Includere è un atto d’amore: i miei tortelli senza confini
Cristina Pavlyuk – Pastaia artigianale, home chef • 29 gennaio 2026
TRADUCI NELLA TUA LINGUA
Questi tortelli nascono dalle mie mani, sì, ma soprattutto da una scelta precisa: includere, non escludere. Una scelta che è diventata filosofia, pratica quotidiana, identità.

Sono preparati senza uova e senza glutine, pensati per chi convive con limitazioni alimentari, intolleranze o esigenze particolari, ma non vuole rinunciare al piacere della buona cucina. Perché mangiare non è solo nutrirsi: è cultura, è emozione, è condivisione.
E nessuno dovrebbe sentirsi escluso a tavola.
La pasta come linguaggio universale
Da pastaia artigianale credo profondamente che la pasta sia un linguaggio universale.
Un linguaggio che può — e deve — parlare a tutti.
Lavorare senza glutine e senza uova non significa “togliere”, ma ripensare. Studiare le farine, ascoltare gli impasti, trovare nuovi equilibri. È un lavoro di precisione e sensibilità, dove la tecnica incontra il rispetto.
Ogni tortello è il risultato di ricerca, prove, errori e tanta passione. Non esistono scorciatoie, esiste solo la volontà di fare bene.
Intolleranze e gusto: un falso mito da sfatare
C’è ancora chi pensa che cucinare per chi ha intolleranze significhi scendere a compromessi sul gusto.
Io credo esattamente il contrario.
Questo piatto dimostra che anche con le intolleranze si può mangiare bene, con gusto e consapevolezza. Sapori pieni, consistenze curate, ripieni pensati per sorprendere. La cucina inclusiva non è una cucina “di serie B”: è una cucina evoluta, attenta, contemporanea.
Anche l’occhio vuole la sua parte
Perché sì, diciamolo: anche l’occhio vuole la sua parte.
La bellezza nel piatto non è un dettaglio, è parte dell’esperienza. Colori, forme, equilibrio: ogni tortello è pensato per essere guardato prima ancora che assaggiato.
Il cibo accessibile non deve rinunciare all’estetica. Al contrario, deve raccontare che la cura passa anche da lì.
Il cibo come atto di responsabilità
Credo in una cucina che si prende responsabilità.
Responsabilità verso le persone, verso le loro esigenze, verso il loro diritto di sentirsi accolte.
Per me, fare pasta oggi significa questo: creare senza escludere, innovare senza dimenticare, portare a tavola un’idea di cucina che sia davvero per tutti.
Senza compromessi.
Con rispetto.
Con amore..

La Redazione Per il mese di settembre, la nostra redazione ha scelto di accompagnare i lettori verso la fine dell’estate con una preparazione fresca, elegante e ricca di identità. A firmarla è Chef Salvatore Bocchetti , che interpreta uno dei grandi simboli della cucina mediterranea: la Caprese. Un piatto che nasce dalla semplicità di pochi ingredienti — mozzarella di bufala, pomodoro e basilico — e che, attraverso una tecnica contemporanea, si trasforma in una creazione raffinata, senza perdere il legame con la tradizione. Una Caprese che cambia forma, ma non anima.

Una tavolata per 110 persone sull’Acquedotto Madonna della Stella riaccende il dibattito sull’utilizzo del patrimonio pubblico. La cena, organizzata nell’ambito del format americano “Outstanding in the Field”, è costata 390 dollari a persona. Il sindaco Fedele Lagreca difende l’iniziativa: «Tutto ciò che è bello di Gravina va mostrato e fatto conoscere».

Per il mese di settembre, lo chef Mirco Antonio Vigna porta in tavola un piatto che parla di territorio, memoria e sapori autentici: il Cubotto di Melanzane. Una proposta che nasce dal desiderio di raccontare il Meridione attraverso una cucina capace di valorizzare ingredienti semplici e profondamente legati alla tradizione, reinterpretandoli con equilibrio e sensibilità contemporanea.

Nocera Inferiore si prepara ad accogliere la seconda edizione del Pomo Fest , il festival dedicato al pomodoro e alla filiera conserviera dell’Agro Nocerino-Sarnese. L’appuntamento è in programma dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre, nel cuore della città, tra piazza Diaz, piazza Amendola, via Matteotti e via Lanzara , con degustazioni, showcooking, masterclass, talk, spettacoli e momenti dedicati alla cultura del territorio.

Una vita dedicata alla ristorazione di qualità, tra talento, territorio e passione La redazione de La Gazzetta del Food dà il benvenuto allo Chef Michele Picciallo , professionista della ristorazione che ha costruito il proprio percorso tra esperienze internazionali, grandi territori della cucina italiana e una costante ricerca della qualità. Classe 1963 , originario di Gravina in Puglia , nel cuore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Michele Picciallo muove i primi passi nella ristorazione per poi vivere una lunga e significativa esperienza in Germania , a Colonia. Insieme ai fratelli gestisce il Franco's Ristorante a Dünnwald, vicino a Leverkusen, che nel 1990 viene premiato dal VIF Gourmet-Journal austriaco come migliore cucina mediterranea .



