Massari reinterpreta il Cremino di San Valentino: pistacchio e lampone in edizione limitata
La Redazione • 30 gennaio 2026
Per San Valentino, il maestro Massari sceglie di raccontare l’amore attraverso una nuova creazione di alta pasticceria: il Cremino di San Valentino, ripensato in una veste inedita e raffinata, ora disponibile in edizione limitata.

Il cuore della ricetta è un intenso pralinato al pistacchio, morbido e avvolgente, racchiuso in una nuova copertura di cioccolato al lampone. Un incontro di sapori studiato per sorprendere: la dolcezza rotonda del pistacchio dialoga con le note fresche e leggermente acidule del lampone, dando vita a un equilibrio elegante e contemporaneo.
La rivisitazione mantiene l’identità del cremino tradizionale, ma ne amplia il linguaggio, trasformandolo in un piccolo gesto d’amore dal gusto sofisticato. Anche l’estetica segue questa filosofia: essenziale, moderna e pensata per celebrare un’occasione speciale.
Il Cremino di San Valentino Massari è disponibile ora sullo shop ufficiale ed è pensato per chi desidera regalare — o regalarsi — un’esperienza di gusto che va oltre il cioccolatino, diventando un simbolo da condividere.
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In un tempo in cui molti cuochi inseguono le grandi piazze gastronomiche, Loredana Cornacchione ha scelto la strada opposta: restare. Nata e residente in Molise e professionalmente attiva tra Termoli e il suo territorio, la chef ha deciso di costruire qui il proprio percorso, trasformando quella che per molti sarebbe stata una rinuncia in una dichiarazione d’identità. La sua cucina nasce infatti da un legame profondo con la terra e con i prodotti che la rappresentano. Non è solo una questione di ingredienti, ma di memoria. I sapori della tradizione familiare, i profumi delle cucine di casa, il rispetto per la stagionalità e per la materia prima sono il punto di partenza di un racconto gastronomico che affonda le radici nella cultura contadina del territorio. Ma la cucina di Cornacchione non si limita alla conservazione del passato. La sua visione parte da una convinzione precisa: la tradizione è spesso il risultato di innovazioni che hanno saputo resistere al tempo. Da qui nasce un lavoro di rilettura che alleggerisce i piatti, ne definisce meglio i sapori e introduce tecniche contemporanee senza snaturarne l’identità. Il risultato è una cucina che resta riconoscibile, ma capace di parlare un linguaggio attuale. Il territorio resta il vero protagonista. Ogni ingrediente diventa una scelta consapevole, un modo per raccontare la biodiversità di una regione ancora autentica e poco omologata. Nei suoi piatti convivono emozione, cultura gastronomica e attenzione al benessere: per la chef cucinare significa prendersi cura delle persone, perché il cibo è prima di tutto amore e condivisione. Con questa visione, Loredana Cornacchione diventa oggi una nuova firma della La Gazzetta del Food, dove inaugurerà una rubrica dedicata al racconto gastronomico del Molise. Un nuovo spazio editoriale che porterà alla luce storie, prodotti e tradizioni di un territorio spesso lontano dai riflettori, ma ricchissimo di identità. Più che custodire la memoria, Cornacchione la accompagna nel tempo: un gesto che trasforma ogni piatto in un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare.

