Dazi sulla pasta, i pastifici italiani preparano azioni legali. Ue pronta a intervenire

La Redazione • 8 ottobre 2025

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Tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea: colpito il settore della pasta. I produttori italiani annunciano ricorsi, Bruxelles valuta misure diplomatiche e giuridiche.

ROMA – I recenti dazi imposti dagli Stati Uniti sulla pasta italiana hanno scatenato la reazione dei pastifici nazionali, che si preparano ad avviare azioni legali contro la misura ritenuta “ingiustificata e discriminatoria”. Parallelamente, l’Unione Europea si dice pronta a intervenire, annunciando un’analisi dettagliata del provvedimento americano e l’eventuale apertura di un contenzioso a livello internazionale.

Il Dipartimento del Commercio statunitense ha annunciato l’entrata in vigore di nuove tariffe sull’importazione di pasta secca proveniente dall’Italia, giustificate con presunti casi di dumping e sovvenzioni pubbliche. Le tariffe, che potrebbero arrivare fino al 20%, colpiscono un settore simbolo del Made in Italy, con esportazioni verso gli USA che nel 2024 hanno superato i 500 milioni di euro.

Reazione dell’industria italiana

“I dazi sono un attacco diretto al nostro comparto e rischiano di danneggiare sia i produttori che i consumatori americani,” ha dichiarato Riccardo Felicetti, presidente di Unione Italiana Food – Pasta, la principale associazione del settore. “Stiamo valutando tutte le strade legali possibili, sia a livello nazionale che europeo, per difendere il nostro prodotto e le nostre imprese”.

Molti produttori temono ripercussioni pesanti, soprattutto per le piccole e medie aziende che basano una parte rilevante del proprio fatturato sull’export verso gli Stati Uniti. Alcune imprese, secondo fonti di settore, stanno già studiando possibili ricorsi presso il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio).
Bruxelles monitora e prepara contromosse
La Commissione Europea ha fatto sapere di seguire con attenzione la vicenda. In una nota ufficiale, l’esecutivo UE ha espresso “forte preoccupazione” per i nuovi dazi, affermando che “non esiterà a difendere gli interessi commerciali dell’Unione con tutti gli strumenti a disposizione”.
Secondo fonti diplomatiche, Bruxelles starebbe valutando la possibilità di avviare un procedimento formale presso il WTO e, in caso di esito negativo, non si esclude una risposta con misure simmetriche verso prodotti statunitensi.
Dazi, l’effetto Trump fa crollare l’export italiano del 21% solo ad agosto
Gli effetti delle nuove tariffe non si sono fatti attendere. Secondo i dati Istat, nel solo mese di agosto 2025 l’export di pasta italiana verso gli Stati Uniti è crollato del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale allarmante, che il settore lega direttamente alle politiche protezionistiche della nuova amministrazione Trump.
“Si tratta di un colpo durissimo per tutta la filiera – ha dichiarato Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare – e i dati di agosto potrebbero essere solo l’inizio, se non si trova presto una soluzione diplomatica e commerciale.”
Il crollo mette a rischio decine di aziende, soprattutto del Centro-Sud Italia, e alimenta le preoccupazioni su possibili ricadute occupazionali.
Oltre ai danni per i produttori italiani, i dazi potrebbero ripercuotersi anche sul mercato statunitense. La pasta italiana rappresenta oltre il 30% delle importazioni di pasta negli Stati Uniti. Con l’aumento dei prezzi dovuto alle tariffe, i consumatori americani potrebbero trovarsi di fronte a un’impennata dei costi per un prodotto di largo consumo.
L’imposizione dei dazi sulla pasta si inserisce in un quadro più ampio di tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea, già messo alla prova da precedenti controversie su prodotti come l’acciaio, il vino, e i formaggi.
Per ora, da parte italiana si auspica una soluzione negoziale. “Confidiamo in un dialogo costruttivo con le autorità americane e con la mediazione dell’Unione Europea,” ha concluso Felicetti. “Ma siamo pronti a difendere in ogni sede il valore della nostra pasta e la dignità del nostro lavoro.”
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