CERIMONIA INAUGURALE 87^ FIERA DEL LEVANTE IL DISCORSO DEL SINDACO DI BARI VITO LECCESE
Comunicato • 28 settembre 2024

Autorità, signore e signori, ministro Urso, è per me un grande onore darvi il benvenuto a Bari in una giornata così speciale per la mia città - Inizia cosi
il primo cittadino di Bari il discorso per la cerimonia inaugurale dell'87^ Fiera del Levante.
Di seguito il discorso del sindaco di Bari Vito Leccese
Una giornata speciale, se posso dirlo, anche per me. E mi perdonerete l’emozione. Inutile negarlo, indossare questa fascia, su questo palco, ha un significato che va molto al di là di una inaugurazione. La fiera resta, per me, la passeggiata di un bambino tra i viali, le luci colorate, i profumi delle merendine appena sfornate. La fiera è il bianco e nero dei film trasmessi di mattina dalla Rai. La fiera è il giro del mondo nella Galleria delle Nazioni, una specie di Google Earth pieno di facce, parole, sorrisi e oggetti da toccare, senza la mediazione di uno schermo.
La fiera, da sempre, sancisce la ripresa dalla pausa estiva e, in questo caso, anche l’avvio del nuovo governo della città.
Sono stati mesi intensi quelli appena trascorsi. Tanta strada è stata fatta, grazie a chi mi ha preceduto, e tanta altra ce n’è ancora da fare. Ci vorranno pazienza e temperanza per costruire un tempo nuovo per tutti quei cittadini che vorranno realizzare insieme a noi la Bari del futuro. Questo è il tempo del lavoro, della costruzione, della semina.
Semina, una parola a cui tengo particolarmente. La semina è il lavoro complicato di chi costruisce con pazienza. Chi semina non si accontenta di guardare il presente, ma con cura, dedizione e coraggio prepara il terreno per il futuro. Un futuro migliore.
È questo l’auspicio che rivolgo a tutti voi porgendovi il saluto della città di Bari: benvenuti all’87esima Fiera del Levante!
Benvenuto a lei, ministro Urso: benvenuto nella città di Bari, dove l’Oriente incontra l’Occidente. Le do il benvenuto a nome della città dove i confini, nei secoli, si sono trasformati in margini porosi, ponti per i popoli che in cammino l’hanno attraversata, facendola crescere e maturare. Di ognuno di quei popoli, conserviamo testimonianze: nelle nostre strade, nelle nostre case e, più di tutto, nel nostro DNA.
Benvenuto nella città dove l’accoglienza, il rispetto per l’altro, la forza del multiculturalismo si sono incarnate nella figura del nostro santo patrono, San Nicola, che con il suo patrimonio di fede e di cultura ha reso la nostra città terra di incontro e di condivisione. Proprio qui, non molto tempo fa, il Santo Padre ha richiamato i patriarchi e i capi delle chiese del Medio Oriente al dialogo, in una giornata storica di preghiera per una terra martoriata dalla guerr
Preghiere che, evidentemente, non hanno raggiunto il cuore degli uomini, che ormai da diversi mesi sono protagonisti di una nuova guerra, ancora più feroce. Una guerra ingiusta, come ingiuste sono tutte le guerre, per cui più volte abbiamo invocato con forza il cessate il fuoco. Perché per noi riportare la pace in Palestina significa riportare la pace in Medio Oriente.
Siamo costretti a parlare ancora e sempre di guerre, nel 2024, e sembra incredibile. Ne è pieno il mondo. Persino in Europa, nel cuore di quella che negli ultimi decenni sembrava essere una culla di pace, si torna a parlare di corsa al riarmo.
Come dice David Grossman, il più grande intellettuale israeliano vivente: “La pace è l’unica strada, perché ogni spada è sempre un’arma a doppio taglio”.
Per questo da Bari, città operatrice di pace, vorrei che si levasse, ancora una volta, un appello accorato affinché tacciano le armi.
