A Mola di Bari la prima edizione del Festival che promuove l’eccellenza enogastronomica locale con una tre giorni di degustazioni, esperienze, incontri, arte e artigianato tipico pugliese.

>Serena Manieri • 28 ottobre 2024

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Gli elementi sono quelli che, insieme, riescono a racchiudere la vera essenza della Puglia: gastronomia tipica, vini d’eccellenza, arte e artigianato, esperienze, incontri di approfondimento e grande accoglienza. La città di Mola di Bari si prepara ad ospitare la prima edizione del “Mola Paranza & Wine Fest”, l’evento ideato e organizzato dall’Associazione di promozione sociale SensAzioni del Sud e da Core Live Show, che gode del finanziamento della Regione Puglia nell’ambito dell’avviso pubblico “Prodotti turistici” dell’Agenzia regionale del Turismo Pugliapromozione (Poc Puglia FESR – FSE 2024-2020 Asse VI azione 6.8) e del patrocinio del Comune di Mola di Bari e che si svolgerà dall’1 al 3 novembre in Piazza XX Settembre (Mola di Bari).

 Una vera e propria festa del pescato di paranza e dei sapori d’autunno, capace di conciliare la passione per la buona tavola con una nuova visione del concetto di accoglienza, basato sulla condivisione e sulla convivialità, in un periodo dell’anno in cui il turismo di massa legato alle vacanze estive lascia il posto a nuove opportunità di riscoperta del territorio. E dunque non solo paranza, di cui il periodo autunnale è ricchissimo, ma anche una molteplicità di altri prodotti tipici di questa stagione dell’anno: caldarroste, melegrane, funghi e tanti prodotti DOP E IGP pugliesi, dalla mozzarella di Gioia del Colle alla cipolla rossa di Acquaviva, all’ottimo olio extravergine d’oliva, rigorosamente made in Puglia. 

Spazio, allora, per tre intere serate, alle migliori proposte culinarie pugliesi cucinate da rinomati chef, a partire dall’immancabile frittura di paranza, ma senza dimenticare anche la carne e i dolci tipici del territorio; il tutto accompagnato da vini bianchi, rossi e rosati selezionati tra alcune delle migliori cantine della regione, che si occuperanno di guidare i partecipanti attraverso un viaggio alla scoperta dei metodi di vinificazione, delle caratteristiche del vino e delle sue proprietà organolettiche.   

Non solo enogastronomia, però, per una tre giorni ricca di esperienze dedicate agli avventori, che potranno provare l’ebrezza di salire a bordo di una barca di pescatori, oltre che di partecipare ad approfondimenti a tema a cura di esperti del settore e di ascoltare i racconti popolari ornati di antiche leggende raccontate dai marinai e dagli storici del luogo. 

Ospiti delle tre serate, a partire dalle ore 21 in piazza XX Settembre, Ciccio Merolla & Band in “Malatia” (venerdì 1 novembre); Roberto Ferrari direttamente da Radio Deejay per un Dj set anni ’90 con special guest Regina (sabato 2 novembre) e I Cipurrid – pizziche, tarante e tarantelle (domenica 3 novembre). 

E ancora, tra le esperienze possibili, il Wine Tour, vero e proprio viaggio alla scoperta del territorio, della sua storia e cultura, sulle tracce del nettare di Puglia, con visita ad una cantina e degustazioni; l’Oil Tasting, durante il quale i partecipanti saranno condotti sulle vie dell’olio, alla scoperta di questo eccezionale prodotto, tra ulivi secolari, frantoi e degustazioni dei migliori olii evo pugliesi; l’evento Scopria-Mola in Bici, una visita guidata differente e sulle due ruote, attraverso percorsi mozzafiato capaci di regalare uno spaccato autentico di una Puglia assaporata con lentezza e nel rispetto dell’ambiente, per scoprirne paesaggi e borghi, il castello, le chiese, le masserie, il tutto ovviamente condito da soste utili al riposo e alla degustazione dei vini tipici; la Cooking Class, realizzata in una location esclusiva e proposta a tutti coloro che avranno voglia di mettere le mani in pasta, guidati da una massaia che svelerà tutti i segreti delle ricette più famose di Puglia; la scoperta dell’Arte della Ceramica, all’interno di un tipico laboratorio nel quale sarà raccontata la storia di questo materiale e si potrà assistere alla creazione di un manufatto in terracotta e alla sua cottura e decorazione; e infine il Laboratorio di Pizzica, tipica danza popolare pugliese di cui si potranno scoprire origini, passi e segreti attraverso la guida elegante di un’esperta danzatrice.

