Autore: LA Redazione 28 febbraio 2026
A ospitare la manifestazione sarà il Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto di Maglie, per due giornate dedicate a degustazioni guidate, show cooking, incontri culturali ed esperienze sensoriali. L’evento, ideato e organizzato da Confcommercio Imprese per l’Italia Lecce, con il sostegno della Camera di Commercio di Lecce e la cura dell’associazione nazionale Compagnia del Cioccolato, si conferma un punto di riferimento nel panorama nazionale per la promozione della cultura del cacao e del cioccolato d’eccellenza. Un weekend tra degustazioni e cultura del cacao All’interno degli spazi del Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto (MAITO), il pubblico potrà intraprendere un vero viaggio “dalla piantagione alla tavoletta”, grazie a un programma ricco e articolato che coinvolgerà appassionati, famiglie e professionisti del settore. Cuore dell’evento saranno le degustazioni guidate, curate dai chocolate taster della Compagnia del Cioccolato, che accompagneranno i visitatori alla scoperta di varietà pregiate come il Criollo venezuelano, con approfondimenti sui profili sensoriali e sulle opportunità produttive. Non mancheranno focus su monorigini, produzioni artigianali e anteprime di nuove linee firmate da maestri cioccolatieri italiani e internazionali. Il Grande Spettacolo del Cioccolato Tra i momenti più attesi, “Il Grande Spettacolo del Cioccolato”, con show cooking che animeranno la Sala Centrale: dalla pralina oro ripiena di ganache al rhum e zucchero di canna alla torta Sacher all’arancia, fino a creazioni come “Estasi Suprema – Sapori di Trieste” e “Fondente Noir”. Un’occasione per osservare dal vivo tecniche, segreti e creatività dei professionisti del settore. Spazio anche agli abbinamenti con caffè, passiti, gin, liquori, amari e grappe nella Sala Abbinamenti, oltre ai laboratori “Sporchiamoci le mani” e agli incontri “Dietro le quinte del cioccolato”, dedicati alla lavorazione del cacao e prenotabili dal pubblico. Libri, musica e Premio Tavoletta d’Oro Il programma si arricchisce di presentazioni editoriali e momenti musicali immersivi nella Lounge Casamata, dove il cioccolato dialogherà con la letteratura e i suoni in esperienze multisensoriali. Sabato pomeriggio riflettori puntati sulla consegna dei Premi Tavoletta d’Oro 2026, riconoscimento tra i più autorevoli nel settore, assegnato dalla Compagnia del Cioccolato alle eccellenze italiane. Un progetto che fa rete La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Maglie e dei GAL del territorio – Valle della Cupa, Terra d’Arneo e Capo di Leuca – e della collaborazione delle principali associazioni di categoria provinciali. Un lavoro di squadra che valorizza il territorio salentino attraverso un evento capace di coniugare cultura, impresa e turismo enogastronomico. Fondata nel 1995 a Perugia, la Compagnia del Cioccolato è oggi presieduta da Gilberto Mora e rappresenta una delle realtà più autorevoli in Italia nella tutela e promozione del cioccolato di qualità. “I Cioccolati del Mediterraneo” si conferma così non solo come appuntamento per i chocolovers, ma come laboratorio culturale e professionale dove il cacao diventa racconto, identità e strumento di crescita per il territorio.
Autore: Chef Salvatore Bocchetti 28 febbraio 2026
Quando penso a un piatto contemporaneo, penso alla sintesi. Voglio concentrare gusto, tecnica ed emozione in una forma essenziale. Questa sfera nasce proprio così: dal desiderio di racchiudere il mare, la freschezza degli agrumi e una nota fruttata vibrante in un equilibrio netto, pulito, diretto. Non è solo un esercizio estetico. È una costruzione millimetrica di consistenze e contrasti. Ingredienti (per 4 sfere) Per il polpo 1 polpo da circa 1 kg Acqua q.b. Per il riso 200 g riso giapponese Koshihikari 220 ml acqua 1 cucchiaio salsa di soia 1 cucchiaio salsa teriyaki Per il gel di lamponi 150 g lamponi freschi 2 g agar agar Per le finiture Pomata all’arancia Pomata al limone Maionese alla barbabietola La mia tecnica, il mio equilibrio Il polpo: rispetto della materia prima Per me il polpo deve rimanere morbido, succoso, mai stressato. Porto l’acqua a ebollizione e lo immergo per 2–3 volte, così i tentacoli si arricciano naturalmente. Poi abbasso la fiamma e lo lascio cuocere dolcemente per circa 40–50 minuti. Lo faccio sempre raffreddare nella sua acqua: è un passaggio fondamentale per