“L’insalata in busta: il verde alleato che semplifica la vita (se sai come usarlo)"
Chef Gregori Nalon • 14 maggio 2025
TRADUCI NELLA TUA LINGUA
L’insalata in busta, se sai come usarla, può diventare un vero e proprio aiuto alla nostra dieta, fornendo in tempo reale valori nutrizionali importanti senza sforzo.
Sicuramente è un alimento che ci può aiutare a soddisfare il nostro appetito senza dover utilizzare del tempo prezioso, perché è pronta, facile da condire e utilizzabile in molti luoghi fuori casa.
Ma attenzione: la comodità non è sinonimo di leggerezza e distrazione, perché c'è bisogno di qualche accorgimento per dare il meglio di sé.
Le insalate confezionate che troviamo al supermercato oggi sono altamente controllate, selezionate, lavate, asciugate e confezionate in atmosfera protettiva per garantire freschezza e sicurezza alimentare.
Il trasporto dal negozio a casa deve essere veloce e, meglio, su borse o contenitori termici.
Una volta aperta la busta, va conservata nel modo giusto per evitare sprechi e mantenerne intatte qualità e gusto.
L'insalata che avanza va messa in un contenitore ermetico con un foglio di carta assorbente sotto, per trattenere l’umidità in eccesso.
Così facendo, le foglie resteranno integre per 3-4 giorni circa, pronte per essere consumate in qualsiasi momento.
Pochi gesti e pochi accorgimenti fanno la differenza, con pochi sprechi.
Ma se qualche foglia dovesse cominciare a ossidare?
Non buttarla.
Usala in frullati detox, minestroni, creme o pesti per condire la pasta, frittate, ripieni, bruschette e qualsiasi altra idea.
L'insalata in busta è molto più di una scorciatoia: diventa uno strumento di sostenibilità e creatività per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare al benessere. È il piccolo lusso quotidiano che fa grande la cucina di ogni giorno.
Poi, se avete un orto vostro? Beh, allora avete capito alcuni accorgimenti per conservarla al meglio.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.