“La paranza è un prodotto di eccellenza per la città di Mola di Bari e per l’intera Regione Puglia – spiega Manola Gungolo, presidente dell’Associazione SensAzioni del Sud – è con questa convinzione che abbiamo voluto contribuire a valorizzare questa terra a partire dalle sue tipicità, come è consuetudine e obiettivo fondante della mostra associazione. Siamo lieti e orgogliosi di cogliere questa sfida e auspichiamo nella massiccia partecipazione da parte del pubblico e dei turisti per vedere animata una città così bella anche durante il mese di novembre”.
“L’Agricoltura e la pesca sono, per Mola di Bari, due assi portanti dell’economia e del turismo – aggiunge Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari -. Da anni pensavamo a come poter raccogliere la sfida della valorizzazione del nostro territorio a partire proprio da queste eccellenze, considerando anche il grande valore del mercato del pesce di Mola, uno dei pochissimi veri mercati di vendita al dettaglio. Per questa ragione abbiamo accolto favorevolmente l’iniziativa dell’associazione SensAzioni del Sud: un progetto che ci aiuta a destagionalizzare la nostra proposta turistica e che già ci vede inseriti nell’elenco regionale delle città d’arte e che ora, con questa nuova rassegna, diventa anche la capitale del buon pesce e del buon vino”. 


“Questa prima edizione del Mola Paranza & Wine Fest rappresenta un’idea virtuosa per raccontare e dare valore al connubio mare-terra, con il coinvolgimento attivo del partenariato e delle associazioni del territorio – ha ricordato l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia – in una rete di relazioni che valorizza i nostri comuni tutto l’anno. Il pescato ha un valore fondamentale nella Dieta Mediterranea: se le persone mangiano sano stanno meglio e l’intera economia ne trae beneficio. Ai pescatori, quindi, va il nostro grazie per quello che fanno a tutela del mare e per le proposte che portano. Con la nuova programmazione del FEAMPA, il Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura, continuerà il percorso di valorizzazione dei mercati nelle marinerie che credono nella vendita diretta del pescato locale”.

