. Pulcinella, con il suo camicione bianco e la maschera nera, è l'icona universale della fame che finalmente trova sollievo nel Carnevale. Il suo trono è la Lasagna Napoletana: un monumento stratificato che sfida le leggi della fisica. Non è un semplice primo piatto, è un’architettura del gusto: sfoglie di pasta che accolgono un ragù ristretto per ore, arricchito da polpettine fritte, ricotta vaccina, provola, uova sode e salame. È la risposta di Pulcinella alla penuria del resto dell'anno, un’opulenza che prepara lo spirito al rigore della Quaresima. Il Dolce Sipario: Tra Sole e Cioccolato La festa non sarebbe completa senza il gran finale zuccherino che profuma di casa e di memoria: • Il Migliaccio: Una poesia di semolino e ricotta, eredità contadina che brilla come il sole in teglia. Con la sua consistenza setosa e l'aroma di agrumi, è il dolce che scalda il cuore. • Chiacchiere e Sanguinaccio: Il binomio indissolubile. Sfoglie bollose, sottili come ali di farfalla, nate per essere tuffate nella voluttuosità del sanguinaccio, una crema densa e speziata che chiude il cerchio di una festa nata per eccedere. L’Identità nel Piatto Cucinare a Carnevale significa mantenere vivo un linguaggio antico. Non si tratta solo di nutrirsi, ma di celebrare un’eredità che definisce chi siamo. Tra un coriandolo e una maschera di seta, la nostra cultura dimostra ancora una volta di essere, prima di tutto, una splendida storia d'amore che si mangia.

Ogni domenica, il programma accompagna il pubblico in un viaggio tra territori, paesaggi e storie locali, alla scoperta di aziende e comunità che hanno fatto della sostenibilità un vero e proprio stile di vita. Dall’agricoltura all’artigianato, dalle energie rinnovabili alla valorizzazione del patrimonio culturale ed enogastronomico, “Green Tour” racconta un’Italia dove innovazione e tradizione convivono nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Voce autorevole del panorama gastronomico italiano, Edoardo Raspelli porta l’esperienza del giornalista e critico gastronomico nelle eccellenze del gusto. Accanto a lui, Sofia Bruscoli – attrice e conduttrice con un’attenzione particolare ai temi culturali e ambientali – guida il pubblico con curiosità ed entusiasmo, trasformando ogni tappa in un’esperienza coinvolgente e unica. La prima puntata esplora la provincia di Ancona: dal capoluogo, sorprendente città della costa adriatica, a Senigallia, rinomata per la sua storia e la tradizione turistica, fino a Jesi, città d’arte natale di Giovanni Battista Pergolesi e di Federico II di Svevia, nonché patria del celebre vino Verdicchio, simbolo della regione. “Green Tour” è prodotto da TVCOM per La7 e sarà disponibile in streaming su www.la7.it

Tra questi, un’attenzione speciale sarà dedicata al mondo gastronomico grazie a “Il salotto delle celebrità”, l’area VIP dove chef e professionisti del gusto daranno vita a show cooking live. A rappresentare la Puglia ci sarà Vito Morra, chef cerignolano e titolare di Morra's Group Catering Eventi, pronto a far assaporare la sua terra anche attraverso piatti rivisitati in chiave moderna. Abbiamo incontrato Morra per farci raccontare il suo approccio alla cucina e le emozioni di questa esperienza unica. Chef Morra, come nasce l’idea di portare la Puglia sul palco di Sanremo? "Per me è un grande onore. La Puglia ha una tradizione culinaria straordinaria e poterla raccontare in un contesto così prestigioso è un’occasione unica per far conoscere le eccellenze della nostra regione, non solo attraverso i piatti, ma anche tramite i partner con cui collaboro." Quali piatti presenterà durante gli show cooking? "Prediligo la cucina che racconta la mia famiglia e le radici cerignolane. Porterò ricette tipiche come le orecchiette con le cime di rapa, ma rivisitate in chiave moderna per stupire e al tempo stesso far sentire il sapore autentico della Puglia." Cosa significa per lei partecipare a un evento di portata nazionale come il Festival di Sanremo ? "È un’emozione incredibile. Sanremo non è solo musica: è un momento in cui cultura, spettacolo e arte si incontrano. Per uno chef è un palco importante, dove il cibo diventa linguaggio universale e strumento di promozione del territorio." Come vede l’evoluzione della cucina pugliese negli ultimi anni? "La tradizione rimane il cuore, ma c’è sempre più attenzione alla creatività e alla qualità dei prodotti. Il nostro compito è saper combinare innovazione e rispetto per le ricette storiche, così da valorizzare la Puglia e raccontarla a chi ancora non la conosce." Con cinque giorni di show cooking live, Vito Morra sarà uno dei protagonisti del salotto gourmet di Sanremo, portando sul tavolo della VIP Lounge il gusto autentico della sua terra, tra storia, innovazione e passione per la cucina.

