CERIMONIA INAUGURALE 87^ FIERA DEL LEVANTE IL DISCORSO DEL SINDACO DI BARI VITO LECCESE

Comunicato • 28 settembre 2024
Autorità, signore e signori, ministro Urso, è per me un grande onore darvi il benvenuto a Bari in una giornata così speciale per la mia città - Inizia cosi il primo cittadino di Bari  il discorso per la cerimonia inaugurale dell'87^ Fiera del Levante.

Di seguito il discorso del sindaco di Bari Vito Leccese 

Una giornata speciale, se posso dirlo, anche per me. E mi perdonerete l’emozione. Inutile negarlo, indossare questa fascia, su questo palco, ha un significato che va molto al di là di una inaugurazione. La fiera resta, per me, la passeggiata di un bambino tra i viali, le luci colorate, i profumi delle merendine appena sfornate. La fiera è il bianco e nero dei film trasmessi di mattina dalla Rai. La fiera è il giro del mondo nella Galleria delle Nazioni, una specie di Google Earth pieno di facce, parole, sorrisi e oggetti da toccare, senza la mediazione di uno schermo.
La fiera, da sempre, sancisce la ripresa dalla pausa estiva e, in questo caso, anche l’avvio del nuovo governo della città.
Sono stati mesi intensi quelli appena trascorsi. Tanta strada è stata fatta, grazie a chi mi ha preceduto, e tanta altra ce n’è ancora da fare. Ci vorranno pazienza e temperanza per costruire un tempo nuovo per tutti quei cittadini che vorranno realizzare insieme a noi la Bari del futuro. Questo è il tempo del lavoro, della costruzione, della semina.
Semina, una parola a cui tengo particolarmente. La semina è il lavoro complicato di chi costruisce con pazienza. Chi semina non si accontenta di guardare il presente, ma con cura, dedizione e coraggio prepara il terreno per il futuro. Un futuro migliore.
È questo l’auspicio che rivolgo a tutti voi porgendovi il saluto della città di Bari: benvenuti all’87esima Fiera del Levante!
Benvenuto a lei, ministro Urso: benvenuto nella città di Bari, dove l’Oriente incontra l’Occidente. Le do il benvenuto a nome della città dove i confini, nei secoli, si sono trasformati in margini porosi, ponti per i popoli che in cammino l’hanno attraversata, facendola crescere e maturare. Di ognuno di quei popoli, conserviamo testimonianze: nelle nostre strade, nelle nostre case e, più di tutto, nel nostro DNA.
Benvenuto nella città dove l’accoglienza, il rispetto per l’altro, la forza del multiculturalismo si sono incarnate nella figura del nostro santo patrono, San Nicola, che con il suo patrimonio di fede e di cultura ha reso la nostra città terra di incontro e di condivisione. Proprio qui, non molto tempo fa, il Santo Padre ha richiamato i patriarchi e i capi delle chiese del Medio Oriente al dialogo, in una giornata storica di preghiera per una terra martoriata dalla guerr
 
Preghiere che, evidentemente, non hanno raggiunto il cuore degli uomini, che ormai da diversi mesi sono protagonisti di una nuova guerra, ancora più feroce. Una guerra ingiusta, come ingiuste sono tutte le guerre, per cui più volte abbiamo invocato con forza il cessate il fuoco. Perché per noi riportare la pace in Palestina significa riportare la pace in Medio Oriente.

Siamo costretti a parlare ancora e sempre di guerre, nel 2024, e sembra incredibile. Ne è pieno il mondo. Persino in Europa, nel cuore di quella che negli ultimi decenni sembrava essere una culla di pace, si torna a parlare di corsa al riarmo.
 
Come dice David Grossman, il più grande intellettuale israeliano vivente: “La pace è l’unica strada, perché ogni spada è sempre un’arma a doppio taglio”.

Per questo da Bari, città operatrice di pace, vorrei che si levasse, ancora una volta, un appello accorato affinché tacciano le armi.

