Chef Gregori Nalon:"Perché molti ristoranti rifiutano di partecipare a '4 Ristoranti': una riflessione sul format televisivo e il rispetto per la ristorazione"
Chef Gregori Nalon • 15 novembre 2024
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Il format di Alessandro Borghese - 4 Ristoranti
riscuote grande successo tra il pubblico televisivo, ma sta incontrando difficoltà nel coinvolgere ristoratori, come sembra accadere a Treviso, dove nessun locale pare voler partecipare. Se ufficialmente il problema sembra essere il tempo richiesto per le riprese (una giornata intera per il proprio ristorante e altre tre per visitare e giudicare gli altri), la realtà potrebbe nascondere ragioni più profonde.
Come consulente della ristorazione attivo in tutta Italia, mi è capitato spesso di sconsigliare ai ristoratori di prendere parte alla trasmissione. Non sempre, infatti, la selezione dei partecipanti rappresenta il meglio del panorama gastronomico locale. Talvolta, per chiudere le registrazioni, vengono coinvolti locali di qualità discutibile.
Il programma funziona per il pubblico, ma pone rischi per i ristoratori.
Solo uno vince, beneficiando spesso di un notevole incremento di clienti, mentre gli altri partecipanti subiscono un contraccolpo negativo, con critiche che mettono in luce errori marginali o situazioni che possono essere mal interpretate. Ad esempio, un errore di cottura o un appunto sulla pulizia diventano pretesti per giudizi che possono danneggiare la reputazione di un ristorante.
Un altro problema è l'approccio competitivo che punta più a fare spettacolo che a valorizzare la ristorazione.
Perché non creare un format che metta in luce le potenzialità di ogni locale, rispettandone il lavoro quotidiano? Chi lavora in cucina sa quanto siano impegnative giornate che iniziano all'alba e finiscono a tarda sera.
Questa riflessione vale anche per programmi come Cucine da Incubo,
dove la spettacolarizzazione dei problemi di un locale può generare effetti irreversibili, portando in alcuni casi alla chiusura. La ristorazione italiana ha bisogno di sostegno concreto, di format che informino e aiutino, non che puntino solo al sensazionalismo.
Serve una ventata di freschezza, con volti nuovi e genuini in televisione, che riportino al centro il rispetto per il lavoro duro, la passione e la vera arte culinaria.
Foto web
Borghese

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.





