Guida Michelin 2023, Antonino Cannavacciuolo conquista la terza Stella con il suo ristorante Villa Crespi
Comunicato • 10 novembre 2022
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«La aspettavo dal ’99»
"Nei piatti lo chef Cannavacciuolo ci mette il cuore ma anche tecnica, equilibrio e precisione estetica che si traducono per l’ospite in pure emozioni" commenta il direttore guida Michelin Italia Sergio Lovrinovich.
Lo chef napoletano Antonino Cannavacciuolo conquista la terza stella Michelin per il suo ristorante Villa Crespi di Orta San Giulio in Piemonte ed entra nell’Olimpo della ristorazione mondiale. “È un momento magico, oggi è anche l’anniversario del matrimonio e mia moglie mi ha perdonato per questo festeggiamento a distanza. Il nostro è un progetto partito 20 anni fa ci saranno altre aperture e questa enorme, nuova emozione è la benzina per andare avanti”, ha dichiarato a caldo lo chef. Sono meno di 140 i ristoranti in tutto il mondo che hanno conquistato la prestigiosa terza stella: il Gotha della ristorazione mondiale. “Non l’ha presa Cannavacciuolo la terza stella, l’ha presa l’Italia. In Piemonte oggi ci sono due tre stelle e lo straniero verrà in Piemonte perché vuole mangiare in due tre stelle. Perciò la stella è di tutti”, ha detto a Rainews.
La premiazione è avvenuta in Franciacorta, alla presentazione della guida Michelina Italia 2023, 68esima edizione. Lo chef napoletano, diventato anche volto televisivo grazie alla sua partecipazione al talent-show Master Chef, aveva conquistato la sua prima stella nel 2003 e la seconda nel 2006. Ha confessato che quello della terza stella era un obiettivo fin dall’apertura. Gli undici ristoranti già a tre stelle Michelin in Italia sono stati tutti confermati nella Guida 2023 e sono, oltre alla new entry, Piazza Duomo ad Alba (CN), Da Vittorio a Brusaporto (BG), St. Hubertus, a San Cassiano (BZ), Le Calandre a Rubano (PD), Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio (MN), Osteria Francescana a Modena, Enoteca Pinchiorri a Firenze, La Pergola a Roma, Reale a Castel di Sangro (AQ), Mauro Uliassi a Senigallia (AN) e Enrico Bartolini al MUDEC a Milano.

Si sono svolti domenica 24 maggio 2026 a Pollenzo, nel Cuneese, i funerali laici di Carlo Petrini, scomparso all’età di 76 anni. Giornalista, gastronomo e visionario, Petrini è stato il fondatore di Slow Food e una delle figure più influenti al mondo nella difesa della biodiversità e della cultura alimentare. La cerimonia si è tenuta nel quadrilatero dell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, davanti a migliaia di persone arrivate da tutta Italia per rendergli omaggio. Nei giorni precedenti era stata allestita la camera ardente nella storica “Sala Rossa”, meta continua di amici, studenti, volontari e rappresentanti delle comunità Slow Food provenienti da diversi Paesi. Presenti numerose personalità del mondo culturale, sociale e istituzionale, tra cui Luigi Ciotti, Moni Ovadia e Oscar Farinetti. Molto toccanti gli interventi dedicati al fondatore di Slow Food, ricordato come un uomo capace di trasformare il cibo in uno strumento di giustizia sociale, tutela ambientale e dialogo tra i popoli. Durante la commemorazione, lunghi applausi hanno accompagnato l’uscita del feretro. Tra le frasi simbolo della giornata: “Chi semina utopia raccoglie realtà”, motto che negli anni ha rappresentato il pensiero e l’impegno di Petrini. Con Slow Food, Petrini aveva dato vita anche alla rete internazionale Terra Madre e promosso progetti dedicati all’agricoltura sostenibile, ai piccoli produttori e alla salvaguardia delle tradizioni alimentari locali. Negli ultimi anni era stato inoltre tra i co-fondatori delle Comunità Laudato si'. La sua eredità culturale e sociale continuerà a vivere nelle migliaia di comunità che, in tutto il mondo, portano avanti la sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto”.

La cucina italiana torna sul tetto del mondo. La Nazionale Italiana Cuochi firma uno storico trionfo al Global Chefs Challenge 2026, conquistando la medaglia d’oro nella categoria Senior e il secondo posto nella competizione Vegan, confermando ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy sulla scena gastronomi c a internazionale.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.





