Tesori del gusto: i mercati storici d’Europa tra tradizione, sapori e formazione
La redazione • 1 ottobre 2025

Dove la cucina si impara tra i banchi, i profumi e le voci delle città
Prima ancora che ristoranti stellati e cucine gourmet conquistassero la scena, i mercati erano il cuore pulsante della vita gastronomica europea. Veri e propri crocevia di scambi, racconti e culture, hanno forgiato nei secoli non solo le abitudini alimentari, ma anche il modo in cui ogni popolo si identifica attraverso il cibo.
Ancora oggi, passeggiare tra le bancarelle di un mercato storico non significa solo fare acquisti, ma vivere un’esperienza completa: visiva, olfattiva, culturale e – per chi lavora nella ristorazione – anche educativa. I mercati sono infatti vere aule all’aperto, dove si impara a riconoscere la qualità, a capire le stagioni e a leggere il territorio attraverso i suoi ingredienti.
Sei mercati iconici che raccontano l’Europa gastronomica
Borough Market – Londra
Con oltre mille anni di storia, il Borough Market è tra i mercati più longevi d’Europa. Situato nel cuore della capitale britannica, è oggi un punto di riferimento per chef, appassionati e studenti di cucina in cerca di prodotti artigianali, ingredienti rari e ispirazioni da tutto il mondo.
La Boquería – Barcellona
Adagiata lungo La Rambla, La Boquería è un’esplosione di colori e profumi. Attiva dal XIII secolo, riflette la vivacità della cultura catalana attraverso banchi carichi di frutta tropicale, pesce freschissimo e prosciutti iberici: un patrimonio gastronomico a cielo aperto, perfetto per chi studia o lavora nel settore.
Marché des Enfants Rouges – Parigi
Nel cuore del Marais, il più antico mercato coperto della capitale francese (attivo dal 1615) offre un viaggio tra i sapori del mondo, pur restando ancorato alla tradizione culinaria francese. Un esempio di come un mercato possa evolversi senza smarrire la propria anima storica.
Mercato di Rialto – Venezia
Nel dedalo di calli e canali veneziani, il Mercato di Rialto è una tappa obbligata per chi vuole conoscere la vera essenza della cucina lagunare. Pesce appena pescato, spezie orientali e prodotti locali raccontano una storia secolare di scambi e influenze culturali.
Viktualienmarkt – Monaco di Baviera
Nato nell’Ottocento come mercato contadino, oggi il Viktualienmarkt è un centro nevralgico per la cultura gastronomica bavarese. Con più di 140 banchi, fonde tradizione e innovazione alimentare in un mix irresistibile per turisti e professionisti del settore.
Nagycsarnok – Budapest
Questo maestoso mercato coperto, inaugurato nel 1897, è una perla dell’architettura neogotica ungherese, con il tetto decorato dalle famose piastrelle Zsolnay. Tre piani per esplorare tutto il meglio della gastronomia locale:
al piano terra: spezie, verdure, carni e salumi tipici;
al piano superiore: street food tradizionale con piatti come gulyás e lángos;
al piano interrato: pescherie e negozi specializzati.
Un luogo dove la cultura alimentare ungherese si manifesta nella sua forma più autentica, tra profumi intensi e sapori decisi.
Un patrimonio da custodire e valorizzare
I mercati storici non sono semplicemente spazi commerciali: sono scuole di cultura gastronomica, dove si apprende il rispetto per le materie prime, il valore della stagionalità e il legame tra cibo e identità locale.
Per studenti, cuochi e appassionati, rappresentano un’esperienza formativa unica, in cui tradizione e innovazione dialogano continuamente. Visitare un mercato storico europeo significa immergersi in un racconto vivo, fatto di sapori autentici e di gesti antichi che continuano a educare, emozionare e ispirare.
Foto Web