Bentornato ministro Urso in questa terra, che grazie al suo Governo solo qualche mese fa ha ospitato il vertice del G7, una vetrina eccezionale che ha nuovamente permesso ai pugliesi di far conoscere al mondo le eccellenze della nostra terra. Da qualche anno stiamo sperimentando le ricadute e i benefici di eventi internazionali di tale portata. Già nel 2017 con il G7 Finanze, e poi nel 2021 con il G20 Esteri, Bari aveva richiamato su di sé l’attenzione di tutto il mondo.
Occasioni in cui siamo stati in grado di dimostrare la maturità e la vocazione internazionale della nostra città e della nostra terra. Occasioni che, sfruttate al meglio soprattutto da cittadini, imprenditori e da tutto il tessuto sociale della città, ci hanno permesso di scalare le classifiche delle mete turistiche internazionali. Di questo non possiamo che essere orgogliosi. Ma, al tempo stesso, siamo consapevoli che quelli che sembrano traguardi straordinari devono rappresentare per Bari punti di partenza per nuove sfide, altrettanto straordinarie.

Il turismo è oggi una leva economica importantissima per la città, ma si tratta di un fenomeno che va governato e indirizzato con un approccio strategico. Dobbiamo intervenire sui servizi per qualificare l’offerta ed evitare che, per vincere la classifica dei clic sui portali turistici, Bari perda la sua autenticità, la sua identità.
Il cosiddetto “overtourism” riduce drasticamente l’offerta di alloggi disponibili, contribuendo a determinare per i cittadini un disagio abitativo che va affrontato con urgenza e determinazione per scongiurare la possibilità che la nostra diventi una città di “persone senza case e di case senza persone”.

Da baresi, ogni giorno siamo orgogliosi di vedere migliaia di turisti passeggiare nelle nostre strade, fermarsi nelle nostre piazze, entrare e uscire dai portoni dei nostri palazzi, con la disinvoltura di chi si sente a casa. Ma questo orgoglio non può cancellare una consapevolezza: oltre 400 famiglie baresi, donne, uomini, bambini, persone anziane sono alla ricerca di un tetto sulla loro testa. Ebbene, se la città, come dice Lévi-Strauss, è il progetto umano per eccellenza, noi davanti a questa richiesta di aiuto non possiamo voltarci dall’altra parte.
Negli ultimi anni, a causa del covid, della crisi economica e dell’inflazione, le famiglie sono diventate indubbiamente più povere. E questo fenomeno non coinvolge soltanto le fasce sociali più vulnerabili, ma anche la classe media. È un disagio evidente, che incrocio ogni mattina, al mio arrivo a Palazzo di Città, dove da 15 anni non si vedevano persone cercare un giaciglio per la notte tra le colonne del Teatro Piccinni.
E purtroppo piove sul bagnato, perché questo quadro di disperazione viene aggravato dai tagli alle risorse previste sul contributo alloggiativo o sul reddito di cittadinanza, misure di protezione sociale che in questi anni hanno aiutato tanti sindaci a sostenere famiglie e persone in difficoltà.

Nella sola città di Bari, oltre 20.000 persone rischiano di restare indietro. E noi siamo preoccupati, ministro Urso, inutile nasconderlo. Siamo preoccupati per i nostri concittadini.

Siamo pronti a lavorare, non ci spaventa, non ci ha mai spaventato. Siamo pronti a prendere decisioni, anche complicate. Siamo pronti a portare avanti, a tutti i costi, le opere importanti, fondamentali che il PNRR ha finanziato. Ma sappiamo che da soli non ce la faremo. Non ci interessa tagliare il nastro di un asilo per pubblicare un selfie su instagram, se quel nastro verrà riannodato subito dopo, perché quell’asilo, senza i soldi per gestirlo, resterà chiuso.

Le chiedo dunque, ministro Urso, di farsi portavoce presso il Governo affinché ascolti i sindaci, tutti i sindaci d’Italia, che reclamano una nuova intesa tra Governo centrale ed enti locali. Le chiedo di farsi promotore di un’alleanza civile nell’interesse esclusivo dei cittadini.
Glielo chiedo senza alcuna polemica. In tanti anni di servizio, pur senza rinunciare alle mie idee e ai miei principi, ho sempre preferito l’incontro allo scontro, il dialogo alla dialettica muscolare. E oggi, da sindaco, sento di appartenere a una comunità molto più grande della mia parte politica: quella della mia città.

