La Linea dei Gusti – Radici e Altitudine
Chef Angelo Berardi • 11 marzo 2026
Ci sono dolci che nascono dalla tecnica, altri dalla creatività, e alcuni che raccontano una storia. La Linea dei Gusti – Radici e Altitudine appartiene a quest’ultima categoria.
Questo dessert è un viaggio: dalle radici pugliesi alla vetta dei sogni professionali, dalle curve della vita agli ostacoli superati, tutto racchiuso in una forma cilindrica sinuosa, realizzata su misura da un artigiano. Ogni curva dello stampo è una metafora del percorso che ognuno di noi affronta per raggiungere i propri obiettivi.
La struttura del dolce gioca su contrasti di consistenze e sapori: il biscuit all’olio d’oliva e mandorle profuma di Mediterraneo, la mousse al cioccolato bianco e vaniglia avvolge un cuore di pralinato alle mandorle, mentre il sorbetto alle more dona freschezza e acidità, bilanciando la dolcezza.
Il Biscuit all’olio d’oliva e mandorle
Ingredienti
450 g olio d’oliva
320 g zucchero semolato
3 uova medie
600 g farina di riso
200 g farina di mandorle
5 g sale
Raschiatura di 1 limone biologico
Procedimento
In planetaria, lavorare olio, sale e zucchero fino a ottenere un composto spumoso.
Aggiungere le uova una alla volta, continuando a emulsionare.
Incorporare delicatamente farine e scorza di limone con una spatola.
Versare in teglia con carta forno e cuocere a 160°C per 20 minuti circa.
Consiglio dello chef:
Per un profumo più intenso, utilizzare olio extravergine fruttato leggero e mandorle appena tostate.
La Mousse al cioccolato bianco e vaniglia
Ingredienti
270 g cioccolato bianco
150 g panna
1 bacca di vaniglia
12 g gelatina in fogli
170 g albumi pastorizzati
110 g zucchero semolato
550 g panna montata
Procedimento
Portare la panna e la vaniglia a 80°C, versarla sul cioccolato bianco.
Aggiungere la gelatina reidratata e mescolare fino a ottenere una crema liscia.
Montare albumi e zucchero a meringa morbida, incorporare alla crema.
Unire delicatamente la panna montata.
Nota tecnica: La temperatura della panna è cruciale per non cristallizzare il cioccolato e ottenere una mousse setosa.
Il Pralinato di mandorle
Ingredienti
250 g zucchero semolato
60 g acqua
500 g mandorle tostate
Procedimento
Cuocere zucchero e acqua fino a 121°C.
Aggiungere le mandorle, mescolare fino a caramellizzazione completa.
Far raffreddare e frullare fino a ottenere una pasta liscia.
Suggerimento: Frullare con attenzione per evitare che il calore residuo renda la pasta troppo liquida.
Sorbetto alle more
Ingredienti
100 g acqua
100 g zucchero semolato
50 g glucosio
3 g stabilizzante neutro
400 g more
Procedimento
Preparare sciroppo con acqua, zucchero, glucosio e stabilizzante.
Aggiungere le more frullate e pacossare con Pacojet all’occorrenza.
Idea dello chef: Servire il sorbetto come quenelle accanto al dolce per un contrasto cromatico e di temperatura.
Assemblaggio finale
Nello stampo scelto, porre uno strato di biscuit all’olio d’oliva e mandorle.
Colare mousse al cioccolato bianco e vaniglia, inserire il pralinato di mandorle al centro.
Chiudere con altra mousse, congelare a -18°C.
Sformare, vellutare con spray al cioccolato bianco e servire con sorbetto alle more.
Ogni fetta è un racconto di radici, crescita e sogni: un dessert che unisce tecnica e poesia, tradizione mediterranea e pasticceria contemporanea.


