FIPPA protagonista a Tuttopizza 2026 con “Tutto Pane”: tre giorni dedicati all’eccellenza della panificazione artigianale

Cinzia Tattini • 13 maggio 2026

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In occasione della 9ª edizione di Tuttopizza 2026, la Federazione Italiana Panificatori Pasticcieri e Affini si prepara ad accendere i riflettori sull’arte bianca italiana con “Tutto Pane”, uno spazio interamente dedicato alla tradizione e all’eccellenza della panificazione artigianale.

Dal 25 al 27 maggio, presso la Mostra d’Oltremare, i maestri panificatori FIPPA saranno protagonisti di tre giornate all’insegna del gusto, della qualità e della cultura del pane fresco, trasformando l’area espositiva in un autentico laboratorio artigianale dal vivo.

Tra impasti, lievitazioni e sfornate continue, i visitatori potranno vivere un’esperienza immersiva fatta di profumi, sapori e dimostrazioni pratiche, riscoprendo il valore del pane italiano e delle specialità da forno preparate secondo tradizione. Un viaggio sensoriale che intende valorizzare il lavoro quotidiano dei panificatori, custodi di un patrimonio gastronomico che racconta territori, identità e passione.

“Tutto Pane” rappresenterà uno dei momenti più attesi della manifestazione, offrendo al pubblico non solo degustazioni e spettacolo, ma anche l’opportunità di conoscere da vicino la professionalità e l’impegno degli artigiani del settore. La presenza della FIPPA a Tuttopizza 2026 conferma inoltre il ruolo centrale della panificazione artigianale all’interno del comparto agroalimentare italiano, sempre più orientato alla qualità delle materie prime e alla valorizzazione delle produzioni locali.

Con questa iniziativa, la Federazione rinnova il proprio impegno nella promozione dell’arte bianca e nella tutela del pane artigianale italiano, simbolo di convivialità, tradizione e cultura.

Tre giorni di eventi, dimostrazioni e pane appena sfornato attendono professionisti, operatori del settore e appassionati, per celebrare insieme uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione gastronomica italiana. 



