Genova, capitale dei fornelli: il mio racconto della Festa Nazionale del Cuoco
Chef Gregori Nalon • 15 ottobre 2025
La Festa Nazionale del Cuoco si è da poco conclusa e, anche se non ero fisicamente presente, ho seguito con grande attenzione – e con sincema emozione – ogni momento, ogni passo, ogni piatto raccontato. Perché quando la nostra comunità si ritrova, io mi sento comunque parte di quella fiamma che arde nei cuori e nei fornelli di chi ama davvero questo mestiere.
Dal 11 al 14 ottobre, il più importante evento dedicato alla cucina italiana ha riunito oltre mille partecipanti tra cuochi professionisti, delegazioni italiane e internazionali, operatori del settore e appassionati. Il risultato? Un mosaico di tradizione, innovazione e cultura che ha acceso le strade, le piazze e l’anima di un territorio ricco di storia gastronomica.
L’evento, organizzato dalla Federazione Italiana Cuochi (FIC) insieme all’Unione Regionale Cuochi Liguri, ha coinvolto 120 associazioni provinciali, 20 unioni regionali e numerose delegazioni straniere. Ma al di là dei numeri, ciò che colpisce è la volontà condivisa di valorizzare le eccellenze italiane, anche attraverso gesti concreti.
Uno di questi è stata la firma del protocollo d’intesa tra Gal Fish Liguria e i Cuochi Liguri per promuovere il pescato locale: un patto tra cucina e sostenibilità che guarda al futuro con responsabilità.
La cucina di strada ha avuto uno spazio centrale, con la Liguria e sei Regioni ospiti – Piemonte, Trentino-Alto Adige, Umbria, Emilia-Romagna, Basilicata e Calabria – protagoniste di una narrazione autentica fatta di prodotti, gesti e profumi.
Significativa anche la Premiazione del Premio Ferrer, che ha messo in luce la creatività dei cuochi liguri alle prese con i piatti della tradizione. Una sfida bella, seguita anche sui canali social, che mostra quanto la cucina possa essere un ponte tra generazioni e linguaggi.
Tra tutti i momenti, uno in particolare ha catturato la mia attenzione: la Giornata dei Cuochi, celebrata con una sfilata silenziosa e solenne di oltre 500 cuochi in divisa. Un gesto potente, carico di significato, culminato con la Santa Messa nella Cattedrale di San Lorenzo, celebrata dal Cardinale Marco Tasca.
Anche da lontano, ho sentito il peso e la bellezza di quel cammino.
Ho visto volti, divise, storie camminare insieme. E ho pensato che, in quel passo collettivo, ci fosse tutto: orgoglio, appartenenza, rispetto.
Questa giornata non è una semplice celebrazione, ma una testimonianza silenziosa e concreta di chi siamo davvero.
Noi cuochi non lavoriamo solo tra i fornelli. Portiamo valori. Costruiamo memoria. Raccontiamo il mondo attraverso il cibo.
La divisa da cuoco non è un simbolo di status, ma di responsabilità. E si onora ogni giorno, con passione, dedizione e cura.
In serata, la Cena di Gala ha portato l’alta cucina nella splendida cornice del Palazzo Ducale, dove i Cuochi Liguri, insieme al progetto Genova Gourmet, hanno costruito un’esperienza sensoriale a più voci: piatti d’autore, prodotti di eccellenza e una mixology ricercata hanno raccontato un territorio che sa stupire.
Il giorno successivo, il 14 ottobre, la presenza dello chef Enrico Bartolini, unico italiano con 15 stelle Michelin, ha dato spessore al confronto sul futuro del mestiere. La sua partecipazione a una tavola rotonda, il Buffet delle Regioni, i tour tra le Botteghe Storiche e il workshop all’Istituto Alberghiero Marco Polo hanno reso quella giornata un crocevia di stimoli, idee e ispirazione.
La Festa Nazionale del Cuoco ha raggiunto e superato i suoi obiettivi:
Ha promosso un territorio come eccellenza gastronomica italiana
Ha valorizzato i prodotti tipici con degustazioni e show cooking
Ha favorito relazioni tra professionisti del settore
Ha proposto riflessioni autentiche sul ruolo del cuoco nella società contemporanea
Per me, è stato emozionante vedere da fuori una comunità così viva, coesa, determinata.
Non serve esserci fisicamente per sentirsi parte di un evento come questo. Basta crederci davvero.