La redazione de La Gazzetta del Food accoglie un nuovo protagonista della cucina italiana: lo chef Domenico Ruggeri, cuoco molisano che da anni lavora per valorizzare la tradizione gastronomica della sua terra con uno sguardo contemporaneo. Da oggi Ruggeri firmerà una rubrica dedicata alla cucina, alle tecniche professionali e ai prodotti del territorio, portando ai lettori un racconto autentico del patrimonio culinario italiano. Originario di Campobasso e oggi attivo a Termoli, Ruggeri rappresenta una delle figure più dinamiche della nuova generazione di cuochi impegnati nella promozione della cucina regionale. La sua carriera inizia molto presto: a soli 14 anni frequenta l’Istituto Alberghiero di Roccaraso, affiancando agli studi le prime esperienze professionali in hotel e ristoranti. Negli anni la formazione si arricchisce con percorsi di alto livello: dall’Accademia Italiana di Cucina Molecolare di Milano all’Università dei Sapori di Perugia, fino al master professionale del Gambero Rosso a Roma. Tra le esperienze formative più significative anche gli aggiornamenti presso la scuola dello chef Niko Romito, uno dei protagonisti dell’alta cucina italiana contemporanea. Oggi Ruggeri è chef e proprietario del ristorante Mari e Monti, locale che negli anni è diventato un punto di riferimento gastronomico sulla costa molisana, grazie a una proposta che coniuga identità territoriale e ricerca tecnica. Il suo percorso professionale è segnato anche da importanti risultati nelle competizioni culinarie. Nel 2024 ha conquistato il primo posto ai Campionati Italiani della Cucina, competizione organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi, nella categoria “piatto caldo senior”, presentando una creazione ispirata alla tradizione molisana reinterpretata in chiave moderna. L’anno successivo ha contribuito alla vittoria dell’Italia alle Olimpiadi della cucina insieme alla Associazione Italiana Cuochi, portando ancora una volta i sapori del Molise sulla scena internazionale. La sua attività non si limita alla cucina del ristorante. Ruggeri è infatti impegnato nella promozione della gastronomia italiana attraverso eventi, consulenze e collaborazioni internazionali che lo hanno portato a lavorare e presentare la cucina molisana in diversi Paesi europei e africani. Parallelamente ha partecipato a numerosi programmi televisivi dedicati alla cucina, tra cui Cuochi d’Italia condotto da Alessandro Borghese, La prova del cuoco con Antonella Clerici e Cuochi e dintorni di Francesca Barberini. Più recentemente ha preso parte anche al format televisivo Il Miglior Chef Italia su Julius Plus. Oggi Ruggeri ricopre inoltre il ruolo di presidente nazionale della World Team Cuochi Italia, nuova associazione nata con l’obiettivo di valorizzare il talento dei professionisti della cucina italiana e promuovere la cultura gastronomica nel mondo. Con la sua nuova rubrica su La Gazzetta del Food, lo chef porterà ai lettori ricette, tecniche professionali, storie di territorio e approfondimenti sui prodotti italiani, offrendo uno sguardo diretto sulla cucina contemporanea che nasce dall’incontro tra tradizione e innovazione. Un viaggio gastronomico che parte dal Molise ma guarda lontano, con l’ambizione di raccontare — piatto dopo piatto — l’identità autentica della cucina italiana..

Dal 12 al 15 marzo 2026, il cuore della città si trasformerà in un vero e proprio paradiso per chi vuole scoprire le ultime tendenze del cioccolato artigianale e gustare prelibatezze uniche. L’evento, giunto alla sua nuova edizione, propone un percorso sensoriale tra degustazioni guidate, laboratori per adulti e bambini e incontri con maestri cioccolatieri provenienti da tutta Italia. Non mancheranno momenti di approfondimento sulle tecniche di lavorazione, sulle materie prime di qualità e sulle innovazioni che stanno ridefinendo il mondo del cioccolato. Oltre al piacere del gusto, Ciokoflò offre uno sguardo sull’arte e la creatività legata al cioccolato: sculture commestibili, installazioni artistiche e performance dal vivo trasformeranno il festival in un’esperienza immersiva per tutta la famiglia. Per gli appassionati della cucina, il festival rappresenta anche un’occasione unica per scoprire nuovi prodotti gourmet e incontrare produttori locali, valorizzando la filiera corta e le eccellenze italiane. L’ingresso è libero, con alcune attività a numero chiuso e prenotazione consigliata, e sarà possibile acquistare direttamente le creazioni dei maestri cioccolatieri, portando a casa un pezzo di dolcezza fiorentina. Con Ciokoflò, Firenze conferma il suo ruolo di capitale non solo dell’arte e della cultura, ma anche del gusto, celebrando il cioccolato in tutte le sue forme: dal classico fondente alle sperimentazioni più audaci.

