Linguine all’astice con crema di acciughe al limone

Chef Gregori Nalon Cooking Strategist • 27 aprile 2026

TRADUCI NELLA TUA LINGUA

Il mio modo di raccontare il mare attraverso la pasta
Quando costruisco un piatto come questo, so che tutto parte da un elemento che non può essere mediocre: la pasta. Per me le linguine pasta Valdoro rappresentano esattamente questo principio. Non sono un semplice supporto, ma la struttura portante del piatto.
Parliamo di un’eccellenza pugliese di Gravina in Puglia, una pasta che riconosci subito al palato: tenace, ruvida al punto giusto, capace di trattenere il condimento senza mai cedere o spezzarsi. È una pasta che lavora con il sugo, non sotto il sugo.
Ingredienti (per 4 persone)
320 g di linguine pasta Valdoro
1 astice da circa 700–900 g
6–8 filetti di acciuga sott’olio
1 limone non trattato (succo e scorza)
1 spicchio d’aglio
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale e pepe nero q.b.
La mia idea di equilibrio
In questo piatto l’astice porta dolcezza e finezza, l’acciuga aggiunge profondità e sapidità, il limone apre e pulisce il palato. Ma è la pasta Valdoro a tenere insieme tutto, senza mai perdere identità.
La scelgo perché mi permette di lavorare in modo preciso:
Tenuta in cottura impeccabile: non si spezza, non si sfalda
Ruvidità naturale: cattura la crema di acciughe e la distribuisce in modo uniforme
Struttura decisa: regge ingredienti importanti come l’astice senza mai soccombere
Identità territoriale forte: una pasta che racconta la Puglia autentica di Gravina
È questo che fa la differenza tra un piatto buono e un piatto costruito con senso.

In questa ricetta non uso la pasta come base, ma come protagonista silenziosa.
Le linguine Valdoro non accompagnano il condimento: lo guidano, lo trattengono e lo valorizzano fino all’ultimo boccone.

Autore: La Redazione 27 aprile 2026
Non giriamoci intorno: la merenda dei bambini, nella quotidianità, è spesso guidata dalla fretta. Tra scuola, impegni e attività pomeridiane, la scelta ricade facilmente su prodotti confezionati e snack industriali. Comodi, sì, ma non sempre adeguati dal punto di vista nutrizionale. Eppure, la merenda ideale può essere semplice, veloce e anche divertente. Cosa mangiano davvero (per pigrizia) Le abitudini più diffuse restano: Merendine confezionate Snack dolci industriali Succhi zuccherati Snack salati ultra-processati La ripetizione di queste scelte riduce la qualità complessiva dell’alimentazione quotidiana. Una merenda equilibrata dovrebbe includere: Carboidrati complessi per energia stabile Proteine per sazietà e crescita Grassi buoni per lo sviluppo Frutta per vitamine e fibre Proprietà e benefici Una merenda ben costruita: Sostiene la concentrazione Evita cali energetici Supporta la crescita Educa al gusto e alla varietà Ricetta veloce: pancake orsetto con banana, mirtilli e cioccolato homemade Ingredienti: Farina Uova Latte Banana matura Mirtilli freschi Cioccolato fondente fatto in casa (o sciolto con poco cacao) Zucchero a velo Procedimento: Prepara una pastella semplice per pancake e cuoci piccole porzioni in padella. Usa due cerchi più piccoli per le orecchie e uno più grande per il viso, formando un pancake a forma di orsetto. Guarnisci con fettine di banana per il musetto, mirtilli per occhi e dettagli, e fili di cioccolato fondente fatto in casa. Completa con una leggera spolverata di zucchero a velo. Il risultato è una merenda sana, creativa e irresistibile per i bambini. La merenda non è solo nutrizione: è anche educazione, gioco e scoperta. Rendere sano qualcosa di divertente è la chiave per costruire abitudini durature. Una buona merenda non deve scegliere tra gusto e salute: deve unirli. E quando un orsetto di pancake porta in tavola equilibrio e sorriso, allora la merenda ha davvero fatto il suo lavoro.