mantenere struttura e umidità. Una volta freddo, allineo i tentacoli su pellicola alimentare creando una base compatta. È il guscio marino della mia sfera. Il riso Koshihikari: precisione e setosità Scelgo il riso Koshihikari perché ha una consistenza unica: compatta ma elegante, setosa al morso. Lo lavo con cura finché l’acqua non diventa limpida. Lo cuocio con 220 ml di acqua per circa 12 minuti e lo lascio riposare coperto per 10 minuti. Lo condisco ancora caldo con salsa di soia e teriyaki. Voglio che assorba profumo e umami in profondità. Questo riso è il cuore della sfera: tiene la forma ma rimane delicato. Il gel di lamponi: la tensione acida Frullo e filtro i lamponi, aggiungo l’agar agar e porto a bollore per un minuto. Una volta raffreddato, frullo di nuovo per ottenere un gel liscio e brillante. Mi serve come contrasto. L’acidità deve essere precisa, mai invasiva. È la lama che attraversa la sapidità marina e la dolcezza naturale del polpo. La costruzione Distribuisco il riso sopra i tentacoli già stesi. Con la pellicola chiudo dai quattro lati e compatto delicatamente fino a ottenere una sfera perfetta. Non bisogna forzare: la pressione deve essere controllata, quasi accompagnata. Lascio riposare in frigorifero 15 minuti per stabilizzare la struttura. L’impiattamento: pulizia e identità Sul piatto creo pochi segni, ma decisi: 2 punti di pomata all’arancia 1 punto di pomata al limone 1 quenelle di maionese alla barbabietola tocchi di gel di lamponi Adagio la sfera al centro. Voglio che sia lei a parlare. Cosa voglio trasmettere La profondità del mare. La morbidezza elegante del riso. La freschezza agrumata. L’acidità brillante. Un umami persistente e avvolgente. Con questo piatto racconto la mia cucina: essenziale nella forma, intensa nel gusto. Un solo boccone può dire tutto, se costruito con rispetto, tecnica e sensibilità. .
Autore: Gemma Caruso 28 febbraio 2026
L’inverno non è una stagione di letargo, ma una pressione biologica che mette alla prova le nostre barriere. Quando le temperature crollano, il corpo aumenta la richiesta di protezione cellulare: è qui che entra in gioco l’acido ascorbico .La natura, con precisione millimetrica, ci offre frutti carichi di questa sostanza proprio perché il freddo accelera l'ossidazione dei tessuti e indebolisce le membrane. ​La Scienza del Benessere: Lo Scudo Invisibile ​Scientificamente, la Vitamina C è un cofattore essenziale per la prolina idrossilasi, l'enzima che stabilizza il collagene. Senza di essa, pelle e mucose perdono elasticità e resistenza contro il gelo. Agendo come "donatore di elettroni", neutralizza i radicali liberi e potenzia l'assorbimento del ferro, trasformando la stanchezza invernale in energia biodisponibile. È una strategia di sopravvivenza: mangiamo la luce per ricalibrare la nostra chimica interna. ​Sinergie nel Piatto: Tre Scelte Semplici e Quotidiane ​Per tradurre la teoria in benessere reale, ecco tre abbinamenti immediati e facili da replicare in cucina con ingredienti accessibili: • ​L’Energia del Mare: Insalata di Spinaci Novelli, Kiwi e Sgombro. Lo sgombro apporta Omega-3 e proteine, mentre il kiwi garantisce la Vitamina C necessaria a triplicare l'assorbimento del ferro degli spinaci. Un mix rapido per la luminosità del viso. • ​Il Classico Rivisitato: Tagliata di Pollo al Limone con Finocchi e Arance. Il pollo è una fonte proteica leggera. L'abbinamento con il succo di limone a crudo e le arance funge da catalizzatore anti-age, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo. • ​Il Benessere in un Panino: Pane Integrale con Hummus di Ceci, Peperoni Crudi e Prezzemolo. I ceci offrono proteine vegetali. Il peperone e il prezzemolo tritato fresco stimolano la produzione di collagene, rendendo questo spuntino un vero elisir di bellezza strutturale. ​La Chiusura: Il Rituale del Sé ​Il vero benessere invernale non risiede in un integratore, ma nel rituale della freschezza. Scegliere un agrume colto al mattino o un ortaggio crudo significa nutrire non solo il corpo, ma anche la propria autostima. La bellezza autentica nasce da questa consapevolezza: siamo ciò che proteggiamo. Prendetevi cura della vostra "architettura" interna e il freddo diventerà solo uno splendido scenario. ​Il Punto di Gemma: Scegliere la stagionalità è un’alleanza strategica. La Vitamina C è il sole in dispensa per accendere i mesi più bui e nutrire la nostra bellezza dall'interno.