Nel panorama della panificazione artigianale italiana, le storie più autentiche nascono spesso da un ritorno alle origini. È il caso di Angelo Amicucci, Master Baker e Pinsa Maker, che ha trasformato il Panificio Amicucci in un laboratorio di ricerca sul pane contemporaneo. La sua avventura professionale inizia nel 2014, quando rileva il forno fondato nel 1980 dai genitori Giuseppe e Fiorina a Furci, nell’entroterra chietino. Prima di tornare a casa, Amicucci aveva intrapreso una strada diversa: laurea in Architettura e arredamento d’interni e diverse esperienze professionali. Ma il richiamo del pane, del profumo di farina e dei gesti appresi nell’infanzia, si è rivelato irresistibile. Dopo aver assimilato le tecniche tradizionali, Angelo ha avviato un percorso di sperimentazione personale. L’attenzione a farine, idratazioni e lievitazioni naturali ha portato alla nascita del suo lievito madre, cuore della produzione, e a pani fragranti, complessi e digeribili. L’incontro formativo con Gabriele Bonci sui pani agricoli ha ampliato ulteriormente la sua visione: lievitazioni lente, impasti ad alta idratazione e profili aromatici ricercati diventano marchio di fabbrica. Dal 2018 Amicucci firma anche il panettone artigianale, frutto di una costante sperimentazione tra gusto, consistenza e aromi. Non solo pane: la scoperta della pinsa romana lo porta a creare due nuove realtà nel 2018, PaneePinsa a San Salvo Marina e Amicucci Pinsa e Arrosticini a Vasto, espressione della sua capacità di unire tradizione e innovazione. Oggi il Panificio Amicucci è un piccolo laboratorio dove qualità, passione e radici profonde convivono con ricerca e creatività. Ed è da qui che inizia il viaggio di Angelo nella Gazzetta del Food, pronto a raccontare il pane non solo come alimento, ma come cultura, tecnica e identità.

Nella suggestiva Sala degli Specchi del celebre Gran Caffè Gambrinus si è svolto un importante appuntamento dedicato alla cultura enogastronomica campana promosso dall’Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi (A.M.I.R.A.) sezione di Napoli. La serata, dal titolo “I Vini del Re e l’Arte del Flambè”, ha rappresentato un momento di incontro tra professionisti della ristorazione, produttori e appassionati di vino, con l’obiettivo di valorizzare vitigni autoctoni campani e riscoprire tradizioni storiche del servizio di sala. A guidare l’organizzazione e la presentazione dell’evento è stato il giornalista e sommelier Pasquale Brillante, maestro dei vini della sezione napoletana dell’associazione. Grazie al suo lavoro di coordinamento, il pubblico ha potuto conoscere e degustare alcune eccellenze della viticoltura regionale, raccontate direttamente dalle produttrici protagoniste della serata: Manuela Piancastelli, fondatrice dell’azienda Terre del Principe; Teresa Mincione; e Maria Pina Fontana di Tenuta Fontana. Le tre imprenditrici hanno presentato vini legati a vitigni storici del territorio campano, come il Pallagrello bianco e rosso e l’Asprinio. Questi vitigni, coltivati soprattutto nell’area dell’alto Casertano, sono legati alla storia borbonica: furono infatti tra i preferiti di Ferdinando IV di Borbone, che li fece coltivare nella celebre “Vigna del Ventaglio” presso la Reggia di Caserta. Da questa tradizione nasce il titolo della serata, richiamando l’antica denominazione di “Vini del Re” attribuita proprio al Pallagrello. Accanto alla degustazione, la serata ha celebrato anche il valore della professionalità in sala, con la consegna di riconoscimenti ad alcuni membri dell’associazione. Il fiduciario della sezione A.M.I.R.A., Dario Duro, ha premiato il maître della struttura Ciro Cucciniello, Massimiliano Rosati insieme alla famiglia Sergio, proprietari del Gran Caffè Gambrinus, e le tre produttrici di vino protagoniste della degustazione. Il Gran Caffè Gambrinus, oltre ad essere uno dei locali storici più noti d’Italia, vanta anche l’inserimento nell’albo dei Locali del Cravattino d’Oro dell’AMIRA, un riconoscimento che sottolinea la sua tradizione, eleganza e legame con la cultura del servizio di sala. La seconda parte dell’incontro è stata affidata alla penna eccelsa della gastronomia italiana, il giornalista Giuseppe De Girolamo, che ha presentato con maestria l’Arte del Flambè. Dopo la presentazione dei vini e la degustazione, De Girolamo ha raccontato il significato storico della lampada e della tecnica del flambè, illustrando con passione i momenti operativi dei maîtres mentre preparavano le crepes dedicate al locale. Le crepes, frutto della dimostrazione, saranno ora inserite nel menù come “Gambrinus 26”, abbinate all’Asprinio “Olmo” di Tenuta Fontana, simbolo di tradizione e spettacolo in sala. Nonostante alcuni momenti di vivacità tra il pubblico, la serata ha confermato il valore culturale dell’iniziativa e l’interesse per il patrimonio enogastronomico del territorio. Tra storia, degustazioni e spettacolo di sala, l’incontro promosso dall’AMIRA ha offerto un’occasione di confronto e valorizzazione delle eccellenze campane, in una delle location più iconiche della città. Articolo a cura di Maria Giovanna Labruna