Autore: Chef Gregori Nalon Cooking Strategist 27 aprile 2026
Le fave non sono solo un simbolo della primavera italiana: sono un piccolo manifesto di freschezza, tradizione e cultura gastronomica. Ma attenzione—non aspettarti un ingrediente neutro o “facile”: le fave hanno carattere, stagionalità breve e una personalità che va capita e rispettata. Le fave fresche: identità e stagione In Italia, le fave fresche compaiono tra aprile e giugno e raccontano territori e tradizioni, soprattutto nel Centro-Sud. Sono protagoniste di riti conviviali semplici e autentici, spesso abbinate a formaggi e pane casereccio. Proprietà nutritive Le fave sono un concentrato di benessere: Ricche di proteine vegetali Ottima fonte di fibre, utili per l’intestino Contengono vitamina C e vitamine del gruppo B Apporto significativo di ferro e potassio In più, hanno un basso contenuto di grassi e un buon potere saziante. Dove trovare le migliori fave in Italia La qualità delle fave dipende molto dal territorio e dalla freschezza. Le più apprezzate arrivano da: Puglia – regina indiscussa, soprattutto nel barese Lazio – celebri quelle dell’Agro Pontino e dei Castelli Romani Sicilia – varietà intense e aromatiche Campania – tradizione contadina radicata Il segreto? Baccelli sodi, verdi brillanti e fave dolci, mai farinose. Benefici Consumare fave fresche aiuta a: Sostenere il sistema immunitario Favorire la digestione Contrastare la stanchezza grazie al ferro Mantenere stabile il livello di energia Utilizzo in cucina Le fave sono versatili ma vanno trattate con cura: Crude, con pecorino In purea (come il celebre macco siciliano) Saltate con cipolla e guanciale In insalate fresche primaverili Come base per creme e vellutate Allergia e favismo Qui serve chiarezza: le fave possono essere pericolose per chi soffre di favismo. Questa condizione genetica può causare reazioni anche gravi dopo il consumo o l’inalazione del polline delle fave. ➡️ In questi casi, le fave vanno evitate completamente. ➡️ È sempre necessario consultare un medico per una gestione sicura. Ricetta: Fave fresche, pecorino e menta Un classico intramontabile, essenziale e raffinato. Ingredienti: Fave fresche sgusciate Pecorino stagionato Olio extravergine d’oliva Menta fresca Pepe nero Procedimento: Sguscia le fave e, se necessario, elimina la pellicina esterna. Disponile in una ciotola, aggiungi scaglie di pecorino, foglie di menta spezzettate, un filo d’olio e una macinata di pepe. Mescola delicatamente e servi subito. Il segreto: equilibrio tra dolcezza della fava e sapidità del formaggio. Dolce con le fave: mousse delicata di fave e miele Sì, può sembrare insolito, ma funziona. Ingredienti: Fave cotte e frullate Miele millefiori Ricotta fresca Scorza di limone Procedimento: Frulla le fave fino a ottenere una crema liscia. Unisci ricotta e miele, profuma con scorza di limone. Lascia riposare in frigo e servi con granella di mandorle. Il risultato è sorprendente: una crema morbida, leggermente dolce, con un retrogusto vegetale elegante. “Le fave sono verità. Non ammettono maschere né artifici: o sono freschissime, o non sono. In cucina insegnano il rispetto del tempo e della semplicità. E forse è proprio lì, nella loro imperfezione, che si nasconde la loro più grande eleganza.”