La cucina è questo: una comunità in cammino, che non dimentica le proprie radici ma ha lo sguardo fisso sull’orizzonte.
La Festa del Cuoco ci ha ricordato che non cuciniamo solo per nutrire. Cuciniamo per raccontare, accogliere, tramandare.
E lo facciamo, ogni giorno, con la stessa fiamma che arde nelle cucine di tutto il mondo.
Anche da lontano, io c’ero. E ne sono orgoglioso.

Cinquanta ricette, un unico filo conduttore e una passione senza tempo: il cioccolato, interpretato attraverso lo sguardo maturo e consapevole di uno dei protagonisti più riconosciuti della pasticceria contemporanea. Il percorso professionale di Aresu è il risultato di oltre cinquant’anni di lavoro, studio e ricerca continua. Una carriera costruita tra laboratorio e insegnamento, tra sperimentazione tecnica e profondo rispetto della tradizione artigianale, che lo ha portato a confrontarsi con i grandi nomi del settore e a diventare punto di riferimento per intere generazioni di pasticceri. La sua esperienza si riflette non solo nella pratica quotidiana, ma anche in un’intensa attività editoriale, attraverso la quale ha contribuito a diffondere una visione della pasticceria come disciplina culturale prima ancora che tecnica. I suoi precedenti libri – ormai considerati testi di riferimento per professionisti e appassionati evoluti – hanno raccontato negli anni un metodo rigoroso, fatto di equilibrio, pulizia dei sapori e attenzione al dettaglio. Pubblicazioni che hanno sempre unito l’aspetto didattico a una forte identità personale, ponendo al centro il valore del gesto artigiano e la necessità di una pasticceria consapevole, capace di dialogare con il presente senza perdere le proprie radici. Al cioccolato rappresenta però un punto di sintesi e, al tempo stesso, un’evoluzione. Le cinquanta creazioni raccolte nel volume non sono semplicemente ricette, ma capitoli di un racconto coerente e strutturato. Dai dolci da forno alle torte moderne, dai mignon alle interpretazioni più creative, il cioccolato diventa materia viva, linguaggio espressivo, strumento narrativo. Ogni preparazione è il risultato di un pensiero preciso, dove tecnica, gusto ed estetica convivono in un equilibrio maturo ed elegante. Il libro si distingue per un approccio contemporaneo, capace di parlare al professionista quanto a chi vive la pasticceria come forma di espressione culturale. Aresu non impone uno stile, ma lo condivide: accompagna il lettore in un viaggio fatto di rigore e libertà, dimostrando come il cioccolato possa essere declinato in infinite forme senza mai perdere identità. Con questa nuova opera, Gianluca Aresu conferma il suo ruolo di maestro autorevole e, al tempo stesso, di interprete sensibile del nostro tempo. Al cioccolato non è solo un libro da consultare in laboratorio, ma un progetto editoriale che invita alla riflessione, alla condivisione e alla crescita professionale. Un tributo a una materia prima iconica e, soprattutto, alla visione di chi ha fatto della pasticceria una vera arte del pensiero.

PRUNELLA EMMA, DIRETTORE EVENTI FIPPA, PARLA DELLA MISSIONE 2026 E DEL CONVEGNO “IL PANE DEL FUTURO”
“Il nostro impegno – ha spiegato Emma – è quello di rappresentare e valorizzare l’intero settore della panificazione, promuovendo innovazione, sostenibilità e qualità. La missione della FIPPA per il 2026 si concentra sull’educazione, sulla ricerca tecnologica e sulla valorizzazione delle eccellenze italiane, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle nostre aziende nel contesto globale”. Particolare attenzione è stata dedicata al convegno “Il Pane del Futuro”, evento di punta del calendario FIPPA. “Questo incontro non sarà solo un momento di confronto tra esperti, ma una piattaforma di innovazione e divulgazione – ha proseguito Emma. – Parleremo delle nuove tecniche produttive, delle tendenze di consumo, dell’importanza della filiera corta e della sostenibilità ambientale, senza dimenticare la tradizione che rende unico il nostro pane”. Emma ha inoltre evidenziato il ruolo della Federazione come punto di riferimento per i professionisti del settore: “La FIPPA non è solo un’associazione di categoria, ma un vero e proprio motore culturale e formativo. Attraverso corsi, workshop e convegni, accompagniamo i panificatori italiani verso una crescita costante, garantendo standard elevati di qualità e innovazione”. Concludendo l’intervista, il direttore eventi ha ribadito come la Federazione si impegni a consolidare la reputazione internazionale del pane italiano, unendo tradizione, innovazione e sostenibilità per costruire il futuro del settore.

