La cucina come vocazione: Rosalba Marte e la magia della sua crostata di mele alla cannella
Rosalba Marte • 9 gennaio 2026
È un onore far parte della Gazzetta del Food e dare vita a una rubrica che racconta la cucina come esperienza di vita, fatta di passione, dedizione e amore autentico per il cibo.

Mi presento: sono Rosalba Marte, executive chef del ristorante Plistia di Pescasseroli e anima creativa di Alba Marte Eventi. Una chef del mondo, per vocazione e per scelta, che ha fatto della cucina la propria vita.
Questa rubrica nasce dal desiderio di condividere molto più di semplici ricette. È uno spazio dedicato alla cucina come emozione, memoria e condivisione, dove ogni piatto racconta una storia, ogni profumo riporta a casa e ogni sapore diventa un gesto d’amore. Un viaggio tra tradizione e creatività, tra ricette di famiglia, eventi, esperienze vissute e momenti che uniscono le persone attorno a una tavola.
Con la conclusione delle festività natalizie, abbiamo salutato questo periodo speciale con la Befana, celebrando insieme a tanti bambini un momento di gioia, sorrisi e profumi avvolgenti. Protagonista assoluta della giornata è stata una delle mie creazioni più amate: la crostata di mele alla cannella, un dolce che racconta semplicità, tradizione e calore familiare.
La cucina, per me, non è solo tecnica o creatività: è vita vissuta, è ricordo, è condivisione sincera. Ogni ricetta nasce dal desiderio di regalare un’esperienza, e questa crostata ne è l’esempio perfetto. Un dolce che profuma di casa, capace di unire grandi e piccoli intorno a un morso autentico.
Seguitemi in questo percorso: attraverso questa rubrica condividerò nuove ricette, progetti ed eventi, continuando un viaggio fatto di sapori veri, emozioni e passione.
Ricetta – Crostata di mele alla cannella di Alba Marte
Ingredienti
Per la frolla
250 g di burro a pomata
300 g di zucchero
3 uova intere
700 g di farina
1 bustina di lievito per dolci
Per la farcia
500 g di crema pasticcera
5 mele tagliate a pezzetti
200 g di zucchero
Succo di 1 limone
1 cucchiaino di cannella
Procedimento
Preparare la frolla lavorando il burro a pomata con lo zucchero. Unire le uova e successivamente la farina setacciata con il lievito, fino a ottenere un impasto omogeneo.
Stendere la maggior parte dell’impasto in una teglia da 28 cm, tenendo da parte una porzione di frolla.
Per la farcia, cuocere le mele in padella con lo zucchero, il succo di limone e la cannella per circa 15 minuti. Lasciare raffreddare, quindi unirle delicatamente alla crema pasticcera.
Versare il composto di mele e crema sulla base di frolla, sbriciolare sopra l’impasto restante e infornare in forno statico a 170°C per circa 45 minuti. Lasciare raffreddare prima di servire.
Perché la cucina è vita, è passione, è condivisione.
E ogni dolce racconta una storia.

Dopo le feste siamo tutti alla ricerca di qualcosa di miracoloso che ci aiuti a ripartire. E no, non parlo solo di forma fisica, ma soprattutto di ritrovare entusiasmo, energia e gioia. Gennaio porta con sé freddo, giornate grigie e poca luce: elementi che spesso spengono anche il nostro umore. Per molti la soluzione sembra essere una corsa agli integratori “a go go”. Ma non è sempre la risposta giusta. Certo, se il nostro corpo lo richiede, a causa di stanchezza persistente, carenze evidenziate da esami o situazioni specifiche, è corretto affidarsi al consiglio di un medico. Diversamente, assumere integratori senza una reale necessità non è la strada migliore. Esistono metodi più gentili e naturali per ritrovare equilibrio e benessere. Prima di tutto una buona alimentazione, fatta di cibi veri e sani. Poi il riposo, spesso sottovalutato, e un movimento adeguato, anche semplice come una camminata quotidiana. A questo si aggiungono pratiche come la meditazione, il concedersi pause di piacere come un caffè, una tisana, una chiacchierata, una passeggiata o un pomeriggio di shopping con le amiche. E poi c’è il potere dei colori. Indossare tonalità “vitaminiche” può influenzare positivamente il nostro stato d’animo. Il giallo, simbolo di ottimismo e gioia; l’arancione, che stimola creatività ed entusiasmo; il verde, colore della natura e della rinascita; il rosso, energia pura e passione. Integrare nella vita quotidiana gentilezza, consapevolezza, cura di sé e colore è un atto semplice ma potente. Perché, in fondo, siamo anche i colori che scegliamo di indossare ogni giorno.

