I Vini del Re e l’Arte del Flambè: al Gambrinus di Napoli una serata tra tradizione e cultura del vino

Maria Giovanna Labruna • 12 marzo 2026

Evento dell’AMIRA nella storica Sala degli Specchi tra degustazioni, storia dei vitigni campani e spettacolo di cucina alla lampada

Nella suggestiva Sala degli Specchi del celebre Gran Caffè Gambrinus si è svolto un importante appuntamento dedicato alla cultura enogastronomica campana promosso dall’Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi (A.M.I.R.A.) sezione di Napoli.
La serata, dal titolo “I Vini del Re e l’Arte del Flambè”, ha rappresentato un momento di incontro tra professionisti della ristorazione, produttori e appassionati di vino, con l’obiettivo di valorizzare vitigni autoctoni campani e riscoprire tradizioni storiche del servizio di sala.
A guidare l’organizzazione e la presentazione dell’evento è stato il giornalista e sommelier Pasquale Brillante, maestro dei vini della sezione napoletana dell’associazione. Grazie al suo lavoro di coordinamento, il pubblico ha potuto conoscere e degustare alcune eccellenze della viticoltura regionale, raccontate direttamente dalle produttrici protagoniste della serata: Manuela Piancastelli, fondatrice dell’azienda Terre del Principe; Teresa Mincione; e Maria Pina Fontana di Tenuta Fontana.
Le tre imprenditrici hanno presentato vini legati a vitigni storici del territorio campano, come il Pallagrello bianco e rosso e l’Asprinio. Questi vitigni, coltivati soprattutto nell’area dell’alto Casertano, sono legati alla storia borbonica: furono infatti tra i preferiti di Ferdinando IV di Borbone, che li fece coltivare nella celebre “Vigna del Ventaglio” presso la Reggia di Caserta. Da questa tradizione nasce il titolo della serata, richiamando l’antica denominazione di “Vini del Re” attribuita proprio al Pallagrello.
Accanto alla degustazione, la serata ha celebrato anche il valore della professionalità in sala, con la consegna di riconoscimenti ad alcuni membri dell’associazione. Il fiduciario della sezione A.M.I.R.A., Dario Duro, ha premiato il maître della struttura Ciro Cucciniello, Massimiliano Rosati insieme alla famiglia Sergio, proprietari del Gran Caffè Gambrinus, e le tre produttrici di vino protagoniste della degustazione.
Il Gran Caffè Gambrinus, oltre ad essere uno dei locali storici più noti d’Italia, vanta anche l’inserimento nell’albo dei Locali del Cravattino d’Oro dell’AMIRA, un riconoscimento che sottolinea la sua tradizione, eleganza e legame con la cultura del servizio di sala.
La seconda parte dell’incontro è stata affidata alla penna eccelsa della gastronomia italiana, il giornalista Giuseppe De Girolamo, che ha presentato con maestria l’Arte del Flambè. Dopo la presentazione dei vini e la degustazione, De Girolamo ha raccontato il significato storico della lampada e della tecnica del flambè, illustrando con passione i momenti operativi dei maîtres mentre preparavano le crepes dedicate al locale. Le crepes, frutto della dimostrazione, saranno ora inserite nel menù come “Gambrinus 26”, abbinate all’Asprinio “Olmo” di Tenuta Fontana, simbolo di tradizione e spettacolo in sala.
Nonostante alcuni momenti di vivacità tra il pubblico, la serata ha confermato il valore culturale dell’iniziativa e l’interesse per il patrimonio enogastronomico del territorio. Tra storia, degustazioni e spettacolo di sala, l’incontro promosso dall’AMIRA ha offerto un’occasione di confronto e valorizzazione delle eccellenze campane, in una delle location più iconiche della città.
