Il cuore rosso di febbraio tra Carnevale, San Valentino e il colore delle emozioni
Sabrina Altamura • 6 febbraio 2026
Febbraio è il mese in cui il cuore prende il sopravvento. Breve ma intenso, si accende di colori vivaci, profumi dolci e feste capaci di scaldare l’anima. Il filo conduttore che attraversa questo periodo è uno solo: il rosso, simbolo universale di amore, passione ed energia, protagonista assoluto di tradizioni, sapori e stile.
Il rosso che anima il Carnevale
Il mese si apre con l’esplosione di allegria del Carnevale, una festa che invita a giocare, sorridere e trasformarsi. Maschere, costumi sfavillanti e scenografie colorate riempiono le strade, regalando un momento di leggerezza e fantasia. Anche qui il rosso trova spazio, tra dettagli audaci e accenti vivaci che rendono ogni outfit più scenografico e originale. È il tempo dell’osare, del lasciarsi andare, anche solo per qualche giorno.
San Valentino, la festa dei sentimenti
A metà febbraio arriva San Valentino, la ricorrenza dedicata agli innamorati. Cuori, fiori e cioccolatini diventano il linguaggio visivo di un sentimento che va oltre le mode e le generazioni. Il rosso domina vetrine, tavole e abbigliamento, trasformando anche il gesto più semplice in un’espressione di affetto e romanticismo.
Tradizioni dolci che scaldano l’inverno
Febbraio è anche il mese dei sapori della tradizione. Dalle frappe e chiacchiere del Carnevale ai biscotti a forma di cuore e alle cioccolate dedicate all’amore, i dolci accompagnano le celebrazioni e diventano un rito condiviso. Piccoli piaceri che raccontano storie di convivialità, memoria e calore umano.
Un mese breve, ma intenso
Febbraio, con la sua durata ridotta, concentra emozioni forti e simboli potenti. È un mese che invita a sorridere, amare e concedersi qualche momento di leggerezza, ricordandoci che il cuore non conosce stagioni. In fondo, febbraio è proprio questo: un concentrato di vita, colore ed emozione, tutto racchiuso nel battito rosso del cuore.

BERLINO – Si è chiusa il 6 febbraio a Berlino Fruit Logistica, il principale appuntamento mondiale dedicato all’ortofrutta, che ha visto una forte e qualificata presenza del sistema cooperativo italiano. Un’occasione strategica che ha confermato il ruolo centrale dell’Italia nel panorama agroalimentare internazionale. Alla manifestazione hanno partecipato oltre 200 cooperative e imprese aderenti a Confcooperative, espressione di un sistema che coinvolge 45.000 produttori e sviluppa più di 8 miliardi di euro di fatturato. Numeri che raccontano la solidità e il peso economico di un comparto chiave del Made in Italy. Una vetrina globale per il Made in Italy Fruit Logistica si è confermata una piattaforma privilegiata per il confronto tra operatori, buyer e stakeholder internazionali. Le cooperative italiane hanno portato a Berlino un modello produttivo fondato su qualità, sostenibilità, innovazione e radicamento territoriale, rafforzando relazioni commerciali e aprendo nuove opportunità sui mercati esteri. La presenza compatta delle imprese cooperative ha rappresentato un segnale forte di coesione e capacità competitiva in un contesto globale segnato da crescenti criticità, dall’aumento dei costi di produzione alle tensioni sui mercati internazionali. Al centro il futuro del comparto Accanto agli aspetti commerciali, l’edizione 2024 ha dato spazio anche al confronto istituzionale sul futuro del settore. Un momento centrale è stato l’incontro ospitato presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, che ha visto la partecipazione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Nel corso del confronto si è discusso delle principali sfide che attendono l’ortofrutta italiana: dalla tutela del reddito dei produttori alla sostenibilità ambientale, fino alla necessità di rafforzare la competitività delle imprese sui mercati internazionali. La cooperazione come risposta alle sfide globali L’esperienza berlinese ha ribadito come il modello cooperativo rappresenti una leva strategica per affrontare le trasformazioni del settore, garantendo aggregazione dell’offerta, maggiore forza contrattuale e valorizzazione delle produzioni. La partecipazione a Fruit Logistica si chiude dunque con un bilancio positivo per l’ortofrutta cooperativa italiana, che da Berlino rilancia il proprio impegno per un futuro fondato su innovazione, sostenibilità e identità produttiva, confermandosi protagonista sui mercati globali.