Amo creare illusioni visive che sorprendano, senza mai dimenticare il gusto. Il mio “Finto Fungo Gourmet” nasce da questo principio: un gioco tra terra, mare e umami, dove ogni elemento racconta una storia e stimola tutti i sensi . Immaginate un fungo perfetto sul vostro piatto: lo stelo è dorato e leggermente croccante, la cappella nasconde un cuore di mare e latticino, il prato è verde e vellutato, e il terriccio profuma di tartufo nero. Un piccolo capolavoro di tecnica e poesia gastronomica. Ingredienti (4 porzioni) Stelo di patata 2 patate a pasta gialla grandi Burro chiarificato q.b. Sale fino Cappella di gambero 4 gamberi imperiali crudi, abbattuti 120 g di mozzarella di bufala ben scolata Salsa di soia per lucidare Prato di asparagi 1 mazzetto di asparagi verdi Olio extravergine di oliva Sale Terriccio al tartufo Tartufo nero fresco grattugiato Procedimento 1. Stelo di patata Pelate le patate e ricavate dei cilindri regolari, simili a gambi di fungo. Lessatele in acqua salata partendo da freddo fino a cottura al dente. Raffreddatele, asciugatele bene e passatele in burro chiarificato caldo (160–170°C) fino a doratura uniforme. Concludete con una leggera flambatura al cannello per ottenere un effetto corteccia leggermente caramellizzato. 2. Cappella di gambero Pulite i gamberi mantenendo la polpa integra. Apriteli delicatamente a libro e batteteli tra due fogli di carta forno fino a ottenere una forma tondeggiante. Inserite al centro una quenelle di mozzarella di bufala lavorata al coltello, richiudete i gamberi e date loro una forma bombata. Lucidate la superficie con un velo di salsa di soia per profondità aromatica e brillantezza. 3. Prato di asparagi Sbollentate gli asparagi in acqua salata e raffreddateli in acqua e ghiaccio per preservare il colore. Frullateli con poco olio extravergine di oliva e un pizzico di sale fino a ottenere una crema liscia e intensa. Setacciate per una texture vellutata e uniforme. 4. Terriccio al tartufo Grattugiate il tartufo nero fresco per simulare il terriccio. Potete anche essiccare leggermente parte del tartufo per ottenere una texture più asciutta e croccante, che regala un contrasto interessante al palato. Impiattamento e presentazione Stendete la crema di asparagi a specchio o in un disegno irregolare a imitazione del prato. Posizionate lo stelo di patata, quindi adagiate sopra la cappella di gambero, creando il finto fungo. Completate con il tartufo grattugiato alla base per ricreare il terriccio e aggiungere eleganza olfattiva. Note del Chef e Consigli Professionali Per una cottura perfetta dello stelo, assicuratevi che le patate siano cotte ma ancora compatte, così manterranno la forma durante la doratura. La lucidatura con salsa di soia non solo dona brillantezza, ma esalta il gusto umami del gambero senza coprirne la delicatezza. La crema di asparagi può essere preparata in anticipo e conservata in frigorifero per qualche ora, mantenendo freschezza e colore. Il tartufo nero fresco è l’elemento finale che trasforma il piatto in un’esperienza gourmet: grattugiatelo solo al momento di servire per conservare profumo e intensità. Con questo piatto, il mio obiettivo è sorprendere e deliziare: ogni forchettata racconta la terra, il mare e il cielo della cucina, in un piccolo gesto artistico che unisce tecnica, equilibrio e creatività.