 
Autore: Sabrina Altamura 4 maggio 2026
Rubrica di Sabrina Altamura per La Gazzetta del Food Maggio è, per me, il mese più romantico e raffinato dell’anno. È quel momento sospeso in cui la primavera raggiunge la sua massima espressione e l’estate si avvicina con discrezione, portando con sé una tavolozza di colori e profumi che riescono sempre a sorprendermi. Ogni anno, quando arriva maggio, sento come se la natura parlasse più forte. Le fioriture diventano protagoniste assolute: le rose e le peonie mi raccontano storie di eleganza e sentimento, mentre le calle, con la loro forma essenziale, rappresentano una bellezza più silenziosa e sofisticata. E poi c’è il mughetto, così delicato e simbolico, capace di evocare purezza e nuovi inizi. Non posso non sorridere davanti al giallo intenso dei girasoli o alla semplicità spontanea di margherite e gerbere. Ogni fiore, in fondo, è un’emozione diversa, un dettaglio che arricchisce questo mese rendendolo unico. Negli ultimi anni ho imparato ad apprezzare anche i fiori in cucina. Sempre più spesso li porto nei miei piatti: la malva, il sambuco e la calendula non sono solo belli da vedere, ma aggiungono note aromatiche leggere, trasformando ogni preparazione in qualcosa di speciale. È un modo per portare la natura direttamente in tavola, con delicatezza e creatività. E i fiori, lo sappiamo, non vivono solo nei campi o nei giardini. Li ritrovo anche nella moda, nelle fantasie leggere che caratterizzano questo periodo: stampe floreali, colori pastello, tessuti che sembrano quasi raccontare la stessa leggerezza dell’aria di maggio. È uno stile che sento vicino, perché unisce romanticismo e contemporaneità. Ma maggio, per me, ha anche un sapore preciso. È quello dei frutti di bosco, freschi, leggermente aciduli, perfetti per dare vita a dolci che parlano la stessa lingua dei fiori: quella della bellezza semplice. Per questo, uno dei dolci che amo preparare in questo periodo è una torta ai frutti di bosco. La sua delicatezza, i suoi colori vivaci e il profumo che sprigiona in cucina mi sembrano un naturale prolungamento di tutto ciò che maggio rappresenta. È un dolce che non ha bisogno di eccessi: basta una base soffice, una crema leggera e una pioggia di frutti freschi per creare qualcosa che emoziona, proprio come un giardino in fiore. In fondo, maggio è questo: un equilibrio perfetto tra estetica e sostanza, tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo. È un invito a rallentare, ad osservare, ad assaporare. E ogni volta che lo vivo, mi ricordo che la bellezza non è mai distante: basta saperla riconoscere, nei dettagli più semplici.
Autore: Maria Giovanna Labruna 4 maggio 2026
Un racconto che nasce dalla voce diretta di Assunta Pacifico, simbolo di una tradizione che non si limita a essere custodita, ma viene vissuta ogni giorno tra sacrificio, memoria e amore per il proprio lavoro.
Autore: Maria Giovanna Labruna 4 maggio 2026
Nel cuore più autentico della Calabria, dove la cucina è memoria viva e racconto quotidiano, lo chef Rocco Gerundino firma un piatto che unisce identità territoriale e visione contemporanea.
Autore: Maria Giovanna Labruna 4 maggio 2026
Dall’11 al 14 maggio 2026 Milano torna al centro della scena internazionale del food con TuttoFood Milano 2026, una delle manifestazioni più rilevanti per l’industria agroalimentare, la distribuzione e il mondo HoReCa. Nel contesto dinamico di Milano, la fiera rappresenta un punto di riferimento per aziende, buyer internazionali, produttori, start-up e professionisti del settore, offrendo una panoramica completa sulle nuove traiettorie del mercato food. Innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie applicate alla filiera e trasformazioni nei modelli di consumo saranno al centro del dibattito e delle esposizioni. In questo scenario, La Gazzetta del Food sarà presente con una copertura editoriale strutturata e continuativa attraverso il format La Gazzetta del Food Live. L’obiettivo è raccontare la manifestazione dall’interno, dando voce ai protagonisti e documentando in tempo reale le principali novità emerse nei diversi padiglioni. Il lavoro redazionale si concentrerà su interviste a imprenditori, manager e innovatori del settore, oltre a reportage dedicati alle aziende espositrici e ai progetti più significativi presentati in fiera. Particolare attenzione sarà riservata ai trend emergenti che stanno ridefinendo il comparto alimentare, dalla digitalizzazione della filiera alle nuove esigenze di sostenibilità, fino all’evoluzione dell’esperienza di consumo. TuttoFood si conferma così non solo una fiera, ma un osservatorio privilegiato sull’evoluzione dell’industria alimentare a livello globale. La presenza de La Gazzetta del Food rafforza la volontà di offrire un racconto giornalistico approfondito, capace di connettere mercato, innovazione e cultura del cibo in un’unica narrazione.
