Milano Design Week, boom di presenze nonostante i prezzi alle stelle: in città arriva anche la regina Maxima d’Olanda

Redazione • 18 aprile 2023

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di Ilaria Mauri | 17 APRILE 2023
L’edizione 2023 del Salone del Mobile di Milano segna il ritorno dei visitatori cinesi e un forte aumento di quelli provenienti da Stati Uniti e Brasile, dopo gli anni di stop dovuti alla pandemia da Covid e, a una settimana dal via, un incoraggiante +25% di vendita dei biglietti rispetto allo scorso anno. Sono buone le premesse per l’avvio della 61/a edizione dell’evento di riferimento del settore dell’arredamento che si terrà dal 18 al 23 aprile alla Fiera di Milano a Rho. L’evento torna quindi nella sua tradizionale collocazione primaverile, dopo tre anni di rinvii o slittamenti estivi che tuttavia, ricorda la presidente del Salone del Mobile Maria Porro, hanno lasciato nel festival qualcosa di importante: la capacità di rinnovarsi e adattarsi alle continue trasformazioni e alle emergenze che hanno caratterizzato questi tempi. “Abbiamo fatto un grande lavoro di promozione e racconto del nuovo Salone in Italia e all’estero, puntando ad avere visitatori profilati”, ha dichiarato la presidente Porro. “Più che alla quantità, puntiamo alla qualità“.

Per prepararsi a questa nuova edizione del Salone e del Fuorisalone, la città di Milano si sta attrezzando al meglio, con strade che diventeranno pedonali e il divieto di vendere bottiglie in vetro per tutta la durata dell’evento. Le tre zone interessate, segnate da cartelli con la scritta “Milano design district”, saranno la classica via Tortona, già in passato pedonalizzata per l’evento, via Durini e, nella zona di Brera, via Palermo, largo Treves e parte di via Solferino.

Come ha dichiarato il Comune: “Nelle aree delle 5 Vie, Brera, Quartiere Brolo, Durini, Isola, Monumentale, Porta Venezia e Tortona, oltre al divieto di accesso con mezzi a motore, saranno vietati il commercio itinerante su area pubblica e la somministrazione di alimenti e bevande (anche gratuita) da asporto in bottiglie di vetro e in contenitori di latta dalle 19,30 alle 5 del giorno successivo”.

Molte le novità annunciate per questa ‘classica” nuova edizione 2023: da quest’anno infatti il Salone si svolgerà interamente su un unico livello, con quasi 170mila mq di superficie espositiva, che ospiterà quasi 2mila aziende, inclusi 550 giovani designer del Salone Satellite. Lo stesso format della manifestazione è stato visto e rivisitato, a partire dalla biennale dedicata all’illuminazione, Euroluce, realizzata con un layout completamente rinnovato dallo studio Lomardini22, ideato in modo da rendere più fruibile la visita agli operatori.

All’inaugurazione del Salone del Mobile 2023 sarà presente anche Máxima d’Olanda. Ad annunciarlo, durante un incontro con la stampa, è Marva Griffin, fondatrice del SaloneSatellite. La moglie del re Guglielmo Alessandro non è la prima testa coronata a partecipare al Salone del Mobile ma è da alcuni anni che i reali europei mancano alla kermesse. Ad inaugurare questa attesissima nuova edizione 2023 sarà la premier Giorgia Meloni. Lo ha confermato la stessa presidente Porro durante un incontro con la stampa. “Questo a rimarcare l’importanza del Salone del mobile per tutto il Paese”, ha commentato Porro.


Il giorno prima, lunedì 17, il presidente del Senato Ignazio La Russa sarà presente all’evento che anticipa l’inaugurazione del Salone al teatro alla Scala di Milano, che sarà aperto a mille invitati. Nella settimana del Salone del Mobile oltre alla premier Giorgia Meloni sono attesi in visita anche diversi ministri. Tra questi il ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, del Turismo Daniela Santanchè, dell’Istruzione Giuseppe Valditara, delle alle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso, dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e all’Università e Ricerca Anna Maria Bernini.

L’edizione 2023 del Salone del Mobile di Milano darà quindi una grande mano all’economia del capoluogo lombardo. Con i suoi 800 e più eventi nei giorni del Fuorisalone, per la città di Milano si stima un indotto di 223,2 milioni di euro, con incremento del 37% rispetto al 2022. I dati sono emersi da un’analisi compiuta dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza.


