Premio Roma 2024: l’eccellenza enologica del Lazio e d’Italia celebra la tradizione e l’innovazione
La redazione • 30 novembre 2024
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Roma, 29 novembre – Nella prestigiosa cornice della Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, presso la Camera di Commercio di Roma, si è svolta la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Premio Roma per i migliori vini. L’evento, che ha visto la partecipazione di 68 aziende e oltre 200 etichette, si conferma un appuntamento di riferimento per la valorizzazione dell’eccellenza vitivinicola della regione Lazio e, per la prima volta, anche del panorama nazionale.
Le etichette in gara sono state suddivise in diverse categorie: vini bianchi e rossi tranquilli Dop, Docg e Doc; vini bianchi e rossi Lazio Igp e Igt; vini spumanti e frizzanti; e vini liquorosi, passiti e muffati. Ogni campione è stato attentamente valutato da sei degustatori professionisti, che hanno selezionato i prodotti capaci di distinguersi per pregio, storicità e innovazione.
Tra i capisaldi della produzione regionale, la Camera di Commercio di Roma ha evidenziato vini simbolo come il Frascati Superiore Docg, il Cesanese del Piglio Docg, il Roma Doc, il Cesanese di Olevano Romano Dop, il Tuscia Dop, l’Atina Dop, il Cori Dop e il Moscato di Terracina Dop.
Un’importante novità di questa edizione è stata l’apertura del premio a livello nazionale, con una nuova sezione dedicata ai vini bianchi e rossi tranquilli prodotti esclusivamente da vitigni autoctoni. Tra le aziende partecipanti, sette provenivano da Roma città, 29 dalla Città metropolitana di Roma Capitale, 15 da Frosinone, 12 da Latina, 3 da Viterbo e due da altre regioni italiane, la Calabria e la Valle d’Aosta.
Il Premio, promosso dalla Camera di Commercio di Roma e organizzato da Agro Camera, in sinergia con l’Azienda Speciale Sviluppo e Territorio e il sistema camerale regionale, ha l’obiettivo di sostenere il settore vitivinicolo, valorizzandone l’unicità e favorendo il riconoscimento internazionale.
L’evento rappresenta non solo un omaggio alla tradizione enologica del Lazio, ma anche un trampolino di lancio per le aziende che, attraverso l’innovazione, riescono a coniugare sostenibilità e qualità, contribuendo a promuovere il Made in Italy sui mercati globali.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.