Una città che ha faticato per arrivare fin qui. Una città alla quale non è stato regalato niente e che ha scelto di investire su se stessa e sui suoi talenti. Una città che rivendica certamente più autonomia, purché questa non sia una formula ambigua, utile ad aumentare le distanze tra chi ha di più e chi ha di meno. Purché non sia la firma in bianco su un contratto capestro in cui si scopre, alla fine, che stiamo svendendo il nostro futuro 

.Abbiamo lavorato tanto per arrivare fin qui e arrendersi non è un’opzione. E non perché siamo ostinati, anzi sì, forse un po’ lo siamo, devo ammetterlo, ma lo siamo perché amiamo profondamente questa città. Anche nei momenti più difficili abbiamo scelto di andare avanti a testa alta, senza paura né vergogna.

La nostra città è stata vigilata speciale per sei mesi. Sei lunghissimi mesi.

E noi, dopo lo sgomento iniziale per le modalità e la tempistica (argomenti su cui non voglio tornare), abbiamo fatto tutto il possibile, da servitori dello Stato, per consentire agli ispettori di svolgere nel migliore dei modi il loro lavoro. Abbiamo collaborato con senso istituzionale e spirito di servizio, con disciplina e onore, gli stessi con cui abbiamo lavorato negli anni per far crescere la nostra comunità e provare a liberarla dalla presenza asfissiante della criminalità organizzata. E se qualcosa non è andato come doveva, siamo pronti a fare ammenda.

Ciò che non possiamo permettere, è di essere accusati di connivenza con le mafie. Non possiamo permetterlo. E non per difendere il nostro onore ma per difendere la storia, l’impegno, i sacrifici di una città intera e della sua comunità negli ultimi vent’anni.

Nei prossimi mesi lavoreremo alla nuova pianificazione urbanistica generale avendo come principio guida la Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura, entrata in vigore lo scorso agosto dopo il voto del Parlamento europeo: espansione degli spazi verdi urbani, mobilità sostenibile, tutela della biodiversità, recupero degli habitat negli ecosistemi marini.

Questi sono solo alcuni degli obiettivi che ci siamo dati. La nostra sfida sarà rendere Bari protagonista di un cambiamento possibile.

Qualcuno, ascoltandomi, potrebbe dire che sono un sognatore. Eppure una cosa posso darvela per certa: io ci proverò. Ogni giorno, ogni ora di questa nuova avventura. Anzi, ci proveremo. Insieme. Perché un sindaco, senza la sua comunità, non può fare nulla.
Ci proveremo insieme, con determinazione, certo. Ma con temperanza. Una parola che è per me un simbolo.
Perché il coraggio non sempre ruggisce. Il coraggio a volte parla con una voce piccola ma ferma. Quella voce che, alla fine del giorno, porti a casa con te, e che ti fa dire: “ci proverò di nuovo domani!”.
Questo farò nei prossimi cinque anni: ci proverò ogni giorno. E, se non ci riuscirò, ci proverò ancora domani