Autore: Sabrina Altamura 27 aprile 2026
Rubrica di Sabrina Altamura per La Gazzetta del Food C’è un’idea di stile che va oltre l’abito, oltre le tendenze, oltre perfino l’estetica. È lo stile gentile, una forma di eleganza silenziosa che non si misura in ciò che si indossa, ma nel modo in cui si vive e si interagisce con il mondo. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’esposizione costante, la gentilezza diventa una scelta controcorrente. Non è mai ostentata, non cerca applausi: si riconosce nei gesti quotidiani, nella capacità di ascoltare davvero, nel rispetto per chi ci sta accanto e per ciò che ci circonda. Lo stile gentile si traduce in attenzione consapevole. Significa compiere scelte responsabili, dal rispetto per l’ambiente alla cura della propria salute, fino alla valorizzazione delle relazioni umane. Anche a tavola questo approccio si riflette in modo evidente: scegliere alimenti di stagione, ad esempio, è un gesto semplice ma profondamente rispettoso dei ritmi della natura. Aprile, in particolare, porta con sé una tavolozza preziosa di sapori primaverili: asparagi, carciofi, piselli freschi, fave, spinaci teneri e le prime fragole. Ingredienti che raccontano la rinascita della terra e invitano a una cucina più leggera, essenziale e consapevole. Portarli in tavola significa abbracciare un’idea di alimentazione che non forza i tempi, ma li segue con armonia. Anche lo stile gentile trova la sua espressione più autentica nel cibo e nella buona cucina, dove la scelta degli ingredienti diventa un gesto culturale prima ancora che gastronomico. In tavola si riflette un’idea di equilibrio, misura e rispetto che parla la stessa lingua della gentilezza. La cucina di qualità non è mai eccesso, ma armonia. È attenzione alla materia prima, stagionalità, semplicità che non rinuncia alla raffinatezza. In questo senso, lo stile si manifesta nei piatti: nell’eleganza della composizione, nella pulizia dei sapori, nella capacità di valorizzare ogni ingrediente senza sovraccaricarlo. Anche la presentazione del piatto diventa parte di questo linguaggio. Una disposizione curata, essenziale, mai artificiosa, racconta rispetto per il cibo e per chi lo riceve. È uno stile che non ha bisogno di eccessi scenografici per farsi notare, ma si afferma attraverso la sobrietà e l’armonia visiva. Anche il linguaggio, oggi più che mai, diventa specchio di questo approccio. Soprattutto sui social, dove la comunicazione è immediata e spesso impulsiva, la gentilezza dovrebbe essere una regola non scritta. Eppure, troppo spesso viene messa da parte in favore di toni aggressivi e polarizzati. Lo stile gentile, invece, invita a rallentare il giudizio, a scegliere parole che costruiscono invece di distruggere, a mantenere un’eleganza che non è solo esteriore ma profondamente interiore. In un tempo in cui tutto sembra accelerare, lo stile gentile rappresenta una forma di resistenza discreta ma necessaria. Non impone, non forza, non divide: costruisce. È un invito a riportare equilibrio tra ciò che siamo e ciò che mostriamo, tra ciò che comunichiamo e ciò che realmente sentiamo. Riscoprire la gentilezza come stile di vita significa anche restituire profondità alle relazioni e autenticità ai gesti quotidiani. È Lo stile gentile non è una maschera da indossare, ma una scelta quotidiana di coerenza e consapevolezza. È la forma più sottile, e forse più potente, di rivoluzione contemporanea: quella che non alza la voce, ma cambia la qualità del nostro modo di vivere insieme.