Articolo a cura di Maria Giovanna Labruna
Autore: La Redazione 12 marzo 2026
È lo “Scudetto ufficiale della Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità”, simbolo che Alessandro Borghese ha scelto di indossare con orgoglio sulla propria casacca, come segno distintivo per chi ogni giorno rappresenta l’eccellenza gastronomica italiana. “Lo scudetto della cucina italiana, ricamato sulla mia casacca. Un simbolo che per me significa appartenenza, tradizione e orgoglio”, ha dichiarato lo chef, sottolineando il valore culturale e identitario della tradizione culinaria del nostro Paese. Il distintivo vuole rappresentare tutti i professionisti della ristorazione – cuochi, ristoratori e personale di sala – che quotidianamente contribuiscono a portare nel mondo una storia fatta di memoria, tecnica e passione. “Per tutti noi che ogni giorno, nelle cucine e nelle sale, portiamo avanti una storia straordinaria fatta di memoria, tecnica e passione”, ha aggiunto Borghese, ricordando il lavoro e la dedizione che stanno dietro ogni piatto della tradizione italiana. L’iniziativa è stata rilanciata anche dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, che lo ha scritto sui suoi canali social, evidenziando il valore simbolico dello scudetto come segno di riconoscimento per chi rappresenta e promuove la cucina italiana nel mondo. Un piccolo simbolo cucito su una divisa, ma dal significato profondo: celebrare e difendere la cucina italiana come patrimonio culturale, fatto di tradizioni regionali, prodotti d’eccellenza e saperi tramandati di generazione in generazione. Fonte: post pubblicato sui social dal ministro Francesco Lollobrigida.
Autore: Cinzia Tattini 12 marzo 2026
La competizione, ospitata negli spazi della Fiera del Levante, ha riunito alcuni tra i più interessanti interpreti del gelato italiano contemporaneo. Sul podio, accanto alla vincitrice, salgono Marco Bettini, della gelateria La Veneta, al secondo posto, e Maria Antonietta Salamida, della Cremeria Gelateria Un Posto Felice, che conquista la terza posizione. La sfida: il gelato all’olio extravergine d’oliva Tema tecnico dell’edizione 2026 è stato uno degli ingredienti simbolo della dieta mediterranea: l’olio extravergine d’oliva. I partecipanti si sono confrontati nella creazione di un gelato capace di valorizzare questa materia prima complessa, puntando su equilibrio aromatico, struttura e pulizia gustativa. Una prova non scontata, che richiede grande sensibilità nella bilanciatura delle ricette. L’olio extravergine, infatti, se ben dosato, dona rotondità e note vegetali eleganti, contribuendo a una texture particolarmente cremosa. Un palcoscenico nazionale per la gelateria Il concorso rappresenta uno dei momenti più attesi della manifestazione, punto di riferimento nel Sud Italia per i professionisti dei settori food & beverage. Levante PROF riunisce infatti operatori della panificazione, pasticceria, gelateria, pizzeria, ristorazione e hotellerie, trasformando Bari in un hub di confronto tecnico e creativo. I primi dieci classificati del Trofeo PuntoIT entreranno inoltre nella classifica ufficiale valida per la Coppa Italia di Gelateria 2026, rafforzando il valore della competizione come tappa significativa nel panorama della gelateria professionale. Innovazione e identità territoriale A valutare le creazioni una giuria di esperti del settore, tra cui Claudio Pica, vicepresidente vicario Fiepet Confesercenti, e Claudio Bove, presidente Associazione Italiana Gelatieri Puglia. Il messaggio emerso dalla competizione è chiaro: la gelateria artigianale italiana continua a evolversi senza perdere il legame con le materie prime identitarie dei territori. L’olio extravergine d’oliva, protagonista della prova, si conferma così un ingrediente capace di dialogare con il linguaggio contemporaneo del gelato. Un segnale di vitalità per un comparto che, tra tecnica e creatività, resta uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy gastronomico.