Cinquanta ricette, un unico filo conduttore e una passione senza tempo: il cioccolato, interpretato attraverso lo sguardo maturo e consapevole di uno dei protagonisti più riconosciuti della pasticceria contemporanea. Il percorso professionale di Aresu è il risultato di oltre cinquant’anni di lavoro, studio e ricerca continua. Una carriera costruita tra laboratorio e insegnamento, tra sperimentazione tecnica e profondo rispetto della tradizione artigianale, che lo ha portato a confrontarsi con i grandi nomi del settore e a diventare punto di riferimento per intere generazioni di pasticceri. La sua esperienza si riflette non solo nella pratica quotidiana, ma anche in un’intensa attività editoriale, attraverso la quale ha contribuito a diffondere una visione della pasticceria come disciplina culturale prima ancora che tecnica. I suoi precedenti libri – ormai considerati testi di riferimento per professionisti e appassionati evoluti – hanno raccontato negli anni un metodo rigoroso, fatto di equilibrio, pulizia dei sapori e attenzione al dettaglio. Pubblicazioni che hanno sempre unito l’aspetto didattico a una forte identità personale, ponendo al centro il valore del gesto artigiano e la necessità di una pasticceria consapevole, capace di dialogare con il presente senza perdere le proprie radici. Al cioccolato rappresenta però un punto di sintesi e, al tempo stesso, un’evoluzione. Le cinquanta creazioni raccolte nel volume non sono semplicemente ricette, ma capitoli di un racconto coerente e strutturato. Dai dolci da forno alle torte moderne, dai mignon alle interpretazioni più creative, il cioccolato diventa materia viva, linguaggio espressivo, strumento narrativo. Ogni preparazione è il risultato di un pensiero preciso, dove tecnica, gusto ed estetica convivono in un equilibrio maturo ed elegante. Il libro si distingue per un approccio contemporaneo, capace di parlare al professionista quanto a chi vive la pasticceria come forma di espressione culturale. Aresu non impone uno stile, ma lo condivide: accompagna il lettore in un viaggio fatto di rigore e libertà, dimostrando come il cioccolato possa essere declinato in infinite forme senza mai perdere identità. Con questa nuova opera, Gianluca Aresu conferma il suo ruolo di maestro autorevole e, al tempo stesso, di interprete sensibile del nostro tempo. Al cioccolato non è solo un libro da consultare in laboratorio, ma un progetto editoriale che invita alla riflessione, alla condivisione e alla crescita professionale. Un tributo a una materia prima iconica e, soprattutto, alla visione di chi ha fatto della pasticceria una vera arte del pensiero.

PRUNELLA EMMA, DIRETTORE EVENTI FIPPA, PARLA DELLA MISSIONE 2026 E DEL CONVEGNO “IL PANE DEL FUTURO”
“Il nostro impegno – ha spiegato Emma – è quello di rappresentare e valorizzare l’intero settore della panificazione, promuovendo innovazione, sostenibilità e qualità. La missione della FIPPA per il 2026 si concentra sull’educazione, sulla ricerca tecnologica e sulla valorizzazione delle eccellenze italiane, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle nostre aziende nel contesto globale”. Particolare attenzione è stata dedicata al convegno “Il Pane del Futuro”, evento di punta del calendario FIPPA. “Questo incontro non sarà solo un momento di confronto tra esperti, ma una piattaforma di innovazione e divulgazione – ha proseguito Emma. – Parleremo delle nuove tecniche produttive, delle tendenze di consumo, dell’importanza della filiera corta e della sostenibilità ambientale, senza dimenticare la tradizione che rende unico il nostro pane”. Emma ha inoltre evidenziato il ruolo della Federazione come punto di riferimento per i professionisti del settore: “La FIPPA non è solo un’associazione di categoria, ma un vero e proprio motore culturale e formativo. Attraverso corsi, workshop e convegni, accompagniamo i panificatori italiani verso una crescita costante, garantendo standard elevati di qualità e innovazione”. Concludendo l’intervista, il direttore eventi ha ribadito come la Federazione si impegni a consolidare la reputazione internazionale del pane italiano, unendo tradizione, innovazione e sostenibilità per costruire il futuro del settore.