Il cuore della ricetta è un intenso pralinato al pistacchio, morbido e avvolgente, racchiuso in una nuova copertura di cioccolato al lampone. Un incontro di sapori studiato per sorprendere: la dolcezza rotonda del pistacchio dialoga con le note fresche e leggermente acidule del lampone, dando vita a un equilibrio elegante e contemporaneo. La rivisitazione mantiene l’identità del cremino tradizionale, ma ne amplia il linguaggio, trasformandolo in un piccolo gesto d’amore dal gusto sofisticato. Anche l’estetica segue questa filosofia: essenziale, moderna e pensata per celebrare un’occasione speciale. Il Cremino di San Valentino Massari è disponibile ora sullo shop ufficiale ed è pensato per chi desidera regalare — o regalarsi — un’esperienza di gusto che va oltre il cioccolatino, diventando un simbolo da condividere. .

Sono preparati senza uova e senza glutine, pensati per chi convive con limitazioni alimentari, intolleranze o esigenze particolari, ma non vuole rinunciare al piacere della buona cucina. Perché mangiare non è solo nutrirsi: è cultura, è emozione, è condivisione. E nessuno dovrebbe sentirsi escluso a tavola. La pasta come linguaggio universale Da pastaia artigianale credo profondamente che la pasta sia un linguaggio universale. Un linguaggio che può — e deve — parlare a tutti. Lavorare senza glutine e senza uova non significa “togliere”, ma ripensare. Studiare le farine, ascoltare gli impasti, trovare nuovi equilibri. È un lavoro di precisione e sensibilità, dove la tecnica incontra il rispetto. Ogni tortello è il risultato di ricerca, prove, errori e tanta passione. Non esistono scorciatoie, esiste solo la volontà di fare bene. Intolleranze e gusto: un falso mito da sfatare C’è ancora chi pensa che cucinare per chi ha intolleranze significhi scendere a compromessi sul gusto. Io credo esattamente il contrario. Questo piatto dimostra che anche con le intolleranze si può mangiare bene, con gusto e consapevolezza. Sapori pieni, consistenze curate, ripieni pensati per sorprendere. La cucina inclusiva non è una cucina “di serie B”: è una cucina evoluta, attenta, contemporanea. Anche l’occhio vuole la sua parte Perché sì, diciamolo: anche l’occhio vuole la sua parte. La bellezza nel piatto non è un dettaglio, è parte dell’esperienza. Colori, forme, equilibrio: ogni tortello è pensato per essere guardato prima ancora che assaggiato. Il cibo accessibile non deve rinunciare all’estetica. Al contrario, deve raccontare che la cura passa anche da lì. Il cibo come atto di responsabilità Credo in una cucina che si prende responsabilità. Responsabilità verso le persone, verso le loro esigenze, verso il loro diritto di sentirsi accolte. Per me, fare pasta oggi significa questo: creare senza escludere, innovare senza dimenticare, portare a tavola un’idea di cucina che sia davvero per tutti. Senza compromessi. Con rispetto. Con amore..

