LUPO SUL NEVEGAL. COLDIRETTI VENETO, GARANTIRE SICUREZZA DI CITTADINI E ALLEVAMENTI
Comunicato • 3 settembre 2020
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Quindici pecore azzannate. La rassegnazione di Marco Vuerich giovane allevatore della razza alpagota a Belluno
LUPO SUL NEVEGAL. COLDIRETTI VENETO, GARANTIRE SICUREZZA DI CITTADINI E ALLEVAMENTI
Quindici pecore azzannate. La rassegnazione di Marco Vuerich giovane allevatore della razza Alpagota a Belluno
1 settembre 2020 - Il lupo aggredisce un gregge di pecore alpagote sul Nevegal nel bellunese a poca distanza da un ristorante. Il racconto di Marco Vuerich, giovane allevatore, gestore della Malga Faverghera e titolare della allevamento esprime tutta l’impotenza davanti ad una situazione ormai fuori controllo e richiama l’attenzione sul tema della sicurezza dei cittadini, dei turisti oltre che delle aziende zootecniche messe in pericolo dalle ripetute incursioni in baite, rifugi e malghe. “I capi sono tutti di una razza in via d’estinzione – spiega Marco Vuerich – cresciuti al pascolo, in un’area di pregiata bellezza attrazione per famiglie ed escursionisti. Una quindicina gli animali azzannati, ma manca all’appello ancora qualche esemplare della cinquantina di ovini allevati”. “Ennesimo caso che manifesta le difficoltà di chi lavora e vive sul territorio – denuncia Coldiretti Veneto – Gli agricoltori hanno fatto di tutto: applicato i sistemi di protezione dalle recinzioni elettriche ai cani da guardiania, anche in contesti particolari, rispettando le regole. Ora sono ormai al limite, in circolazione ci sono sempre più branchi di lupi che si aggirano indisturbati in aree rurali fino al limite dei centri urbani. Dalla Lessinia fino alle Dolomiti il proliferare dei grandi predatori rappresenta un grave rischio non solo per l’incolumità delle persone ma anche per le attività economiche, dall’agricoltura al turismo, alle prese con una difficile ripartenza dopo l’emergenza coronavirus. Negli ultimi anni si è reso così necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti. Agli animali uccisi si aggiungono – precisa la Coldiretti – peraltro i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti nei capi sopravvissuti. Gli agricoltori hanno messo in campo tutti i sistemi di protezione – spiega Coldiretti Veneto –che purtroppo si stanno dimostrando insufficienti visto quello che sta succedendo. Occorre ripristinare l’equilibrio naturale con azioni decisive e strategiche - evidenzia Coldiretti Veneto – per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane. Serve dunque responsabilità nella tutela del lavoro di pastori e allevatori che – conclude Coldiretti Veneto – con coraggio continuano ad operare e a dare servizi alla collettività, contro degrado, frane e alluvioni che minacciano anche le città.

Ci sono percorsi che non nascono da una scelta improvvisa, ma affondano le proprie radici nella terra, nella famiglia e nei valori con cui si cresce. Quello di Nello Di Sevo è uno di questi. Originario del cuore del Parco Nazionale del Cilento, Nello nasce nel maggio del 1993 in una terra dove il cibo rappresenta cultura, identità e rispetto della natura. Tra campi di grano, uliveti, masserie di bufale e la cucina della nonna, sviluppa fin da bambino una profonda sensibilità verso le materie prime e il loro valore.

La cucina è cultura, identità e territorio. Attraverso la Rubrica dello Chef Rocco Gerundino, vogliamo raccontare le eccellenze agroalimentari italiane, dando voce ai prodotti che nascono dalla terra e dal mare e che, grazie alla sapienza dei nostri chef, diventano piatti capaci di emozionare. Ogni ricetta è un viaggio tra tradizione e innovazione, con uno sguardo rivolto alla qualità delle materie prime, alla loro stagionalità e al rispetto delle produzioni locali. Perché valorizzare un territorio significa prima di tutto valorizzare chi lo coltiva, lo pesca e lo trasforma con passione.