Bentornato ministro Urso in questa terra, che grazie al suo Governo solo qualche mese fa ha ospitato il vertice del G7, una vetrina eccezionale che ha nuovamente permesso ai pugliesi di far conoscere al mondo le eccellenze della nostra terra. Da qualche anno stiamo sperimentando le ricadute e i benefici di eventi internazionali di tale portata. Già nel 2017 con il G7 Finanze, e poi nel 2021 con il G20 Esteri, Bari aveva richiamato su di sé l’attenzione di tutto il mondo.
Occasioni in cui siamo stati in grado di dimostrare la maturità e la vocazione internazionale della nostra città e della nostra terra. Occasioni che, sfruttate al meglio soprattutto da cittadini, imprenditori e da tutto il tessuto sociale della città, ci hanno permesso di scalare le classifiche delle mete turistiche internazionali. Di questo non possiamo che essere orgogliosi. Ma, al tempo stesso, siamo consapevoli che quelli che sembrano traguardi straordinari devono rappresentare per Bari punti di partenza per nuove sfide, altrettanto straordinarie.
Il turismo è oggi una leva economica importantissima per la città, ma si tratta di un fenomeno che va governato e indirizzato con un approccio strategico. Dobbiamo intervenire sui servizi per qualificare l’offerta ed evitare che, per vincere la classifica dei clic sui portali turistici, Bari perda la sua autenticità, la sua identità.
Il cosiddetto “overtourism” riduce drasticamente l’offerta di alloggi disponibili, contribuendo a determinare per i cittadini un disagio abitativo che va affrontato con urgenza e determinazione per scongiurare la possibilità che la nostra diventi una città di “persone senza case e di case senza persone”.
Da baresi, ogni giorno siamo orgogliosi di vedere migliaia di turisti passeggiare nelle nostre strade, fermarsi nelle nostre piazze, entrare e uscire dai portoni dei nostri palazzi, con la disinvoltura di chi si sente a casa. Ma questo orgoglio non può cancellare una consapevolezza: oltre 400 famiglie baresi, donne, uomini, bambini, persone anziane sono alla ricerca di un tetto sulla loro testa. Ebbene, se la città, come dice Lévi-Strauss, è il progetto umano per eccellenza, noi davanti a questa richiesta di aiuto non possiamo voltarci dall’altra parte.
Negli ultimi anni, a causa del covid, della crisi economica e dell’inflazione, le famiglie sono diventate indubbiamente più povere. E questo fenomeno non coinvolge soltanto le fasce sociali più vulnerabili, ma anche la classe media. È un disagio evidente, che incrocio ogni mattina, al mio arrivo a Palazzo di Città, dove da 15 anni non si vedevano persone cercare un giaciglio per la notte tra le colonne del Teatro Piccinni.
E purtroppo piove sul bagnato, perché questo quadro di disperazione viene aggravato dai tagli alle risorse previste sul contributo alloggiativo o sul reddito di cittadinanza, misure di protezione sociale che in questi anni hanno aiutato tanti sindaci a sostenere famiglie e persone in difficoltà.
Nella sola città di Bari, oltre 20.000 persone rischiano di restare indietro. E noi siamo preoccupati, ministro Urso, inutile nasconderlo. Siamo preoccupati per i nostri concittadini.
Siamo pronti a lavorare, non ci spaventa, non ci ha mai spaventato. Siamo pronti a prendere decisioni, anche complicate. Siamo pronti a portare avanti, a tutti i costi, le opere importanti, fondamentali che il PNRR ha finanziato. Ma sappiamo che da soli non ce la faremo. Non ci interessa tagliare il nastro di un asilo per pubblicare un selfie su instagram, se quel nastro verrà riannodato subito dopo, perché quell’asilo, senza i soldi per gestirlo, resterà chiuso.
Le chiedo dunque, ministro Urso, di farsi portavoce presso il Governo affinché ascolti i sindaci, tutti i sindaci d’Italia, che reclamano una nuova intesa tra Governo centrale ed enti locali. Le chiedo di farsi promotore di un’alleanza civile nell’interesse esclusivo dei cittadini.