Autore: La Redazione 28 febbraio 2026
Il premio alla carriera consegnato al più celebre autore della canzone italiana – accompagnato simbolicamente da una casacca da cuoco con lo scudetto della Cucina italiana Patrimonio UNESCO – è diventato il punto d’incontro tra due pilastri dell’identità nazionale: la musica e la gastronomia. A sottolinearlo, in una nota ufficiale, è stato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che ha celebrato il Maestro come autore di “testi intramontabili che hanno fatto emozionare generazioni di italiani”. Parole che fotografano una verità condivisa: le liriche di Mogol non sono soltanto canzoni, ma frammenti di memoria collettiva. La musica come racconto dell’anima italiana Da decenni Mogol firma versi che hanno attraversato epoche e stili, accompagnando l’evoluzione culturale del Paese. La sua scrittura ha saputo raccontare sentimenti universali con una lingua semplice e profonda, trasformando la canzone popolare in patrimonio emotivo nazionale. È la dimostrazione che la musica italiana, quando incontra l’eccellenza autoriale, diventa ambasciatrice nel mondo di sensibilità, poesia e identità. Non è un caso che proprio Mogol abbia scritto “Vai Italia”, brano simbolicamente legato al riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Un inno che unisce arte e sapori, interpretato da Al Bano insieme al Coro dell'Antoniano e ai ragazzi di Caivano. Un’esecuzione dal forte valore sociale e culturale, che ha messo in scena l’Italia delle tradizioni, della solidarietà e del talento. Cucina italiana: identità, tradizione e innovazione La cucina italiana rappresenta molto più di un insieme di ricette. È un sistema culturale fatto di territori, stagionalità, convivialità e saperi tramandati di generazione in generazione. Dal Nord al Sud, ogni piatto racconta una storia: quella delle comunità, delle famiglie, dei prodotti locali che diventano eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Il riconoscimento UNESCO – evocato simbolicamente durante la kermesse sanremese – suggella un percorso di valorizzazione che vede nella dieta mediterranea, nella qualità delle materie prime e nella cultura del cibo un modello globale di sostenibilità e benessere. La cucina italiana è diplomazia culturale, è economia, è turismo, ma soprattutto è identità condivisa. Cultura italiana, un patrimonio che unisce L’omaggio a Mogol durante Sanremo non è stato soltanto un momento celebrativo. È stato il segno di un’Italia che sa riconoscere i propri maestri e che comprende come musica e cucina siano linguaggi universali, capaci di parlare a tutti senza bisogno di traduzioni. La canzone e il cibo, in fondo, hanno molto in comune: nascono dalla tradizione, si rinnovano con creatività, creano comunità. Sono esperienze collettive che uniscono generazioni e superano confini geografici. Nel volto emozionato del Maestro premiato sul palco dell’Ariston si è riflessa un’Italia orgogliosa della propria cultura. Un Paese che continua a produrre bellezza, a trasformare le parole in emozioni e gli ingredienti in arte. E che, quando celebra i suoi protagonisti, celebra anche sé stesso. Credit: FotoPress
Autore: Giuseppe De Girolamo 25 febbraio 2026
L’intuizione nasce quasi per caso, con l’organizzazione della Festa della Pizza a Nocera Superiore, in provincia di Salerno. Quello che inizialmente era un evento locale si trasforma rapidamente in un laboratorio strategico: analisi del settore, studio delle dinamiche produttive, approfondimento dei modelli organizzativi e della filiera. Da semplice manifestazione territoriale prende forma una visione più ampia, fondata su identità, metodo e posizionamento. L’Accademia: formazione integrata e cultura d’impresa Cuore del progetto è l’Accademia Nazionale Pizza DOC, fondata con l’obiettivo di ridefinire la figura del pizzaiolo contemporaneo. Non più soltanto artigiano, ma professionista completo: tecnico dell’impasto, imprenditore, comunicatore. «Volevo creare qualcosa di diverso, che rispecchiasse le mie esperienze e competenze. DOC significa unico, identitario, non migliore degli altri ma riconoscibile», spiega Giaccoli. L’Accademia oggi offre corsi altamente specializzati che integrano studio degli impasti, innovazione