Controesodo, la Puglia saluta l’estate ma conquista i viaggiatori con la sua campagna

Nicoletta Montesano • 28 agosto 2026

TRADUCI NELLA TUA LINGUA

Dal mare agli ulivi, dalle masserie alle tavole contadine: il turismo cambia volto. Coldiretti Puglia: «Sempre più italiani e stranieri cercano esperienze autentiche»

Di Nicoletta Montesano


Il controesodo segna la fine delle vacanze, ma in Puglia lascia una fotografia destinata a durare oltre l’estate: quella di un turismo che non si ferma più alle spiagge, alle città d’arte e alle mete più conosciute. Sempre più viaggiatori scelgono di entrare nel cuore produttivo della regione, attraversando campagne, masserie e aziende agricole, sedendosi a tavola e cercando un rapporto diretto con i territori e con chi li coltiva.

Mentre sulle principali arterie italiane il traffico del rientro raggiunge il suo apice e milioni di vacanzieri si preparano a tornare alla quotidianità, la Puglia chiude la stagione estiva con un bilancio che racconta una trasformazione profonda del modo di viaggiare. A tracciare il quadro sono Coldiretti Puglia e Terranostra Puglia, l’associazione agrituristica e ambientale, che evidenziano la crescente attrattività della campagna pugliese agli occhi di italiani e stranieri.

La vacanza diventa esperienza

Non basta più soltanto scegliere una destinazione. Il viaggiatore vuole viverla.

E così la campagna diventa una delle nuove frontiere del turismo: dormire in un agriturismo, assaggiare un prodotto appena raccolto, conoscere un olivicoltore, scoprire come nasce un vino, mettere le mani in pasta durante un laboratorio di cucina o semplicemente trascorrere qualche ora immersi nella natura.

La Puglia, in questo scenario, possiede un patrimonio particolarmente competitivo. Sono 946 gli agriturismi autorizzati presenti sul territorio regionale, realtà che mettono insieme ospitalità, agricoltura, gastronomia e cultura rurale.

«La crescita dell’agriturismo dimostra che la vacanza in campagna non è più considerata una scelta alternativa, ma una proposta turistica a tutti gli effetti», sottolinea Antonio Baselice, presidente di Terranostra Puglia. Il patrimonio agricolo pugliese, aggiunge, rappresenta una risorsa straordinaria fatta di paesaggi, produzioni, tradizioni e aziende che possono offrire ai visitatori un contatto autentico con il mondo agricolo.

Una tavola sempre più protagonista

A raccontare il cambiamento è anche il portafoglio dei vacanzieri. La spesa media estiva ha raggiunto 834 euro a persona, ma con differenze significative: il 32% ha contenuto la spesa entro i 500 euro, mentre il 38% si è collocato tra 500 e 1.000 euro. Una quota del 5%, invece, ha superato i 2.000 euro.

Ma il dato più interessante riguarda la destinazione della spesa: oltre un terzo del budget delle vacanze è stato destinato al cibo, una quota che arriva a superare quella riservata all'alloggio.

Un segnale preciso: mangiare non è più soltanto una necessità del viaggio, ma è diventato parte integrante dell'esperienza turistica.

Per il visitatore, soprattutto straniero, assaggiare un olio extravergine, conoscere un formaggio locale, degustare un vino o scoprire una specialità tradizionale significa entrare nella storia del territorio. E per la Puglia significa trasformare le proprie eccellenze agroalimentari in autentici ambasciatori turistici.

Agriturismi, agosto da record

Il fenomeno trova conferma anche nei numeri nazionali. Secondo l’analisi Campagna Amica Terranostra, nell’agosto 2026 gli agriturismi italiani hanno registrato il record storico delle presenze nelle campagne, accogliendo circa 1,85 milioni di ospiti, italiani e stranieri, per complessivi 6,5 milioni di pernottamenti.

La permanenza media si è attestata intorno alle 3,5 notti, mentre nel complesso del 2026 le presenze negli oltre 26mila agriturismi italiani sono aumentate del 4,5% rispetto al 2025.

Numeri che raccontano una tendenza ormai consolidata: la campagna non è più la destinazione scelta soltanto da chi cerca tranquillità, ma uno spazio turistico capace di intercettare nuovi desideri, nuove esigenze e un pubblico internazionale sempre più curioso.

Dall'olio al vino, il viaggio passa dalla terra

La nuova geografia delle vacanze passa dunque attraverso le produzioni agricole.

Crescono le esperienze legate all'enoturismo e all'oleoturismo, ma anche quelle dedicate ai formaggi e alle altre produzioni agroalimentari. Il turista visita le aziende, partecipa alle degustazioni, osserva le lavorazioni e incontra direttamente gli agricoltori.

E non è un fenomeno limitato al turismo straniero. Durante l'estate, un italiano adulto su due ha partecipato ad attività legate alle produzioni e alle tipicità del territorio.

Dai corsi di cucina ai laboratori artigianali, dalle visite nelle aziende agricole alle esperienze dedicate al benessere e allo sport all'aria aperta, il viaggio assume così una dimensione più partecipativa.