Non è una semplice zuppa: è l’anima di Napoli servita in un piatto. La scarola con i fagioli nasce dalla cucina di necessità campana, dove la terra offriva il minimo indispensabile ma il gusto non conosceva confini. Nei vicoli e nelle campagne, contadini e venditori ambulanti trasformavano pochi centesimi in un pasto completo, caldo e rinvigorente. Un simbolo di come l’umiltà possa diventare eccellenza. Il segreto della pignata La magia avviene nella pignata, il vaso di terracotta che distribuisce il calore dolcemente e fonde sapori e profumi. Ma il vero tocco personale lo dà l’autrice: alla fine della cottura, un mix di formaggi stagionati e un pizzico di peperoncino fresco esalta i legumi e la scarola, restituendo profondità e carattere al piatto, un richiamo ai banchetti di un tempo. Nutrizione e bontà Non lasciatevi ingannare dalla semplicità: la scarola è una miniera di vitamine K e A e di potassio, i fagioli offrono proteine e fibre, e l’olio extra vergine lega tutto in un filo d’oro. Ingredienti freschi e di qualità sono la vera ricchezza di questa ricetta povera ma nobile. La scarpetta, rito napoletano Non c’è conclusione senza scarpetta. Pane croccante, olio extravergine e quella crema densa sul fondo del piatto diventano un gesto identitario, un piccolo atto di resistenza culturale che trasforma un pasto in storia. Piatto unico e avvolgente, perfetto per le domeniche invernali, la scarola con i fagioli è più di una ricetta: è un pezzo di Napoli da assaporare, un ponte tra passato e presente, tra necessità e piacere.

L’offerta formativa del primo semestre si sviluppa attraverso percorsi disponibili sia in presenza sia online, confermando una visione moderna e accessibile della didattica per il settore della pizza. L’obiettivo è chiaro: accompagnare professionisti e appassionati in un percorso di crescita tecnica e imprenditoriale, capace di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più competitivo e internazionale. Dai pizzaioli già avviati agli artigiani del gusto, fino a chi desidera trasformare la propria passione in una professione o semplicemente coltivarla a casa, i cosiddetti #pizzalovers. Il programma 2026 propone un modello didattico strutturato che unisce teoria, pratica e visione strategica. Cuore del progetto formativo è il Metodo Certified Quality DOC, lo standard didattico sviluppato dall’Accademia per garantire uniformità qualitativa, rigore tecnico e aggiornamento continuo. Ogni corso è guidato da maestri pizzaioli certificati e affronta in modo approfondito le principali aree della professione: dallo studio degli impasti alla conoscenza delle materie prime, dalle tecniche di panificazione tradizionali alle metodologie contemporanee, fino agli aspetti organizzativi e gestionali del lavoro in pizzeria. Accanto alla dimensione formativa, negli anni l’Accademia ha sviluppato anche una forte identità comunitaria. Uno dei simboli più rappresentativi di questo legame è il tatuaggio Pizza DOC, che raffigura il logo dell’Accademia e viene spesso realizzato sulla caviglia. Oggi più di 80 persone, tra istruttori, pizzaioli e partecipanti ai corsi provenienti anche dall’estero, lo portano sulla pelle come testimonianza del percorso vissuto all’interno dell’Accademia. La tradizione è nata quasi spontaneamente: il primo a tatuarsi il logo è stato l’istruttore e pizzaiolo Nello Di Sevo, che ha scelto di imprimere sulla propria caviglia il simbolo dell’esperienza formativa che lo aveva profondamente segnato. Da quel momento il gesto è diventato, per molti, un rito simbolico, una dichiarazione di appartenenza alla cosiddetta “famiglia DOC”. Durante il 10° e l’11° Campionato Mondiale Pizza DOC, questa tradizione si è trasformata in una vera iniziativa collettiva: all’interno dell’evento è stato allestito uno spazio dedicato dove i