Fashion and Food: emozioni da indossare ed emozioni da assaporare
Sabrina Altamura • 22 settembre 2025
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Moda e cibo sono da sempre due mondi affascinanti, profondamente connessi, che raccontano storie di cultura, stile, creatività ed emozione.

Entrambi influenzano il nostro modo di vivere, di esprimerci e, sempre più spesso, di prenderci cura del pianeta.
Già Luigi XIV, detto Re Sole, comprese l'importanza di questo connubio. Alla sua corte, l’opulenza non si manifestava solo negli abiti sontuosi, ricchi di merletti, diamanti e accessori teatrali, ma anche nei banchetti regali: vere e proprie opere d’arte culinarie, abbondanti, raffinate e scenografiche. Non a caso, fu proprio lui a portare per primo la cioccolata in Europa, considerandola un lusso riservato all’élite.
Negli anni ’30, il legame tra moda, arte e cibo si rafforza ulteriormente. Un esempio emblematico è la collaborazione tra Schiaparelli e Salvador Dalí, da cui nacque il celebre "abito aragosta": un vestito elegante, surrealista, decorato con un’aragosta dipinta, simbolo di un’epoca audace e sperimentale.
Da allora, molti stilisti hanno continuato a giocare con il tema del cibo nelle loro collezioni. Basti pensare a Moschino, Dolce & Gabbana o Dior, che spesso portano in passerella riferimenti gastronomici, trasformando frutta, verdura e piatti iconici in elementi decorativi. In una delle sfilate di Dolce & Gabbana, ad esempio, spiccavano abiti ispirati agli spaghetti, agli agrumi siciliani e ad altri simboli culinari del Mediterraneo.
Ma tra le connessioni più interessanti tra fashion e food c’è quella legata alla sostenibilità. Diverse aziende italiane, negli ultimi anni, hanno dato vita a progetti innovativi che trasformano gli scarti alimentari in materiali per l’abbigliamento e il design. Un esempio di ciò arriva dalla Sicilia, dove dagli scarti delle arance si ricava un tessuto ecosostenibile. Allo stesso modo, dalle vinacce dell’uva si ottiene una "pelle" vegetale, così come dai funghi o dal mais nascono alternative naturali alla pelle animale.
Come risultato abbiamo sneaker bio 100% italiane, accessori fashion e persino biancheria intima realizzati con materiali derivati da mele, cocco, ananas, fondi di caffè e persino bucce di banana. Fibre nuove, innovative, biodegradabili, che non solo riducono gli sprechi alimentari, ma promuovono un’economia circolare sempre più necessaria.
In conclusione, moda e cibo possono diventare alleati potenti nella sfida per un futuro più sostenibile. Scegliere capi e alimenti con consapevolezza, prestando attenzione alla provenienza, ai materiali e ai processi produttivi, significa compiere un gesto d’amore verso sé stessi e verso il pianeta.
Perché, in fondo, non siamo solo ciò che mangiamo: siamo anche ciò che indossiamo.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.