Buona Fiera del Levante a tutti!
Autore: La Redazione 30 gennaio 2026
Il cuore della ricetta è un intenso pralinato al pistacchio, morbido e avvolgente, racchiuso in una nuova copertura di cioccolato al lampone. Un incontro di sapori studiato per sorprendere: la dolcezza rotonda del pistacchio dialoga con le note fresche e leggermente acidule del lampone, dando vita a un equilibrio elegante e contemporaneo. La rivisitazione mantiene l’identità del cremino tradizionale, ma ne amplia il linguaggio, trasformandolo in un piccolo gesto d’amore dal gusto sofisticato. Anche l’estetica segue questa filosofia: essenziale, moderna e pensata per celebrare un’occasione speciale. Il Cremino di San Valentino Massari è disponibile ora sullo shop ufficiale ed è pensato per chi desidera regalare — o regalarsi — un’esperienza di gusto che va oltre il cioccolatino, diventando un simbolo da condividere. .
Autore: Cristina Pavlyuk – Pastaia artigianale, home chef 29 gennaio 2026
Sono preparati senza uova e senza glutine, pensati per chi convive con limitazioni alimentari, intolleranze o esigenze particolari, ma non vuole rinunciare al piacere della buona cucina. Perché mangiare non è solo nutrirsi: è cultura, è emozione, è condivisione. E nessuno dovrebbe sentirsi escluso a tavola. La pasta come linguaggio universale Da pastaia artigianale credo profondamente che la pasta sia un linguaggio universale. Un linguaggio che può — e deve — parlare a tutti. Lavorare senza glutine e senza uova non significa “togliere”, ma ripensare. Studiare le farine, ascoltare gli impasti, trovare nuovi equilibri. È un lavoro di precisione e sensibilità, dove la tecnica incontra il rispetto. Ogni tortello è il risultato di ricerca, prove, errori e tanta passione. Non esistono scorciatoie, esiste solo la volontà di fare bene. Intolleranze e gusto: un falso mito da sfatare C’è ancora chi pensa che cucinare per chi ha intolleranze significhi scendere a compromessi sul gusto. Io credo esattamente il contrario. Questo piatto dimostra che anche con le intolleranze si può mangiare bene, con gusto e consapevolezza. Sapori pieni, consistenze curate, ripieni pensati per sorprendere. La cucina inclusiva non è una cucina “di serie B”: è una cucina evoluta, attenta, contemporanea. Anche l’occhio vuole la sua parte Perché sì, diciamolo: anche l’occhio vuole la sua parte. La bellezza nel piatto non è un dettaglio, è parte dell’esperienza. Colori, forme, equilibrio: ogni tortello è pensato per essere guardato prima ancora che assaggiato. Il cibo accessibile non deve rinunciare all’estetica. Al contrario, deve raccontare che la cura passa anche da lì. Il cibo come atto di responsabilità Credo in una cucina che si prende responsabilità. Responsabilità verso le persone, verso le loro esigenze, verso il loro diritto di sentirsi accolte. Per me, fare pasta oggi significa questo: creare senza escludere, innovare senza dimenticare, portare a tavola un’idea di cucina che sia davvero per tutti. Senza compromessi. Con rispetto. Con amore..
Autore: La Redazione 28 gennaio 2026
Un treno interamente realizzato in cioccolato, lungo 55,27 metri e dal peso di 28 quintali, ha conquistato il Guinness World Records, stabilendo un nuovo primato mondiale durante “La Giornata del Record” ospitata a Palazzo Lombardia. L’opera straordinaria, frutto della maestria del cioccolatiere maltese Andrew Farrugia, è stata realizzata grazie alla collaborazione di scuole, consorzi e realtà del territorio lombardo. La costruzione del treno è stata un’impresa titanica: diversi mesi di progettazione e preparazione, seguiti da 30 giorni intensi di assemblaggio, con i pasticcieri impegnati dal mattino fino alle otto di sera, alternandosi per dare vita a ogni dettaglio. Il risultato è un capolavoro di precisione e pazienza, in grado di conquistare il palato e lo sguardo. Il progetto, presentato al CAST – Istituto Italiano di Arti Culinarie e Ospitalità di Brescia, rientra nel programma delle Olimpiadi della Cultura, promosso dalla Regione Lombardia in concomitanza con Milano Cortina 2026, e si caratterizza per un obiettivo altrettanto importante: la solidarietà. Parte del ricavato sarà infatti destinata agli hospice di Bergamo e Malta, in collaborazione con l’Associazione Cure Palliative, rappresentata durante l’evento dalla presidente Aurora Minetti. “La Lombardia non è solo la regione del lavoro e dell’impresa – ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana – ma anche una comunità dal grande cuore. Questo treno di cioccolato dimostra che sviluppo, creatività e solidarietà possono andare di pari passo”. L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerose autorità e rappresentanti istituzionali, tra cui gli assessori regionali Paolo Franco (Casa e Housing Sociale), Franco Lucente (Trasporti e Mobilità sostenibile), Massimo Sertori (Montagna e Enti locali), i consiglieri regionali Giovanni Malanchini e Roberto Anelli, e l’eurodeputata Lara Magoni. Tra gli ospiti anche i presidenti dei consorzi dei pasticceri di Bergamo e Brescia, Andrea Bonati e Luigi Groli, e Pierre Fenech, AD dell’istituto Maltese del Turismo. Secondo l’assessore Paolo Franco, l’evento è un chiaro esempio di come la collaborazione tra istituzioni, scuole e associazioni possa trasformarsi in un aiuto concreto per chi è più fragile, valorizzando al contempo le competenze artigiane e la creatività dei giovani. “Il treno di cioccolato – ha sottolineato l’assessore Franco Lucente – non è solo un record mondiale, ma un messaggio di solidarietà e un tributo al talento e alla sapienza dei nostri Maestri artigiani. Dimostra come eccellenza, tradizione e impegno sociale possano camminare insieme”. Con questo straordinario progetto, la Lombardia conferma la sua leadership anche nell’ambito agroalimentare, con un fatturato di circa 50 miliardi di euro, pari al 19% del totale nazionale, e si distingue non solo per produzione ed export, ma anche per la capacità di unire creatività, sviluppo economico e valori sociali. Il treno di cioccolato più lungo del mondo non è dunque solo un primato da Guinness, ma un simbolo di dedizione, ingegno e generosità, capace di lasciare un segno indelebile nel cuore della comunità lombarda e internazionale.ce.
Autore: Gemma Caruso 28 gennaio 2026
Se la cucina italiana è un mosaico di sapori regionali, la Lardiata napoletana ne rappresenta una delle tessere più autentiche e vigorose. Questo piatto, pilastro della cucina povera campana, incarna la filosofia del recupero, nobilitando il lardo di maiale a protagonista assoluto di un sugo denso, avvolgente e profumatissimo. Dall'osteria all'eccellenza Gourmet. Un tempo confinata esclusivamente alle tavole contadine, oggi la lardiata vive una seconda giovinezza. È diventata una delle prelibatezze campane più rinomate, proposta con orgoglio alla carta nei ristoranti di alto livello della regione. In molti casi, si è evoluta in un vero e proprio piatto gourmet: gli chef ne reinterpretano la struttura giocando con contrasti di consistenze — come l'aggiunta di polvere di lardo croccante o l'utilizzo di varietà rare di pomodori — elevando una ricetta umile a simbolo del fine dining territoriale. Le Origini: Tra Dispensa e Genio Contadino. La Lardiata nasce nelle campagne che circondano Napoli. In passato, il lardo — conservato sotto sale e spezie — era la principale fonte di sostentamento. Il nome deriva dal battuto: il lardo veniva tritato finemente al coltello fino a ridurlo in una crema, pronta a sciogliersi nel soffritto per creare una base saporita e arrabbiata grazie all'aggiunta sapiente del peperoncino, che regala al piatto il suo carattere deciso. L'Importanza degli Ziti Spezzati. Nella preparazione, il formato di pasta è una scelta tecnica fondamentale. Gli Ziti spezzati a mano sono d'obbligo: la rottura manuale crea piccole schegge di amido che, legandosi al lardo fuso e al pomodoro, generano un connubio perfetto e una cremosità naturale, impossibile da ottenere con altri formati. Un invito alla scoperta: tra Napoli e provincia. Per chi desidera scoprire l'essenza vera di questo piatto, l'invito è quello di addentrarsi nel cuore della tradizione. Nonostante la sua ascesa gourmet, l'anima della lardiata pulsa ancora con forza nelle trattorie storiche di Napoli e della sua provincia. È qui, tra i tavoli di legno e i profumi dei vicoli, che questo piatto sprigiona la sua magia più sincera. Vi invitiamo a provarlo nei luoghi dove la ricetta si tramanda intatta, per assaporare un pezzo di storia campana che continua a conquistare palati generazione dopo generazione.
Autore: Maria Giovanna Labruna 28 gennaio 2026
