SANREMO 76: QUANDO LA MUSICA INCONTRA L’ALTA CUCINA
Cinzia Tattini • 10 febbraio 2026
Alba Marte e la sua squadra firmano l’esperienza gastronomica più esclusiva della settimana sanremese

Non solo note, luci e riflettori: alla 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana, Sanremo si racconta anche attraverso il linguaggio dell’alta cucina. Dal 23 al 28 febbraio, tra gli eventi collaterali più attesi della settimana sanremese, spicca il progetto firmato Alba Marte Eventi, che porta il gusto d’autore al centro della scena nella prestigiosa cornice del Victory Morgana Bay.
A guidare questo percorso è Alba Marte, chef e imprenditrice vastese, che arriva a Sanremo con una squadra di chef altamente qualificati, dando vita a un palcoscenico sensoriale dove gastronomia, spettacolo e comunicazione dialogano senza confini.
UNA SQUADRA DI CHEF, UN LAVORO CORALE
Accanto ad Alba Marte, una brigata selezionata di professionisti, chef con competenze complementari e un’unica visione: garantire eccellenza, organizzazione e creatività anche nei contesti più complessi e mediaticamente esposti.
Una squadra capace di coniugare:
alta cucina creativa,
gestione di grandi eventi,
precisione tecnica,
lavoro sotto pressione senza rinunciare all’identità dei piatti.
Un lavoro corale che trasforma ogni servizio in un’esperienza elegante e coerente, dove ogni chef è parte integrante del racconto gastronomico firmato Alba Marte Eventi.
ALTA CUCINA SU MISURA DURANTE LA SETTIMANA DEL FESTIVAL
Durante la settimana del Festival di Sanremo, Alba Marte Eventi cura la cucina e la progettazione di percorsi degustativi esclusivi, studiati per accompagnare serate private, incontri istituzionali e appuntamenti di grande visibilità mediatica.
Un lavoro sartoriale, pensato per un pubblico selezionato e internazionale, che conferma la visione della chef: la cucina come esperienza, racconto ed emozione condivisa.
“Il momento clou – sottolinea Donato Fioriti, referente nazionale dei Giornalisti Enogastronomici Figec/Cisal, con oltre 15 presenze professionali al Festival – sarà la cena della Sala Stampa, un evento di grande rilievo che unisce alta gastronomia e spettacolo.”
Durante la serata è prevista anche la premiazione di Arisa, alla presenza di Carlo Conti, volto simbolo e storico del Festival. Tra gli ospiti: imprenditori, artisti, cantanti e personaggi di spicco del mondo della TV e dello spettacolo.
INTERVISTA – ALBA MARTE
Dietro le quinte del gusto alla 76ª edizione del Festival di Sanremo
Chef Marte, Sanremo è un palcoscenico unico e durante la settimana del Festival lei firma uno degli eventi gastronomici più esclusivi. Cosa rappresenta per lei portare la sua cucina in un contesto così simbolico?
“È un’occasione straordinaria. Sanremo non è solo musica, è identità italiana, racconto, visibilità internazionale. Essere presenti con un progetto gastronomico durante questa settimana significa portare la nostra cucina in un contesto di grande valore mediatico e culturale, con grande responsabilità ma anche con enorme entusiasmo.”
Lei arriva con una squadra di chef. Quanto è importante il lavoro di squadra in un evento di questo livello?
“È fondamentale. Non esiste alta cucina senza una brigata forte. Ho scelto professionisti che condividono la mia visione, chef capaci di interpretare ogni servizio come parte di un progetto più ampio. Qui a Sanremo il lavoro di squadra fa davvero la differenza.”
Come nasce un percorso degustativo pensato per eventi così esclusivi?
“Nasce dall’ascolto e dal confronto continuo con il team. Studiamo il contesto, il pubblico, il ritmo delle serate. Ogni piatto deve dialogare con l’atmosfera, con la musica, con le emozioni. Nulla può essere lasciato al caso.”
La cucina come parte dell’esperienza è il cuore del progetto Alba Marte Eventi?
“Assolutamente sì. Vogliamo creare format culinari su misura, dove il cibo diventa linguaggio. Non è solo nutrimento, è esperienza sensoriale, è memoria. E questo è possibile solo grazie al lavoro di squadra.”
La presenza di Alba Marte e della sua squadra di chef durante la settimana della 76ª edizione del Festival di Sanremo rappresenta non solo un importante traguardo professionale, ma la conferma di come la cucina italiana d’autore possa essere protagonista nei grandi eventi culturali e mediatici, anche al di fuori del palco dell’Ariston.
Tra musica, riflettori e grandi nomi dello spettacolo, Sanremo 2026 parla anche il linguaggio del gusto.
E lo fa con una firma chiara, elegante e riconoscibile: Alba Marte Eventi.