Glielo chiedo senza alcuna polemica. In tanti anni di servizio, pur senza rinunciare alle mie idee e ai miei principi, ho sempre preferito l’incontro allo scontro, il dialogo alla dialettica muscolare. E oggi, da sindaco, sento di appartenere a una comunità molto più grande della mia parte politica: quella della mia città.
Una città che ha faticato per arrivare fin qui. Una città alla quale non è stato regalato niente e che ha scelto di investire su se stessa e sui suoi talenti. Una città che rivendica certamente più autonomia, purché questa non sia una formula ambigua, utile ad aumentare le distanze tra chi ha di più e chi ha di meno. Purché non sia la firma in bianco su un contratto capestro in cui si scopre, alla fine, che stiamo svendendo il nostro futuro
.Abbiamo lavorato tanto per arrivare fin qui e arrendersi non è un’opzione. E non perché siamo ostinati, anzi sì, forse un po’ lo siamo, devo ammetterlo, ma lo siamo perché amiamo profondamente questa città. Anche nei momenti più difficili abbiamo scelto di andare avanti a testa alta, senza paura né vergogna.
La nostra città è stata vigilata speciale per sei mesi. Sei lunghissimi mesi.
E noi, dopo lo sgomento iniziale per le modalità e la tempistica (argomenti su cui non voglio tornare), abbiamo fatto tutto il possibile, da servitori dello Stato, per consentire agli ispettori di svolgere nel migliore dei modi il loro lavoro. Abbiamo collaborato con senso istituzionale e spirito di servizio, con disciplina e onore, gli stessi con cui abbiamo lavorato negli anni per far crescere la nostra comunità e provare a liberarla dalla presenza asfissiante della criminalità organizzata. E se qualcosa non è andato come doveva, siamo pronti a fare ammenda.
Ciò che non possiamo permettere, è di essere accusati di connivenza con le mafie. Non possiamo permetterlo. E non per difendere il nostro onore ma per difendere la storia, l’impegno, i sacrifici di una città intera e della sua comunità negli ultimi vent’anni.
Nei prossimi mesi lavoreremo alla nuova pianificazione urbanistica generale avendo come principio guida la Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura, entrata in vigore lo scorso agosto dopo il voto del Parlamento europeo: espansione degli spazi verdi urbani, mobilità sostenibile, tutela della biodiversità, recupero degli habitat negli ecosistemi marini.
Questi sono solo alcuni degli obiettivi che ci siamo dati. La nostra sfida sarà rendere Bari protagonista di un cambiamento possibile.
Qualcuno, ascoltandomi, potrebbe dire che sono un sognatore. Eppure una cosa posso darvela per certa: io ci proverò. Ogni giorno, ogni ora di questa nuova avventura. Anzi, ci proveremo. Insieme. Perché un sindaco, senza la sua comunità, non può fare nulla.
Ci proveremo insieme, con determinazione, certo. Ma con temperanza. Una parola che è per me un simbolo.
Perché il coraggio non sempre ruggisce. Il coraggio a volte parla con una voce piccola ma ferma. Quella voce che, alla fine del giorno, porti a casa con te, e che ti fa dire: “ci proverò di nuovo domani!”.
Questo farò nei prossimi cinque anni: ci proverò ogni giorno. E, se non ci riuscirò, ci proverò ancora domani
Buona Fiera del Levante a tutti!