Il Maestro Istruttore Andrea De Stefano, titolare della pizzeria The Barrel di Morano Calabro (CS), ha conquistato il primo posto nella competizione mondiale “Pizza Senza Frontiere”, svoltasi il 20 gennaio nell’ambito del prestigioso Sigep di Rimini. Alla manifestazione hanno preso parte oltre 800 concorrenti provenienti da tutto il mondo, che si sono confrontati davanti ai forni mettendo in mostra competenze tecniche, creatività e capacità di valorizzazione delle materie prime, sotto l’attento giudizio della giuria internazionale del campionato. De Stefano ha presentato tre pizze, ideate per esaltare prodotti calabresi di eccellenza affiancati da ingredienti selezionati provenienti da altre regioni italiane. La sua performance gli ha permesso di imporsi nella categoria “pizza classica”, considerata la più ambita del campionato. Nel commentare il risultato, Andrea De Stefano ha dichiarato che la vittoria è arrivata dopo sei tentativi affrontati negli anni, in un’edizione alla quale aveva preso parte senza particolari aspettative di successo. Il Maestro ha spiegato di aver partecipato alla manifestazione insieme al proprio staff e alla famiglia, con l’obiettivo principale di visitare la fiera e contribuire alla crescita professionale dei collaboratori dei suoi locali. Un risultato che, ha sottolineato, non era previsto, ma che rappresenta la realizzazione di un sogno. Il successo è il frutto di un percorso formativo strutturato e di alto profilo. Andrea De Stefano è diplomato presso l’Accademia Internazionale Pizzaioli di Enrico Famá, la prima e unica accademia a disporre di una certificazione internazionale degli studi e dei diplomi conseguiti. Presso la stessa Accademia ha conseguito anche il titolo di Istruttore pizzaiolo, qualifica che gli consente di insegnare ufficialmente per nome e per conto della scuola, rilasciando diplomi di pari livello. Alla formazione nel settore pizza si affianca una preparazione completa nel mondo della ristorazione. De Stefano è diplomato in cucina, in latte art e caffetteria, è conoscitore delle materie prime di eccellenza ed è anche diplomato in food & beverage management, competenze che applica quotidianamente nella gestione del proprio locale, puntando su qualità, organizzazione e professionalità. Tra i prossimi obiettivi del Maestro De Stefano figura l’apertura di un’Accademia Pizzaioli a Morano Calabro, con l’intento di contribuire alla formazione di nuovi professionisti e di rafforzare il ruolo del territorio calabrese nel panorama nazionale e internazionale della pizza.
Autore: La Redazione 28 gennaio 2026
Napoli, 28 gennaio 2026 – Teatro Totò Napoli ospita uno degli appuntamenti più prestigiosi della gastronomia italiana: L’Arcimboldo International 2026. Tra i protagonisti attesi sul palco spicca lo chef Mirco Antonio Vigna, interprete raffinato e innovativo della cucina italiana, pronto a ricevere prestigiosi riconoscimenti per la sua carriera, frutto di passione, tecnica e profondo rispetto per la tradizione. L’evento si terrà lunedì 2 febbraio 2026 alle ore 15:00 presso il Teatro Totò, nel cuore del centro storico. Chef, produttori e professionisti del settore provenienti da tutta Italia e dall’estero parteciperanno a una celebrazione dell’eccellenza e della creatività gastronomica. Tra i premi più prestigiosi, la statuina de L’Arcimboldo e la targa con i “pennelli d’eccellenza”, simboli di talento e innovazione. Accanto allo chef Vigna sarà presente l’azienda agricola Brunitta, eccellenza pugliese nella produzione artigianale di pasta e grani antichi, a testimonianza della qualità e autenticità della filiera italiana. Brunitta propone un prodotto che unisce amore per la terra e rispetto per la natura, offrendo l’opportunità di entrare a far parte di una tradizione che celebra l’eccellenza dell’agricoltura italiana. La mission dell’azienda è valorizzare le proprie radici, garantendo un futuro alle tradizioni locali e promuovendo la qualità dei grani italiani, evitando dipendenze da produzioni estere dove standard e lavorazione non raggiungono i livelli italiani. La Gazzetta del Food sostiene con orgoglio lo chef Vigna, riconoscendo il suo ruolo di ambasciatore del gusto italiano, capace di raccontare il patrimonio culinario del Paese con passione, visione e maestria. L’Arcimboldo International 2026 conferma Napoli come palco della gastronomia italiana di eccellenza, unendo tradizione, innovazione e creatività in una manifestazione imperdibile per chi ama il gusto autentico e l’arte del cibo.
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