La Puglia che resta oltre il mare

È forse questo il dato più significativo del controesodo 2026: mentre le auto tornano verso nord e le spiagge lentamente si svuotano, la Puglia scopre di avere un'altra stagione da raccontare.

Quella degli ulivi, delle vigne, degli orti, delle masserie e delle tavole contadine. Una Puglia meno costruita e più vissuta, dove il paesaggio agricolo diventa destinazione e il cibo diventa linguaggio.

La sfida, adesso, sarà trasformare questo interesse estivo in una presenza turistica più lunga e distribuita durante l'anno. Perché se il mare continua a essere uno dei grandi protagonisti dell'immaginario pugliese, la campagna sta conquistando un ruolo sempre più importante: quello di raccontare l'identità più autentica della regione.


Autore: La Redazione • 12 ottobre 2026
La qualità nasce dalla cura, dal rispetto degli animali e dalla passione per i sapori autentici della tradizione lucana. Per il mese di ottobre, Agrocarne Sud dedica i riflettori al capocollo della linea di salumi Lucanica, un prodotto che racchiude il gusto delicato delle carni selezionate e il valore di una lavorazione artigianale attenta a ogni dettaglio.
Autore: La Redazione • 11 ottobre 2026
Il Saltimbocca alla romana è una ricetta simbolo della tradizione laziale, capace di racchiudere in pochi ingredienti una storia di gusto, identità e memoria. Ma cosa succede quando un piatto della tradizione incontra lo sguardo contemporaneo di uno chef che ha attraversato luoghi, esperienze e confini senza mai dimenticare le proprie radici? Nasce così “Il viaggio del mio saltimbocca”, la creazione con cui lo chef Giovanni Palmiero interpreta il Lazio contemporaneo attraverso la propria storia personale. Campano di nascita, arrivato a Roma all'inizio degli anni Duemila e oggi residente e professionista in Germania, Giovanni trasforma un ricordo importante del suo percorso in una proposta gastronomica che unisce tradizione e innovazione. Il suo non è un semplice esercizio di tecnica, né il desiderio di stupire attraverso consistenze insolite e presentazioni scenografiche. È, piuttosto, un dialogo tra ciò che rimane e ciò che cambia: il vitello conserva il ruolo di protagonista, il prosciutto diventa croccante, la salvia si trasforma in un velo delicato, il fondo di carne si veste di nuove consistenze e il Pecorino Romano si esprime attraverso una morbida spuma. Ogni elemento ha una funzione precisa, ma anche un significato simbolico. Le sfere custodiscono la sorpresa, l'aria racconta il viaggio, il velo richiama la delicatezza dei ricordi e il fumo di salvia accompagna il momento della scoperta. Al centro rimane la tradizione romana, rispettata nella sua identità e reinterpretata con sensibilità contemporanea. In questa proposta, la cucina diventa così un linguaggio universale, capace di unire la Campania, Roma e la Germania in un unico racconto. Perché le radici non sono necessariamente il luogo in cui si resta, ma anche ciò che si porta con sé, ovunque la vita conduca. Lasciamo ora la parola allo chef Giovanni Palmiero, che ci accompagna nella preparazione del suo piatto e ci racconta, attraverso ogni ingrediente e ogni gesto, il significato più profondo del suo viaggio. 
Autore: • 8 ottobre 2026
La redazione Ci sono piatti che raccontano un territorio e altri che, prima ancora, raccontano una famiglia. U’ Callaridd appartiene a entrambe le categorie. A Gravina in Puglia, nel cuore della Murgia, questa preparazione affonda le sue radici nella cucina contadina, nella transumanza e nell’antica consuetudine di cuocere lentamente, nel tegame di terracotta e nel forno a legna, ciò che la terra e gli allevamenti offrivano. Ma per lo chef Michele Picciallo U’ Callaridd è soprattutto memoria. È il ricordo della madre Rosaria, del profumo che usciva dalla cucina e arrivava nelle strade del paese, annunciando che in quella casa si stava preparando qualcosa di speciale. Non è dunque soltanto una ricetta della tradizione pugliese. È un piatto identitario, capace di custodire il paesaggio della Murgia, i suoi profumi e una memoria familiare che il tempo non ha cancellato.
Autore: La Redazione • 7 ottobre 2026
Tradizione e creatività si incontrano nel piatto firmato dallo chef Rocco Gerundino, che reinterpreta la lasagna attraverso una sfoglia fritta, un ragù di salsiccia calabrese, la fonduta di Caciocavallo Silano e il tuorlo d’uovo. Dalla redazione La cucina italiana è anche capacità di guardare alla tradizione con occhi nuovi, senza perdere il legame con le materie prime e con i sapori della memoria. È questo il percorso scelto dallo chef Rocco Gerundino , che propone una rilettura della lasagna in una versione scomposta e contemporanea. Al centro del piatto c’è una sfoglia fresca realizzata con semola e uova, prima sbollentata e poi fritta, trasformata in una componente croccante che dialoga con la morbidezza del ragù di salsiccia e della fonduta di Caciocavallo Silano. A completare la preparazione, il tuorlo d’uovo, elemento cremoso e intenso, che lega le diverse consistenze e accompagna il piatto verso un equilibrio tra croccantezza, sapidità e cremosità. Una ricetta che valorizza ingredienti fortemente legati alla cucina del Sud e li porta in una presentazione moderna, senza tradire la loro identità.