“Il successo dipende dall’abilità di comprendere gli altri e comunicare con chiarezza e verità, evitando esagerazioni e distorsioni. Queste capacità permettono di agire con decisione ed efficacia in ogni situazione.” — Iginio Massari Oggi, 29 agosto, il Maestro Iginio Massari compie 83 anni. Una figura emblematica della pasticceria italiana e internazionale, che ha fatto della precisione, dell’etica e della verità i pilastri della sua lunga e brillante carriera. Fondatore della pasticceria Veneto a Brescia, autore di innumerevoli creazioni d’eccellenza e formatore di intere generazioni di professionisti, Massari non è solo un innovatore del gusto, ma un uomo di rigore, capace di comunicare il valore della disciplina e dell’autenticità, in un mondo spesso dominato dall’apparenza. La sua filosofia è chiara: senza verità e chiarezza non può esserci né arte né successo duraturo. E questa coerenza profonda si riflette in ogni sua preparazione, dal lievitato più complesso al dolce più semplice, sempre eseguito con rispetto per la materia prima, il cliente e la professione. Auguri al Maestro Massari per questi 83 anni vissuti con passione e coerenza. Che il suo esempio continui a ispirare chi, ogni giorno, sceglie la qualità e l’impegno come ingredienti fondamentali del proprio lavoro.

Botulino scrive lo Chef Gregori Nalon: Quando la Superficialità in Cucina Diventa un Rischio Mortale
In questi giorni, telegiornali, social media e altri canali di informazione stanno dedicando ampio spazio al tema del botulino e alla sua potenza mortale. Ho visto in TV numerosi servizi in cui si setacciano le cucine di stabilimenti balneari, food truck e molte realtà dove, se si sbaglia, si rischia di mandare le persone in ospedale o, peggio ancora, causarne la morte. Ma di cosa ci stupiamo? Serve davvero un morto — come è successo qualche settimana fa in Calabria per aver mangiato verdure mal conservate contenenti questa micidiale tossina — per capire che chi lavora in cucina deve conoscere ciò che fa? Le tecnologie esistono e sono sviluppate proprio per supportare chi opera nel settore. Vanno studiate, comprese, utilizzate correttamente. Serve informazione e formazione, da parte di chi ha esperienza. Perché chi cucina, se impreparato, può diventare pericoloso. Vedo spesso cucine in condizioni disastrose — avete presente Cucine da incubo di Cannavacciuolo? Ecco, quella è una trasmissione TV. Io invece lo faccio di mestiere, e credetemi, a volte rinuncio alla consulenza quando capisco che titolari e cuochi non vogliono investire nella qualità e sicurezza. Cercano solo scorciatoie, trucchi e ricette "tradizionali", come bollire i vasetti di verdure sott’olio in pentola: un ottimo modo per generare tossine di botulino, se non si rispettano parametri basilari. In questi casi sarebbe invece opportuno procedere con sterilizzazione in autoclave. È solo un piccolo esempio, ma utile per far comprendere quanto sia rischioso essere impreparati o superficiali. Killer inconsapevoli. Sano terrorismo Con il termine botulino si intende sia la tossina prodotta dal batterio sia la malattia che provoca, detta botulismo. È una tossina neurotossica, prodotta principalmente dal batterio anaerobico Clostridium botulinum (ma anche da altre specie come Clostridium butyricum e Clostridium baratii), che interferisce col funzionamento del sistema nervoso. “La tossina botulinica è la sostanza più tossica conosciuta: la dose letale per una persona adulta è circa 2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo.” Una quantità microscopica. Il botulismo Non è una malattia trasmissibile da persona a persona. L’infezione si contrae principalmente in tre casi: 1. Alimentare: Ingestione di alimenti contaminati dalla tossina (insaccati, conserve fatte in casa, verdure sott’olio, pesce affumicato o sott’olio, legumi conservati, funghi, sughi di carne o pesce, ecc.). 2. Infantile: Colpisce i bambini sotto i 12 mesi, che possono ingerire le spore presenti in alimenti come il miele. 