Un treno interamente realizzato in cioccolato, lungo 55,27 metri e dal peso di 28 quintali, ha conquistato il Guinness World Records, stabilendo un nuovo primato mondiale durante “La Giornata del Record” ospitata a Palazzo Lombardia. L’opera straordinaria, frutto della maestria del cioccolatiere maltese Andrew Farrugia, è stata realizzata grazie alla collaborazione di scuole, consorzi e realtà del territorio lombardo. La costruzione del treno è stata un’impresa titanica: diversi mesi di progettazione e preparazione, seguiti da 30 giorni intensi di assemblaggio, con i pasticcieri impegnati dal mattino fino alle otto di sera, alternandosi per dare vita a ogni dettaglio. Il risultato è un capolavoro di precisione e pazienza, in grado di conquistare il palato e lo sguardo. Il progetto, presentato al CAST – Istituto Italiano di Arti Culinarie e Ospitalità di Brescia, rientra nel programma delle Olimpiadi della Cultura, promosso dalla Regione Lombardia in concomitanza con Milano Cortina 2026, e si caratterizza per un obiettivo altrettanto importante: la solidarietà. Parte del ricavato sarà infatti destinata agli hospice di Bergamo e Malta, in collaborazione con l’Associazione Cure Palliative, rappresentata durante l’evento dalla presidente Aurora Minetti. “La Lombardia non è solo la regione del lavoro e dell’impresa – ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana – ma anche una comunità dal grande cuore. Questo treno di cioccolato dimostra che sviluppo, creatività e solidarietà possono andare di pari passo”. L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerose autorità e rappresentanti istituzionali, tra cui gli assessori regionali Paolo Franco (Casa e Housing Sociale), Franco Lucente (Trasporti e Mobilità sostenibile), Massimo Sertori (Montagna e Enti locali), i consiglieri regionali Giovanni Malanchini e Roberto Anelli, e l’eurodeputata Lara Magoni. Tra gli ospiti anche i presidenti dei consorzi dei pasticceri di Bergamo e Brescia, Andrea Bonati e Luigi Groli, e Pierre Fenech, AD dell’istituto Maltese del Turismo. Secondo l’assessore Paolo Franco, l’evento è un chiaro esempio di come la collaborazione tra istituzioni, scuole e associazioni possa trasformarsi in un aiuto concreto per chi è più fragile, valorizzando al contempo le competenze artigiane e la creatività dei giovani. “Il treno di cioccolato – ha sottolineato l’assessore Franco Lucente – non è solo un record mondiale, ma un messaggio di solidarietà e un tributo al talento e alla sapienza dei nostri Maestri artigiani. Dimostra come eccellenza, tradizione e impegno sociale possano camminare insieme”. Con questo straordinario progetto, la Lombardia conferma la sua leadership anche nell’ambito agroalimentare, con un fatturato di circa 50 miliardi di euro, pari al 19% del totale nazionale, e si distingue non solo per produzione ed export, ma anche per la capacità di unire creatività, sviluppo economico e valori sociali. Il treno di cioccolato più lungo del mondo non è dunque solo un primato da Guinness, ma un simbolo di dedizione, ingegno e generosità, capace di lasciare un segno indelebile nel cuore della comunità lombarda e internazionale.ce.

