Emiliano: Presentato ieri l'edizione 2020 della Fiera del Levante di Bari
La redazione • 21 luglio 2020
TRADUCI NELLA TUA LINGUA
Emiliano: Presentato ieri l'edizione 2020 della Fiera del Levante di Bari
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha partecipato oggi alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2020 della Fiera del Levante di Bari, insieme al sindaco Decaro e al presidente della Fiera Ambrosi. La campionaria si terrà dal 3 al 10 ottobre.
“Ieri – ha detto Emiliano - ricomincia il cammino della Fiera del Levante: ricomincia soprattutto con l’applicazione di regole e attenzioni legate alle prescrizioni che abbiamo dato. La Fiera del Levante non si ferma, va avanti, riprende il suo ruolo di promozione dell’economia e dell’immagine della Puglia.
C’è un sistema che abbiamo predisposto per la sorveglianza epidemiologica di tutta la regione, che verrà completato a giorni con l’arrivo dei macchinari per realizzare i tamponi, con il protocollo di intesa tra i dipartimenti di prevenzione e le forze dell’ordine per le indagini epidemiologiche, con l’autosegnalazione di tutte le persone che vanno e vengono dalla Puglia che ci sta consentendo di trovare tutti i positivi che vengono da altri Paesi. Non escludiamo di rafforzare in modo particolare la collaborazione con la Repubblica di Albania perché è la regione con la quale abbiamo maggiori scambi.
L’attenzione generale a tutto il sistema sanitario pugliese potrà consentire alla nostra economia di contrastare in maniera adeguata la probabile ondata di ritorno del Covid prevista in autunno che potrebbe tornare a minacciare tutta l’Italia.
Perché il mondo in questo momento è in fiamme per l’epidemia del Covid e quindi dobbiamo fare molta attenzione, ma è evidente che non è con le chiusure che potremo fronteggiare l’epidemia.
Dobbiamo avere un sistema ci consenta di limitare al massimo i danni e proseguire tutte le attività. La Fiera è il simbolo dell’economia pugliese che riparte a tutto regime.
Voglio cogliere l’occasione per lanciare un appello a tutti i sindaci della Puglia che sono molto cauti sulla ripresa di alcune attività che però sono fondamentali per l’economia e per il turismo: mi riferisco alle sagre, alle fiere, a tutte quelle manifestazioni che consentono a tante persone di lavorare e non essere rovinate da quello che sta accadendo.
E’ chiaro che chi ha uno stipendio ogni mese vorrebbe tutto il resto del mondo chiuso, ma si deve sapere che se finiranno le entrate fiscali non sarà neanche più possibile pagare loro gli stipendi.
Quindi noi l’economia la dobbiamo tenere aperta. I sindaci ci devono dare una mano anche con riferimento a sagre, giostre, piccole bancarelle, venditori di dolci, attività che vanno riprese con criterio, compresa l’attività sportiva: a settembre ricominceremo anche la scuola.
Ecco, la giornata odierna noi la dobbiamo dedicare, all’economia aperta che non si difende più con il lockdown ma con la quarantena mirata, con le indagini epidemiologiche, che consentono alla Puglia di non rovinarsi.
Abbiamo già perso 10 punti di Pil e il presidente del Consiglio sta girando in Europa per avere quegli aiuti senza dei quali il Paese rischia di crollare.
Tutti coloro che hanno timori dal punto di vista epidemiologico, si devono ricordare che cosa può succedere se ci fosse un crollo economico. Le guerre mondiali, le crisi sociali più gravi, il terrorismo, i conflitti più violenti di razza, di religione, di natura politica, si svolgono durante le crisi economiche.
Quindi dovete tutti considerare che l’Italia, sotto la guida del presidente del Consiglio Conte - che davvero sto ammirando in questo frangente - sta combattendo per tenere coeso il Paese e quindi tutti quelli che in questo momento badano solo a fare le campagne elettorali o ai singoli interessi, rischiano di far saltare l’Italia intera. Questo è lo schema di battaglia, questo faremo in Italia e questo faremo in Puglia”.

Ci sono piatti che nascono dal desiderio di raccontare un territorio attraverso pochi ingredienti essenziali. Con questa ricetta ho voluto racchiudere nel piatto il carattere autentico del Molise: l’orto, il mare e il bosco. Una cucina fatta di memoria, semplicità e rispetto della materia prima, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia dei sapori.