Autore: Maria Giovanna Labruna 13 maggio 2026
I padiglioni di Rho Fiera Milano tornano ad accendersi con l’energia di Tuttofood 2026, uno degli appuntamenti più strategici per il comparto agroalimentare internazionale. L’edizione di quest’anno conferma la centralità della manifestazione nel panorama del food & beverage, riunendo aziende, buyer, professionisti e operatori provenienti da tutto il mondo in un contesto sempre più orientato all’innovazione e alle nuove dinamiche del mercato globale.
Autore: Gemma Caruso 13 maggio 2026
C’è un cuore verde che batte nella terra vulcanica di Acerra, un simbolo gastronomico che racchiude storia, identità e tradizione: è la Mammarella, il carciofo che da secoli rappresenta l’orgoglio agricolo del territorio acerrano. La leggenda affonda le radici nella mitologia greca. Si narra che Zeus, ferito dal rifiuto della ninfa Cynara, la trasformò in una pianta spinosa dal cuore tenero e dolce: il carciofo. Ma se il mito appartiene agli dèi, la sua consacrazione terrena avviene nella fertile Campania Felix, dove il terreno vulcanico ha dato vita a una varietà unica per consistenza, sapore e delicatezza. Ad Acerra, infatti, nasce la Mammarella, definita da molti “l’oro verde” della città. Coltivata nella Valle del Lagno grazie ai sedimenti minerali lasciati nei secoli dal Vesuvio, questa eccellenza agricola si distingue per la polpa morbida, il gusto dolce e l’assenza quasi totale di spine. Già nel Settecento, i cronisti celebravano i celebri “Carciofi di Castello”, apprezzati per la loro imponenza e destinati alle tavole nobiliari. Dietro ogni Mammarella c’è il lavoro silenzioso delle famiglie contadine acerrane, custodi di una tradizione tramandata di generazione in generazione. La coltivazione segue ancora rituali antichi: dalla selezione manuale dei carducci fino al trapianto dei polloni della pianta madre, ogni gesto conserva intatto il patrimonio genetico e culturale di questo straordinario prodotto della terra. Ma è nel mese di maggio che la Mammarella diventa protagonista assoluta della vita cittadina. Tradizionalmente preparata sulla fornacella, farcita con aglio, prezzemolo e pepe e cotta lentamente sulla brace, oggi vive una nuova stagione di gloria grazie alla crescente fama di Acerra come capitale della Pizza d’Autore. Per tutto il mese, infatti, le pizzerie cittadine dedicano alla Mammarella creazioni esclusive che reinterpretano il carciofo in chiave contemporanea. Dalle vellutate utilizzate come base alle brattee croccanti fritte, fino ai cuori stufati serviti come elemento centrale della pizza, nasce così “La Pizza alla Mammarella”, diventata ormai un vero rito gastronomico collettivo. Il connubio con la provola di bufala e l’olio extravergine locale esalta le caratteristiche di questo prodotto unico, trasformando ogni assaggio in un’esperienza che racconta il territorio attraverso i sapori. Passeggiare per Acerra nel mese di maggio significa lasciarsi guidare dal profumo delle braci accese e delle pizze appena sfornate, scoprendo una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere autenticità. La Mammarella non è soltanto un prodotto agricolo: è memoria, cultura e identità di una comunità che, attraverso il cibo, custodisce il proprio passato guardando al futuro.
Autore: Maria Giovanna Labruna 6 maggio 2026
A 32 anni, Mauricio Dulanto rappresenta una delle storie più significative di trasformazione professionale nel panorama della ristorazione contemporanea. Nato in Perù, ha intrapreso inizialmente una carriera come avvocato, esercitata per un decennio. Un percorso solido, ma distante dalla sua vera vocazione: la cucina italiana e, in particolare, l’arte della pizza.
Autore: La Redazione 6 maggio 2026
La seconda edizione di Food School Experience si conferma un importante punto di incontro tra formazione e mondo del lavoro, con l’obiettivo di creare un dialogo concreto tra scuole e aziende del settore food. Un progetto che cresce e si rafforza, attirando sempre più attenzione e partecipazione, grazie a una visione chiara e profondamente attuale. Al centro di questa iniziativa c’è lo chef Salvatore Bocchetti, professionista con oltre vent’anni di esperienza nella ristorazione. Il suo percorso inizia prestissimo, a soli 13 anni, tra studio e lavoro, portandolo negli anni a confrontarsi con realtà diverse, in Italia e all’estero. Un bagaglio umano e professionale che oggi si traduce in una missione concreta: trasmettere conoscenza e passione alle nuove generazioni. Puntare sui giovani, costruire il futuro “I giovani sono il futuro della cucina” — è questo il principio che guida ogni azione di Bocchetti. Food School Experience nasce proprio con l’intento di entrare nelle scuole, già a partire dalle medie, per accendere nei ragazzi una scintilla, una curiosità che possa trasformarsi in passione e, successivamente, in professione. Il progetto accompagna gli studenti lungo un percorso strutturato: dalle prime esperienze di orientamento fino agli istituti alberghieri, creando una rete sempre più ampia che guarda non solo al territorio