Il “Mezzo Uovo” Caporaso e il valore della condivisione nella filiera dolciaria campana
Gemma Caruso • 17 marzo 2026
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“Mezzo Uovo Night” è il titolo dell’evento in programma domenica 22 marzo alle ore 18.00 presso Villa Minieri, a Nola. L’incontro, condotto dalla giornalista Jolanda De Rienzo, si propone come occasione di confronto sulle trasformazioni del comparto dolciario tra identità territoriale, innovazione e nuove dinamiche di mercato.

Nel panorama dell’artigianato dolciario italiano, il rapporto tra prodotto e significato si sta facendo sempre più centrale. Non si tratta soltanto di qualità delle materie prime o di capacità tecnica, ma di come un alimento riesca a inserirsi in un contesto culturale e sociale più ampio. È in questa direzione che si colloca il caso del Gruppo Caporaso, recentemente riconosciuto da Confesercenti Campania come realtà d’eccellenza.
Un riconoscimento che riflette una tendenza diffusa nel settore: l’attenzione crescente verso filiere corte, controllo produttivo e identità territoriale. Elementi che, negli ultimi anni, stanno ridefinendo il posizionamento delle aziende dolciarie artigianali, sempre più orientate a dialogare direttamente con il consumatore finale.
Un prodotto simbolico nato in un momento di crisi
Il “Mezzo Uovo” nasce durante la fase pandemica, periodo che ha imposto una revisione sia dei modelli produttivi sia delle modalità di consumo. In questo contesto, il prodotto si inserisce come risposta a una domanda più domestica e condivisa del cibo: porzioni pensate per essere consumate insieme, con una struttura che richiama il gesto della divisione e della convivialità.
Dal punto di vista tecnico, si tratta di una lavorazione che combina il guscio di cioccolato con inserti di dragees, declinati in diverse varianti. Una tipologia che riflette l’evoluzione del gusto contemporaneo, sempre più orientato alla varietà e alla personalizzazione.
Il ruolo del cibo nei contesti sociali
Un elemento interessante riguarda l’utilizzo del prodotto anche in ambito sociale, come nel caso della Mensa del Carmine, situata a Piazza Mercato. Iniziative di questo tipo si inseriscono in un fenomeno più ampio che vede il settore food coinvolto in pratiche di redistribuzione e sostegno, soprattutto in occasione delle festività.
In questi contesti, il cibo assume un valore che supera quello nutrizionale, diventando occasione di inclusione e partecipazione. Un aspetto che negli ultimi anni ha trovato crescente attenzione anche da parte delle imprese del comparto agroalimentare.
Continuità produttiva e radicamento territoriale
Fondata nel 1960 a Casamarciano, l’azienda rappresenta un esempio di continuità familiare all’interno del tessuto produttivo campano. Il legame con il territorio si riflette nell’utilizzo di materie prime locali, come la nocciola “mortarella”, e nella scelta di mantenere internamente diverse fasi della produzione.
Questa impostazione consente un controllo diretto sulla qualità, ma risponde anche a una richiesta di trasparenza sempre più forte da parte del mercato. In parallelo, molte realtà del settore stanno ampliando la propria presenza oltre i confini nazionali, confrontandosi con nuove dinamiche di distribuzione e consumo.
Tra tradizione e nuove dinamiche di mercato
Il caso Caporaso si inserisce dunque in una trasformazione più ampia del comparto dolciario artigianale, dove tradizione e innovazione convivono in equilibrio. Se da un lato resta centrale il patrimonio di competenze legate al territorio, dall’altro emerge la necessità di intercettare nuovi linguaggi e occasioni di consumo.
In questo scenario, prodotti come il “Mezzo Uovo” rappresentano un esempio di come l’artigianalità possa adattarsi ai cambiamenti, mantenendo un’identità riconoscibile e al tempo stesso rispondendo a esigenze contemporanee.
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Quando la tradizione romana incontra la tecnica del risotto Dalla redazione Settembre porta con sé il desiderio di tornare ai sapori autentici, alle ricette capaci di raccontare la cucina italiana attraverso pochi ingredienti, scelti con cura e valorizzati dalla tecnica. È in questo spirito che Luigi Commesso propone per la ricetta di settembre il suo Risotto alla Carbonara: un primo piatto che unisce la cremosità del Carnaroli ai profumi e ai sapori inconfondibili della tradizione romana. Guanciale croccante, pecorino romano, tuorli d’uovo e pepe nero diventano protagonisti di una preparazione che richiede attenzione soprattutto nella mantecatura, momento decisivo per ottenere quella consistenza cremosa e avvolgente che caratterizza il piatto. Una rilettura contemporanea, dunque, che non tradisce l’identità della Carbonara, ma la trasferisce nel mondo del risotto con equilibrio e personalità.

GASTRONOMIA | TRADIZIONE | ARTIGIANALITÀ Dalla sfoglia all’uovo alle orecchiette, dai ravioli alle tagliatelle: la pasta fresca continua a essere uno dei simboli della cucina italiana. Un prodotto antico che oggi ritrova nuova centralità grazie alla ricerca sulle materie prime, alla cura della lavorazione e al legame con il territorio. C’è un momento, nella preparazione della pasta fresca, in cui farina, acqua e uova smettono di essere semplici ingredienti e diventano qualcosa di diverso. L’impasto prende forma, acquista elasticità, cambia consistenza sotto le mani. È qui che comincia la storia di un prodotto che da secoli accompagna la cucina italiana. La pasta fresca artigianale nasce da gesti apparentemente semplici, ma tutt’altro che banali. Impastare, tirare una sfoglia, tagliarla, modellarla o racchiudere un ripieno sono operazioni che richiedono esperienza. La differenza, spesso, sta proprio nei dettagli.

