Acerra: Culla di Storie Antiche e del Servo Saggio
Gemma Caruso • 3 agosto 2025
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Immaginate una terra dove il tempo si è fermato, ma le storie non smettono mai di essere narrate.
Questa è Acerra, un luogo che non si limita a custodire il passato, ma lo vive ogni giorno. Le sue radici affondano in un'antichità profonda, forgiata dal succedersi di popoli e culture, una città che Virgilio stesso citò, quasi presagendo la sua perenne resilienza di fronte alle avversità.
Ed è proprio da questa terra di contadini, di fatica e di saggezza, che nel Seicento sboccia un fiore teatrale unico al mondo: Pulcinella. Non è un personaggio nato a tavolino, ma l'anima stessa di un popolo, ispirata da un arguto contadino locale. Pulcinella è la nostra voce, un ribelle e un poeta che, con la sua maschera e le sue battute, rovescia il mondo, svelando l'ipocrisia dei potenti e celebrando la forza di chi, ogni giorno, lotta per la vita. Incarna il dualismo più profondo del nostro cuore: la fame atavica e l'astuzia per sopravvivere, il dramma della vita e la gioia di un'irresistibile risata.
Il legame con questa terra si sente a tavola. Pulcinella amava i maccheroni, e non a caso Acerra è oggi celebre come la "città della pizza". Non stiamo parlando di una pizza qualunque, ma di un'arte che rende omaggio alla ricchezza del nostro suolo. Qui nascono creazioni come la celebre pizza Mammarella, che deve il suo nome al pregiato carciofo che ne è l'ingrediente d'onore. Ogni boccone è un racconto dei nostri campi, fatto di fagioli cannellini "dente di morto", patate viola e albicocche profumate, un legame indissolubile tra la gente, la terra e il cibo che ci unisce.
Per comprendere davvero questa storia, bisogna visitarla. Il Castello dei Conti di Acerra non è solo un edificio, ma un guardiano millenario che, sulle rovine di un antico teatro romano, ospita il Museo di Pulcinella, del Folklore e della Civiltà Contadina. Varcare le sue soglie significa entrare in un mondo di memorie, dove ogni sala racconta la nostra identità più profonda.
Venite a Scoprire l'Anima di una Città
Questo non è solo un invito a visitare un luogo, ma a compiere un vero e proprio viaggio nel cuore di una cultura vivace. Venite a camminare tra le mura del castello, a perdervi nelle storie del museo e, soprattutto, a sedervi a una tavola dove ogni sapore è un pezzo di storia. Scoprirete che Acerra non è una destinazione qualunque, ma una città che vi accoglierà con il sorriso saggio e sornione di Pulcinella, pronta a farvi sentire parte della sua anima.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.