Autore: Chef Giovanna Cuomo 28 aprile 2026
Nel mese di aprile, per la mia rubrica su La Gazzetta del Food, ho scelto di tornare a Sorrento per confrontarmi con uno dei simboli più identitari della pasticceria della Costiera: la delizia al limone. Un dolce che non è soltanto una preparazione, ma un vero e proprio racconto territoriale. La sua iconica forma a cupola racchiude un pan di Spagna soffice, una crema al limone intensa e profumata, e una glassatura che richiama la luminosità del Mediterraneo. Tradizionalmente realizzata con limoni IGP della zona e arricchita da limoncello, rappresenta un equilibrio perfetto tra acidità, dolcezza e memoria gastronomica. In questa reinterpretazione ho voluto spostare il baricentro del classico verso una visione più contemporanea e consapevole, mantenendo però intatta l’anima del dolce. Nasce così la Delizia al Limone Vegana 2.0: una versione “senza” che diventa “di più” in termini di leggerezza, pulizia gustativa e sostenibilità. La struttura si trasforma: dalla cupola alla mattonella su tela, un formato più essenziale e moderno che valorizza il taglio e la stratificazione. Il pan di Spagna è realizzato senza uova né latticini, sostituendo il latte vaccino con bevanda vegetale e i grassi animali con olio di riso, che garantisce delicatezza e stabilità aromatica senza coprire la freschezza degli agrumi. La dolcezza viene modulata attraverso lo sciroppo d’agave, più rotondo e meno invasivo rispetto allo zucchero raffinato, mentre la struttura è affidata a un equilibrio tra farina di farro e amido di mais, che restituiscono una consistenza soffice ma tenace al taglio. La farcitura resta il cuore del progetto: una crema al limoncello vegetale, ottenuta con panna vegetale e infusione di limone, pensata per mantenere la stessa identità aromatica della versione classica ma con una texture più eterea e contemporanea. La decorazione chiude il racconto con un gesto quasi botanico: polvere di buccia di limone e foglie fresche, a richiamare il frutto nella sua interezza, dalla pianta al piatto. Questa reinterpretazione non è una sottrazione, ma un lavoro di sottrazione consapevole: eliminare il superfluo per far emergere con più chiarezza l’essenza del gusto. La Delizia al Limone Vegana 2.0 diventa così un esercizio di equilibrio tra tradizione e innovazione, tra memoria e visione, in cui la cucina vegetale non rinuncia alla golosità ma la reinterpreta attraverso una nuova grammatica del gusto. — Chef Giovanna Cuomo Linea culinaria “Senza”: senza uova, latte e grassi animali, tutta vegetale.
Autore: Maria Giovanna Labruna 28 aprile 2026
Il suo è un percorso costruito nel tempo, fatto di formazione continua, ricerca e consapevolezza. Oggi è istruttrice presso l’Accademia Nazionale Pizza DOC e parte attiva del panorama del Campionato Mondiale Pizza DOC, oltre a lavorare nella pizzeria di famiglia, dove tradizione e innovazione dialogano quotidianamente. D. Giulia, quanto hanno inciso le tue origini – modenesi e campane – nel tuo percorso? R. Tantissimo, direi in maniera determinante. Crescere con due identità così forti mi ha dato una visione più ampia del lavoro e della vita. Da una parte c’è l’approccio emiliano, molto concreto: organizzazione, attenzione ai dettagli, rispetto dei tempi e dei processi. Dall’altra c’è l’anima campana, più istintiva e passionale, profondamente legata alla tradizione e al valore culturale della pizza. Questo mix mi ha insegnato a non scegliere tra testa e cuore, ma a farli lavorare insieme. Nel mio modo di fare pizza e di insegnare c’è sempre questo equilibrio: tecnica e sensibilità, rigore e creatività. I n un settore in continua evoluzione, la formazione non è un passaggio accessorio ma una condizione necessaria. D. Perché hai scelto di investire così tanto nella formazione? R. Perché la formazione è ciò che fa davvero la differenza nel lungo periodo. All’inizio si può anche andare avanti con l’esperienza pratica, ma senza uno studio continuo si rischia di fermarsi, di ripetere sempre gli stessi schemi. Il mondo della pizza oggi è in continua evoluzione: cambiano le farine, le tecniche, le esigenze dei clienti, persino la comunicazione. Investire nella formazione significa restare aggiornati, ma anche sviluppare un pensiero critico, capire il “perché” dietro ogni scelta. È un investimento su se stessi, sulla qualità del proprio lavoro e anche sulla credibilità professionale. Un percorso che ha trovato riscontro anche in riconoscimenti come l’ingresso nella 50 Top Pizza 2025, segnale di una crescita costante e strutturata. D. Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi studenti all’Accademia Nazionale Pizza DOC? R. Cerco di andare oltre la semplice trasmissione di una ricetta. La prima cosa è il metodo: dare una struttura, un modo di ragionare che permetta agli studenti di essere autonomi. Poi lavoro molto sulla consapevolezza: capire gli ingredienti, le reazioni degli impasti, le variabili che influenzano il risultato finale. Voglio che sappiano adattarsi, non solo replicare. E infine cerco di trasmettere rispetto: per il prodotto, per il cliente e per il mestiere. Fare il pizzaiolo oggi significa essere artigiani, ma anche professionisti preparati. D. Che ruolo ha il confronto, ad esempio nel Campionato Mondiale Pizza DOC? R. Il confronto è essenziale, forse una delle esperienze più formative in assoluto. Partecipare a una competizione significa uscire dalla propria zona di comfort, mettersi in discussione e misurarsi con altri professionisti, spesso di altissimo livello. È lì che capisci davvero a che punto sei e dove puoi migliorare. Non è solo una gara, ma un momento di crescita: osservi gli altri, ti confronti, impari nuove tecniche e punti di vista. Anche quando non si vince, si torna sempre a casa con qualcosa in più. D. Si vedono ancora prevalentemente pizzaioli uomini: com’è essere donna in una professione storicamente maschile? R. È una realtà oggettiva: per anni questo è stato un mestiere a forte prevalenza maschile, soprattutto nei laboratori e nelle pizzerie strutturate. Ma oggi la fotografia sta cambiando, anche se non sempre in modo abbastanza rapido. Entrare in questo contesto da donna significa spesso dover dimostrare qualcosa in più, soprattutto sul piano della percezione, più che della reale competenza. Nel mio caso non l’ho mai vissuta come una barriera, ma come uno stimolo a essere più precisa, preparata e coerente. Il punto non dovrebbe essere il genere, ma la professionalità. La pizza non distingue tra uomo e donna: valuta il lavoro, il risultato, la costanza. Oggi sempre più donne stanno entrando in questo settore con percorsi solidi e strutturati, non come eccezione ma come normalità. Questo contribuisce ad alzare il livello complessivo, introducendo sensibilità e approcci differenti, spesso molto attenti alla gestione del dettaglio e del processo. Per me è importante affermare un concetto semplice: non si tratta di emergere come donna, ma come professionista. E se questo percorso può contribuire ad aprire ulteriori spazi e mentalità, allora ha ancora più valore. Il lavoro di Giulia si sviluppa anche all’interno della pizzeria di famiglia, un contesto dove competenze e ruoli si intrecciano in modo organico. Rosa Gatti, madre di Giulia, è la custode dell’impasto e della tradizione del locale. Claudio Gasparini, padre, segue la parte amministrativa. Daniele Righi, marito di Giulia e sommelier, cura la proposta beverage, costruendo abbinamenti coerenti con la proposta gastronomica. Giulia rappresenta il punto di sintesi tra ricerca, evoluzione e valorizzazione del lavoro familiare. D. Qual è la tua prossima sfida ? R. La sfida è continuare a evolvermi senza perdere l’identità. Voglio crescere sempre di più nel campo della formazione, sviluppare progetti innovativi che possano aiutare i nuovi professionisti a entrare nel settore con una preparazione solida. Mi piacerebbe contribuire a valorizzare ulteriormente il mestiere del pizzaiolo, che oggi è molto più complesso e completo rispetto al passato. Non si tratta solo di fare una buona pizza, ma di costruire un percorso, una cultura. Non è solo una storia di talento o di tradizione, ma di consapevolezza costruita nel tempo. Giulia Gasparini appartiene a quella nuova generazione di professionisti che ha compreso come il futuro della pizza passi inevitabilmente da studio, metodo e capacità di evolversi senza rigidità. In un settore spesso legato alla ripetizione, il suo percorso mostra che la differenza si gioca sulla visione e sulla volontà di mettersi continuamente in discussione. La pizza, nel suo lavoro, non è mai un punto d’arrivo ma un processo in trasformazione. E se oggi rappresenta una certezza, è perché continua ad affrontare il proprio mestiere come se fosse sempre l’inizio. www.accademianazionalepizzadoc,it www.campionatomondialeoizzadoc.it
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