"Le migliori trattorie d'Italia: due locali napoletani conquistano la top 10 secondo 50 Top Italy 2025"
La Redazione • 14 novembre 2024
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La guida 50 Top Italy 2025 ha svelato la classifica delle migliori trattorie d’Italia, celebrando l’eccellenza della tradizione gastronomica regionale. Nella prestigiosa top 10 spiccano due locali di Napoli, riconosciuti per la loro capacità di mantenere viva la cultura culinaria partenopea con passione e qualità.
La presenza di ben due trattorie napoletane nella parte alta della graduatoria conferma il ruolo centrale della città nel panorama gastronomico italiano. Napoli, con la sua tradizione culinaria unica, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca autenticità e sapori genuini.
La guida premia l’autenticità, la qualità delle materie prime e l’atmosfera familiare che contraddistinguono queste realtà, elementi fondamentali per rendere unica l’esperienza della cucina italiana.
Per i napoletani, il risultato è motivo di orgoglio e ulteriore testimonianza dell’importanza della cucina locale come ambasciatrice della cultura italiana nel mondo.
La classifica completa
Questa la classifica completa di "Trattorie e Bistrò Moderni 2025 – Guida ai Migliori Ristoranti Italiani 2025" di 50 Top Italy
1 Antica Osteria del Mirasole – San Giovanni in Persiceto (BO), Emilia-Romagna
2 Abraxas Osteria – Pozzuoli (NA), Campania
3 Trattoria Da Burde – Firenze, Toscana
4 Roscioli Salumeria con Cucina – Roma, Lazio
5 Sora Maria e Arcangelo – Olevano Romano (RM), Lazio
6 La Brinca – Ne (GE), Liguria
7 Ristorante Al Cambio – Bologna, Emilia-Romagna
8 Mimì alla Ferrovia – Napoli, Campania
9 Mammaròssa – Avezzano (AQ), Abruzzo
10 Casa Torrente – Al Convento – Cetara (SA), Campania
11 Vecchia Marina – Roseto degli Abruzzi (TE), Abruzzo
12 Lo Stuzzichino – Massa Lubrense (NA), Campania
13 NU’ Trattoria Italiana 1960 – Acuto (FR), Lazio
14 Arcangelo Vino e Cucina – Roma, Lazio
15 Locanda Mammì – Agnone (IS), Molise
16 Trippa – Milano, Lombardia
17 Ristorante Consorzio – Torino, Piemonte
18 Trecca – Roma, Lazio
19 SantoPalato – Roma, Lazio
20 Gerani Ristorante – Sant’Antonio Abate (NA), Campania
21 Osteria Botteghe Antiche – Putignano (BA), Puglia
22 Osteria Ophis – Offida (AP), Marche
23 I Banchi – Ragusa, Sicilia
24 Antica Trattoria Ballotta – Torreglia (PD), Veneto
25 Corona Trattoria – Palermo, Sicilia
26 Osteria della Villetta – Palazzolo sull’Oglio (BS), Lombardia
27 Ai Due Platani – Coloreto (PR), Emilia-Romagna
28 Ristorante Cacciatori – Cartosio (AL), Piemonte
29 Evviva Maria – Conversano (BA), Puglia
30 Officina della Bistecca – Panzano in Chianti (FI), Toscana
31 Cibus – Ceglie Messapica (BR), Puglia
32 Il Capanno – Spoleto (PG), Umbria
33 Trattoria Sarda Armidda – Abbasanta (OR), Sardegna
34 Taverna Kerkira – Bagnara Calabra (RC), Calabria
35 All’Osteria Bottega – Bologna, Emilia-Romagna
36 Taverna Centomani – Potenza, Basilicata
37 Osteria del Vicolo – Mormanno (CS), Calabria
38 La Sangiovesa – Santarcangelo di Romagna (RN), Emilia-Romagna
39 Armando al Pantheon – Roma, Lazio
40 L’Agave Framura – Framura (SP), Liguria
41 Osteria La Torre – Cherasco (CN), Piemonte
42 Al Resù – Lozio (BS), Lombardia
43 Boivin – Levico Terme (TN), Trentino-Alto Adige
44 Fattoria Borrello – Raccuja (ME), Sicilia
45 Osteria Ca’ Dei Giosi – Covelo di Vallelaghi (TN), Trentino-Alto Adige
46 Bianca Trattoria – Roma, Lazio
47 Trattoria La Grotta Da Concetta – Campobasso, Molise
48 Antica Trattoria del Gallo – Gaggiano (MI), Lombardia
49 Antichi Sapori – Montegrosso di Andria (BT), Puglia
50 Scannabue – Torino, Piemonte.
© NapoliToday