Il 2026 segna un cambiamento epocale nelle abitudini legate alla festa della Befana. Sempre più famiglie italiane optano per preparare in casa dolci e leccornie da donare: tortini al cioccolato, cupcake, croccanti artigianali, frolle ricoperte di cioccolato e frutta secca caramellata. Un vero tripudio di creatività e gusto, pronto a riempire le calze dei più piccoli e non solo. Dietro questa tendenza ci sono diversi fattori determinanti: il caro vita, che porta a preferire prodotti fatti in casa rispetto a confezioni sempre più costose e spesso ingannevoli; il desiderio di gustare prodotti genuini e caserecci; un cambiamento nello stile di vita alimentare; e il recente riconoscimento dell’Italia da parte dell’UNESCO, che ha sensibilizzato alla riscoperta delle specialità locali. Inoltre, il fatto che il 6 gennaio cada di martedì favorisce le preparazioni domestiche, offrendo tempo per dedicarsi alla famiglia prima del ritorno al lavoro. Questi elementi favoriscono non solo la creatività culinaria, ma anche il momento di unione familiare e la consapevolezza che il vero valore del cibo sta nell’amore e nella cura con cui viene preparato. Anche se il risultato finale non sarà sempre perfetto, i dolci fatti in casa hanno la capacità unica di scaldare il cuore, rendendo più dolci anche le prime fredde giornate di gennaio. Chef Gregori Nalon – Cooking Strategist

Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, in tutta Italia le famiglie si riuniscono intorno alla tavola per celebrare la Befana. Dal Nord al Sud, ogni regione custodisce piatti e dolci che raccontano storie antiche e sapori unici. Scopriamo insieme come si festeggia a tavola, regione per regione. Il Pranzo della Befana in Italia: un percorso tra tradizione e gusto L’Epifania segna la chiusura delle feste natalizie, ma porta con sé una tradizione culinaria che cambia da regione a regione. Dalla minestra ricca del Nord ai dolci fragranti del Sud, ogni tavola riflette la storia e i prodotti locali. Nord Italia Piemonte e Lombardia: Qui la tradizione è legata ai piatti della montagna e alla cucina contadina. Non mancano bolliti, cotechini e zampone, accompagnati da lenticchie, simbolo di prosperità per il nuovo anno. Veneto e Friuli-Venezia Giulia: Sul tavolo non può mancare il pane speziato e i dolci tipici come le galani (chiacchiere) o il pinza, un dolce rustico a base di frutta secca e fichi. Trentino-Alto Adige: La Befana porta piatti sostanziosi come i canederli e zuppe di verdure invernali, spesso accompagnati da vin brulé e miele. Centro Italia Toscana: Il pranzo della Befana è semplice ma ricco di gusto: zuppe di legumi, cavolo nero e la famosa crostata di marmellata per i più piccoli. Lazio: Tra piatti rustici e dolci natalizi, spiccano le frittelle di riso e i dolcetti di mandorle, accompagnati da un bicchiere di vino locale. Umbria e Marche: La tradizione vuole zuppe calde a base di legumi e carne, con dolci tipici come il panpepato, un dolce speziato che richiama i sapori del Natale. Sud Italia e Isole Campania: La Befana porta dolci come le struffoli, palline di pasta fritta immerse nel miele e decorate con confettini colorati, insieme a piatti di carne e verdure di stagione. Puglia: Le famiglie preparano focacce dolci e salate, accompagnate da calzoni ripieni e dolcetti alle mandorle. Sicilia: Tra i dolci più celebri ci sono le cannole e le cartellate, mentre sulle tavole non mancano zuppe di legumi e piatti a base di carne. Sardegna: La tradizione è legata ai dolci: seadas ripiene di formaggio e miele, e altre specialità locali come il pane frattau. Dolci e simboli della Befana In tutte le regioni italiane, i dolci sono protagonisti. Caramelle, cioccolato e le immancabili calze della Befana rappresentano il momento più atteso dai bambini. Ma non solo: molti piatti del pranzo hanno un significato simbolico, come le lenticchie per la prosperità e i dolci speziati per scacciare l’inverno. Il pranzo della Befana in Italia non è solo cibo, ma un vero e proprio viaggio tra cultura, storia e tradizione. Da Nord a Sud, ogni piatto racconta una storia e regala un momento di convivialità che unisce generazioni. Così, tra zuppe calde, dolci profumati e sorrisi, la Befana continua a portare gioia sulle tavole italiane.