partecipanti hanno potuto tatuarsi gratuitamente il logo, rafforzando ulteriormente il senso di comunità. Per approfondire la visione che guida il progetto formativo dell’Accademia, abbiamo intervistato il fondatore e direttore. Intervista al Presidente Antonio Giaccoli Qual è la visione che ha guidato la costruzione del calendario formativo 2026? «La nostra idea è costruire un calendario sempre più orientato a formare il pizzaiolo professionista non solo sugli impasti, ma anche sulla gestione complessiva dell’attività: dalla scelta delle materie prime alla gestione degli scarti, dal food cost al marketing. L’obiettivo è creare un modello di formazione a 360 gradi, facilmente replicabile nelle diverse sedi dell’Accademia sparse nel mondo e durante le nostre missioni o consulenze all’estero. Quest’anno, infatti, il calendario si arricchisce di tappe internazionali tra Turchia, Spagna, Polonia, Germania, Ungheria, Portogallo, Svizzera, Brasile e altri Paesi del Sud America.» Quanto conta oggi, per un pizzaiolo professionista, investire nella formazione continua? «Bisogna partire da un concetto molto chiaro: il lavoro del pizzaiolo è una professione a tutti gli effetti. Così come un commercialista o un avvocato si aggiornano continuamente per restare al passo con i cambiamenti, anche chi lavora nel mondo della pizza deve farlo. Il mercato è in continua evoluzione e oggi le pizzerie stanno diventando sempre più vere e proprie esperienze gastronomiche. Le persone scelgono la pizzeria anche per vivere un percorso culinario strutturato che dialoga con la cucina. Senza basi formative solide è difficile stare al passo. Questo, per me, è il vero significato di evoluzione della tradizione: è il concetto stesso di pizza contemporanea.» La modalità online può garantire lo stesso livello qualitativo della formazione in presenza? «Può sembrare sorprendente, ma oggi abbiamo quasi più corsisti online e on demand che in presenza. Questo accade sia per una questione di mobilità sia perché il formato digitale offre una grande flessibilità. Chi segue i corsi può farlo quando vuole, rivedere le lezioni più volte e, nel caso delle sessioni live, interagire direttamente con i docenti. È un modello che permette di ampliare molto la platea dei partecipanti senza rinunciare alla qualità dei contenuti.» Come si sta evolvendo il mercato della pizza e quali competenze saranno determinanti nei prossimi anni? «Oggi chi sceglie questo mestiere deve essere consapevole di essere un professionista. Non basta saper fare un buon impasto: servono competenze di cucina, conoscenze di gestione, capacità di analizzare i costi e organizzare il lavoro. Questo vale sia per il pizzaiolo imprenditore sia per chi lavora come professionista all’interno di una struttura.» Che tipo di profilo trova maggiore beneficio nei vostri corsi: il professionista esperto o l’amatore che vuole iniziare? «I nostri corsi sono pensati per tutti: dal principiante che vuole diventare pizzaiolo, a chi lavora già nel settore e desidera aggiornarsi, fino a chi fa la pizza a casa per passione, i cosiddetti #pizzalovers.» Qual è il messaggio che desidera lanciare a chi è indeciso se intraprendere un percorso di formazione nel 2026? «Il nostro claim è “Formarsi per non fermarsi”. Il consiglio che diamo è semplice: puntare sempre sulla formazione, che sia con noi o con altre realtà. La formazione è il motore di tutto, in ogni campo professionale.» In un settore dove qualità, tecnica e identità professionale fanno la differenza, la formazione continua rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare le sfide di un mercato sempre più dinamico e internazionale. Attraverso il calendario formativo 2026 e iniziative che rafforzano il senso di appartenenza della comunità dei pizzaioli, l’Accademia Nazionale Pizza DOC conferma il proprio ruolo come punto di riferimento per chi vuole trasformare la passione per la pizza in una professione consapevole, moderna e sempre in evoluzione. Link per info: www.campionatopizzadoc.it www.accademianazionalepizzadoc.it