tecnologica, marketing, gestione economico-finanziaria e strategia aziendale. La formazione è pensata come un percorso manageriale oltre che tecnico, capace di fornire strumenti concreti per affrontare un mercato sempre più competitivo e globalizzato. Oggi l’Accademia opera in modalità ibrida, tra attività in presenza e piattaforme digitali, con un progetto di internazionalizzazione – #pizzadocintheworld – orientato all’apertura di sedi all’estero e alla diffusione di un modello replicabile, adattabile ai diversi mercati pur mantenendo standard qualitativi elevati. Il Campionato: da evento nazionale a Mondiale Accanto alla formazione si sviluppa il secondo pilastro del sistema: il Campionato Pizza DOC. Nel 2014 la prima edizione contava 12 partecipanti. È qui che emerge un passaggio decisivo: Giaccoli intuisce il potenziale di trasformare la competizione in un evento di respiro globale, facendolo diventare Campionato Mondiale Pizza DOC. Una scelta strategica che cambia dimensione e prospettiva: concorrenti e visitatori iniziano ad arrivare da tutto il mondo, trasformando l’evento in un hub internazionale e in una vera e propria fiera di settore, con aree espositive, momenti di networking, talk e approfondimenti tematici, dove la pizza è protagonista a 360 gradi. Nel 2026 si celebrerà la dodicesima edizione, a conferma di un percorso di crescita costante e consolidamento globale. Ma per Giaccoli la competizione non è mai fine a sé stessa. «L’emozione più grande non è il traguardo, ma il viaggio fatto per arrivare fino a qua.» Il Campionato diventa così luogo di confronto culturale, scambio tecnico e aggiornamento professionale. Ogni edizione è accompagnata da regolamenti rivisitati, criteri di valutazione sempre più rigorosi e un costante processo di miglioramento. Una filosofia sintetizzata nel motto personale dell’ideatore: «Una cosa fatta bene può essere fatta meglio». Critica costruttiva, analisi degli errori e tensione evolutiva rappresentano i cardini di un approccio che interpreta la competizione come strumento di crescita collettiva e qualificazione dell’intero comparto. Gli Awards: riconoscere il merito A completare l’ecosistema Pizza DOC sono i Pizza DOC Awards , momento di celebrazione delle eccellenze del settore. Non solo prove tecniche, ma riconoscimenti dedicati ai professionisti che contribuiscono ad elevare standard qualitativi, creatività e cultura imprenditoriale. Gli Awards rafforzano la dimensione comunitaria del progetto: l’obiettivo non è stilare graduatorie, ma valorizzare percorsi, competenze e innovazioni che incidono concretamente sul mercato, premiando visione, capacità gestionale e impatto culturale. Uno sguardo strategico al futuro Il settore pizza vive una fase di espansione globale, con una domanda crescente di autenticità, qualità delle materie prime ed esperienza gastronomica completa. In questo scenario, il progetto Pizza DOC si posiziona come piattaforma integrata che unisce formazione, competizione e networking professionale. Tecnici, docenti e maestri pizzaioli di alto profilo affiancano l’Accademia per garantire una didattica capace di intercettare le nuove esigenze del mercato: sostenibilità, controllo dei costi, innovazione digitale, branding internazionale. Alla base resta una dichiarazione che sintetizza l’intera visione imprenditoriale di Giaccoli: «Accademia Pizza DOC, un’azienda di Valori, non di Valore.» Una formula che racconta un’identità precisa: costruire un sistema prima ancora che un marchio. Un progetto che continua a crescere nel segno dell’eccellenza organizzativa, della responsabilità professionale e della valorizzazione culturale del mondo pizza. ​Utente corrente​ www.campionatopizzadoc.it www.accademianazionalepizzadoc.it
Autore: Chef Antonio Peluso 24 febbraio 2026
