Giulia Gasparini: studio, identità e visione. Il percorso di una pizzaiola contemporanea

Maria Giovanna Labruna • 28 aprile 2026

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Classe 1992, nata a Modena da padre emiliano e madre originaria di Somma Vesuviana, Giulia Gasparini rappresenta un equilibrio raro tra due culture gastronomiche forti, che nel suo percorso non si contrappongono ma si fondono. Precisione e istinto, metodo e sensibilità: una doppia matrice che diventa chiave di lettura del suo lavoro.

Il suo è un percorso costruito nel tempo, fatto di formazione continua, ricerca e consapevolezza. Oggi è istruttrice presso l’Accademia Nazionale Pizza DOC e parte attiva del panorama del Campionato Mondiale Pizza DOC, oltre a lavorare nella pizzeria di famiglia, dove tradizione e innovazione dialogano quotidianamente.
D. Giulia, quanto hanno inciso le tue origini – modenesi e campane – nel tuo percorso?
R. Tantissimo, direi in maniera determinante. Crescere con due identità così forti mi ha dato una visione più ampia del lavoro e della vita. Da una parte c’è l’approccio emiliano, molto concreto: organizzazione, attenzione ai dettagli, rispetto dei tempi e dei processi. Dall’altra c’è l’anima campana, più istintiva e passionale, profondamente legata alla tradizione e al valore culturale della pizza. Questo mix mi ha insegnato a non scegliere tra testa e cuore, ma a farli lavorare insieme. Nel mio modo di fare pizza e di insegnare c’è sempre questo equilibrio: tecnica e sensibilità, rigore e creatività.
In un settore in continua evoluzione, la formazione non è un passaggio accessorio ma una condizione necessaria.
D. Perché hai scelto di investire così tanto nella formazione?
R. Perché la formazione è ciò che fa davvero la differenza nel lungo periodo. All’inizio si può anche andare avanti con l’esperienza pratica, ma senza uno studio continuo si rischia di fermarsi, di ripetere sempre gli stessi schemi. Il mondo della pizza oggi è in continua evoluzione: cambiano le farine, le tecniche, le esigenze dei clienti, persino la comunicazione. Investire nella formazione significa restare aggiornati, ma anche sviluppare un pensiero critico, capire il “perché” dietro ogni scelta. È un investimento su se stessi, sulla qualità del proprio lavoro e anche sulla credibilità professionale.
Un percorso che ha trovato riscontro anche in riconoscimenti come l’ingresso nella 50 Top Pizza 2025, segnale di una crescita costante e strutturata.
D. Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi studenti all’Accademia Nazionale Pizza DOC?
R. Cerco di andare oltre la semplice trasmissione di una ricetta. La prima cosa è il metodo: dare una struttura, un modo di ragionare che permetta agli studenti di essere autonomi. Poi lavoro molto sulla consapevolezza: capire gli ingredienti, le reazioni degli impasti, le variabili che influenzano il risultato finale. Voglio che sappiano adattarsi, non solo replicare. E infine cerco di trasmettere rispetto: per il prodotto, per il cliente e per il mestiere. Fare il pizzaiolo oggi significa essere artigiani, ma anche professionisti preparati.
D. Che ruolo ha il confronto, ad esempio nel Campionato Mondiale Pizza DOC?
R. Il confronto è essenziale, forse una delle esperienze più formative in assoluto. Partecipare a una competizione significa uscire dalla propria zona di comfort, mettersi in discussione e misurarsi con altri professionisti, spesso di altissimo livello. È lì che capisci davvero a che punto sei e dove puoi migliorare. Non è solo una gara, ma un momento di crescita: osservi gli altri, ti confronti, impari nuove tecniche e punti di vista. Anche quando non si vince, si torna sempre a casa con qualcosa in più.
D. Si vedono ancora prevalentemente pizzaioli uomini: com’è essere donna in una professione storicamente maschile?
R. È una realtà oggettiva: per anni questo è stato un mestiere a forte prevalenza maschile, soprattutto nei laboratori e nelle pizzerie strutturate. Ma oggi la fotografia sta cambiando, anche se non sempre in modo abbastanza rapido. Entrare in questo contesto da donna significa spesso dover dimostrare qualcosa in più, soprattutto sul piano della percezione, più che della reale competenza.
Nel mio caso non l’ho mai vissuta come una barriera, ma come uno stimolo a essere più precisa, preparata e coerente. Il punto non dovrebbe essere il genere, ma la professionalità. La pizza non distingue tra uomo e donna: valuta il lavoro, il risultato, la costanza.
Oggi sempre più donne stanno entrando in questo settore con percorsi solidi e strutturati, non come eccezione ma come normalità. Questo contribuisce ad alzare il livello complessivo, introducendo sensibilità e approcci differenti, spesso molto attenti alla gestione del dettaglio e del processo.
Per me è importante affermare un concetto semplice: non si tratta di emergere come donna, ma come professionista. E se questo percorso può contribuire ad aprire ulteriori spazi e mentalità, allora ha ancora più valore.
Il lavoro di Giulia si sviluppa anche all’interno della pizzeria di famiglia, un contesto dove competenze e ruoli si intrecciano in modo organico.
Rosa Gatti, madre di Giulia, è la custode dell’impasto e della tradizione del locale. Claudio Gasparini, padre, segue la parte amministrativa. Daniele Righi, marito di Giulia e sommelier, cura la proposta beverage, costruendo abbinamenti coerenti con la proposta gastronomica. Giulia rappresenta il punto di sintesi tra ricerca, evoluzione e valorizzazione del lavoro familiare.
D. Qual è la tua prossima sfida?
R. La sfida è continuare a evolvermi senza perdere l’identità. Voglio crescere sempre di più nel campo della formazione, sviluppare progetti innovativi che possano aiutare i nuovi professionisti a entrare nel settore con una preparazione solida. Mi piacerebbe contribuire a valorizzare ulteriormente il mestiere del pizzaiolo, che oggi è molto più complesso e completo rispetto al passato. Non si tratta solo di fare una buona pizza, ma di costruire un percorso, una cultura.

Non è solo una storia di talento o di tradizione, ma di consapevolezza costruita nel tempo. Giulia Gasparini appartiene a quella nuova generazione di professionisti che ha compreso come il futuro della pizza passi inevitabilmente da studio, metodo e capacità di evolversi senza rigidità.
In un settore spesso legato alla ripetizione, il suo percorso mostra che la differenza si gioca sulla visione e sulla volontà di mettersi continuamente in discussione. La pizza, nel suo lavoro, non è mai un punto d’arrivo ma un processo in trasformazione.
E se oggi rappresenta una certezza, è perché continua ad affrontare il proprio mestiere come se fosse sempre l’inizio.

www.accademianazionalepizzadoc,it
www.campionatomondialeoizzadoc.it

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