“Fiori di Sanremo”: pasta fresca al nero di seppia, ricotta e gamberi con bisque e caviale
Cristina Pavlyuk • 18 marzo 2026
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Sanremo è luce riflessa sul mare, profumo di fiori e una materia prima che parla da sola. È da questa suggestione che nasce “Fiori di Sanremo”, un piatto pensato come racconto gastronomico di un territorio iconico, capace di unire eleganza e identità in un’unica composizione.

Il fulcro del piatto è una pasta fresca al nero di seppia, lavorata interamente a mano e tirata al mattarello, dove tecnica e sensibilità manuale si incontrano in un equilibrio preciso. Il formato, creato artigianalmente, richiama la delicatezza di un fiore: ogni pezzo è diverso, vivo, con una tridimensionalità che non è solo estetica ma funzionale alla tenuta della farcia e alla distribuzione del condimento. La sfoglia, sottile ma resistente, avvolge senza sovrastare, lasciando spazio al ripieno di esprimersi con chiarezza.
All’interno, la combinazione tra ricotta e gamberoni di Sanremo costruisce un equilibrio giocato sulla dolcezza e sulla morbidezza. La ricotta, setosa e lattica, fa da base neutra ma avvolgente, mentre il gambero introduce una nota marina elegante, mai invasiva. A dare ritmo al boccone interviene la limetta, che non copre ma illumina, inserendo una freschezza calibrata capace di alleggerire e rendere dinamico l’insieme.
A completare la struttura del piatto è la bisque di crostacei, concentrata e vellutata, che lega tutti gli elementi con profondità e continuità gustativa. Il caviale, inserito con misura, aggiunge una sapidità fine e una componente testurale che rompe la linearità, offrendo piccoli picchi di intensità. Le scaglie di pomodoro introducono una nota più diretta e leggermente acida, mentre i fiori secchi di fior d’aliso chiudono il piatto con una componente aromatica e visiva che richiama esplicitamente il territorio ligure.
Ogni elemento è pensato per dialogare: non c’è sovrapposizione, ma stratificazione. Il risultato è un piatto che si sviluppa in progressione, dove il primo impatto è visivo ed evocativo, seguito da una lettura gustativa che alterna morbidezza, sapidità e freschezza. È una costruzione contemporanea che punta sull’equilibrio più che sull’effetto, mantenendo una coerenza narrativa forte.
Se da un lato la cucina contemporanea tende spesso a valorizzare ingredienti umili, qui la scelta è diversa e dichiarata: lavorare su materie prime di pregio per restituire un omaggio diretto al contesto del Festival di Sanremo. Non è un esercizio di stile fine a sé stesso, ma un modo per interpretare il territorio attraverso una lente più raffinata, senza perdere identità.
Ci sono piatti che non si limitano a essere mangiati, ma chiedono di essere osservati, quasi ascoltati. “Fiori di Sanremo” è uno di questi: un piatto che racconta cura, intenzione e rispetto per ogni dettaglio. È il tipo di cucina che non cerca di stupire a tutti i costi, ma di lasciare qualcosa — un ricordo preciso, un’immagine, una sensazione che resta. Perché quando tecnica ed emozione trovano un punto d’incontro così nitido, il risultato va oltre il gusto: diventa esperienza.

Un equilibrio raffinato tra profumi mediterranei, materie prime d’eccellenza e creatività contemporanea: nasce così il Tagliolino con gamberi bianchi dello Jonio, arancia e tartufo scorzone firmato Chef Rocco Gerundino . Un piatto che racchiude l’anima dell’estate attraverso un dialogo armonioso tra il sapore autentico del mare, la freschezza degli agrumi e le note profonde del tartufo estivo. Una proposta che esprime una filosofia culinaria precisa: valorizzare la materia prima senza alterarne l’identità, lasciando che ogni ingrediente racconti la propria storia. Nel percorso gastronomico dello chef, questa preparazione è diventata negli anni un simbolo della stagione estiva, apprezzata per la capacità di unire leggerezza e intensità, semplicità e ricercatezza. Una cucina elegante e contemporanea, fortemente legata al territorio e alla memoria, dove tecnica e sensibilità si incontrano per trasformare il piatto in un’esperienza da ricordare.