Sempre secondo le stime, nelle giornate di Salone e Design Week, gli alberghi toccheranno un’occupazione media di oltre l’80%, ma con picchi superiori al 90% e vicine al 100% tra il 18 e il 20 aprile. Naturalmente, anche il settore extralberghiero aumenterà le prenotazioni, con una media del +26% nelle prime 3 giornate, fino a raggiungere il +28% nelle giornate di martedì e mercoledì.

Secondo Epam, l’associazione dei pubblici esercizi, nei quartieri di Milano interessati dal Fuorisalone, i ristoranti lavoreranno a pieno regime, specialmente a cena. Per non parlare delle vendite nei negozi, con un incremento previsto del 10% rispetto al 2022.


Autore: • 8 ottobre 2026
La redazione Ci sono piatti che raccontano un territorio e altri che, prima ancora, raccontano una famiglia. U’ Callaridd appartiene a entrambe le categorie. A Gravina in Puglia, nel cuore della Murgia, questa preparazione affonda le sue radici nella cucina contadina, nella transumanza e nell’antica consuetudine di cuocere lentamente, nel tegame di terracotta e nel forno a legna, ciò che la terra e gli allevamenti offrivano. Ma per lo chef Michele Picciallo U’ Callaridd è soprattutto memoria. È il ricordo della madre Rosaria, del profumo che usciva dalla cucina e arrivava nelle strade del paese, annunciando che in quella casa si stava preparando qualcosa di speciale. Non è dunque soltanto una ricetta della tradizione pugliese. È un piatto identitario, capace di custodire il paesaggio della Murgia, i suoi profumi e una memoria familiare che il tempo non ha cancellato.
Autore: La Redazione • 7 ottobre 2026
Tradizione e creatività si incontrano nel piatto firmato dallo chef Rocco Gerundino, che reinterpreta la lasagna attraverso una sfoglia fritta, un ragù di salsiccia calabrese, la fonduta di Caciocavallo Silano e il tuorlo d’uovo. Dalla redazione La cucina italiana è anche capacità di guardare alla tradizione con occhi nuovi, senza perdere il legame con le materie prime e con i sapori della memoria. È questo il percorso scelto dallo chef Rocco Gerundino , che propone una rilettura della lasagna in una versione scomposta e contemporanea. Al centro del piatto c’è una sfoglia fresca realizzata con semola e uova, prima sbollentata e poi fritta, trasformata in una componente croccante che dialoga con la morbidezza del ragù di salsiccia e della fonduta di Caciocavallo Silano. A completare la preparazione, il tuorlo d’uovo, elemento cremoso e intenso, che lega le diverse consistenze e accompagna il piatto verso un equilibrio tra croccantezza, sapidità e cremosità. Una ricetta che valorizza ingredienti fortemente legati alla cucina del Sud e li porta in una presentazione moderna, senza tradire la loro identità.
Autore: Chef Gregori Nalon Cooking Strategist • 7 ottobre 2026
Benvenuto autunno: il gusto delle castagne nella mia cucina di Gregori Nalon – Cooking Strategist L’autunno, per me, è una stagione che porta in cucina qualcosa di speciale. È il momento in cui la natura cambia volto, le temperature si fanno più miti e i profumi diventano più intensi, avvolgenti, quasi familiari. È anche la stagione delle castagne , un ingrediente che amo particolarmente per la sua capacità di raccontare il territorio e la tradizione attraverso un gusto autentico, delicatamente dolce e riconoscibile. Quando penso all’autunno penso proprio a quei profumi che escono dal forno e riempiono la cucina: la castagna, il cioccolato, la vaniglia, gli aromi agrumati. Sapori semplici, ma capaci di creare emozioni. Per questo ho scelto di proporre una torta soffice con farina di castagne e gocce di cioccolato . Una preparazione pensata per la colazione, per una merenda in famiglia o semplicemente per concedersi una pausa dolce durante una giornata autunnale.
Autore: Teresa De Petro • 7 ottobre 2026
La siccità presenta il conto anche nei castagneti pugliesi e quest’anno, nelle aree vocate del Gargano, la raccolta delle castagne è praticamente azzerata, con un crollo superiore al 90% rispetto alle annate ordinarie, quando a pesare è soprattutto la prolungata carenza idrica, che ha compromesso lo sviluppo vegetativo delle piante e la formazione dei ricci, ai quali si aggiungono gli effetti ormai strutturali del cinipide galligeno del castagno. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti Puglia, che fotografa una delle peggiori annate mai registrate per il comparto. Nei castagneti pugliesi quest’anno il problema è evidente già guardando gli alberi, con i ricci che sono rimasti piccoli e incapaci di portare a maturazione il frutto, a causa delle alte temperature e la scarsità di acqua che hanno sottoposto le piante a uno stress forte e prolungato, aggravando la situazione di castagneti già indeboliti dalle fitopatie. Il risultato è che, dove negli anni scorsi si potevano raccogliere quantitativi significativi, oggi si contano appena pochi chili, quando va bene. A completare il quadro c’è il cinipide galligeno, il Dryocosmus kuriphilus, insetto originario della Cina che attacca il castagno provocando la formazione di galle sui germogli e compromettendo lo sviluppo della pianta – spiega Coldiretti Puglia - alla pressione dell’insetto si sommano altre patologie che possono determinare il disseccamento delle foglie e la caduta precoce dei ricci, aggravando ulteriormente una situazione già resa critica dall’emergenza climatica. È una situazione che colpisce soprattutto le aree storicamente vocate alla castanicoltura, dal Gargano alla Murgia e fino ad alcune zone del Salento, dove il castagno rappresenta non solo una coltura agricola ma anche un elemento caratterizzante del paesaggio, della biodiversità e dell’economia delle aree interne - aggiunge Coldiretti Puglia - nei territori di Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano, così come nelle altre aree castanicole pugliesi, la produzione è oggi ridotta ai minimi termini. La combinazione tra siccità e fitopatie dimostra quanto sia diventato fragile un patrimonio agricolo che per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità rurali. Il castagno, il cosiddetto “albero del pane”, è infatti una delle colture che più raccontano la storia delle aree interne italiane, ma il progressivo abbandono dei castagneti, lo spopolamento dei territori montani e oggi gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio la continuità produttiva. E’ necessario rafforzare il monitoraggio fitosanitario e gli interventi di prevenzione e sostegno nelle aree maggiormente colpite, perché una perdita produttiva di questa portata – dice Coldiretti Puglia - non riguarda soltanto il raccolto di una stagione, ma la possibilità stessa di mantenere in vita una filiera agricola legata a territori marginali e a un patrimonio boschivo di grande valore. Il crollo della produzione pugliese rischia inoltre di aumentare la dipendenza dalle importazioni proprio nel momento in cui cresce la domanda di castagne sulle tavole italiane – insiste Coldiretti Puglia – con il rischio che l’assenza di prodotto nazionale lasci spazio a castagne provenienti dall’estero, rendendo ancora più importante garantire controlli efficaci sull’origine e sulla tracciabilità, per evitare che prodotti stranieri vengano presentati come italiani e che a pagare il conto siano ancora una volta gli agricoltori. Per Coldiretti Puglia è quindi necessario tutelare la produzione nazionale e valorizzare il prodotto locale, sostenendo le imprese nelle aree vocate e rafforzando gli strumenti per affrontare fitopatie ed eventi climatici estremi. La castanicoltura pugliese ha bisogno di interventi che guardino oltre l’emergenza della singola annata, perché senza una strategia di adattamento climatico e di tutela fitosanitaria il rischio è di perdere progressivamente un patrimonio agricolo e ambientale che appartiene alla storia dei territori.
Autore: La Redazione • 7 ottobre 2026
SKOPJE – La pizza italiana torna a essere protagonista oltre i confini nazionali e lo fa nel cuore dei Balcani. Si è concluso a Skopje , in Macedonia del Nord, il Pizza Championship Macedonia 2026 , appuntamento internazionale che il 3 e 4 ottobre ha portato nella capitale macedone professionisti, maestri pizzaioli, giudici e appassionati provenienti da oltre 20 Paesi.
Autore: La Redazione • 5 ottobre 2026
Per il mese di ottobre Valentina Sarti porta in tavola un primo piatto che racconta territorio, memoria e tradizione: le caserecce alla Norcina, una ricetta ricca e avvolgente che profuma d’Umbria. Dalla redazione L’Umbria entra in cucina attraverso i suoi sapori più autentici e riconoscibili. È da questo legame con il territorio che nasce la proposta di ottobre di Valentina Sarti , che sceglie di raccontare una regione a lei cara attraverso un piatto simbolo della sua tradizione gastronomica. La protagonista è la pasta alla Norcina, qui proposta con le caserecce e impreziosita da salsiccia di Norcia, ricotta di pecora, pecorino e tartufo nero. Un piatto ricco e avvolgente, costruito sull’incontro tra ingredienti dal carattere deciso e una componente cremosa capace di armonizzarne i sapori.
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