Al Ristorante Lago Grande, la chef non solo cucina: ascolta, comprende e accoglie ogni ospite, trasformando le esigenze alimentari in opportunità creative. Accanto ai suoi figli, Vito e Giovanni, Silvana guida una realtà familiare che ha scelto di non lasciare indietro nessuno. La cucina del Lago Grande è inclusiva e versatile: senza glutine, senza lattosio, senza nichel, senza istamina, vegetariana, vegana, chetogenica. Qui le etichette non sono limiti: sono storie, persone, tavoli da rendere felici. L’arte di cucinare senza lattosio Il vero cuore della cucina inclusiva di Silvana è la capacità di trasformare ogni restrizione in un’opportunità creativa. Il menù ne è la prova: pasta fresca artigianale, pane fragrante e dolci sorprendenti sono preparati senza lattosio, senza sacrificare gusto o consistenza. Le ricette studiate permettono di mantenere sapori autentici, equilibrio nutrizionale e armonia visiva. “La sfida non è eliminare il lattosio,” spiega Silvana, “ma far sentire ogni ospite accolto e sereno, senza rinunciare al piacere del cibo.” Ogni ingrediente è selezionato con attenzione, le tecniche sono studiate per rispettare le proprietà organolettiche, e ogni piatto è pensato per raccontare una storia di inclusione. Cucina per tutti Al Lago Grande non si parla di cucina “alternativa”. Si parla di cucina per tutti, elegante e tecnica ma soprattutto profondamente umana. L’assenza di lattosio diventa un simbolo di attenzione e rispetto, non un limite al piacere gastronomico. La vera rivoluzione di Silvana Felicetta Colucci è dimostrare che l’inclusione non è una moda, ma un valore: una scelta di vita che profuma di famiglia, studio e coraggio, e che ha un sapore preciso: quello dell’accoglienza.

Una penna autorevole, uno sguardo critico sempre lucido e una carriera costruita sul rigore dell’informazione: Giuseppe De Girolamo entra ufficialmente a far parte della redazione de La Gazzetta del Food, portando con sé esperienza, credibilità e una profonda conoscenza del panorama culturale ed enogastronomico italiano. Giornalista storico, per anni firma di riferimento del quotidiano Roma, De Girolamo si è distinto per uno stile diretto ma elegante, capace di coniugare approfondimento, analisi e capacità narrativa. La sua attività professionale si è sempre caratterizzata per l’attenzione ai territori, alle eccellenze produttive e alle dinamiche sociali legate al mondo della cultura e della gastronomia. Il suo ingresso ne La Gazzetta del Food rappresenta un passaggio significativo per la testata, che rafforza così la propria linea editoriale orientata alla qualità, all’autorevolezza delle fonti e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano. Con De Girolamo, il racconto del food system italiano si arricchisce di una voce competente, capace di leggere il settore non solo come fenomeno culinario, ma come motore economico, identitario e culturale. Negli anni, il giornalista ha seguito eventi di rilievo nazionale, competizioni di settore e iniziative istituzionali, contribuendo a costruire una narrazione seria e professionale del comparto enogastronomico. La sua presenza in redazione segna dunque una nuova fase di crescita per La Gazzetta del Food, che punta a consolidarsi come punto di riferimento nel panorama dell’informazione specializzata. Un ingresso che non è solo una nuova collaborazione, ma una scelta strategica: quella di investire su competenza, memoria storica e visione contemporanea del giornalismo.

I Campionati della Cucina Italiana si confermano tra le competizioni più autorevoli e prestigiose del panorama gastronomico nazionale, autentica celebrazione dell’eccellenza, della tecnica e dell’identità culinaria del Paese. La categoria Cucina Calda a Squadra ha rappresentato il momento culminante della manifestazione: è da questa sfida che emergono i Campioni d’Italia, brigate capaci di distinguersi per organizzazione, sinergia operativa, rigore tecnico, armonia dei sapori e valorizzazione consapevole delle materie prime territoriali. In questo scenario di altissimo livello si è svolto il Tavolo Premio Critica Gastronomica , appuntamento di rilevante spessore culturale e professionale. In giuria, firme autorevoli del giornalismo enogastronomico italiano: il giornalista dello storico quotidiano Roma, Giuseppe De Girolamo; il giornalista Antonio Iacona, profondo conoscitore delle eccellenze territoriali e la giornalista ed editrice Maria Giovanna Labruna, direttrice de La Gazzetta del Food; ; insieme ad altri qualificati esperti del settore che hanno arricchito il confronto con competenza tecnica e visione contemporanea. Nella terza giornata, la giuria ha valutato team di straordinario valore: Team Molise, Team Junior Liguria, Culinary Team Palermo, Reggio Calabria Culinary Team e Team Basilicata. Ogni brigata ha raccontato il proprio territorio attraverso piatti costruiti con equilibrio tra tradizione e innovazione, esprimendo identità, disciplina e passione. Altissimo il livello della competizione: precisione nelle cotture, organizzazione impeccabile, rispetto delle tempistiche, presentazioni eleganti e coerenza progettuale hanno confermato come la cucina italiana continui a evolversi mantenendo salde le proprie radici. Nel corso delle tre intense giornate di gara, la presenza di ulteriori esponenti della carta stampata ha contribuito ad elevare il profilo istituzionale dell’evento. La stampa specializzata ha seguito con attenzione ogni fase della competizione, offrendo una narrazione puntuale capace di cogliere non solo l’esecuzione tecnica dei piatti, ma anche il valore identitario e culturale espresso dalle brigate in gara. Il dialogo tra competizione e informazione si è rivelato uno degli elementi più qualificanti della manifestazione: la critica gastronomica, esercitata con rigore e responsabilità, si conferma strumento di crescita, stimolo al miglioramento e garanzia di qualità. I Campionati non sono soltanto una gara, ma un laboratorio di eccellenza e confronto, luogo di crescita professionale dove giovani talenti e chef affermati condividono studio, valori e cultura del lavoro. Far parte della giuria del Premio Critica Gastronomica ha rappresentato un onore e una responsabilità, a testimonianza del ruolo fondamentale della stampa qualificata nel valorizzare il merito e promuovere l’eccellenza. Un plauso a tutti i team partecipanti, agli esperti, ai giornalisti e agli organizzatori: manifestazioni come questa rafforzano il prestigio della cucina italiana e ribadiscono che dietro ogni grande piatto vi sono competenza, sacrificio e una profonda cultura gastronomica che rende l’Italia punto di riferimento nel mondo.