La mia Puttanesca di Baccalà nasce proprio da questa idea: un piatto che racconta il mare senza esitazioni, ma che resta fedele alla tradizione. Immaginate gli spaghettini che cuociono rapidamente in acqua bollente salata, mentre in padella l’olio extravergine d’oliva si scalda insieme all’aglio e al prezzemolo. A questo aroma si uniscono i pomodorini tagliati a metà, le olive taggiasche e i capperi: una sinfonia di colori e profumi che si trasforma in condimento. Il baccalà, morbido e saporito, viene tagliato a cubetti e aggiunto al sugo, dove si insaporisce lentamente. La cottura è breve, perché voglio che il pesce resti delicato, ma al contempo pieno di carattere. Ecco come prepararla, passo dopo passo: Ingredienti per 4 persone: 400 g spaghettini (o spaghetti o linguine) 500 g baccalà dissalato 250 g olive taggiasche 30 g capperi 250 g pomodorini datterini o ciliegini 1 spicchio d’aglio 1 ciuffo di prezzemolo Olio extravergine d’oliva q.b. Preparazione: In una padella capiente preparate un soffritto con olio extravergine d’oliva, aglio e qualche rametto di prezzemolo. Aggiungete i pomodorini tagliati a metà, le olive e i capperi. Fate cuocere a fuoco medio per circa 10 minuti, poi eliminate aglio e rametti di prezzemolo. Eliminate la pelle del baccalà e tagliatelo a cubetti. Unitelo al sugo e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 5 minuti. Cuocete gli spaghettini in acqua bollente salata per 4–5 minuti. Scolateli direttamente in padella con il condimento, aggiungendo un po’ di acqua di cottura e amalgamando bene. A fuoco spento aggiungete prezzemolo tritato e un filo d’olio extravergine, mantecando delicatamente. Impiattate formando i vostri spaghettini e adagiate sopra il condimento. Servire questa Puttanesca di Baccalà significa portare in tavola il mare in tutta la sua essenza: sapidità, freschezza e personalità. È un piatto che parla di identità, territorio e passione per il cibo, esattamente come piace a me, in perfetto stile Chef Scellato. Cucinare non è solo nutrire: è raccontare una storia, far viaggiare i sensi e regalare emozioni a chi si siede davanti al nostro piatto. Questa Puttanesca di Baccalà è la mia storia di mare, di semplicità e di gusto deciso. Antonio Peluso – Chef Scellato
Autore: Cinzia Tattini 24 febbraio 2026
Numeri da record nei villaggi Nei villaggi olimpici di Milano, Cortina d’Ampezzo e Predazzo, la mensa ha lavorato senza sosta per tutta la durata dei Giochi. I dati parlano chiaro: 10.000 uova al giorno 365 chilogrammi di pasta quotidiani 60 chilogrammi di Grana Padano grattugiato 12.000 fette di pizza servite ogni giorno 8.000 tazzine di caffè espresso Un vero e proprio record parallelo a quello sportivo, con cucine operative 24 ore su 24 per garantire energia agli atleti impegnati tra gare, allenamenti e recupero. La pasta regina, pizza superstar Se la dieta degli atleti deve rispondere a criteri nutrizionali rigorosi, la cucina italiana ha saputo unire performance e gusto. La pasta, nelle sue varianti più semplici o con sughi della tradizione, è stata il piatto più richiesto. La pizza, invece, è diventata un fenomeno social: fotografata, recensita e votata dagli atleti sui propri profili, si è trasformata in uno dei simboli non ufficiali dei Giochi. E poi i dolci: il tortino al cioccolato dal cuore morbido e il tiramisù sono andati letteralmente a ruba, spesso esauriti prima della fine del servizio. Energia, socialità e gusto Non solo nutrizione sportiva: la mensa è stata anche luogo di incontro tra delegazioni, uno spazio informale dove condividere un piatto di pasta prima di una finale o un caffè dopo la gara. Se le medaglie raccontano la storia sportiva delle Olimpiadi, i numeri della mensa raccontano un altro successo: quello del cibo italiano, capace di conquistare atleti provenienti da 93 Paesi. Perché in fondo, tra una discesa e un salto, anche una forchettata può fare la differenza.
Autore: Maria Giovanna Labruna 24 febbraio 2026
La sua partecipazione rappresenta ufficialmente la Federazione, la più rappresentativa organizzazione della panificazione italiana, chiamata a contribuire al dialogo tra sport, cultura e tradizione alimentare. Nel contesto dei Giochi, il pane – simbolo universale di condivisione e pilastro della dieta mediterranea – diventa strumento di unione tra i popoli che si affacciano sul Mediterraneo, in linea con i valori di amicizia, rispetto, unità e cooperazione che caratterizzano la ventesima edizione dell’evento. La presenza di Emma Prunella come referente FIPPA rafforza dunque il legame tra identità territoriale, patrimonio gastronomico e grande evento internazionale, proiettando da Taranto un messaggio di coesione e sviluppo condiviso.
