TRADIZIONE SICILIANA | CUCINA DI MARE Capone alla Matalotta, quando il mare incontra la memoria

Hajer Aissi • 31 agosto 2026

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La lampuga secondo la tradizione trapanese: pomodorini, capperi, pinoli, uvetta e una panatura leggera per un piatto che racconta la Sicilia attraverso la sua cucina più autentica.

A cura della redazione de La Gazzetta del Food
Ricetta della chef Hajer Aissi

L’ultimo giorno di agosto è il momento perfetto per portare in tavola un piatto che abbia il sapore dell’estate e, allo stesso tempo, la profondità della memoria.

Per chiudere questo mese, la redazione de La Gazzetta del Food sceglie una ricetta che nasce dal mare e dalla cultura gastronomica siciliana: il capone alla matalotta, conosciuto anche come lampuga alla matalotta.

È una preparazione legata alla tradizione dei pescatori trapanesi, espressione di quella cucina marinara capace di trasformare il pescato del giorno in un piatto ricco di gusto attraverso ingredienti semplici e facilmente reperibili.

Pomodoro, aglio, capperi, pinoli, uvetta, olive, erbe aromatiche e vino bianco costruiscono un condimento mediterraneo, intenso ma equilibrato, pensato per accompagnare e non sovrastare la delicatezza della lampuga.

Una ricetta che nasce povera e arriva a tavola con una sorprendente eleganza.

La lampuga, il pesce dell’estate mediterranea

Il capone, nome con cui la lampuga è tradizionalmente conosciuta in Sicilia, è un pesce dalla carne bianca, compatta e delicata.

È proprio la sua delicatezza a determinare il ritmo della preparazione. La lampuga non necessita di lunghe cotture: per conservarne morbidezza e succosità è fondamentale lavorare con temperature e tempi controllati.

La chef Hajer Aissi sceglie una tecnica che unisce diverse consistenze.

Prima una brevissima marinatura nell’aceto di mele, poi un velo di olio extravergine d’oliva e una panatura sottile. Il pesce viene quindi passato rapidamente sulla griglia, quel tanto che basta per rendere dorata e croccante la superficie.

La cottura viene completata nel condimento, dove la lampuga assorbe lentamente i profumi del pomodoro e degli altri ingredienti.

Il risultato è un piatto in cui il dolce dell’uvetta e dei pinoli dialoga con la sapidità dei capperi e delle olive, mentre la nota aromatica del basilico e quella del vino bianco regalano freschezza e profondità.


La ricetta della chef Hajer Aissi

«Quando preparo il capone alla matalotta, parto sempre dal pesce.

Voglio che la lampuga rimanga protagonista e che ogni ingrediente del condimento abbia il compito di valorizzarla.

Ingredienti

  • 1 kg di capone, ovvero lampuga
  • Pomodorini q.b.
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 cucchiaino di capperi sotto sale
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 cucchiaio di uva sultanina
  • Prezzemolo q.b.
  • Aceto di mele q.b.
  • Mollica o pangrattato q.b.
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • 1 cucchiaio di farina di mandorle
  • Olive tagliate grossolanamente
  • Qualche foglia di basilico
  • 1 tazzina da caffè di vino bianco
  • Brodo di pesce, se disponibile

Procedimento

Prendo un tegame e metto l’olio extravergine d’oliva, l’aglio, i pinoli e l’uva sultanina. Lascio che gli ingredienti prendano calore lentamente, così da ottenere un soffritto delicato e profumato.

Aggiungo quindi i pomodorini già tagliati e li lascio cuocere per circa 4-5 minuti a fuoco basso.

Aggiungo un pizzico di sale e una spolverata di prezzemolo. Verso quindi un bicchiere d’acqua e lascio proseguire la cottura dolcemente.

Quando ne ho la possibilità, utilizzo anche un po’ di brodo di pesce: è un piccolo accorgimento che permette di dare maggiore intensità al fondo.

Nel frattempo preparo la lampuga.

La lascio macerare nell’aceto di mele per circa un minuto. È sufficiente per dare una nota acidula, senza compromettere la delicatezza della carne.

La scolo, aggiungo una goccia di olio extravergine d’oliva e la massaggio delicatamente.

Passo quindi il pesce nella mollica o nel pangrattato, creando una panatura sottile.

A questo punto lo metto sulla griglia per pochissimi minuti. Non voglio completare la cottura: mi interessa soltanto dorare la panatura e creare una superficie leggermente croccante.

Quando raggiunge la giusta doratura, trasferisco il capone direttamente nel condimento.

Aggiungo la farina di mandorle, le olive tagliate grossolanamente e sfumo con una tazzina da caffè di vino bianco.

La cottura finale deve essere molto veloce. La lampuga è delicata e bisogna rispettarne la carne: meno la si stressa, più il risultato sarà morbido e gustoso.

Termino con qualche foglia di basilico e servo ben caldo.»

Il segreto? Non perdere di vista il pesce

In una ricetta così semplice, la tecnica diventa fondamentale.

Il condimento deve avere carattere, ma non deve trasformarsi nel protagonista assoluto. L’obiettivo è creare un equilibrio tra la dolcezza del pomodoro e dell’uvetta, la sapidità di capperi e olive, la nota tostata dei pinoli e delle mandorle e la delicatezza della lampuga.

Anche la panatura ha un ruolo preciso: non deve essere spessa, ma appena sufficiente a creare quella piacevole contrapposizione tra croccantezza esterna e morbidezza interna.

È una cucina che non ha bisogno di effetti speciali. Ha bisogno di misura.

Una ricetta povera, un patrimonio gastronomico

Il capone alla matalotta appartiene a quella grande tradizione mediterranea nata sulle barche e nelle cucine dei pescatori.

La sua forza sta nella capacità di trasformare il pescato del giorno con quello che la dispensa offriva: pomodoro, aromi, frutta secca, capperi, olive, vino.

Ingredienti semplici, ma capaci di costruire una profondità aromatica sorprendente.

È questo il valore della cucina popolare: non imitare la ricchezza, ma trovare ricchezza nella semplicità.

E forse è proprio questa la maniera migliore per salutare agosto: con un piatto che profuma di mare, che parla di Sicilia e che porta in tavola una memoria gastronomica ancora viva.

IL CONSIGLIO DELLA CHEF

«La cosa più importante è rispettare la cottura della lampuga. È un pesce delicato: preferisco lasciarlo leggermente indietro sulla griglia e completare la cottura nel condimento. In questo modo rimane morbido e assorbe tutti i profumi della matalotta.

E non abbiate paura dell’agrodolce: l’incontro tra uvetta, pinoli, capperi, olive e una nota acida è parte dell’anima della cucina siciliana.».




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