La federazione ha organizzato dimostrazioni pratiche, approfondimenti e momenti di confronto con i professionisti del settore, con particolare attenzione alla produzione di focacce, crostate e altre specialità da forno. All’interno dello spazio espositivo FIPPA, i visitatori hanno potuto osservare il Museo delle Sculture di Pane, un angolo dedicato all’arte del pane come simbolo di cultura e creatività. Un altro spazio era riservato a interviste e colloqui con i panificatori, favorendo lo scambio di esperienze e competenze tra operatori. I prodotti esposti provenivano da tutta Italia, oltre che dalla Puglia e Basilicata. La referente eventi della federazione, Emma Prunella, si è detta soddisfatta dell’affluenza e della partecipazione, sottolineando come Levante PROF rappresenti un’occasione unica per valorizzare il lavoro artigianale dei panificatori italiani. Anche il vice presidente Leonardo Spadoni, proveniente da Roma, ha espresso grande apprezzamento per la manifestazione, confermando l’impegno della FIPPA nel promuovere qualità, innovazione e formazione. La missione della federazione, “Riportare tutti a casa”, come afferma Prunella, è finalizzata a rafforzare il legame tra produzione locale e comunità. Con la partecipazione a Levante PROF, la FIPPA conferma il suo ruolo di riferimento nel settore, promuovendo la professionalità degli operatori, la tutela delle tradizioni e l’innovazione delle tecniche di panificazione. L’evento ha offerto agli espositori l’opportunità di far conoscere le proprie eccellenze, creare network e aggiornarsi sulle tendenze più attuali del settore Ho.Re.Ca.

Figlio di Nunzio Scicchitano e di Assunta Pacifico, è cresciuto tra cucina e sala, respirando sin da bambino la cultura della tradizione gastronomica napoletana. Dal padre ha ereditato l’arte elegante e precisa di aprire ostriche e frutti di mare, gesto tecnico che nel tempo è diventato una vera firma scenica. Dalla madre ha appreso invece la passione per la cucina partenopea più autentica, fatta di rispetto per le materie prime, memoria e sapori intensi. Su queste solide basi nasce la sua visione imprenditoriale, che unisce tradizione e creatività. Dopo il grande successo della casa madre Scicchitano, diventata un punto di riferimento per la cucina di mare a Napoli, il ristoratore realizza oggi uno dei suoi sogni più importanti: l’apertura della seconda sede sul Lungomare di Napoli. Un luogo simbolico, dove il mare diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica. Qui la tradizione marinara napoletana incontra tecniche contemporanee, presentazioni ricercate e una continua ricerca dell’eccellenza. Ogni piatto nasce dalla selezione delle migliori materie prime e da una cura meticolosa per il dettaglio, elementi che caratterizzano l’identità culinaria firmata Scicchitano. A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente è la personalità dello stesso Giuseppe: esuberante, creativo e con una presenza quasi teatrale in sala, capace di trasformare ogni servizio in un vero racconto gastronomico. Ma le novità non finiscono qui. Parallelamente al nuovo progetto sul lungomare, Giuseppe Scicchitano inaugura anche una rubrica dedicata su La Gazzetta del Food, dove racconterà la sua visione della cucina di mare, condividendo storie, tecniche, curiosità e segreti del mestiere. Un nuovo capitolo che conferma il suo ruolo di imprenditore e innovatore della cucina di pesce, capace di trasformare la tradizione familiare in un progetto contemporaneo che continua a raccontare, con passione e creatività, l’anima gastronomica di Napoli.rce.