Autore: La Redazione 11 marzo 2026
La redazione de La Gazzetta del Food accoglie un nuovo protagonista della cucina italiana: lo chef Domenico Ruggeri, cuoco molisano che da anni lavora per valorizzare la tradizione gastronomica della sua terra con uno sguardo contemporaneo. Da oggi Ruggeri firmerà una rubrica dedicata alla cucina, alle tecniche professionali e ai prodotti del territorio, portando ai lettori un racconto autentico del patrimonio culinario italiano. Originario di Campobasso e oggi attivo a Termoli, Ruggeri rappresenta una delle figure più dinamiche della nuova generazione di cuochi impegnati nella promozione della cucina regionale. La sua carriera inizia molto presto: a soli 14 anni frequenta l’Istituto Alberghiero di Roccaraso, affiancando agli studi le prime esperienze professionali in hotel e ristoranti. Negli anni la formazione si arricchisce con percorsi di alto livello: dall’Accademia Italiana di Cucina Molecolare di Milano all’Università dei Sapori di Perugia, fino al master professionale del Gambero Rosso a Roma. Tra le esperienze formative più significative anche gli aggiornamenti presso la scuola dello chef Niko Romito, uno dei protagonisti dell’alta cucina italiana contemporanea. Oggi Ruggeri è chef e proprietario del ristorante Mari e Monti, locale che negli anni è diventato un punto di riferimento gastronomico sulla costa molisana, grazie a una proposta che coniuga identità territoriale e ricerca tecnica. Il suo percorso professionale è segnato anche da importanti risultati nelle competizioni culinarie. Nel 2024 ha conquistato il primo posto ai Campionati Italiani della Cucina, competizione organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi, nella categoria “piatto caldo senior”, presentando una creazione ispirata alla tradizione molisana reinterpretata in chiave moderna. L’anno successivo ha contribuito alla vittoria dell’Italia alle Olimpiadi della cucina insieme alla Associazione Italiana Cuochi, portando ancora una volta i sapori del Molise sulla scena internazionale. La sua attività non si limita alla cucina del ristorante. Ruggeri è infatti impegnato nella promozione della gastronomia italiana attraverso eventi, consulenze e collaborazioni internazionali che lo hanno portato a lavorare e presentare la cucina molisana in diversi Paesi europei e africani. Parallelamente ha partecipato a numerosi programmi televisivi dedicati alla cucina, tra cui Cuochi d’Italia condotto da Alessandro Borghese, La prova del cuoco con Antonella Clerici e Cuochi e dintorni di Francesca Barberini. Più recentemente ha preso parte anche al format televisivo Il Miglior Chef Italia su Julius Plus. Oggi Ruggeri ricopre inoltre il ruolo di presidente nazionale della World Team Cuochi Italia, nuova associazione nata con l’obiettivo di valorizzare il talento dei professionisti della cucina italiana e promuovere la cultura gastronomica nel mondo. Con la sua nuova rubrica su La Gazzetta del Food, lo chef porterà ai lettori ricette, tecniche professionali, storie di territorio e approfondimenti sui prodotti italiani, offrendo uno sguardo diretto sulla cucina contemporanea che nasce dall’incontro tra tradizione e innovazione. Un viaggio gastronomico che parte dal Molise ma guarda lontano, con l’ambizione di raccontare — piatto dopo piatto — l’identità autentica della cucina italiana..
Autore: Gianni Difilippo 11 marzo 2026
Dal 12 al 15 marzo 2026, il cuore della città si trasformerà in un vero e proprio paradiso per chi vuole scoprire le ultime tendenze del cioccolato artigianale e gustare prelibatezze uniche. L’evento, giunto alla sua nuova edizione, propone un percorso sensoriale tra degustazioni guidate, laboratori per adulti e bambini e incontri con maestri cioccolatieri provenienti da tutta Italia. Non mancheranno momenti di approfondimento sulle tecniche di lavorazione, sulle materie prime di qualità e sulle innovazioni che stanno ridefinendo il mondo del cioccolato. Oltre al piacere del gusto, Ciokoflò offre uno sguardo sull’arte e la creatività legata al cioccolato: sculture commestibili, installazioni artistiche e performance dal vivo trasformeranno il festival in un’esperienza immersiva per tutta la famiglia. Per gli appassionati della cucina, il festival rappresenta anche un’occasione unica per scoprire nuovi prodotti gourmet e incontrare produttori locali, valorizzando la filiera corta e le eccellenze italiane. L’ingresso è libero, con alcune attività a numero chiuso e prenotazione consigliata, e sarà possibile acquistare direttamente le creazioni dei maestri cioccolatieri, portando a casa un pezzo di dolcezza fiorentina. Con Ciokoflò, Firenze conferma il suo ruolo di capitale non solo dell’arte e della cultura, ma anche del gusto, celebrando il cioccolato in tutte le sue forme: dal classico fondente alle sperimentazioni più audaci.