Napoli - La montanara è un prodotto antico, nato nei vicoli di Napoli, che non ha bisogno di effetti speciali né di forzature per raccontarsi. Va solo rispettato. Per questo la preparo così com’è sempre stata: una frittura asciutta, un impasto soffice, un condimento misurato, mai invadente. Ogni dettaglio conta. Appartengo a una famiglia che da generazioni vive la pizza non come moda, ma come cultura. Custodire questa eredità significa conoscere a fondo la tradizione e avere il coraggio di mantenerla attuale senza snaturarla. L’equilibrio tra memoria e presente è fragile, e va protetto con rigore e consapevolezza. In un tempo in cui tutto rischia di essere etichettato come tendenza, la montanara resta ciò che è sempre stata: un pilastro della gastronomia popolare napoletana. Nelle mani di chi la rispetta, diventa un racconto vivo, autentico, che parla di Napoli senza bisogno di spiegazioni. È questo il mio modo di intendere la pizza: non reinventarla a ogni costo, ma farla vivere oggi con la stessa dignità di ieri.

Un investimento significativo, che arriva dopo il successo del primo locale in via Foria 180 , e che conferma la volontà dell’imprenditore di rafforzare un progetto gastronomico fondato su qualità, identità e riconoscibilità. Aprire oggi un ristorante a Napoli, in un’area simbolica come il lungomare, rappresenta una scelta imprenditoriale netta e consapevole. Il contesto non è casuale. Il lungomare di Napoli, storicamente legato alla vita marinara della città, è da sempre luogo di incontro tra tradizione popolare, lavoro e cultura. È in questo scenario che Scicchitano colloca il suo nuovo progetto, pensato come naturale estensione di una cucina che affonda le radici nella tradizione partenopea ma guarda al futuro con linguaggi contemporanei. Il riscontro del pubblico è stato immediato: tavoli pieni e sold out già nei giorni successivi all’apertura. La Gazzetta del Food ha visitato il locale l’8 febbraio, documentando la nuova apertura e l’atmosfera del ristorante a pochi giorni dall’inaugurazione. Elemento centrale del progetto resta la figura di Giuseppe Scicchitano, terza generazione di ristoratori, figlio di Nunzio Scicchitano e Assunta Pacifico, storici volti de ’A Figlia d’ ’o Marenaro. Cresciuto tra cucina e sala, Scicchitano ha ereditato dal padre la tecnica nella lavorazione dei frutti di mare e dalla madre il rispetto per la materia prima e per la cucina napoletana più autentica. Esuberante e creativo, è presente sia ai fornelli sia in sala, dove la relazione con l’ospite diventa parte integrante dell’esperienza. La proposta gastronomica si muove tra tradizione e innovazione, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio della cucina di mare senza snaturarne l’anima popolare. Con questa seconda apertura, Scicchitano consolida una visione chiara: elevare la cucina di mare napoletana a un modello di eccellenza riconoscibile, mantenendo un forte legame con il territorio. Un traguardo che rappresenta non solo una crescita imprenditoriale, ma anche un segnale di continuità e rinnovamento della tradizione gastronomica cittadina.

BERLINO – Si è chiusa il 6 febbraio a Berlino Fruit Logistica, il principale appuntamento mondiale dedicato all’ortofrutta, che ha visto una forte e qualificata presenza del sistema cooperativo italiano. Un’occasione strategica che ha confermato il ruolo centrale dell’Italia nel panorama agroalimentare internazionale. Alla manifestazione hanno partecipato oltre 200 cooperative e imprese aderenti a Confcooperative, espressione di un sistema che coinvolge 45.000 produttori e sviluppa più di 8 miliardi di euro di fatturato. Numeri che raccontano la solidità e il peso economico di un comparto chiave del Made in Italy. Una vetrina globale per il Made in Italy Fruit Logistica si è confermata una piattaforma privilegiata per il confronto tra operatori, buyer e stakeholder internazionali. Le cooperative italiane hanno portato a Berlino un modello produttivo fondato su qualità, sostenibilità, innovazione e radicamento territoriale, rafforzando relazioni commerciali e aprendo nuove opportunità sui mercati esteri. La presenza compatta delle imprese cooperative ha rappresentato un segnale forte di coesione e capacità competitiva in un contesto globale segnato da crescenti criticità, dall’aumento dei costi di produzione alle tensioni sui mercati internazionali. Al centro il futuro del comparto Accanto agli aspetti commerciali, l’edizione 2024 ha dato spazio anche al confronto istituzionale sul futuro del settore. Un momento centrale è stato l’incontro ospitato presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, che ha visto la partecipazione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Nel corso del confronto si è discusso delle principali sfide che attendono l’ortofrutta italiana: dalla tutela del reddito dei produttori alla sostenibilità ambientale, fino alla necessità di rafforzare la competitività delle imprese sui mercati internazionali. La cooperazione come risposta alle sfide globali L’esperienza berlinese ha ribadito come il modello cooperativo rappresenti una leva strategica per affrontare le trasformazioni del settore, garantendo aggregazione dell’offerta, maggiore forza contrattuale e valorizzazione delle produzioni. La partecipazione a Fruit Logistica si chiude dunque con un bilancio positivo per l’ortofrutta cooperativa italiana, che da Berlino rilancia il proprio impegno per un futuro fondato su innovazione, sostenibilità e identità produttiva, confermandosi protagonista sui mercati globali.