nazionale, ma anche a un respiro internazionale. Un ponte tra formazione e realtà Uno degli aspetti più significativi di Food School Experience è la capacità di mettere in connessione due mondi spesso distanti: quello scolastico e quello lavorativo. Attraverso incontri, attività pratiche e momenti di confronto diretto, gli studenti hanno la possibilità di vivere esperienze reali, comprendendo da vicino cosa significhi lavorare nel settore della ristorazione. Non si tratta solo di imparare tecniche, ma di acquisire valori fondamentali come disciplina, sacrificio e consapevolezza. Perché, come sottolinea lo chef, la cucina è sì un mondo affascinante, ma richiede impegno, dedizione e resilienza. Una visione autentica e concreta “La cucina è un mondo fantastico — racconta Bocchetti — ma è importante essere onesti: ci sono sacrifici e difficoltà. Allo stesso tempo, però, offre opportunità straordinarie di crescita personale e professionale.” Un messaggio diretto, privo di retorica, che mira a preparare i giovani in modo realistico, senza illusioni ma con grande motivazione. È proprio questa autenticità a rendere il progetto credibile e sempre più apprezzato. Una rete in continua espansione L’obiettivo di Food School Experience è ambizioso: costruire una comunità di giovani professionisti pronti a entrare nel mondo del lavoro con competenze solide e una visione chiara. Un network che unisce scuole, aziende e professionisti, creando opportunità concrete e favorendo la crescita del settore. Conclusione Il successo della seconda edizione conferma che investire sui giovani non è solo una scelta strategica, ma una necessità. Food School Experience rappresenta oggi un modello virtuoso, capace di ispirare e formare, guardando al futuro con responsabilità e passione. Chef Bocchetti, cosa rappresenta per lei vedere tanti giovani avvicinarsi a questo mondo grazie al suo progetto? “È un’emozione immensa. Significa dare un senso a tutti i sacrifici fatti nel mio percorso. Se riesco ad accendere anche solo una scintilla in un ragazzo, allora so di aver contribuito a costruire il futuro. E non c’è soddisfazione più grande di questa.”
Autore: Sabrina Altamura 4 maggio 2026
Rubrica di Sabrina Altamura per La Gazzetta del Food Maggio è, per me, il mese più romantico e raffinato dell’anno. È quel momento sospeso in cui la primavera raggiunge la sua massima espressione e l’estate si avvicina con discrezione, portando con sé una tavolozza di colori e profumi che riescono sempre a sorprendermi. Ogni anno, quando arriva maggio, sento come se la natura parlasse più forte. Le fioriture diventano protagoniste assolute: le rose e le peonie mi raccontano storie di eleganza e sentimento, mentre le calle, con la loro forma essenziale, rappresentano una bellezza più silenziosa e sofisticata. E poi c’è il mughetto, così delicato e simbolico, capace di evocare purezza e nuovi inizi. Non posso non sorridere davanti al giallo intenso dei girasoli o alla semplicità spontanea di margherite e gerbere. Ogni fiore, in fondo, è un’emozione diversa, un dettaglio che arricchisce questo mese rendendolo unico. Negli ultimi anni ho imparato ad apprezzare anche i fiori in cucina. Sempre più spesso li porto nei miei piatti: la malva, il sambuco e la calendula non sono solo belli da vedere, ma aggiungono note aromatiche leggere, trasformando ogni preparazione in qualcosa di speciale. È un modo per portare la natura direttamente in tavola, con delicatezza e creatività. E i fiori, lo sappiamo, non vivono solo nei campi o nei giardini. Li ritrovo anche nella moda, nelle fantasie leggere che caratterizzano questo periodo: stampe floreali, colori pastello, tessuti che sembrano quasi raccontare la stessa leggerezza dell’aria di maggio. È uno stile che sento vicino, perché unisce romanticismo e contemporaneità. Ma maggio, per me, ha anche un sapore preciso. È quello dei frutti di bosco, freschi, leggermente aciduli, perfetti per dare vita a dolci che parlano la stessa lingua dei fiori: quella della bellezza semplice. Per questo, uno dei dolci che amo preparare in questo periodo è una torta ai frutti di bosco. La sua delicatezza, i suoi colori vivaci e il profumo che sprigiona in cucina mi sembrano un naturale prolungamento di tutto ciò che maggio rappresenta. È un dolce che non ha bisogno di eccessi: basta una base soffice, una crema leggera e una pioggia di frutti freschi per creare qualcosa che emoziona, proprio come un giardino in fiore. In fondo, maggio è questo: un equilibrio perfetto tra estetica e sostanza, tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo. È un invito a rallentare, ad osservare, ad assaporare. E ogni volta che lo vivo, mi ricordo che la bellezza non è mai distante: basta saperla riconoscere, nei dettagli più semplici.
Autore: Maria Giovanna Labruna 4 maggio 2026
Un racconto che nasce dalla voce diretta di Assunta Pacifico, simbolo di una tradizione che non si limita a essere custodita, ma viene vissuta ogni giorno tra sacrificio, memoria e amore per il proprio lavoro.
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