Tra gli stand e le aree dedicate ai professionisti del settore, il ministro ha sottolineato il valore della cucina italiana come elemento identitario e culturale, ma anche come leva strategica per l’agroalimentare e il turismo. Nel suo intervento ha evidenziato l’importanza di sostenere i talenti culinari e le eccellenze italiane, sottolineando il ruolo delle istituzioni nel promuovere e tutelare il comparto. Campionati della Cucina Italiana: talento e creatività in gara Subito dopo l’incontro con Lollobrigida, la scena è passata alla decima edizione dei Campionati della Cucina Italiana, organizzati dalla Federazione Italiana Cuochi. Oltre 500 concorrenti provenienti da tutta Italia si sono sfidati in prove che spaziano dalla cucina calda a squadre alla pasticceria da ristorazione, dalla cucina vegana ai contest dedicati ai giovani chef e alle categorie speciali, come miglior professionista lady chef e miglior allievo degli istituti alberghieri. Le sfide richiedono creatività, tecnica e capacità di reinterpretare gli ingredienti obbligatori, trasformando ogni gara in una celebrazione dell’arte culinaria nazionale. Innovazione e networking al centro della manifestazione La Beer&Food Attraction si conferma anche come piattaforma per l’horeca e il mondo out of home, offrendo momenti di formazione, premi per l’innovazione e opportunità di networking tra espositori, buyer e operatori internazionali. La manifestazione valorizza così non solo i cuochi, ma l’intera filiera agroalimentare italiana, integrando competizione, innovazione e dialogo istituzionale in un contesto professionale e internazionale.

Rimini, 15 febbraio 2026 – Inclusione, sostenibilità e rilancio della filiera birraria. Sono questi i temi al centro della giornata inaugurale di Beer&Food Attraction, in corso alla Fiera di Rimini fino al 17 febbraio, che oggi ha acceso i riflettori sulla decima edizione dei Campionati della Cucina Italiana, organizzati dalla Federazione Italiana Cuochi. A tagliare il nastro è stata il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha sottolineato il valore sociale della competizione, in particolare del contest “Ragazzi Speciali”, esempio concreto di partecipazione e valorizzazione dei talenti. Oltre 500 concorrenti si sfidano nelle diverse categorie in gara, in un’edizione che registra un significativo aumento di iscrizioni tra giovani e donne. Un segnale incoraggiante per il presidente FIC Rocco Pozzulo, che ha ribadito l’urgenza di favorire il ricambio generazionale in un comparto alle prese con la cronica carenza di personale. Sostenibilità, leva strategica per il Food&Beverage La transizione ecologica è stata al centro anche del convegno “Food & Beverage e transizione ecologica: siamo davvero pronti?”, organizzato da Italian Exhibition Group. Dall’indagine Fourgreen-Italgrob emerge che per il 75% delle imprese della distribuzione horeca la priorità resta la qualità di prodotti e servizi, mentre la sostenibilità pesa oggi per il 10%, ma con un trend in costante crescita. Il percorso green coinvolge l’intera filiera: dalla logistica al packaging, dalla gestione dei resi alla refrigerazione, fino alle flotte di consegna e ai sistemi di misurazione delle emissioni. Nel 2025 la rete Fourgreen ha movimentato oltre 47.500 tonnellate di merce a emissioni controllate o carbon neutral, per un valore di 433 milioni di euro e più di 35.000 punti vendita serviti, confermando che efficienza ambientale e risparmio economico possono procedere insieme. Filiera birra: tra accise e turismo brassicolo Spazio anche al confronto istituzionale sulla filiera brassicola nel talk “Filiera birra: materie prime, tecnologia, qualità e accise”. Tra i relatori, Serena Savoca (Carlsberg Italia e vicepresidente Assobirra), Vittorio Ferraris (Unionbirrai) e Teo Musso (Consorzio Birra Italia), che hanno ribadito l’importanza della semplificazione normativa, soprattutto per i microbirrifici. Sul tema accise è stato evidenziato come l’attuale riduzione progressiva fino al 50% per i piccoli produttori rappresenti il massimo risultato ottenuto nell’attuale quadro normativo. Ma la richiesta condivisa è una revisione complessiva delle regole sulla produzione e commercializzazione della birra, oltre a strumenti di promozione del turismo brassicolo e bandi regionali a sostegno del comparto. Beer&Food Attraction si conferma così piattaforma strategica per l’innovazione dell’out of home, capace di coniugare business, sostenibilità e inclusione in una visione integrata dello sviluppo del foodservice italiano.e.