Autore: Giuseppe De Girolamo 21 febbraio 2026
Sarà la finale europea del Bocuse d'Or, in programma a Marsiglia e organizzata da GL events in collaborazione con Sirha Méditerranée, a segnare un nuovo passaggio nel percorso professionale di Lorenzo Alessio, chiamato a far parte della giuria internazionale. Un incarico che va oltre il prestigio formale e che rappresenta il riconoscimento di una carriera costruita su disciplina, visione e rigore tecnico. Fondato nel 1987 da Paul Bocuse, il Bocuse d’Or è considerato la massima competizione gastronomica internazionale: una vera Olimpiade della cucina, in cui tecnica, creatività e gestione dello stress vengono valutate da una giuria composta dai più autorevoli interpreti dell’alta ristorazione. La selezione europea costituisce uno dei momenti più complessi del percorso che conduce alla finale di Lione. In questo contesto di assoluta eccellenza, la presenza di Alessio in giuria rappresenterà il volto di un’Italia gastronomica solida e strutturata. Il suo contributo al Team Italia non si limiterà alla valutazione tecnica dei piatti in gara. Sarà un atto di responsabilità verso un intero sistema fatto di formazione, cultura del lavoro e trasmissione del sapere. In competizioni di questo livello ogni dettaglio conta: cotture, consistenze, equilibrio dei sapori, presentazione e valorizzazione delle materie prime vengono analizzati con rigore assoluto. L’esperienza maturata tra brigate strutturate e contesti internazionali consentirà ad Alessio di leggere ogni piatto nella sua complessità, cogliendone tecnica, identità e coerenza progettuale. La partecipazione a Marsiglia significherà rappresentare il talento italiano nel cuore dell’alta cucina europea, sostenere il merito e credere nelle nuove generazioni. È lo stesso spirito che anima la Federazione Italiana Cuochi, impegnata nel valorizzare i professionisti italiani nelle competizioni internazionali. Il percorso del team italiano si inserisce in una narrazione più ampia che vede protagoniste realtà simbolo come il ristorante Piazza Duomo e figure di riferimento quali Carlo Cracco e Simone Cantafio: espressioni diverse di un’identità gastronomica capace di coniugare tradizione e contemporaneità. Nel silenzio delle cucine di gara, tra cronometri serrati e platee internazionali, si misurerà ancora una volta il valore dell’eccellenza. E la presenza di Lorenzo Alessio in giuria al Bocuse d’Or Europe si prepara a raccontare proprio questo: l’eccellenza non è un traguardo, ma un percorso fatto di studio, sacrificio e visione.
Autore: Nicoletta Montesano 20 febbraio 2026
SANREMO – Non solo musica e riflettori: alla 76ª edizione del Festival di Sanremo, la città dei fiori diventa palcoscenico anche dell’alta cucina italiana. Dal 23 al 28 febbraio, il Victory Morgana Bay ospita un progetto gastronomico d’autore firmato Alba Marte Eventi, realtà che negli ultimi anni si è distinta per format esclusivi e regie culinarie di alto profilo. Protagonista assoluta è Alba Marte, executive chef e imprenditrice vastese , che guida una brigata strutturata e altamente qualificata, selezionata per affrontare un contesto mediaticamente complesso e internazionale come quello sanremese. Una squadra costruita su competenze complementari, esperienza nella ristorazione d’élite e capacità organizzativa da grande evento. Una brigata d’eccellenza Accanto ad Alba Marte, un team che rappresenta una sintesi di tecnica, visione e specializzazione: Chef Santa Mileno , Angelo Amicucci , maestro panificatore e riferimento nelle lievitazioni artigianali, Cristina Pavlyuk , Pasta Artisan e interprete della cucina internazionale con presentazioni gourmet; chef Zerina Bogućanin , chef Franco Papa , chef Loredana Cornacchione e chef Giovanna Cuomo. Un lavoro corale che unisce disciplina, creatività e gestione strategica del servizio. Ogni dettaglio – dalla selezione delle materie prime alla presentazione finale – è studiato per trasformare l’esperienza gastronomica in racconto identitario. «Sanremo non è solo musica, è identità, cultura e visibilità internazionale. Portare la nostra cucina in questo contesto significa raccontare l’Italia attraverso il gusto», sottolinea Alba Marte. Partner d’eccellenza: la filiera della qualità Determinante il contributo degli sponsor e delle aziende partner, selezionate secondo un criterio preciso e coerente con la visione del progetto: la valorizzazione delle eccellenze territoriali italiane. La scelta delle realtà coinvolte non è casuale, ma frutto di un’attenta analisi qualitativa e identitaria. Ogni sponsor è stato individuato perché rappresenta un presidio di qualità nel proprio territorio, espressione autentica di tradizione produttiva, innovazione sostenibile e filiera certificata. L’obiettivo è costruire un racconto gastronomico che parta dalla materia prima e arrivi al piatto come sintesi culturale del territorio di origine. Tra le realtà coinvolte: Pasticceria Pierrò, sinonimo di alta pasticceria e cura estetica; Oleificio Marinucci Palermo, eccellenza nella produzione di olio extravergine; Caseificio I Casari del Taburno, custode della tradizione casearia campana; LineWorkGroup, partner tecnico per l’abbigliamento professionale della brigata; Plistia - Ristorante e Hotel-, realtà attiva nell’ospitalità e nella ristorazione; Principe delle Baccanti, interprete di vini identitari e territoriali; Guarino Natural Garden, specializzata in agricoltura biologica; Tenute Cocconi, produttrice di vini, miele e olio da coltivazioni sostenibili; Serra del Parco, cantina votata alla valorizzazione del territorio; Tartufi Minchilli, eccellenza nella selezione e lavorazione del tartufo. Una rete di imprese che rappresenta il meglio dell’agroalimentare italiano e che contribuisce a costruire un’offerta gastronomica coerente con il prestigio della manifestazione. La selezione degli sponsor si fonda sulla riconoscibilità delle loro eccellenze territoriali, rafforzando un modello che mette al centro qualità, identità produttiva e responsabilità etica. Alta cucina e grande spettacolo Il progetto firmato Alba Marte Eventi si sviluppa attraverso percorsi degustativi su misura, cene istituzionali e appuntamenti esclusivi destinati a un pubblico selezionato. Momento centrale sarà la cena della Sala Stampa, che unirà gastronomia e spettacolo con la premiazione di Arisa alla presenza del direttore artistico Carlo Conti e di personalità del mondo della musica, dello spettacolo e dell’imprenditoria. In un contesto dove ogni dettaglio è amplificato dalla visibilità mediatica internazionale, la cucina diventa linguaggio, rappresentazione culturale e strumento di diplomazia gastronomica. Sanremo 76 si conferma così non solo capitale della musica italiana, ma crocevia di eccellenze. E al Victory Morgana Bay, tra luci, telecamere e sapori, l’Italia si racconta anche attraverso la visione, la leadership e la squadra di Alba Marte, con un progetto che fa delle eccellenze territoriali il suo fondamento identitario e strategico.
