L’Italia si conferma protagonista nelle vendite di spumanti nel mondo anche nell’anno del Covid-19
Maria Giovanna Labruna • 3 gennaio 2021
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Per le feste si beve tricolore

Il risultato, secondo le stime sui consumi di bollicine per le festività rilasciate dall’Osservatorio del Vino di Unione italiana vini (Uiv) e da Ismea, è in linea con lo scorso anno sul fronte dei volumi, con 273 milioni di bottiglie tricolore vendute nel mondo sotto le feste (+1,3% sul 2019) di cui quasi 74 milioni in Italia (-2,3%), per un totale su scala globale di oltre 1,6 miliardi di calici made in Italy alzati. Diverso invece il trend a valore, segnalato complessivamente in contrazione del 9% tra domanda interna ed estera.
In Italia consumi in leggera flessione:
-2,8%, a 77 milioni di bottiglie sotto le feste
Sono oltre 77 milioni le bottiglie di bollicine consumate in Italia tra Natale e Capodanno, di queste solo 3,5 milioni parlano straniero sulle tavole delle feste più autoctone degli ultimi anni.
Complessivamente a Natale e Capodanno si è stappato un po’ meno (-2,8%) ma soprattutto per effetto del calo degli sparkling d’importazione (-12,5% meno del 5% del totale), con lo spumante italiano a -2,3% (quasi 74 milioni di bottiglie).
Va meglio l’export tricolore, in crescita del 2,7% con quasi 200 milioni di spumanti italiani.
Secondo il forecast Uiv-Ismea, le feste hanno visto circa il 35% delle vendite annuali di sparkling in Italia, grazie alle vendite in Gdo e nei canali off-trade che terranno a galla un mercato del fuori casa in coprifuoco.
Un effetto sostituzione della domanda italiana che se da un lato mitiga notevolmente la variazione in volume, in valore potrebbe creare al sistema una flessione del fatturato di oltre il 12%, previsto a circa 199 milioni di euro.
La produzione totale di spumanti tricolore nel 2020 si dovrebbe confermare sugli stessi livelli dello scorso anno, a 776 milioni di bottiglie a fronte di un mercato d’importazione che non arriva a 10 milioni di pezzi (-12,5%).
L’incidenza dell’export a volume supera il 73% e quest’anno ha premiato soprattutto le denominazioni export oriented, mentre quelle a metodo classico, il cui mercato è più indirizzato all’horeca italiana, hanno avuto maggiori problemi.
A cura di Unione Italiana Vini

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