Negli ultimi anni, il whisky in Italia ha registrato una fase di consolidamento più che di espansione. I dati sul valore pro capite indicano un trend decrescente tra il 2012 e il 2022, con un calo medio annuo di circa il 3,5 % negli ultimi cinque anni, riflettendo una flessione dei consumi domestici. A livello europeo, però, il mercato degli spirits cresce lentamente ma in modo costante. Nel 2024 il comparto ha segnato un incremento complessivo del 2,1 % rispetto ai livelli pre-pandemia, trainato soprattutto da gin e altre categorie emergenti, mentre il whisky mostra aumenti più contenuti ma stabili. Una comunità di appassionati in fermento Se i numeri raccontano una stabilità dei consumi, la realtà culturale del whisky in Italia sta vivendo un vero rinascimento. Festival, degustazioni guidate e club specializzati stanno creando una comunità di appassionati sempre più informata e partecipe. L’interesse va oltre il semplice sorso: si approfondiscono le diverse tipologie di whisky, le tecniche di produzione e le modalità di degustazione, trasformando la bevanda in un’esperienza sensoriale ed educativa. Whisky italiano nel mondo Anche all’estero l’Italia si fa notare. L’export di whisky italiano registra crescite sia in volume sia in valore, segno di un riconoscimento crescente della qualità dei prodotti del Bel Paese. Sempre più consumatori internazionali iniziano a associare l’Italia non solo al vino o alla grappa, ma anche a distillati premium di alto livello. Curiosità e trend Eventi in crescita: festival e degustazioni dedicate al whisky aumentano anno dopo anno, con una partecipazione sempre più ampia di giovani e appassionati esperti. Premium e artigianale: cresce l’interesse per le produzioni limitate, le etichette rare e i whisky invecchiati. Cultura e formazione: corsi di degustazione e club del whisky diffondono conoscenze su stili, provenienze e tecniche di produzione. In sintesi, il mercato italiano del whisky resta stabile nei volumi, ma la passione e la cultura attorno al distillato continuano a espandersi. Tra eventi, degustazioni e produzioni artigianali, il whisky in Italia si conferma sempre più come simbolo di esperienza e piacere condiviso.

Colore, stagionalità e rispetto della materia prima: sono questi gli elementi che definiscono un piatto capace di raccontare una cucina essenziale ma profondamente contemporanea. I fagottini alla rapa rossa con gorgonzola, crema di asparagi selvatici e fiori di rosmarino nascono da un’idea semplice, quasi “povera”, ma trovano forza e identità in una scelta tecnica precisa e consapevole. Il colore intenso dell’impasto non è affidato a scorciatoie o polveri, ma esclusivamente alla rapa rossa, cotta lentamente nel forno a legna. Una lavorazione che concentra sapori e pigmenti naturali, valorizzata da un dettaglio tutt’altro che secondario: la selezione di rape rosse di piccole dimensioni. Più dolci, meno fibrose e cromaticamente più vive, sono la chiave per ottenere una sfoglia brillante e setosa, capace di stupire già al primo sguardo. Il ripieno di gorgonzola introduce una nota cremosa e decisa, bilanciata dalla delicatezza del burro fuso utilizzato come condimento. La base di crema di asparagi selvatici aggiunge profondità vegetale e richiama il territorio, mentre le scaglie di Parmigiano Reggiano completano il piatto con una sapidità elegante e persistente. A chiudere, un dettaglio floreale: i fiori di rosmarino, scelti non solo per l’aroma delicato ma anche per il loro tenue colore azzurro, che dialoga con le tonalità rosse e verdi del piatto, trasformando la composizione in un piccolo quadro gastronomico. Completamente vegetariano, questo piatto si presta perfettamente alla tavola della vigilia o a qualsiasi occasione in cui si desideri una proposta senza carne, ma ricca di carattere. È la dimostrazione che, con un tocco di fantasia e una profonda attenzione agli ingredienti, anche la cucina più semplice può evolvere in un’esperienza gastronomica raffinata. Buone feste e buon appetito.

Il primo atto d’amore verso il piatto Quando parlo di baccalà, parto sempre dall’ammollo. Non lo considero una semplice fase preparatoria, ma il primo, vero atto d’amore verso questo piatto. È in questo momento che il baccalà inizia il suo percorso di ritorno alla cucina e alla vita, ed è qui che si decide gran parte del risultato finale. Il baccalà va sempre immerso completamente in acqua fredda, in un contenitore capiente, senza alcuna costrizione. Deve avere spazio, libertà, possibilità di distendersi. Forzarlo significa compromettere l’ammollo in modo irregolare e alterare la struttura delle sue fibre. Cambio l’acqua almeno due volte al giorno, per un minimo di tre giorni. Ma tengo sempre a precisare una cosa: non esiste una regola unica valida per tutti i baccalà. Ogni pezzo è diverso. Il tempo necessario dipende dallo spessore, ma soprattutto dalla parte del pesce da cui proviene. Alcuni tagli si ammorbidiscono più rapidamente, altri richiedono più attenzione, più pazienza. Per questo l’ammollo non va semplicemente contato, va seguito. Bisogna osservare, toccare, capire quando il baccalà è pronto. Il consiglio fondamentale C’è un aspetto che considero essenziale: quando sostituisco l’acqua, la nuova deve avere la stessa temperatura di quella già presente, oppure essere più fredda. Gli sbalzi termici stressano inutilmente la fibra del pesce e ne compromettono la qualità. Per questo tengo sempre sia il baccalà che l’acqua di ricambio in frigorifero. In questo modo garantisco continuità di temperatura durante tutta la fase di ammollo e rispetto pienamente la materia prima. Prima dell’acqua, prima del fuoco L’ammollo richiede pazienza, costanza e rispetto. Non è un passaggio da eseguire in fretta, ma un gesto di cura. È qui che si costruisce la base di un grande piatto di baccalà. Un grande baccalà nasce prima in acqua, e solo dopo arriva in cucina.