La redazione Ci sono piatti che raccontano un territorio e altri che, prima ancora, raccontano una famiglia. U’ Callaridd appartiene a entrambe le categorie. A Gravina in Puglia, nel cuore della Murgia, questa preparazione affonda le sue radici nella cucina contadina, nella transumanza e nell’antica consuetudine di cuocere lentamente, nel tegame di terracotta e nel forno a legna, ciò che la terra e gli allevamenti offrivano. Ma per lo chef Michele Picciallo U’ Callaridd è soprattutto memoria. È il ricordo della madre Rosaria, del profumo che usciva dalla cucina e arrivava nelle strade del paese, annunciando che in quella casa si stava preparando qualcosa di speciale. Non è dunque soltanto una ricetta della tradizione pugliese. È un piatto identitario, capace di custodire il paesaggio della Murgia, i suoi profumi e una memoria familiare che il tempo non ha cancellato.

Tradizione e creatività si incontrano nel piatto firmato dallo chef Rocco Gerundino, che reinterpreta la lasagna attraverso una sfoglia fritta, un ragù di salsiccia calabrese, la fonduta di Caciocavallo Silano e il tuorlo d’uovo. Dalla redazione La cucina italiana è anche capacità di guardare alla tradizione con occhi nuovi, senza perdere il legame con le materie prime e con i sapori della memoria. È questo il percorso scelto dallo chef Rocco Gerundino , che propone una rilettura della lasagna in una versione scomposta e contemporanea. Al centro del piatto c’è una sfoglia fresca realizzata con semola e uova, prima sbollentata e poi fritta, trasformata in una componente croccante che dialoga con la morbidezza del ragù di salsiccia e della fonduta di Caciocavallo Silano. A completare la preparazione, il tuorlo d’uovo, elemento cremoso e intenso, che lega le diverse consistenze e accompagna il piatto verso un equilibrio tra croccantezza, sapidità e cremosità. Una ricetta che valorizza ingredienti fortemente legati alla cucina del Sud e li porta in una presentazione moderna, senza tradire la loro identità.

Benvenuto autunno: il gusto delle castagne nella mia cucina di Gregori Nalon – Cooking Strategist L’autunno, per me, è una stagione che porta in cucina qualcosa di speciale. È il momento in cui la natura cambia volto, le temperature si fanno più miti e i profumi diventano più intensi, avvolgenti, quasi familiari. È anche la stagione delle castagne , un ingrediente che amo particolarmente per la sua capacità di raccontare il territorio e la tradizione attraverso un gusto autentico, delicatamente dolce e riconoscibile. Quando penso all’autunno penso proprio a quei profumi che escono dal forno e riempiono la cucina: la castagna, il cioccolato, la vaniglia, gli aromi agrumati. Sapori semplici, ma capaci di creare emozioni. Per questo ho scelto di proporre una torta soffice con farina di castagne e gocce di cioccolato . Una preparazione pensata per la colazione, per una merenda in famiglia o semplicemente per concedersi una pausa dolce durante una giornata autunnale.