È lo “Scudetto ufficiale della Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità”, simbolo che Alessandro Borghese ha scelto di indossare con orgoglio sulla propria casacca, come segno distintivo per chi ogni giorno rappresenta l’eccellenza gastronomica italiana. “Lo scudetto della cucina italiana, ricamato sulla mia casacca. Un simbolo che per me significa appartenenza, tradizione e orgoglio”, ha dichiarato lo chef, sottolineando il valore culturale e identitario della tradizione culinaria del nostro Paese. Il distintivo vuole rappresentare tutti i professionisti della ristorazione – cuochi, ristoratori e personale di sala – che quotidianamente contribuiscono a portare nel mondo una storia fatta di memoria, tecnica e passione. “Per tutti noi che ogni giorno, nelle cucine e nelle sale, portiamo avanti una storia straordinaria fatta di memoria, tecnica e passione”, ha aggiunto Borghese, ricordando il lavoro e la dedizione che stanno dietro ogni piatto della tradizione italiana. L’iniziativa è stata rilanciata anche dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, che lo ha scritto sui suoi canali social, evidenziando il valore simbolico dello scudetto come segno di riconoscimento per chi rappresenta e promuove la cucina italiana nel mondo. Un piccolo simbolo cucito su una divisa, ma dal significato profondo: celebrare e difendere la cucina italiana come patrimonio culturale, fatto di tradizioni regionali, prodotti d’eccellenza e saperi tramandati di generazione in generazione. Fonte: post pubblicato sui social dal ministro Francesco Lollobrigida.

La competizione, ospitata negli spazi della Fiera del Levante, ha riunito alcuni tra i più interessanti interpreti del gelato italiano contemporaneo. Sul podio, accanto alla vincitrice, salgono Marco Bettini, della gelateria La Veneta, al secondo posto, e Maria Antonietta Salamida, della Cremeria Gelateria Un Posto Felice, che conquista la terza posizione. La sfida: il gelato all’olio extravergine d’oliva Tema tecnico dell’edizione 2026 è stato uno degli ingredienti simbolo della dieta mediterranea: l’olio extravergine d’oliva. I partecipanti si sono confrontati nella creazione di un gelato capace di valorizzare questa materia prima complessa, puntando su equilibrio aromatico, struttura e pulizia gustativa. Una prova non scontata, che richiede grande sensibilità nella bilanciatura delle ricette. L’olio extravergine, infatti, se ben dosato, dona rotondità e note vegetali eleganti, contribuendo a una texture particolarmente cremosa. Un palcoscenico nazionale per la gelateria Il concorso rappresenta uno dei momenti più attesi della manifestazione, punto di riferimento nel Sud Italia per i professionisti dei settori food & beverage. Levante PROF riunisce infatti operatori della panificazione, pasticceria, gelateria, pizzeria, ristorazione e hotellerie, trasformando Bari in un hub di confronto tecnico e creativo. I primi dieci classificati del Trofeo PuntoIT entreranno inoltre nella classifica ufficiale valida per la Coppa Italia di Gelateria 2026, rafforzando il valore della competizione come tappa significativa nel panorama della gelateria professionale. Innovazione e identità territoriale A valutare le creazioni una giuria di esperti del settore, tra cui Claudio Pica, vicepresidente vicario Fiepet Confesercenti, e Claudio Bove, presidente Associazione Italiana Gelatieri Puglia. Il messaggio emerso dalla competizione è chiaro: la gelateria artigianale italiana continua a evolversi senza perdere il legame con le materie prime identitarie dei territori. L’olio extravergine d’oliva, protagonista della prova, si conferma così un ingrediente capace di dialogare con il linguaggio contemporaneo del gelato. Un segnale di vitalità per un comparto che, tra tecnica e creatività, resta uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy gastronomico.