3. Da ferita: Le spore entrano nel corpo attraverso ferite o tagli in condizioni igieniche precarie. Come evitare il botulino Mi soffermo sul punto 1, quello alimentare, essendo chef, consulente e cooking strategist. Fare conserve “fai da te” in ristorante (verdure sott’olio, sughi, carni, ecc.), senza conoscere i rischi, è altamente pericoloso. Si sta giocando con la vita delle persone. Bisogna essere professionisti o, in alternativa, acquistare da aziende che rispettano i criteri di sterilizzazione o pastorizzazione, con parametri corretti. Ad esempio, un pH inferiore a 4.2 è un ottimo sistema per ridurre i rischi (ma in alcuni casi non è sufficiente). Nel caso si aprano conserve fatte in casa, consiglio di farle bollire per almeno 10-15 minuti prima dell’uso: questo inattiva la tossina, anche se le spore possono rimanere attive. Prevenzione significa anche conservare gli alimenti a basse temperature e per tempi limitati. Come riconoscere il botulismo alimentare Dopo l’ingestione di alimenti contaminati, i sintomi si manifestano dopo 12-36 ore, nei casi lievi con paralisi dei muscoli striati. Se la dose è alta, i sintomi possono comparire in poche ore e l’effetto può essere drammatico. Sintomi comuni: Visione doppia o sfocata Bocca secca Stanchezza persistente Paralisi facciale che si estende al resto del corpo Palpebre cadenti Difficoltà a parlare e deglutire Nei casi gravi: paralisi respiratoria e morte In caso di sintomi sospetti: chiamare subito l’ospedale, senza esitazione. Conclusione Il rischio di incontrare il botulino è molto basso, se si seguono correttamente i processi di produzione e conservazione degli alimenti. Ma se presente, può essere letale anche in dosi microscopiche. Quindi: continuiamo a consumare sughi, conserve, prodotti sott’olio, ma solo da aziende che offrono garanzie di processo, anche se il costo può essere più elevato. Il prezzo è spesso indice della qualità della lavorazione. Gregori Nalon Cooking Strategist Foto Web .

Ho avuto il privilegio di osservare Agostino all'opera e la sua maestria mi ha profondamente colpito. Per lui, il maître è prima di tutto un narratore. Ogni piatto non è solo una pietanza, ma una storia da raccontare; ogni vino non è solo una bevanda, ma un capitolo di un'epopea di sapori e territori. Con la sua eleganza discreta, Agostino sa come rendere l'ospite protagonista: non un semplice cliente, ma un invitato d'onore. La sua maestria si manifesta in ogni dettaglio: - Consigli sull'abbinamento perfetto: sa sorprendere con accostamenti audaci, come quelli tra secondi piatti, tisane e cocktail. - Capacità di "leggere" i desideri dell'ospite: anticipa le esigenze prima ancora che vengano espresse. - Esperienza nel flambé: un'arte del servizio in sala che, purtroppo, sta scomparendo. Agostino sa come riportare in vita questa antica tradizione, rendendo la preparazione di un piatto un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Il suo talento non è passato inosservato, tanto da essere spesso menzionato e apprezzato da guide autorevoli come Gambero Rosso, per la quale ha anche curato diversi eventi, e rientra tra i 100 migliori sommelier secondo Wine List Italia. Ma ciò che rende Agostino una figura davvero eccezionale è il suo ruolo di mentore. La sua passione per l'ospitalità va oltre il suo lavoro quotidiano e si traduce in un impegno costante per la formazione delle nuove generazioni. Egli si dedica a trasmettere un sapere che non è solo tecnico, ma etico. Da settembre sarà in collaborazione con FBM Agostino Pagano per formare e motivare i giovani addetti alla sala e parteciperà al corso sensoriale del professor Michele Armano. Combatte l'individualismo, promuovendo il confronto e la collaborazione, convinto che il futuro della ristorazione in Italia passi dalla valorizzazione della sala come mestiere nobile e dall'investimento nella professionalità dei giovani. Attualmente, se si desidera conoscerlo dal vivo, è possibile trovarlo a Casa Caldarelli Braceria Maximall Pompei a Torre Annunziata. In un mondo dove la velocità spesso prevale sulla cura, Agostino ci ricorda che l'ospitalità è un'arte e che un maître sommelier, quando ha la sua passione e la sua dedizione, può trasformare una semplice cena in un ricordo indelebile. A cura di Gemma Caruso

All’interno del rinnovato flagship store milanese della Maison francese – un progetto firmato dall’architetto Peter Marino – nascono due nuovi concept gastronomici destinati a ridefinire l’esperienza del lusso: Da Vittorio Café Louis Vuitton e DaV by Da Vittorio Louis Vuitton. Il primo, pensato per colazioni eleganti, pranzi leggeri e momenti di pausa all’insegna del “luxury snacking”, offre un ambiente raffinato dove ogni dettaglio racconta l’incontro tra ospitalità italiana e savoir-faire francese. Il secondo, DaV, è un vero e proprio tempio del fine dining, dove la famiglia Cerea porta la sua inconfondibile filosofia di cucina e accoglienza nel pieno del quadrilatero della moda. Con questa doppia apertura, Milano si arricchisce di un indirizzo unico che celebra l’equilibrio perfetto tra arte culinaria, moda e design, in un contesto esclusivo dove ogni esperienza diventa memorabile. Un nuovo capitolo nell’evoluzione del lusso contemporaneo, dove il gusto incontra lo stile con maestria e visione.