Febbraio è il mese in cui il cuore prende il sopravvento. Breve ma intenso, si accende di colori vivaci, profumi dolci e feste capaci di scaldare l’anima. Il filo conduttore che attraversa questo periodo è uno solo: il rosso, simbolo universale di amore, passione ed energia, protagonista assoluto di tradizioni, sapori e stile. Il rosso che anima il Carnevale Il mese si apre con l’esplosione di allegria del Carnevale, una festa che invita a giocare, sorridere e trasformarsi. Maschere, costumi sfavillanti e scenografie colorate riempiono le strade, regalando un momento di leggerezza e fantasia. Anche qui il rosso trova spazio, tra dettagli audaci e accenti vivaci che rendono ogni outfit più scenografico e originale. È il tempo dell’osare, del lasciarsi andare, anche solo per qualche giorno. San Valentino, la festa dei sentimenti A metà febbraio arriva San Valentino, la ricorrenza dedicata agli innamorati. Cuori, fiori e cioccolatini diventano il linguaggio visivo di un sentimento che va oltre le mode e le generazioni. Il rosso domina vetrine, tavole e abbigliamento, trasformando anche il gesto più semplice in un’espressione di affetto e romanticismo. Tradizioni dolci che scaldano l’inverno Febbraio è anche il mese dei sapori della tradizione. Dalle frappe e chiacchiere del Carnevale ai biscotti a forma di cuore e alle cioccolate dedicate all’amore, i dolci accompagnano le celebrazioni e diventano un rito condiviso. Piccoli piaceri che raccontano storie di convivialità, memoria e calore umano. Un mese breve, ma intenso Febbraio, con la sua durata ridotta, concentra emozioni forti e simboli potenti. È un mese che invita a sorridere, amare e concedersi qualche momento di leggerezza, ricordandoci che il cuore non conosce stagioni. In fondo, febbraio è proprio questo: un concentrato di vita, colore ed emozione, tutto racchiuso nel battito rosso del cuore.

Il cuore della ricetta è un intenso pralinato al pistacchio, morbido e avvolgente, racchiuso in una nuova copertura di cioccolato al lampone. Un incontro di sapori studiato per sorprendere: la dolcezza rotonda del pistacchio dialoga con le note fresche e leggermente acidule del lampone, dando vita a un equilibrio elegante e contemporaneo. La rivisitazione mantiene l’identità del cremino tradizionale, ma ne amplia il linguaggio, trasformandolo in un piccolo gesto d’amore dal gusto sofisticato. Anche l’estetica segue questa filosofia: essenziale, moderna e pensata per celebrare un’occasione speciale. Il Cremino di San Valentino Massari è disponibile ora sullo shop ufficiale ed è pensato per chi desidera regalare — o regalarsi — un’esperienza di gusto che va oltre il cioccolatino, diventando un simbolo da condividere. .

Sono preparati senza uova e senza glutine, pensati per chi convive con limitazioni alimentari, intolleranze o esigenze particolari, ma non vuole rinunciare al piacere della buona cucina. Perché mangiare non è solo nutrirsi: è cultura, è emozione, è condivisione. E nessuno dovrebbe sentirsi escluso a tavola. La pasta come linguaggio universale Da pastaia artigianale credo profondamente che la pasta sia un linguaggio universale. Un linguaggio che può — e deve — parlare a tutti. Lavorare senza glutine e senza uova non significa “togliere”, ma ripensare. Studiare le farine, ascoltare gli impasti, trovare nuovi equilibri. È un lavoro di precisione e sensibilità, dove la tecnica incontra il rispetto. Ogni tortello è il risultato di ricerca, prove, errori e tanta passione. Non esistono scorciatoie, esiste solo la volontà di fare bene. Intolleranze e gusto: un falso mito da sfatare C’è ancora chi pensa che cucinare per chi ha intolleranze significhi scendere a compromessi sul gusto. Io credo esattamente il contrario. Questo piatto dimostra che anche con le intolleranze si può mangiare bene, con gusto e consapevolezza. Sapori pieni, consistenze curate, ripieni pensati per sorprendere. La cucina inclusiva non è una cucina “di serie B”: è una cucina evoluta, attenta, contemporanea. Anche l’occhio vuole la sua parte Perché sì, diciamolo: anche l’occhio vuole la sua parte. La bellezza nel piatto non è un dettaglio, è parte dell’esperienza. Colori, forme, equilibrio: ogni tortello è pensato per essere guardato prima ancora che assaggiato. Il cibo accessibile non deve rinunciare all’estetica. Al contrario, deve raccontare che la cura passa anche da lì. Il cibo come atto di responsabilità Credo in una cucina che si prende responsabilità. Responsabilità verso le persone, verso le loro esigenze, verso il loro diritto di sentirsi accolte. Per me, fare pasta oggi significa questo: creare senza escludere, innovare senza dimenticare, portare a tavola un’idea di cucina che sia davvero per tutti. Senza compromessi. Con rispetto. Con amore..