La siccità presenta il conto anche nei castagneti pugliesi e quest’anno, nelle aree vocate del Gargano, la raccolta delle castagne è praticamente azzerata, con un crollo superiore al 90% rispetto alle annate ordinarie, quando a pesare è soprattutto la prolungata carenza idrica, che ha compromesso lo sviluppo vegetativo delle piante e la formazione dei ricci, ai quali si aggiungono gli effetti ormai strutturali del cinipide galligeno del castagno. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti Puglia, che fotografa una delle peggiori annate mai registrate per il comparto. Nei castagneti pugliesi quest’anno il problema è evidente già guardando gli alberi, con i ricci che sono rimasti piccoli e incapaci di portare a maturazione il frutto, a causa delle alte temperature e la scarsità di acqua che hanno sottoposto le piante a uno stress forte e prolungato, aggravando la situazione di castagneti già indeboliti dalle fitopatie. Il risultato è che, dove negli anni scorsi si potevano raccogliere quantitativi significativi, oggi si contano appena pochi chili, quando va bene. A completare il quadro c’è il cinipide galligeno, il Dryocosmus kuriphilus, insetto originario della Cina che attacca il castagno provocando la formazione di galle sui germogli e compromettendo lo sviluppo della pianta – spiega Coldiretti Puglia - alla pressione dell’insetto si sommano altre patologie che possono determinare il disseccamento delle foglie e la caduta precoce dei ricci, aggravando ulteriormente una situazione già resa critica dall’emergenza climatica. È una situazione che colpisce soprattutto le aree storicamente vocate alla castanicoltura, dal Gargano alla Murgia e fino ad alcune zone del Salento, dove il castagno rappresenta non solo una coltura agricola ma anche un elemento caratterizzante del paesaggio, della biodiversità e dell’economia delle aree interne - aggiunge Coldiretti Puglia - nei territori di Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano, così come nelle altre aree castanicole pugliesi, la produzione è oggi ridotta ai minimi termini. La combinazione tra siccità e fitopatie dimostra quanto sia diventato fragile un patrimonio agricolo che per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità rurali. Il castagno, il cosiddetto “albero del pane”, è infatti una delle colture che più raccontano la storia delle aree interne italiane, ma il progressivo abbandono dei castagneti, lo spopolamento dei territori montani e oggi gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio la continuità produttiva. E’ necessario rafforzare il monitoraggio fitosanitario e gli interventi di prevenzione e sostegno nelle aree maggiormente colpite, perché una perdita produttiva di questa portata – dice Coldiretti Puglia - non riguarda soltanto il raccolto di una stagione, ma la possibilità stessa di mantenere in vita una filiera agricola legata a territori marginali e a un patrimonio boschivo di grande valore. Il crollo della produzione pugliese rischia inoltre di aumentare la dipendenza dalle importazioni proprio nel momento in cui cresce la domanda di castagne sulle tavole italiane – insiste Coldiretti Puglia – con il rischio che l’assenza di prodotto nazionale lasci spazio a castagne provenienti dall’estero, rendendo ancora più importante garantire controlli efficaci sull’origine e sulla tracciabilità, per evitare che prodotti stranieri vengano presentati come italiani e che a pagare il conto siano ancora una volta gli agricoltori. Per Coldiretti Puglia è quindi necessario tutelare la produzione nazionale e valorizzare il prodotto locale, sostenendo le imprese nelle aree vocate e rafforzando gli strumenti per affrontare fitopatie ed eventi climatici estremi. La castanicoltura pugliese ha bisogno di interventi che guardino oltre l’emergenza della singola annata, perché senza una strategia di adattamento climatico e di tutela fitosanitaria il rischio è di perdere progressivamente un patrimonio agricolo e ambientale che appartiene alla storia dei territori.

SKOPJE – La pizza italiana torna a essere protagonista oltre i confini nazionali e lo fa nel cuore dei Balcani. Si è concluso a Skopje , in Macedonia del Nord, il Pizza Championship Macedonia 2026 , appuntamento internazionale che il 3 e 4 ottobre ha portato nella capitale macedone professionisti, maestri pizzaioli, giudici e appassionati provenienti da oltre 20 Paesi.

Per il mese di ottobre Valentina Sarti porta in tavola un primo piatto che racconta territorio, memoria e tradizione: le caserecce alla Norcina, una ricetta ricca e avvolgente che profuma d’Umbria. Dalla redazione L’Umbria entra in cucina attraverso i suoi sapori più autentici e riconoscibili. È da questo legame con il territorio che nasce la proposta di ottobre di Valentina Sarti , che sceglie di raccontare una regione a lei cara attraverso un piatto simbolo della sua tradizione gastronomica. La protagonista è la pasta alla Norcina, qui proposta con le caserecce e impreziosita da salsiccia di Norcia, ricotta di pecora, pecorino e tartufo nero. Un piatto ricco e avvolgente, costruito sull’incontro tra ingredienti dal carattere deciso e una componente cremosa capace di armonizzarne i sapori.