L’estate 2025 segna un punto di svolta nel mondo della pasticceria italiana: è l’era dei dessert freschi, sostenibili e social‑media ready. Ecco le tendenze che stanno conquistando il cuore (e il palato) del Bel Paese. 1. Gelato naturale e sorprendente Il gelato resta un must, ma si evolve. A dominare sono varianti fatte in casa con ingredienti biologici, latte vegetale o senza additivi. Gusti originali come pistacchio salato con olio EVO, pesca con lime e basilico, cocco con mango fermentato e cioccolato crudo al pepe rosa spopolano per la loro freschezza e autenticità . 2. Torte fredde senza cottura Perfette per brunch estivi o feste all’aperto, le torte gelate senza forno conquistano con leggerezza e gusto. Tra le versioni top: cheesecake vegana al frutto della passione, torta fredda allo yogurt greco con lamponi e crumble con crema di anacardi e fragole . 3. Granite & sorbetti gourmet Via libera agli abbinamenti creativi: granita cetriolo e menta con perle di lime, sorbetto al melone con Prosecco, granita al tè matcha con latte di mandorla. Una freschezza raffinata per soddisfare palati esigenti . 4. Mochi gelato: dalla tradizione giapponese alla modernità italiana Il mochi gelato continua a crescere in popolarità: palline di riso ripiene di gelato con gusti come matcha, mango, frutti di bosco e latte di cocco. Monodose pratiche, belle e zero sprechi . 5. Dessert in barattolo & monoporzioni irresistibili I dessert jar e le monoporzioni spopolano grazie alla loro praticità e bellezza Instagrammabile: tiramisù al bicchiere con caffè freddo, mousse di ricotta con fichi caramellati, panna cotta al cocco con gelée di frutti rossi . 6. Dolci al cucchiaio plant‑based Per chi ama il benessere, i dessert vegani al cucchiaio dominano: mousse di avocado e cacao, crema di cocco e mango, budino di chia con latte d’avena e mirtilli — leggeri, nutrienti, deliziosi . 7. Stecchi gourmand I gelati su stecco diventano chic: coperture croccanti, frutta fresca e spezie regalano bocconi eleganti come stecco al caramello salato con nocciole, vaniglia bourbon con glassa allo zenzero, latte di riso e fragole bio . 8. Frutta scenografica e inclusiva La frutta è protagonista, in versioni creative come spiedini ghiacciati al miele, anguria intagliata e ripiena, carpacci di ananas con menta e lime — zero sprechi e massima bellezza visiva . 9. Leggerezza, salute e filiera corta Ingredienti tipici italiani, dalla frutta alla verdura, trovano nuova vita: albicocca vesuviana, visciola, pomodoro Sorrento in semifreddi e gelati, la carota di Polignano o la zucchina in mousse e basi semifredde. Il sorbetto al pomodoro, accompagnato da aromi e tecniche innovative, bilancia dolcezza e personalità . Anche ricotta e yogurt si trasformano in basi “no‑bake” per dessert freschi, scenografici e buoni . 10. Porzioni ridotte & design raffinato Mini‑dessert e monoporzioni non sono solo pratici, ma studiati per sedurre: tartine elaborate, macarons, choux dal design curato. Il concept del “pezzetto di coccola” piace soprattutto ai Millennial e Gen Z . I dessert diventano esperienze visive, con packaging elegante, texture sorprendenti, decorazioni artistiche e multisensorialità . L’estate 2025 in Italia è dolce, sostenibile e super creativa. Tra gelati raffinati, torte senza cottura, monoporzione art, dessert vegani e frutta artistica, la pasticceria si reinventa dentro e fuori il piatto. Meno zucchero, più autenticità, più estetica — e un’esperienza che conquista occhi e palato. Foto - WEB SIPRAL