A cura della redazione de La Gazzetta del Food Ci sono ricette che sembrano facili, ma non lo sono. Sono proprio i piatti più essenziali a richiedere attenzione, equilibrio e conoscenza delle materie prime, perché quando gli ingredienti sono pochi ogni dettaglio diventa protagonista. Per la rubrica di luglio de La Gazzetta del Food , Luigi Commesso, appassionato e amatore della cucina, propone una sua interpretazione di un grande classico napoletano: le linguine aglio e olio incontrano il carattere deciso del tarallo ‘nzogna e pepe, dando vita a un piatto dove cremosità, sapidità e croccantezza convivono in armonia. Una ricetta che nasce dal rispetto della tradizione e dalla voglia di valorizzare prodotti simbolo del territorio: la pasta di Gragnano, un buon olio extravergine d’oliva, il profumo del peperoncino e l’inconfondibile nota del tarallo napoletano.

Dalla redazione La cucina contemporanea è un viaggio continuo tra creatività, tecnica e valorizzazione delle materie prime. Per il mese di luglio, la rubrica gastronomica de La Gazzetta ospita la proposta della chef Giovanna Cuomo , professionista capace di reinterpretare gli ingredienti con eleganza e originalità. La chef ha scelto di raccontare l’estate attraverso una ricetta sorprendente: il Finto Tataki di anguria , una preparazione vegetale che trasforma uno dei frutti simbolo della stagione in un piatto raffinato, dal carattere gourmet. Un’idea che nasce dalla voglia di stupire, dimostrando come la cucina vegetale possa essere innovativa, emozionale e ricca di sapori.

Dalla Redazione Nel cuore della cucina di tradizione vive un sapere fatto di gesti, memoria e rispetto per la terra. È da questo patrimonio che nasce il tortello bicolore alla portulaca firmato da Cristina Pavlyuk , sfoglina e custode dell'antica arte della pasta fatta a mano. La sua creazione racconta una filosofia precisa: valorizzare ciò che la natura offre, anche gli ingredienti più umili, e trasformarli attraverso la manualità in un piatto capace di emozionare. Nella rubrica di luglio di Gazzetta del Food, Cristina porta in tavola una preparazione che unisce estetica, tradizione e cultura contadina. Una mezzaluna elegante dai contrasti sorprendenti: il giallo della sfoglia all'uovo incontra il nero profondo del carbone vegetale, creando un piatto che richiama il fascino delle sere d'estate e la bellezza misteriosa della natura.

Ogni territorio custodisce ingredienti che raccontano la sua storia. In Molise il baccalà è uno di questi: protagonista delle tavole delle festività e delle ricorrenze familiari, è diventato nel tempo un simbolo di una cucina autentica, fatta di semplicità, memoria e sapienza. Per l'appuntamento di luglio della sua rubrica su La Gazzetta del Food, Chef Domenico Ruggeri propone un percorso gastronomico che rende omaggio a questa straordinaria materia prima attraverso tre preparazioni differenti. Una degustazione che unisce memoria, tecnica e creatività, dimostrando come la tradizione possa evolversi senza perdere la propria anima. Dall'arracanato alla cheesecake di baccalà mantecato, fino alla tartare ispirata alla classica insalata di baccalà, ogni preparazione racconta un volto diverso del pesce, mantenendo saldo il legame con il territorio molisano. La cucina contemporanea, quando nasce dalla conoscenza delle proprie radici, diventa un linguaggio capace di emozionare e raccontare un territorio. È questo il filo conduttore della proposta dello chef, che attraverso un unico ingrediente firma un vero viaggio tra passato e presente. Di seguito, Chef Domenico Ruggeri ci accompagna nella realizzazione del piatto.

La pizza, quando incontra competenza, cultura e visione, diventa molto più di una specialità gastronomica: si trasforma in un racconto fatto di identità, territorio e ricerca continua. È questa la filosofia che accompagna il percorso professionale di Vincenzo Cocozza , pizzaiolo, imprenditore e formatore, che ha saputo trasformare le proprie radici napoletane in un progetto capace di coniugare tradizione e innovazione.