Giorilli ha presentato il suo nuovo libro, il più personale della sua carriera, in cui intreccia la vita professionale e le passioni personali, dal ciclismo ai viaggi, fino all’innovazione continua nel mondo del pane. Dopo anni di testi dedicati a ricette e tecniche, il maestro condivide un racconto intimo e riflessivo, svelando che il vero segreto del successo risiede nella capacità di formarsi senza mai fermarsi. Accanto a lui, Antonio Giaccoli ha sottolineato il valore della formazione come pilastro della crescita professionale e della qualità nel settore della pizza. Il presidente del Campionato Mondiale Pizza DOC ha illustrato il ruolo dell’Accademia Pizza DOC nella valorizzazione dei talenti e nella diffusione della cultura artigianale, confermando come studio, aggiornamento e pratica siano fondamentali per eccellere in un mercato in continua evoluzione. L’incontro ha messo in luce un filo comune tra pane e pizza: passione, innovazione e formazione costante come chiavi del successo nel food contemporaneo. Un dialogo che ha celebrato l’arte del fare bene, l’importanza di continuare a imparare e il futuro di due mondi simbolo dell’eccellenza italiana..

Oggi si celebra in tutto il mondo il World Pizza Day, una giornata dedicata a uno dei simboli più rappresentativi della cultura gastronomica italiana. La data non è casuale: coincide con la festa di Sant’Antonio Abate, patrono dei fornai e dei pizzaioli, figura da sempre legata al fuoco, elemento centrale nell’arte bianca. Questa ricorrenza è l’occasione per rendere omaggio all’arte del pizzaiolo napoletano, una tradizione tramandata di generazione in generazione che nel 2017 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Un traguardo che ha sancito il valore culturale, sociale e identitario di un mestiere che unisce tecnica, passione e creatività. La pizza non è soltanto un alimento, ma un linguaggio universale capace di raccontare storie di territorio, convivialità e condivisione. Dal gesto dell’impasto alla cottura nel forno a legna, ogni fase rappresenta un sapere antico che continua a evolversi, mantenendo salde le proprie radici. Il World Pizza Day diventa così un momento di celebrazione collettiva, un invito a riconoscere e valorizzare una tradizione che ha conquistato il mondo, restando profondamente legata alla sua origine: Napoli, culla di un’arte che è oggi patrimonio di tutti.e
Un evento che ha unito tecnica, tradizione e racconto del territorio, ponendo al centro l’arte della pizza napoletana e la qualità delle farine come elementi fondanti dell’eccellenza italiana. La dimostrazione, realizzata in collaborazione con Matteo del Vescovo e l’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) , ha offerto al pubblico un momento di approfondimento sulla maestria dei pizzaioli e sull’importanza delle materie prime, ribadendo come il risultato finale sia frutto di conoscenza, esperienza e rispetto delle regole della tradizione. Tra i protagonisti della giornata, Leonardo Spadoni, figlio del presidente di Libero Spadoni e rappresentante della terza generazione della famiglia, ha sottolineato l’impegno dell’azienda nel coniugare innovazione e rispetto della tradizione, confermando la centralità della ricerca e della qualità nel mercato delle farine speciali. A suggellare l’incontro, il Dott. Roberto Zalambani, Presidente dell’Unione Associazioni Giornalisti Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio, Foreste, Pesca ed Energie (ARGA – UNARGA), insieme al giornalista Stefano Buganelli, ha consegnato la copertina originale de “ Il Molino del 1907”. Un gesto dal forte valore simbolico, che richiama oltre un secolo di storia, passione e cultura molitoria, rappresentando il legame profondo tra memoria, impresa e identità agroalimentare italiana. L’evento ha rappresentato un autentico momento di fusione tra cultura agroalimentare e tradizione culinaria, confermando il ruolo del Sigep come spazio di dialogo tra filiere, saperi e generazioni. Ancora una volta, l’Italia si racconta attraverso le sue eccellenze: farine di qualità, pizza napoletana e una storia che continua a rinnovarsi nel segno della tradizione.