Autore: La Redazione 23 aprile 2026
Gli italiani continuano a preferire il supermercato per la spesa quotidiana, ma la gestione delle promozioni si sposta sempre più su smartphone, app e sistemi di fidelizzazione digitali. Il punto vendita rimane centrale, ma cambia l’esperienza Il comportamento di acquisto degli italiani conferma una dinamica ormai consolidata: la spesa si fa ancora prevalentemente in negozio, soprattutto nel settore alimentare. Il supermercato continua a rappresentare il principale punto di contatto tra consumatore e marca, sia per ragioni di abitudine sia per la possibilità di valutare direttamente prodotti e prezzi. Tuttavia, la fase di preparazione dell’acquisto si è profondamente trasformata. Oggi una parte rilevante delle decisioni viene presa prima di entrare nel punto vendita, attraverso strumenti digitali che orientano scelte e convenienza. La fine del coupon cartaceo Il tradizionale buono sconto stampato è progressivamente scomparso, sostituito da sistemi digitali integrati nelle app della grande distribuzione o nelle piattaforme di fidelizzazione. Le principali modalità oggi diffuse includono: coupon attivabili da app prima o durante la spesa offerte personalizzate basate sulle abitudini d’acquisto raccolte punti completamente digitali cashback e promozioni istantanee in cassa. Questo cambiamento ha reso le promozioni più dinamiche e soprattutto più profilate sul singolo consumatore. Il ruolo strategico del digitale nella GDO Per la grande distribuzione organizzata, il digitale non è più un canale accessorio ma uno strumento centrale di relazione con il cliente. Le app proprietarie diventano veri e propri hub che combinano promozioni, storico acquisti e sistemi di fidelizzazione. L’obiettivo è duplice: da un lato aumentare la frequenza di visita nel punto vendita, dall’altro migliorare la marginalità attraverso offerte sempre più mirate. Il cliente italiano è oggi più attento e consapevole rispetto al passato. Confronta prezzi, attiva sconti in anticipo e utilizza strumenti digitali per ottimizzare la spesa. Non si tratta solo di risparmio, ma di una gestione più strategica del budget familiare, in cui ogni acquisto viene pianificato con maggiore precisione. Il settore si sta orientando verso un modello sempre più ibrido, in cui fisico e digitale convivono in modo integrato. Il negozio resta il luogo dell’esperienza e dell’acquisto, mentre il digitale diventa lo strumento di pianificazione e ottimizzazione. La direzione è chiara: non una sostituzione, ma una sovrapposizione funzionale tra canali. Conclusione La spesa degli italiani non è diventata digitale, ma si è digitalizzata la gestione del risparmio. Il supermercato resta il centro dell’esperienza d’acquisto, mentre il valore si sposta sempre più sulle piattaforme digitali che guidano scelte, sconti e fedeltà.
Autore: Maria Giovanna Labruna 20 aprile 2026
Nel prestigioso contesto di Vinitaly, presso lo stand della Regione Veneto rappresentata dal Presidente Alberto Stefani, si è svolto il focus dal titolo “La cucina veneta, passato e presente nel contesto di Patrimonio dell’Umanità”. Un momento di confronto e valorizzazione che ha acceso i riflettori sull’identità gastronomica veneta e sul suo ruolo nel panorama internazionale. All’incontro ha preso parte una qualificata delegazione della Federazione Italiana Cuochi, guidata dal Presidente Nazionale Rocco Pozzulo, affiancato da Graziano Manzatto, Andrea De Poli, Mida Muzzolon e Stefano Zanatta, insieme a numerosi soci della federazione. Tra gli ospiti di rilievo, anche il General Manager Gianluca Tomasi, membro dell’Associazione Cuochi Vicenza, che nel suo intervento ha evidenziato il ruolo della Nazionale Italiana Cuochi quale ambasciatrice dell’Italia nel mondo. Il suo contributo si è inserito nel più ampio progetto “Taste Italy – gusto italiano”, iniziativa volta alla promozione del Made in Italy e al percorso di riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale UNESCO. Tomasi ha inoltre illustrato il lavoro, la visione e l’impegno della squadra NIC, sottolineando come l’identità, lo stile e il gusto rappresentino i pilastri dell’eccellenza italiana portata sulle scene internazionali. Particolarmente significativo il richiamo ai successi ottenuti nel 2022 ad Abu Dhabi durante il Global Chefs Challenge 2022: la conquista del titolo di Campione del Mondo da parte di Marco Tommasi (Associazione Cuochi Vicenza) il secondo posto di Giorgia Ceccato (Associazione Cuochi Padova) Risultati che testimoniano il talento e la qualità della scuola culinaria veneta nel mondo. L’incontro si è concluso con un sentito ringraziamento alla Regione Veneto per l’ospitalità e per l’impegno nella promozione del patrimonio enogastronomico regionale. Lancio breve La cucina veneta brilla a Vinitaly tra tradizione e futuro: protagonisti i grandi chef e la Nazionale Italiana Cuochi, ambasciatrice del gusto italiano nel mondo e motore del percorso verso il riconoscimento UNESCO.