La redazione de La Gazzetta del Food accoglie un nuovo protagonista della cucina italiana: lo chef Domenico Ruggeri, cuoco molisano che da anni lavora per valorizzare la tradizione gastronomica della sua terra con uno sguardo contemporaneo. Da oggi Ruggeri firmerà una rubrica dedicata alla cucina, alle tecniche professionali e ai prodotti del territorio, portando ai lettori un racconto autentico del patrimonio culinario italiano. Originario di Campobasso e oggi attivo a Termoli, Ruggeri rappresenta una delle figure più dinamiche della nuova generazione di cuochi impegnati nella promozione della cucina regionale. La sua carriera inizia molto presto: a soli 14 anni frequenta l’Istituto Alberghiero di Roccaraso, affiancando agli studi le prime esperienze professionali in hotel e ristoranti. Negli anni la formazione si arricchisce con percorsi di alto livello: dall’Accademia Italiana di Cucina Molecolare di Milano all’Università dei Sapori di Perugia, fino al master professionale del Gambero Rosso a Roma. Tra le esperienze formative più significative anche gli aggiornamenti presso la scuola dello chef Niko Romito, uno dei protagonisti dell’alta cucina italiana contemporanea. Oggi Ruggeri è chef e proprietario del ristorante Mari e Monti, locale che negli anni è diventato un punto di riferimento gastronomico sulla costa molisana, grazie a una proposta che coniuga identità territoriale e ricerca tecnica. Il suo percorso professionale è segnato anche da importanti risultati nelle competizioni culinarie. Nel 2024 ha conquistato il primo posto ai Campionati Italiani della Cucina, competizione organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi, nella categoria “piatto caldo senior”, presentando una creazione ispirata alla tradizione molisana reinterpretata in chiave moderna. L’anno successivo ha contribuito alla vittoria dell’Italia alle Olimpiadi della cucina insieme alla Associazione Italiana Cuochi, portando ancora una volta i sapori del Molise sulla scena internazionale. La sua attività non si limita alla cucina del ristorante. Ruggeri è infatti impegnato nella promozione della gastronomia italiana attraverso eventi, consulenze e collaborazioni internazionali che lo hanno portato a lavorare e presentare la cucina molisana in diversi Paesi europei e africani. Parallelamente ha partecipato a numerosi programmi televisivi dedicati alla cucina, tra cui Cuochi d’Italia condotto da Alessandro Borghese, La prova del cuoco con Antonella Clerici e Cuochi e dintorni di Francesca Barberini. Più recentemente ha preso parte anche al format televisivo Il Miglior Chef Italia su Julius Plus. Oggi Ruggeri ricopre inoltre il ruolo di presidente nazionale della World Team Cuochi Italia, nuova associazione nata con l’obiettivo di valorizzare il talento dei professionisti della cucina italiana e promuovere la cultura gastronomica nel mondo. Con la sua nuova rubrica su La Gazzetta del Food, lo chef porterà ai lettori ricette, tecniche professionali, storie di territorio e approfondimenti sui prodotti italiani, offrendo uno sguardo diretto sulla cucina contemporanea che nasce dall’incontro tra tradizione e innovazione. Un viaggio gastronomico che parte dal Molise ma guarda lontano, con l’ambizione di raccontare — piatto dopo piatto — l’identità autentica della cucina italiana..