Se la cucina italiana è un mosaico di sapori regionali, la Lardiata napoletana ne rappresenta una delle tessere più autentiche e vigorose. Questo piatto, pilastro della cucina povera campana, incarna la filosofia del recupero, nobilitando il lardo di maiale a protagonista assoluto di un sugo denso, avvolgente e profumatissimo. Dall'osteria all'eccellenza Gourmet. Un tempo confinata esclusivamente alle tavole contadine, oggi la lardiata vive una seconda giovinezza. È diventata una delle prelibatezze campane più rinomate, proposta con orgoglio alla carta nei ristoranti di alto livello della regione. In molti casi, si è evoluta in un vero e proprio piatto gourmet: gli chef ne reinterpretano la struttura giocando con contrasti di consistenze — come l'aggiunta di polvere di lardo croccante o l'utilizzo di varietà rare di pomodori — elevando una ricetta umile a simbolo del fine dining territoriale. Le Origini: Tra Dispensa e Genio Contadino. La Lardiata nasce nelle campagne che circondano Napoli. In passato, il lardo — conservato sotto sale e spezie — era la principale fonte di sostentamento. Il nome deriva dal battuto: il lardo veniva tritato finemente al coltello fino a ridurlo in una crema, pronta a sciogliersi nel soffritto per creare una base saporita e arrabbiata grazie all'aggiunta sapiente del peperoncino, che regala al piatto il suo carattere deciso. L'Importanza degli Ziti Spezzati. Nella preparazione, il formato di pasta è una scelta tecnica fondamentale. Gli Ziti spezzati a mano sono d'obbligo: la rottura manuale crea piccole schegge di amido che, legandosi al lardo fuso e al pomodoro, generano un connubio perfetto e una cremosità naturale, impossibile da ottenere con altri formati. Un invito alla scoperta: tra Napoli e provincia. Per chi desidera scoprire l'essenza vera di questo piatto, l'invito è quello di addentrarsi nel cuore della tradizione. Nonostante la sua ascesa gourmet, l'anima della lardiata pulsa ancora con forza nelle trattorie storiche di Napoli e della sua provincia. È qui, tra i tavoli di legno e i profumi dei vicoli, che questo piatto sprigiona la sua magia più sincera. Vi invitiamo a provarlo nei luoghi dove la ricetta si tramanda intatta, per assaporare un pezzo di storia campana che continua a conquistare palati generazione dopo generazione.

Il Maestro Istruttore Andrea De Stefano, titolare della pizzeria The Barrel di Morano Calabro (CS), ha conquistato il primo posto nella competizione mondiale “Pizza Senza Frontiere”, svoltasi il 20 gennaio nell’ambito del prestigioso Sigep di Rimini. Alla manifestazione hanno preso parte oltre 800 concorrenti provenienti da tutto il mondo, che si sono confrontati davanti ai forni mettendo in mostra competenze tecniche, creatività e capacità di valorizzazione delle materie prime, sotto l’attento giudizio della giuria internazionale del campionato. De Stefano ha presentato tre pizze, ideate per esaltare prodotti calabresi di eccellenza affiancati da ingredienti selezionati provenienti da altre regioni italiane. La sua performance gli ha permesso di imporsi nella categoria “pizza classica”, considerata la più ambita del campionato. Nel commentare il risultato, Andrea De Stefano ha dichiarato che la vittoria è arrivata dopo sei tentativi affrontati negli anni, in un’edizione alla quale aveva preso parte senza particolari aspettative di successo. Il Maestro ha spiegato di aver partecipato alla manifestazione insieme al proprio staff e alla famiglia, con l’obiettivo principale di visitare la fiera e contribuire alla crescita professionale dei collaboratori dei suoi locali. Un risultato che, ha sottolineato, non era previsto, ma che rappresenta la realizzazione di un sogno. Il successo è il frutto di un percorso formativo strutturato e di alto profilo. Andrea De Stefano è diplomato presso l’Accademia Internazionale Pizzaioli di Enrico Famá, la prima e unica accademia a disporre di una certificazione internazionale degli studi e dei diplomi conseguiti. Presso la stessa Accademia ha conseguito anche il titolo di Istruttore pizzaiolo, qualifica che gli consente di insegnare ufficialmente per nome e per conto della scuola, rilasciando diplomi di pari livello. Alla formazione nel settore pizza si affianca una preparazione completa nel mondo della ristorazione. De Stefano è diplomato in cucina, in latte art e caffetteria, è conoscitore delle materie prime di eccellenza ed è anche diplomato in food & beverage management, competenze che applica quotidianamente nella gestione del proprio locale, puntando su qualità, organizzazione e professionalità. Tra i prossimi obiettivi del Maestro De Stefano figura l’apertura di un’Accademia Pizzaioli a Morano Calabro, con l’intento di contribuire alla formazione di nuovi professionisti e di rafforzare il ruolo del territorio calabrese nel panorama nazionale e internazionale della pizza.


