La mia Pappardella al nero ripiena
Cristina Pavlyuk • 23 novembre 2025
TRADUCI NELLA TUA LINGUA
Oggi è un giorno speciale, un giorno che pesa nel cuore e profuma di futuro: sono esattamente venticinque anni da quando sono arrivata in Italia. Venticinque anni di vita nuova, di radici che si intrecciano alla terra che mi ha accolta, di sapori che hanno trovato casa nelle mie mani e nel mio cuore.
E proprio oggi, come un segno che chiude un cerchio, il mio piatto approda sulla Gazzetta.
Da ragazzina avevo due sogni semplici e immensi: ascoltare dal vivo un concerto di Ennio Morricone e fare in modo che la mia passione per la cucina potesse diventare esperienza, emozione, nutrimento per gli altri. Oggi quei sogni sono realtà.
E allora lo dico con sincerità: credete, sognate, amate. La vita è unica e sorprendente.
La mia pappardella ripiena: il coraggio di un formato difficile, la generosità di un abbraccio
La ricetta che presento oggi è una delle più intime e rappresentative della mia cucina: la pappardella ripiena al nero di seppia, un formato complesso da domare ma capace di regalare una ricchezza che ripaga ogni cura.
La sfoglia
La base è una sfoglia sottile e setosa al nero di seppia, elegante, profonda, quasi scenografica. È il mio modo di unire il mare alle radici della pasta fresca, un dialogo che non smette mai di emozionarmi.
Il ripieno
Il cuore del piatto nasce da una ricotta freschissima, appena presa al caseificio e lasciata sgocciolare fino a diventare cremosa e compatta.
La unisco a code di mazzancolle pulite con precisione, private del budello e tritate a coltello per mantenere quella piacevole matericità.
Le salto rapidamente in padella con un olio d’oliva di alta qualità, un soffio leggero di scalogno e una sfumatura di un infuso alcolico di finocchietto selvatico e nepeta.
Il tutto si chiude con una grattugiata appena accennata di limetta, un raggio di luce che attraversa il ripieno.
La base: una crema che avvolge
La pappardella cotta riposa su una crema di piselli morbida, vellutata, dal colore che richiama la primavera. È il contrasto che ammorbidisce, che accoglie, che lega.
Il tocco finale
Completo il piatto con code di mazzancolle saltate al burro, foglie fresche di nepeta del mio orto, una pioggia misurata di semi di papavero e fiori di iperico e nepeta.
È un finale poetico, quasi botanico, che racconta il mio modo di cucinare: naturale, sensoriale, vivo.
La mia cucina è un ponte
Ogni piatto che creo è un ponte tra ciò che sono e ciò che sogno.
In questa pappardella c’è il mare che mi ha formato, la terra che mi ha accolta, le mani che hanno imparato e quelle che non smettono mai di cercare.
La mia mente e la mia creatività non hanno confini. Ringrazio Dio per questo dono che mi accompagna ogni giorno.
Oggi festeggio venticinque anni in Italia con un piatto che è molto più di una ricetta: è il mio percorso, la mia gratitudine, la mia voce.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.