Giorilli ha presentato il suo nuovo libro, il più personale della sua carriera, in cui intreccia la vita professionale e le passioni personali, dal ciclismo ai viaggi, fino all’innovazione continua nel mondo del pane. Dopo anni di testi dedicati a ricette e tecniche, il maestro condivide un racconto intimo e riflessivo, svelando che il vero segreto del successo risiede nella capacità di formarsi senza mai fermarsi. Accanto a lui, Antonio Giaccoli ha sottolineato il valore della formazione come pilastro della crescita professionale e della qualità nel settore della pizza. Il presidente del Campionato Mondiale Pizza DOC ha illustrato il ruolo dell’Accademia Pizza DOC nella valorizzazione dei talenti e nella diffusione della cultura artigianale, confermando come studio, aggiornamento e pratica siano fondamentali per eccellere in un mercato in continua evoluzione. L’incontro ha messo in luce un filo comune tra pane e pizza: passione, innovazione e formazione costante come chiavi del successo nel food contemporaneo. Un dialogo che ha celebrato l’arte del fare bene, l’importanza di continuare a imparare e il futuro di due mondi simbolo dell’eccellenza italiana..

Oggi si celebra in tutto il mondo il World Pizza Day, una giornata dedicata a uno dei simboli più rappresentativi della cultura gastronomica italiana. La data non è casuale: coincide con la festa di Sant’Antonio Abate, patrono dei fornai e dei pizzaioli, figura da sempre legata al fuoco, elemento centrale nell’arte bianca. Questa ricorrenza è l’occasione per rendere omaggio all’arte del pizzaiolo napoletano, una tradizione tramandata di generazione in generazione che nel 2017 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Un traguardo che ha sancito il valore culturale, sociale e identitario di un mestiere che unisce tecnica, passione e creatività. La pizza non è soltanto un alimento, ma un linguaggio universale capace di raccontare storie di territorio, convivialità e condivisione. Dal gesto dell’impasto alla cottura nel forno a legna, ogni fase rappresenta un sapere antico che continua a evolversi, mantenendo salde le proprie radici. Il World Pizza Day diventa così un momento di celebrazione collettiva, un invito a riconoscere e valorizzare una tradizione che ha conquistato il mondo, restando profondamente legata alla sua origine: Napoli, culla di un’arte che è oggi patrimonio di tutti.e
Un evento che ha unito tecnica, tradizione e racconto del territorio, ponendo al centro l’arte della pizza napoletana e la qualità delle farine come elementi fondanti dell’eccellenza italiana. La dimostrazione, realizzata in collaborazione con Matteo del Vescovo e l’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) , ha offerto al pubblico un momento di approfondimento sulla maestria dei pizzaioli e sull’importanza delle materie prime, ribadendo come il risultato finale sia frutto di conoscenza, esperienza e rispetto delle regole della tradizione. Tra i protagonisti della giornata, Leonardo Spadoni, figlio del presidente di Libero Spadoni e rappresentante della terza generazione della famiglia, ha sottolineato l’impegno dell’azienda nel coniugare innovazione e rispetto della tradizione, confermando la centralità della ricerca e della qualità nel mercato delle farine speciali. A suggellare l’incontro, il Dott. Roberto Zalambani, Presidente dell’Unione Associazioni Giornalisti Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca ed Energie (ARGA – UNARGA), insieme al giornalista Stefano Buganelli, ha consegnato la copertina originale de “ Il Molino del 1907”. Un gesto dal forte valore simbolico, che richiama oltre un secolo di storia, passione e cultura molitoria, rappresentando il legame profondo tra memoria, impresa e identità agroalimentare italiana. L’evento ha rappresentato un autentico momento di fusione tra cultura agroalimentare e tradizione culinaria, confermando il ruolo del Sigep come spazio di dialogo tra filiere, saperi e generazioni. Ancora una volta, l’Italia si racconta attraverso le sue eccellenze: farine di qualità, pizza napoletana e una storia che continua a rinnovarsi nel segno della tradizione.