Si è celebrata sabato 17 maggio 2025, per la prima volta con il riconoscimento ufficiale dello Stato, la Giornata Nazionale della Ristorazione, il nuovo appuntamento dedicato a uno dei simboli più autentici del Made in Italy. Una data storica per il settore della ristorazione italiana che, da quest’anno, avrà una ricorrenza fissa ogni terzo sabato di maggio, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo culturale, sociale ed economico di ristoranti, trattorie, pizzerie, osterie e locali italiani. Un riconoscimento storico per il settore La nascita della Giornata Nazionale rappresenta un importante segnale di attenzione verso un comparto che da sempre racconta l’identità italiana attraverso la cucina, l’ospitalità e le tradizioni territoriali. La ristorazione non è soltanto economia e occupazione, ma anche cultura, socialità e promozione del territorio. Dietro ogni tavola apparecchiata si nascondono professionalità, sacrifici e passione, elementi che rendono la cucina italiana un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. Il riconoscimento ufficiale arriva dopo anni complessi per il settore, segnati da crisi economiche, pandemia e profonde trasformazioni nei consumi, ma conferma la centralità della ristorazione nel sistema Italia. Eventi e iniziative in tutta Italia La giornata del 17 maggio è stata celebrata lungo tutta la Penisola con eventi, degustazioni, menu dedicati, incontri culturali e iniziative promosse da associazioni di categoria, istituzioni e operatori del settore. Molti ristoratori hanno aderito all’iniziativa trasformando i propri locali in luoghi di festa e condivisione, mettendo al centro i valori della convivialità e della cucina italiana. Coinvolte anche scuole alberghiere, produttori locali e professionisti dell’enogastronomia, in un grande evento diffuso pensato per rafforzare il legame tra ristorazione, turismo e territorio. La cucina italiana ambasciatrice del Made in Italy La Giornata Nazionale della Ristorazione nasce anche con l’obiettivo di difendere e promuovere uno dei patrimoni più preziosi del Paese. Dalle grandi città ai piccoli borghi, i ristoranti italiani rappresentano infatti ambasciatori del Made in Italy, custodi di ricette storiche, prodotti tipici e tradizioni tramandate nel tempo. Un patrimonio che contribuisce ogni giorno alla crescita economica, all’attrattività turistica e all’immagine internazionale dell’Italia. Una nuova tradizione italiana Con la celebrazione del 17 maggio 2025, la ristorazione italiana entra ufficialmente nella storia delle ricorrenze nazionali riconosciute dallo Stato. Un appuntamento destinato a diventare simbolo dell’eccellenza italiana e un’occasione per rendere omaggio a migliaia di professionisti che, ogni giorno, con impegno e passione, portano l’Italia sulle tavole del mondo.

I padiglioni di Rho Fiera Milano tornano ad accendersi con l’energia di Tuttofood 2026, uno degli appuntamenti più strategici per il comparto agroalimentare internazionale. L’edizione di quest’anno conferma la centralità della manifestazione nel panorama del food & beverage, riunendo aziende, buyer, professionisti e operatori provenienti da tutto il mondo in un contesto sempre più orientato all’innovazione e alle nuove dinamiche del mercato globale.

C’è un cuore verde che batte nella terra vulcanica di Acerra, un simbolo gastronomico che racchiude storia, identità e tradizione: è la Mammarella, il carciofo che da secoli rappresenta l’orgoglio agricolo del territorio acerrano. La leggenda affonda le radici nella mitologia greca. Si narra che Zeus, ferito dal rifiuto della ninfa Cynara, la trasformò in una pianta spinosa dal cuore tenero e dolce: il carciofo. Ma se il mito appartiene agli dèi, la sua consacrazione terrena avviene nella fertile Campania Felix, dove il terreno vulcanico ha dato vita a una varietà unica per consistenza, sapore e delicatezza. Ad Acerra, infatti, nasce la Mammarella, definita da molti “l’oro verde” della città. Coltivata nella Valle del Lagno grazie ai sedimenti minerali lasciati nei secoli dal Vesuvio, questa eccellenza agricola si distingue per la polpa morbida, il gusto dolce e l’assenza quasi totale di spine. Già nel Settecento, i cronisti celebravano i celebri “Carciofi di Castello”, apprezzati per la loro imponenza e destinati alle tavole nobiliari. Dietro ogni Mammarella c’è il lavoro silenzioso delle famiglie contadine acerrane, custodi di una tradizione tramandata di generazione in generazione. La coltivazione segue ancora rituali antichi: dalla selezione manuale dei carducci fino al trapianto dei polloni della pianta madre, ogni gesto conserva intatto il patrimonio genetico e culturale di questo straordinario prodotto della terra. Ma è nel mese di maggio che la Mammarella diventa protagonista assoluta della vita cittadina. Tradizionalmente preparata sulla fornacella, farcita con aglio, prezzemolo e pepe e cotta lentamente sulla brace, oggi vive una nuova stagione di gloria grazie alla crescente fama di Acerra come capitale della Pizza d’Autore. Per tutto il mese, infatti, le pizzerie cittadine dedicano alla Mammarella creazioni esclusive che reinterpretano il carciofo in chiave contemporanea. Dalle vellutate utilizzate come base alle brattee croccanti fritte, fino ai cuori stufati serviti come elemento centrale della pizza, nasce così “La Pizza alla Mammarella”, diventata ormai un vero rito gastronomico collettivo. Il connubio con la provola di bufala e l’olio extravergine locale esalta le caratteristiche di questo prodotto unico, trasformando ogni assaggio in un’esperienza che racconta il territorio attraverso i sapori. Passeggiare per Acerra nel mese di maggio significa lasciarsi guidare dal profumo delle braci accese e delle pizze appena sfornate, scoprendo una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere autenticità. La Mammarella non è soltanto un prodotto agricolo: è memoria, cultura e identità di una comunità che, attraverso il cibo, custodisce il proprio passato guardando al futuro.