Autore: La Redazione 20 febbraio 2026
La Gazzetta del Food apre le sue pagine a un protagonista assoluto dell’alta cucina italiana contemporanea: lo Chef Angelo Berardi. Professionista di straordinaria esperienza, innovatore nel mondo del senza glutine e ambasciatore di una cucina inclusiva, Berardi avrà una rubrica interamente dedicata alla sua visione gastronomica, alla tecnica e alla cultura del Gluten Free d’eccellenza. Originario di Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, Angelo Berardi affonda le sue radici nella tradizione autentica del Sud Italia. È lì che, quasi quarant’anni fa, muove i primi passi nel laboratorio di pasticceria di famiglia. Un percorso iniziato tra farina, zucchero e cioccolato che lo porta a diventare Pasticcere professionista, specializzandosi in cioccolateria fine. La sua formazione non è solo tecnica, ma profondamente artigianale: precisione, rigore, sensibilità estetica e rispetto assoluto per la materia prima. Nel tempo, la sua evoluzione professionale lo conduce a unire l’arte bianca e la cucina salata, creando un connubio completo tra pasticceria e gastronomia. Questa doppia anima rappresenta ancora oggi uno dei suoi tratti distintivi: ogni piatto porta con sé equilibrio, armonia, studio delle consistenze e una cura quasi sartoriale dei dettagli. Da 14 anni, Chef Berardi è Executive Chef dell’Hotel Ristorante Villa Madonna di Siusi allo Sciliar, in provincia di Bolzano, nel cuore dell’Alto Adige – Südtirol. Una terra che lo ha “adottato” e che lui ha saputo onorare fondendo la sua identità pugliese con la cultura alpina, creando una cucina che parla due lingue ma un solo linguaggio: quello dell’eccellenza. È proprio qui che la sua carriera compie una svolta decisiva. Con l’aumento esponenziale delle richieste di pietanze senza glutine, Berardi intraprende un percorso di formazione e specializzazione nel mondo Gluten Free e nelle principali intolleranze alimentari. Non si limita ad adattare ricette esistenti: le reinventa, le studia, le perfeziona. Oggi è in grado di offrire alla clientela menù identici con e senza glutine, eliminando ogni forma di discriminazione a tavola. Tutto viene realizzato internamente: pane fragrante, taralli croccanti, pasta fresca, grandi lievitati e dessert d’autore. Ogni prodotto Gluten Free nasce da ricerca tecnica, controllo delle contaminazioni, conoscenza approfondita delle farine alternative e grande sensibilità gastronomica. Il suo motto racchiude la filosofia che guida ogni sua creazione: “A tavola nessuno deve sentirsi diverso.” Un principio che è diventato missione professionale e che lo ha portato a ottenere importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Tra i più prestigiosi: Secondo posto al Campionato Mondiale del Panettone – Categoria Gluten Free (Federazione Italiana Pasticceri) Titolo di Star Chef Lion Golden – Accademia Leone d’Oro di Venezia Tre Pennelli d’Oro Arcimboldo come Artista Moderno della Cucina Gluten Free Presenza nel Salotto delle Celebrità a Sanremo 2025 per la sua proposta gastronomica senza glutine Questi traguardi testimoniano non solo il talento, ma la capacità di innovare un settore complesso, spesso penalizzato da compromessi qualitativi. Chef Berardi ha dimostrato che il senza glutine può raggiungere gli stessi livelli – e talvolta superarli – della cucina tradizionale. La nuova rubrica su Gazzetta del Food sarà uno spazio di approfondimento tecnico e culturale, dove racconterà ingredienti, metodi di lavorazione, ricerca sulle farine alternative, gestione professionale delle contaminazioni e creazioni gastronomiche d’eccellenza. Sarà una guida per professionisti del settore, ristoratori, pastry chef e appassionati che vogliono avvicinarsi seriamente al mondo Gluten Free. Angelo Berardi non è solo uno chef: è un artigiano contemporaneo, un formatore, un innovatore e un punto di riferimento nel panorama della cucina inclusiva italiana. Dalla Puglia alle Dolomiti, il suo percorso è la dimostrazione che talento, studio e determinazione possono trasformare una necessità alimentare in un’arte gastronomica di altissimo livello. E oggi, con la sua firma sulla Gazzetta del Food, la sua visione è pronta a ispirare un pubblico ancora più ampio.