Autore: Chef Gregori Nalon Cooking Strategist • 7 ottobre 2026
Benvenuto autunno: il gusto delle castagne nella mia cucina di Gregori Nalon – Cooking Strategist L’autunno, per me, è una stagione che porta in cucina qualcosa di speciale. È il momento in cui la natura cambia volto, le temperature si fanno più miti e i profumi diventano più intensi, avvolgenti, quasi familiari. È anche la stagione delle castagne , un ingrediente che amo particolarmente per la sua capacità di raccontare il territorio e la tradizione attraverso un gusto autentico, delicatamente dolce e riconoscibile. Quando penso all’autunno penso proprio a quei profumi che escono dal forno e riempiono la cucina: la castagna, il cioccolato, la vaniglia, gli aromi agrumati. Sapori semplici, ma capaci di creare emozioni. Per questo ho scelto di proporre una torta soffice con farina di castagne e gocce di cioccolato . Una preparazione pensata per la colazione, per una merenda in famiglia o semplicemente per concedersi una pausa dolce durante una giornata autunnale.
Autore: Teresa De Petro • 7 ottobre 2026
La siccità presenta il conto anche nei castagneti pugliesi e quest’anno, nelle aree vocate del Gargano, la raccolta delle castagne è praticamente azzerata, con un crollo superiore al 90% rispetto alle annate ordinarie, quando a pesare è soprattutto la prolungata carenza idrica, che ha compromesso lo sviluppo vegetativo delle piante e la formazione dei ricci, ai quali si aggiungono gli effetti ormai strutturali del cinipide galligeno del castagno. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti Puglia, che fotografa una delle peggiori annate mai registrate per il comparto. Nei castagneti pugliesi quest’anno il problema è evidente già guardando gli alberi, con i ricci che sono rimasti piccoli e incapaci di portare a maturazione il frutto, a causa delle alte temperature e la scarsità di acqua che hanno sottoposto le piante a uno stress forte e prolungato, aggravando la situazione di castagneti già indeboliti dalle fitopatie. Il risultato è che, dove negli anni scorsi si potevano raccogliere quantitativi significativi, oggi si contano appena pochi chili, quando va bene. A completare il quadro c’è il cinipide galligeno, il Dryocosmus kuriphilus, insetto originario della Cina che attacca il castagno provocando la formazione di galle sui germogli e compromettendo lo sviluppo della pianta – spiega Coldiretti Puglia - alla pressione dell’insetto si sommano altre patologie che possono determinare il disseccamento delle foglie e la caduta precoce dei ricci, aggravando ulteriormente una situazione già resa critica dall’emergenza climatica. È una situazione che colpisce soprattutto le aree storicamente vocate alla castanicoltura, dal Gargano alla Murgia e fino ad alcune zone del Salento, dove il castagno rappresenta non solo una coltura agricola ma anche un elemento caratterizzante del paesaggio, della biodiversità e dell’economia delle aree interne - aggiunge Coldiretti Puglia - nei territori di Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano, così come nelle altre aree castanicole pugliesi, la produzione è oggi ridotta ai minimi termini. La combinazione tra siccità e fitopatie dimostra quanto sia diventato fragile un patrimonio agricolo che per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità rurali. Il castagno, il cosiddetto “albero del pane”, è infatti una delle colture che più raccontano la storia delle aree interne italiane, ma il progressivo abbandono dei castagneti, lo spopolamento dei territori montani e oggi gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio la continuità produttiva. E’ necessario rafforzare il monitoraggio fitosanitario e gli interventi di prevenzione e sostegno nelle aree maggiormente colpite, perché una perdita produttiva di questa portata – dice Coldiretti Puglia - non riguarda soltanto il raccolto di una stagione, ma la possibilità stessa di mantenere in vita una filiera agricola legata a territori marginali e a un patrimonio boschivo di grande valore. Il crollo della produzione pugliese rischia inoltre di aumentare la dipendenza dalle importazioni proprio nel momento in cui cresce la domanda di castagne sulle tavole italiane – insiste Coldiretti Puglia – con il rischio che l’assenza di prodotto nazionale lasci spazio a castagne provenienti dall’estero, rendendo ancora più importante garantire controlli efficaci sull’origine e sulla tracciabilità, per evitare che prodotti stranieri vengano presentati come italiani e che a pagare il conto siano ancora una volta gli agricoltori. Per Coldiretti Puglia è quindi necessario tutelare la produzione nazionale e valorizzare il prodotto locale, sostenendo le imprese nelle aree vocate e rafforzando gli strumenti per affrontare fitopatie ed eventi climatici estremi. La castanicoltura pugliese ha bisogno di interventi che guardino oltre l’emergenza della singola annata, perché senza una strategia di adattamento climatico e di tutela fitosanitaria il rischio è di perdere progressivamente un patrimonio agricolo e ambientale che appartiene alla storia dei territori.
Altri post