Preparatevi a calcare il tappeto rosso: la Festa della Pasta di Gragnano torna in grande stile, trasformando l'intero borgo in un set cinematografico a cielo aperto! Da venerdì 12 a domenica 14 settembre 2025, la città si vestirà di magia e sapori per un'edizione che celebra la Pasta di Gragnano IGP come la vera protagonista di un'esperienza degna di un premio Oscar, con il tema "Walk of Taste". Un Borgo, un Cinema, un'Emozione Gragnano diventerà il "Tappeto Rosso della Pasta", dove ogni angolo, vicolo e piazza si trasformerà in una "scena" dedicata a un genere cinematografico o a un film iconico. Questo evento, nato per celebrare la tradizione secolare e la qualità inimitabile della Pasta di Gragnano IGP, è promosso dal Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP, in collaborazione con il Comune di Gragnano e la Regione Campania. All'ingresso, riceverete il vostro "biglietto" d'autore, una mappa che vi guiderà attraverso questo festival del gusto e del cinema. Seguite la strada illuminata dalle "stelle" del gusto, dedicate a pastifici di Gragnano di grande rilievo e chef stellati che hanno fatto la storia della pasta. I Set del Gusto: Un Viaggio Tra i Generi - "Classici Neorealisti": scoprite le radici e la tradizione. Qui potrete assaggiare i piatti più autentici, quelli che raccontano la storia e la cultura di Gragnano. - "Blockbuster d'Azione": preparatevi a show cooking ad alta energia, dove chef talentuosi vi lasceranno a bocca aperta con preparazioni spettacolari e ritmi incalzanti. - "Commedie Romantiche": per i più romantici e amanti dei sapori delicati, un'area dedicata a degustazioni più intime e accostamenti raffinati, in un'atmosfera da sogno. - "Documentari del Gusto": immergetevi nel dietro le quinte! Laboratori, workshop e visite ai pastifici storici vi sveleranno i segreti della lavorazione e la qualità inimitabile della Pasta di Gragnano IGP. - "Fantasy Culinario": lasciatevi sorprendere! È il luogo dell'innovazione, dove la creatività degli chef si esprime in abbinamenti audaci e sapori inaspettati che vi porteranno in un altro mondo. Non solo Set... ma anche Backstage! Al "Backstage" dei produttori, potrete acquistare i prodotti tipici del territorio, portando a casa un pezzo di questa festa indimenticabile. E non mancherà la cerimonia di premiazione, con l'"Oscar della Pasta" che celebrerà i protagonisti della serata. Preparatevi a vivere un'esperienza totalmente immersiva: ad accompagnare il vostro viaggio ci sarà una colonna sonora avvolgente, photo booth a tema cinematografico per scatti da star e un'atmosfera vibrante che vi farà sentire parte di un vero e proprio capolavoro. Il programma dettagliato della manifestazione verrà svelato nelle prossime settimane. Siete pronti a vivere la magia di Gragnano? Vi aspettiamo sul tappeto rosso!