Autore: Maria Giovanna Labruna 18 febbraio 2026
RIMINI – Trionfo trapanese ai Campionati Italiani di Cucina 2026. Gli chef dell’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri Trapanesi tornano a casa con un bottino di 19 medaglie, conquistate durante la prestigiosa competizione organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi, svoltasi nell’ambito del Beer & Food Attraction presso la Fiera di Rimini. Oltre 600 chef provenienti da tutta Italia si sono sfidati in prove ad alto tasso tecnico e creativo, trasformando la cucina in un vero palcoscenico di talento, disciplina e visione contemporanea. Tra loro, i professionisti e gli allievi trapanesi hanno saputo distinguersi in diverse categorie, confermando la solidità di un movimento gastronomico in costante crescita. Street Food d’autore: tradizione che si rinnova Nella categoria “Street Food d’autore”, il Team Trapani composto dagli chef Rocco Roberto Di Marzo, Giuseppe Peraino e Rocco Pace ha conquistato la medaglia di bronzo con una rivisitazione sorprendente della tradizionale graffa trapanese, trasformata da dolce iconico a proposta salata contemporanea, capace di coniugare memoria e innovazione. Cucina calda K1: esperienza e nuove promesse Importanti risultati anche nella categoria K1, cucina calda. Per i senior, medaglia di bronzo ad Antonino Grammatico, Sebastiano Schifano e Nicolò Pizzitola; medaglia d’argento invece per Dario Ardito e Giovanni Giammanco. Tra gli junior, argento per Manuel Manno e Vittorio Caruso; bronzo per Antonio Di Giorgi, Giuseppe Bonacasa e Constantino Baldo Gucciardo. Spicca il risultato dell’allievo Dennis Sarzana dell’I.I.S. “Ignazio & Vincenzo Florio” di Erice, capace di conquistare un bronzo nella K1 e un argento nella categoria “Miglior Allievo”, confermando talento e maturità tecnica. Pasticceria e “Ragazzi Speciali”: l’orgoglio dell’inclusione Nella categoria K2, pasticceria da ristorazione junior, medaglia di bronzo per la giovanissima Mariangela Noto. Straordinario il risultato nella categoria “Ragazzi Speciali”, dove sono arrivate due medaglie d’oro: una per l’allievo Francesco Polizzi, affiancato dalla tutor Mariangela Noto dell’I.I.S. “I & V Florio” di Erice, terzi nella graduatoria nazionale; l’altra per l’I.P.S.E.O.A. “Virgilio Titone” di Castelvetrano con gli allievi Giuseppe Ferranti e il tutor Pietro Drago. K3 vegetariana: Trapani sul tetto d’Italia Il medagliere si chiude con l’oro nella categoria K3, cucina vegetariana, conquistato da Achab Alami, sedicenne allievo del Florio di Erice, nominato Campione d’Italia cucina junior. Un risultato che premia non solo il talento individuale, ma l’intero percorso formativo. Determinante il supporto degli istituti scolastici e dei docenti, che accompagnano gli studenti in un cammino fatto di sacrificio, disciplina e passione. Un lavoro di squadra che trova nella competizione non solo un banco di prova, ma un’occasione di crescita personale e professionale. “Sono molto fiero di tutti gli chef che hanno partecipato ai Campionati – ha dichiarato il presidente dell’Associazione, Rocco Roberto Di Marzo –. Dai giovani allievi agli chef affermati, hanno dato lustro alla nostra terra e regalato emozioni straordinarie”. E aggiunge: “Al di là delle medaglie, la vera conquista è aver creato un gruppo affiatato. Anche nelle competizioni individuali, abbiamo costruito un team fondato su confronto e condivisione. Questa è la nostra grande vittoria”. I Campionati della Cucina Italiana si confermano così un appuntamento centrale nel panorama gastronomico nazionale ed europeo. E per Trapani, il 2026 segna una pagina di orgoglio collettivo, con uno sguardo già rivolto alle prossime sfide.
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