Fagottini alla rapa rossa con gorgonzola, crema di asparagi selvatici e fiori di rosmarino
Cristina Pavlyuk • 29 dicembre 2025
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Colore, stagionalità e rispetto della materia prima: sono questi gli elementi che definiscono un piatto capace di raccontare una cucina essenziale ma profondamente contemporanea. I fagottini alla rapa rossa con gorgonzola, crema di asparagi selvatici e fiori di rosmarino nascono da un’idea semplice, quasi “povera”, ma trovano forza e identità in una scelta tecnica precisa e consapevole.
Il colore intenso dell’impasto non è affidato a scorciatoie o polveri, ma esclusivamente alla rapa rossa, cotta lentamente nel forno a legna. Una lavorazione che concentra sapori e pigmenti naturali, valorizzata da un dettaglio tutt’altro che secondario: la selezione di rape rosse di piccole dimensioni. Più dolci, meno fibrose e cromaticamente più vive, sono la chiave per ottenere una sfoglia brillante e setosa, capace di stupire già al primo sguardo.
Il ripieno di gorgonzola introduce una nota cremosa e decisa, bilanciata dalla delicatezza del burro fuso utilizzato come condimento. La base di crema di asparagi selvatici aggiunge profondità vegetale e richiama il territorio, mentre le scaglie di Parmigiano Reggiano completano il piatto con una sapidità elegante e persistente.
A chiudere, un dettaglio floreale: i fiori di rosmarino, scelti non solo per l’aroma delicato ma anche per il loro tenue colore azzurro, che dialoga con le tonalità rosse e verdi del piatto, trasformando la composizione in un piccolo quadro gastronomico.
Completamente vegetariano, questo piatto si presta perfettamente alla tavola della vigilia o a qualsiasi occasione in cui si desideri una proposta senza carne, ma ricca di carattere. È la dimostrazione che, con un tocco di fantasia e una profonda attenzione agli ingredienti, anche la cucina più semplice può evolvere in un’esperienza gastronomica raffinata.
Buone feste e buon appetito.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.