Autore: Maria Giovanna Labruna 20 aprile 2026
Gustami non è solo una pizzeria: è un laboratorio di idee, un luogo dove la tradizione incontra la contemporaneità. Dalla pizza nel ruoto alla pizza a metro, passando per le creazioni artigianali con ingredienti selezionati, fino alla pizza contemporanea e a una proposta di fritti che spazia tra classico e moderno, ogni prodotto racconta una ricerca costante della qualità. Un percorso che si amplia ulteriormente grazie alle attività collegate, come il coffee bar e il girarrosto a legna, che completano un’offerta gastronomica dinamica e ben strutturata. Ma ciò che distingue davvero Marco Iovane è la sua mentalità: quella di chi non si accontenta mai. Nonostante un percorso imprenditoriale già solido, è prossimo alla laurea in Gastronomia, Scienze e Territori, dimostrando quanto la formazione sia un pilastro fondamentale anche per chi è già affermato. In un settore competitivo come quello della ristorazione, aggiornarsi non è un’opzione, ma una necessità. Ed è proprio qui che realtà come l’ Accademia Nazionale della Pizza DOC assumono un ruolo centrale: non solo come luogo di apprendimento tecnico, ma come ambiente di crescita personale e professionale. Investire nella formazione significa acquisire nuove competenze, ampliare la propria visione e aprirsi a opportunità concrete, dal networking con altri professionisti fino al riconoscimento nel settore. Marco rappresenta perfettamente questa filosofia: un imprenditore che continua a mettersi in gioco, che crede nel valore dello studio e che dimostra, con il suo percorso, come passione e formazione possano fare la differenza. A Tu per Tu con Marco 1. La tua realtà, Gustami, è cresciuta nel tempo mantenendo una forte identità: quanto è importante oggi innovare senza perdere le radici della tradizione? È fondamentale. La tradizione è la nostra base, il nostro DNA. Senza quella, perdiamo autenticità. Ma l’innovazione è ciò che ci permette di restare vivi e competitivi. Io credo in un equilibrio: rispettare le tecniche e i sapori di sempre, ma reinterpretarli con consapevolezza e creatività. 2. Stai completando un percorso accademico in Gastronomia: in che modo la formazione teorica sta influenzando il tuo lavoro quotidiano in pizzeria? Mi sta dando tantissimo. La teoria ti aiuta a capire il “perché” delle cose: dagli impasti alla scelta delle materie prime, fino alla gestione. Ogni decisione oggi è più consapevole. La formazione accademica completa l’esperienza pratica e ti fa fare un salto di qualità. 3. L’Accademia Nazionale della Pizza DOC rappresenta un punto di riferimento per molti professionisti: cosa pensi del valore della formazione strutturata nel mondo della pizza? Credo sia indispensabile. Oggi non basta più saper fare una buona pizza: serve metodo, conoscenza, confronto. L’Accademia offre tutto questo. È un ambiente dove si cresce davvero, sia tecnicamente che mentalmente. 4. Quali benefici concreti pensi possa ottenere un pizzaiolo o imprenditore partecipando a corsi specializzati come quelli dell’Accademia? I benefici sono immediati: migliori le tecniche, aggiorni le conoscenze, entri in contatto con professionisti del settore e ampli la tua rete. Ma soprattutto acquisisci sicurezza e visione. Questo poi si traduce in qualità del prodotto e crescita del business. 5. Guardando al futuro, quanto credi sia importante continuare a formarsi per cogliere nuove opportunità e restare competitivi in un mercato in continua evoluzione? È tutto. Chi si ferma è fuori. Il mercato cambia, i clienti evolvono e noi dobbiamo essere pronti. La formazione continua è l’unico modo per anticipare i trend e trasformarli in opportunità concrete. Il percorso di Marco Iovane è la dimostrazione concreta che il talento, da solo, non basta: serve studio, confronto e aggiornamento continuo. Per chi lavora nel settore, iscriversi a percorsi formativi qualificati come quelli dell’Accademia Nazionale della Pizza DOC non è solo un investimento sulle competenze, ma una scelta strategica per crescere, distinguersi e costruire un futuro solido. Perché oggi più che mai, la differenza la fa chi sceglie di evolversi. www.accademianazionalepizzadoc.it www.campionatomondialepizzadoc,it
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