Cinghiali che devastano i campi, provocano incidenti stradali e costano alla Regione 2,4 milioni di euro di risarcimenti in un solo anno, mentre i Piani di contenimento nei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia restano al palo. È la denuncia di Coldiretti Puglia, dopo quanto emerso nella IV Commissione regionale, dove è stato fatto il punto sulla sovrappopolazione dei cinghiali e sull’attuazione dei Piani di gestione e contenimento nei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia. La situazione è particolarmente critica perché, mentre la Regione Puglia ha già adottato il proprio Piano di contenimento, nei due Parchi nazionali il percorso non è ancora arrivato alla piena operatività - insiste Coldiretti Puglia - nonostante i Piani, secondo quanto riferito in Commissione, avrebbero dovuto essere attuati già ad aprile 2026. Per Coldiretti Puglia non è più il momento di procedere con monitoraggi, rinvii e passaggi burocratici senza una tempistica certa. Gli agricoltori continuano a subire danni alle colture, mentre la presenza dei cinghiali rappresenta un problema crescente anche per la sicurezza stradale. Dal primo ottobre al 31 gennaio sarà inoltre attiva la stagione di caccia al cinghiale, fuori dalle aree protette, con l’introduzione anche della caccia collettiva con l’ausilio dei cani, nell’obiettivo di aumentare l’incisività degli interventi e ridurre ulteriormente la popolazione. Per Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, non è più possibile “accettare una gestione frammentata dell’emergenza. La Regione ha dimostrato che il contenimento può essere organizzato e realizzato, mentre nei Parchi nazionali i tempi continuano ad allungarsi. Il problema - sottolinea Piccioni - è ambientale e riguarda direttamente la tenuta economica delle aziende agricole, la sicurezza dei cittadini e l’utilizzo di risorse pubbliche per risarcire danni che potrebbero essere prevenuti”. Sempre nell’Alta Murgia è già presente un Centro di lavorazione della selvaggina, dove la macellazione dei capi era iniziata a gennaio 2026. Dopo circa venti capi, tuttavia, l’attività si è fermata per la mancata possibilità di commercializzazione delle carni. Il prodotto in uscita dal centro è certificato dal Dipartimento di Veterinaria di Bari ed è stato elaborato un progetto di filiera che potrebbe diventare un progetto pilota, con una capacità stimata di circa 800 capi l’anno. Coldiretti Puglia ritiene positiva la prospettiva di costruire una filiera corta della carne di cinghiale pugliese e di arrivare, in prospettiva, a un marchio Cinghiale di Puglia, ma considera questa possibilità complementare e non sostitutiva rispetto all’obiettivo prioritario del contenimento. La valorizzazione della carne può infatti rappresentare una parte della soluzione, garantendo tracciabilità, controlli veterinari, sicurezza alimentare e un percorso trasparente dalla gestione dei capi alla trasformazione e al consumo. Ma prima di tutto occorre intervenire sulla popolazione dei cinghiali, riportandola entro livelli compatibili con l’agricoltura, la sicurezza delle persone e l’equilibrio del territorio. Coldiretti Puglia chiede quindi alla Regione di assumere un ruolo di coordinamento forte e di promuovere un Piano straordinario regionale per il contenimento dei cinghiali, mettendo in rete Regione, Parchi nazionali e tutti gli enti competenti, con obiettivi quantitativi, tempi certi e verifiche periodiche sui risultati. Gli agricoltori non possono continuare a pagare il prezzo dei ritardi. Serve una strategia unica per tutta la Puglia, perché i cinghiali non conoscono i confini amministrativi e il problema – conclude Coldiretti Puglia - non si ferma all’ingresso di un Parco. La gestione della fauna selvatica deve tornare a essere una priorità concreta, con interventi tempestivi e misurabili e con la responsabilità condivisa di tutti gli enti chiamati a governare il territorio.

La Redazione Per il mese di settembre, la nostra redazione ha scelto di accompagnare i lettori verso la fine dell’estate con una preparazione fresca, elegante e ricca di identità. A firmarla è Chef Salvatore Bocchetti , che interpreta uno dei grandi simboli della cucina mediterranea: la Caprese. Un piatto che nasce dalla semplicità di pochi ingredienti — mozzarella di bufala, pomodoro e basilico — e che, attraverso una tecnica contemporanea, si trasforma in una creazione raffinata, senza perdere il legame con la tradizione. Una Caprese che cambia forma, ma non anima.

Una tavolata per 110 persone sull’Acquedotto Madonna della Stella riaccende il dibattito sull’utilizzo del patrimonio pubblico. La cena, organizzata nell’ambito del format americano “Outstanding in the Field”, è costata 390 dollari a persona. Il sindaco Fedele Lagreca difende l’iniziativa: «Tutto ciò che è bello di Gravina va mostrato e fatto conoscere».



