Paccheri rivisitati alla matriciana a modo mio
In cucina con Gemyy • 7 febbraio 2025
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Il cibo è cultura, l 'arte del cibo è un'avventura della mente, è un gran piacere per il palato, infatti semplici alimenti si possono trasformare in opere d 'arte, ed è anche occasione di convivialità.
La mia amatriciana rivisitata, da Amatrice a Napoli, in origine era il pasto principale dei pastori, nel 2020 è stata annoverata tra le specialità gastronomiche dell'unione europea.
Gli ingredienti della mia amatriciana in versione rivisitata:
500gr di paccheri di Gragnano
Cipolla tritata
Pomodori San Marzano 400 gr
Guanciale di Amatrice 200 gr
Sale grosso
Pecorino romano dop 100 gr
Peperoncino fresco
Vino bianco circa 50 gr
Procedimento :
Per prima cosa mettete a bollire l'acqua per la cottura della pasta da salare poi a bollore. Potete quindi dedicarvi al condimento: prendete il guanciale, eliminate la cotenna e tagliatelo a fette di circa 1 cm di spessore; riducete le fette a listarelle di circa mezzo cm 2. Fatelo rosolare a fiamma bassa per 7-8 minuti in una padella antiaderente Il grasso del guanciale dovrà diventare trasparente e la carne croccante.
Quando il grasso si sarà sciolto, sfumate con il vino bianco ,alzate la fiamma e lasciate evaporare . Trasferite le listarelle di guanciale in un piatto e tenetele da parte. Grattugiate il Pecorino Romano DOP ,nella stessa padella con il fondo di cottura del guanciale, ponete il peperoncino intero privo di semi e versate anche i pomodorini . Cuocete il sugo a fiamma moderata, per circa 10 minuti e aggiustate di sale a piacere. Cuocete i paccheri al dente ,
Saltate molto velocemente la pasta per amalgamarla bene al condimento versate poca acqua di cottura della pasta . Per finire spolverizzate con il Pecorino Romano DOP grattugiato. Il piatto è pronto potete servire!
Buon appetito!
Gemma Caruso

Il caldo torrido non pesa soltanto su cittadini e coltivazioni, ma sta ridisegnando anche gli equilibri del mercato ortofrutticolo. Le temperature elevate accelerano la maturazione della frutta, riducendone drasticamente la conservabilità e costringendo produttori e grossisti a immettere rapidamente i raccolti sul mercato. L'effetto è immediato: un aumento dell'offerta che spinge al ribasso i prezzi all'ingrosso.

L'eleganza della cucina nasce dall'incontro tra grandi ingredienti e sensibilità dello chef. È proprio questa filosofia che ispira Giovanni Palmiero nella realizzazione dei suoi Nidi di Casarecce al Provolone del Monaco, tartufo nero e spuma di timo limonato , un primo piatto che interpreta la tradizione italiana con tecnica, equilibrio e creatività. La sapidità e la personalità del Provolone del Monaco DOP si fondono con il profumo intenso del tartufo nero, mentre le nocciole tostate aggiungono una piacevole nota croccante e la spuma al timo limonato dona leggerezza e freschezza aromatica. Il risultato è una ricetta raffinata, pensata per emozionare attraverso sapori autentici e una presentazione di grande impatto, dimostrando come la cucina d'autore possa valorizzare le eccellenze del territorio con uno sguardo contemporaneo.

Ci sono percorsi che non nascono da una scelta improvvisa, ma affondano le proprie radici nella terra, nella famiglia e nei valori con cui si cresce. Quello di Nello Di Sevo è uno di questi. Originario del cuore del Parco Nazionale del Cilento, Nello nasce nel maggio del 1993 in una terra dove il cibo rappresenta cultura, identità e rispetto della natura. Tra campi di grano, uliveti, masserie di bufale e la cucina della nonna, sviluppa fin da bambino una profonda sensibilità verso le materie prime e il loro valore.

La cucina è cultura, identità e territorio. Attraverso la Rubrica dello Chef Rocco Gerundino, vogliamo raccontare le eccellenze agroalimentari italiane, dando voce ai prodotti che nascono dalla terra e dal mare e che, grazie alla sapienza dei nostri chef, diventano piatti capaci di emozionare. Ogni ricetta è un viaggio tra tradizione e innovazione, con uno sguardo rivolto alla qualità delle materie prime, alla loro stagionalità e al rispetto delle produzioni locali. Perché valorizzare un territorio significa prima di tutto valorizzare chi lo coltiva, lo pesca e lo trasforma con passione.