Autore: Gemma Caruso 11 marzo 2026
Non è una semplice zuppa: è l’anima di Napoli servita in un piatto. La scarola con i fagioli nasce dalla cucina di necessità campana, dove la terra offriva il minimo indispensabile ma il gusto non conosceva confini. Nei vicoli e nelle campagne, contadini e venditori ambulanti trasformavano pochi centesimi in un pasto completo, caldo e rinvigorente. Un simbolo di come l’umiltà possa diventare eccellenza. Il segreto della pignata La magia avviene nella pignata, il vaso di terracotta che distribuisce il calore dolcemente e fonde sapori e profumi. Ma il vero tocco personale lo dà l’autrice: alla fine della cottura, un mix di formaggi stagionati e un pizzico di peperoncino fresco esalta i legumi e la scarola, restituendo profondità e carattere al piatto, un richiamo ai banchetti di un tempo. Nutrizione e bontà Non lasciatevi ingannare dalla semplicità: la scarola è una miniera di vitamine K e A e di potassio, i fagioli offrono proteine e fibre, e l’olio extra vergine lega tutto in un filo d’oro. Ingredienti freschi e di qualità sono la vera ricchezza di questa ricetta povera ma nobile. La scarpetta, rito napoletano Non c’è conclusione senza scarpetta. Pane croccante, olio extravergine e quella crema densa sul fondo del piatto diventano un gesto identitario, un piccolo atto di resistenza culturale che trasforma un pasto in storia. Piatto unico e avvolgente, perfetto per le domeniche invernali, la scarola con i fagioli è più di una ricetta: è un pezzo di Napoli da assaporare, un ponte tra passato e presente, tra necessità e piacere.
Autore: Chef Angelo Berardi 11 marzo 2026
Questo dessert è un viaggio: dalle radici pugliesi alla vetta dei sogni professionali, dalle curve della vita agli ostacoli superati, tutto racchiuso in una forma cilindrica sinuosa, realizzata su misura da un artigiano. Ogni curva dello stampo è una metafora del percorso che ognuno di noi affronta per raggiungere i propri obiettivi. La struttura del dolce gioca su contrasti di consistenze e sapori: il biscuit all’olio d’oliva e mandorle profuma di Mediterraneo, la mousse al cioccolato bianco e vaniglia avvolge un cuore di pralinato alle mandorle, mentre il sorbetto alle more dona freschezza e acidità, bilanciando la dolcezza. Il Biscuit all’olio d’oliva e mandorle Ingredienti 450 g olio d’oliva 320 g zucchero semolato 3 uova medie 600 g farina di riso 200 g farina di mandorle 5 g sale Raschiatura di 1 limone biologico Procedimento In planetaria, lavorare olio, sale e zucchero fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungere le uova una alla volta, continuando a emulsionare. Incorporare delicatamente farine e scorza di limone con una spatola. Versare in teglia con carta forno e cuocere a 160°C per 20 minuti circa. Consiglio dello chef: Per un profumo più intenso, utilizzare olio extravergine fruttato leggero e mandorle appena tostate. La Mousse al cioccolato bianco e vaniglia Ingredienti 270 g cioccolato bianco 150 g panna 1 bacca di vaniglia 12 g gelatina in fogli 170 g albumi pastorizzati 110 g zucchero semolato 550 g panna montata Procedimento Portare la panna e la vaniglia a 80°C, versarla sul cioccolato bianco. Aggiungere la gelatina reidratata e mescolare fino a ottenere una crema liscia. Montare albumi e zucchero a meringa morbida, incorporare alla crema. Unire delicatamente la panna montata. Nota tecnica: La temperatura della panna è cruciale per non cristallizzare il cioccolato e ottenere una mousse setosa. Il Pralinato di mandorle Ingredienti 250 g zucchero semolato 60 g acqua 500 g mandorle tostate Procedimento Cuocere zucchero e acqua fino a 121°C. Aggiungere le mandorle, mescolare fino a caramellizzazione completa. Far raffreddare e frullare fino a ottenere una pasta liscia. Suggerimento: Frullare con attenzione per evitare che il calore residuo renda la pasta troppo liquida. Sorbetto alle more Ingredienti 100 g acqua 100 g zucchero semolato 50 g glucosio 3 g stabilizzante neutro 400 g more Procedimento Preparare sciroppo con acqua, zucchero, glucosio e stabilizzante. Aggiungere le more frullate e pacossare con Pacojet all’occorrenza. Idea dello chef: Servire il sorbetto come quenelle accanto al dolce per un contrasto cromatico e di temperatura. Assemblaggio finale Nello stampo scelto, porre uno strato di biscuit all’olio d’oliva e mandorle. Colare mousse al cioccolato bianco e vaniglia, inserire il pralinato di mandorle al centro. Chiudere con altra mousse, congelare a -18°C. Sformare, vellutare con spray al cioccolato bianco e servire con sorbetto alle more. Ogni fetta è un racconto di radici, crescita e sogni: un dessert che unisce tecnica e poesia, tradizione mediterranea e pasticceria contemporanea.
Altri post