Questo dolce, sintesi perfetta di povertà rurale e raffinata aristocrazia, trasforma pochi ingredienti in un’architettura di bolle dorate. Oggi, passeggiando per le vie di Napoli, le pasticcerie espongono montagne di queste sfoglie leggere, confermando come la tradizione artigianale resti il cuore pulsante della città, capace di attirare estimatori da ogni dove per quel morso inimitabile. Un’Eredità tra Mito e Corte Le radici affondano nei frictilia dell’Antica Roma, ma è all'ombra del Vesuvio che la ricetta si è fatta arte. La leggenda narra di una Regina Margherita desiderosa di un dolce che accompagnasse le sue conversazioni a corte; nacquero così le "chiacchiere", un nome che evoca la convivialità. Storicamente, questo dolce non viaggia mai solo: il suo compagno d'elezione è il sanguinaccio, una crema fondente e speziata che un tempo celebrava il legame viscerale con la terra. L’Arte della Sfoglia: La Ricetta Tradizionale Per un risultato che sia una carezza croccante, il segreto risiede nella pazienza e nella temperatura dell'olio. Ingredienti: 500g di Farina 00 3 Uova fresche 60g di Zucchero semolato 60g di Burro morbido Un pizzico di sale e scorza di limone 30ml di Liquore (Strega o Marsala) Olio di semi di arachidi per la frittura Procedimento: Lavorazione: Impasta gli ingredienti fino a ottenere un panetto elastico e lascialo riposare per 30 minuti. Stesura: Tira la sfoglia finché non diventa trasparente come velo. È questo il segreto per le grandi bolle. Cottura: Friggi in olio a 175°C per pochi secondi. Lo shock termico gonfierà l'impasto istantaneamente. Finitura: Spolvera con zucchero a velo solo una volta raffreddate. L’Evoluzione Gourmet: Oltre lo Zucchero a Velo Oggi le pasticcerie napoletane hanno trasformato la chiacchiera in una vera tela d'artista. Non più solo la versione classica, ma vere esplosioni di gusto che sfidano la stagionalità e possono essere gustate tutto l'anno: Il Glamour del Pistacchio: Sfoglie immerse per metà in cioccolato bianco e granella di pistacchio. Vesuvio di Cioccolato: Una cascata di fondente extra amaro che richiama l'intensità del sanguinaccio. Profumo di Costiera: Versioni glassate al limoncello, perfette come dessert estivo leggero. I 3 Segreti per Bolle Leggendarie Per chi vuole cimentarsi a casa e competere con i grandi maestri: Lo Shock Termico: L'olio deve essere a 175°C. Se è troppo freddo la chiacchiera si unge; se è troppo caldo brucia. Il Riposo: Il glutine deve rilassarsi per 30 minuti, o la sfoglia non diventerà mai sottile. L'Alcol: Il liquore evapora in frittura creando il vapore che "alza" le bolle giganti. Le chiacchiere sono l'anima di Napoli: un impasto che sa di casa e di festa. Conservale in una scatola di latta per mantenerle friabili per oltre una settimana e trasforma ogni caffè in un piccolo momento di gioia partenopea..








