Finto Fungo Gourmet: Terra, Mare e Umami
Chef Salvatore Bocchetti • 18 febbraio 2026
In cucina, ogni piatto può essere una piccola magia.

Amo creare illusioni visive che sorprendano, senza mai dimenticare il gusto. Il mio “Finto Fungo Gourmet” nasce da questo principio: un gioco tra terra, mare e umami, dove ogni elemento racconta una storia e stimola tutti i sensi.
Immaginate un fungo perfetto sul vostro piatto: lo stelo è dorato e leggermente croccante, la cappella nasconde un cuore di mare e latticino, il prato è verde e vellutato, e il terriccio profuma di tartufo nero. Un piccolo capolavoro di tecnica e poesia gastronomica.
Ingredienti (4 porzioni)
Stelo di patata
2 patate a pasta gialla grandi
Burro chiarificato q.b.
Sale fino
Cappella di gambero
4 gamberi imperiali crudi, abbattuti
120 g di mozzarella di bufala ben scolata
Salsa di soia per lucidare
Prato di asparagi
1 mazzetto di asparagi verdi
Olio extravergine di oliva
Sale
Terriccio al tartufo
Tartufo nero fresco grattugiato
Procedimento
1. Stelo di patata
Pelate le patate e ricavate dei cilindri regolari, simili a gambi di fungo. Lessatele in acqua salata partendo da freddo fino a cottura al dente. Raffreddatele, asciugatele bene e passatele in burro chiarificato caldo (160–170°C) fino a doratura uniforme. Concludete con una leggera flambatura al cannello per ottenere un effetto corteccia leggermente caramellizzato.
2. Cappella di gambero
Pulite i gamberi mantenendo la polpa integra. Apriteli delicatamente a libro e batteteli tra due fogli di carta forno fino a ottenere una forma tondeggiante. Inserite al centro una quenelle di mozzarella di bufala lavorata al coltello, richiudete i gamberi e date loro una forma bombata. Lucidate la superficie con un velo di salsa di soia per profondità aromatica e brillantezza.
3. Prato di asparagi
Sbollentate gli asparagi in acqua salata e raffreddateli in acqua e ghiaccio per preservare il colore. Frullateli con poco olio extravergine di oliva e un pizzico di sale fino a ottenere una crema liscia e intensa. Setacciate per una texture vellutata e uniforme.
4. Terriccio al tartufo
Grattugiate il tartufo nero fresco per simulare il terriccio. Potete anche essiccare leggermente parte del tartufo per ottenere una texture più asciutta e croccante, che regala un contrasto interessante al palato.
Impiattamento e presentazione
Stendete la crema di asparagi a specchio o in un disegno irregolare a imitazione del prato. Posizionate lo stelo di patata, quindi adagiate sopra la cappella di gambero, creando il finto fungo. Completate con il tartufo grattugiato alla base per ricreare il terriccio e aggiungere eleganza olfattiva.
Note del Chef e Consigli Professionali
Per una cottura perfetta dello stelo, assicuratevi che le patate siano cotte ma ancora compatte, così manterranno la forma durante la doratura.
La lucidatura con salsa di soia non solo dona brillantezza, ma esalta il gusto umami del gambero senza coprirne la delicatezza.
La crema di asparagi può essere preparata in anticipo e conservata in frigorifero per qualche ora, mantenendo freschezza e colore.
Il tartufo nero fresco è l’elemento finale che trasforma il piatto in un’esperienza gourmet: grattugiatelo solo al momento di servire per conservare profumo e intensità.
Con questo piatto, il mio obiettivo è sorprendere e deliziare: ogni forchettata racconta la terra, il mare e il cielo della cucina, in un piccolo gesto artistico che unisce tecnica, equilibrio e creatività.

La seconda puntata della trasmissione A Casa Mariù, in onda su Tele Capri e condotta con eleganza e simpatia da Mariù Adamo, ha visto la presenza fissa della chef Giovanna Cuomo, che ha continuato a conquistare il pubblico con le sue creazioni vegane. Dopo aver presentato nella prima puntata la genovese vegana, questa volta la chef ha stupito tutti con una selezione di secondi piatti vegani, tra innovazione e gusto: hamburger, salsiccia e tonno vegani, realizzati con ingredienti freschi e tecniche gourmet. La conduzione di Mariù Adamo ha reso la trasmissione ancora più piacevole: la sua capacità di coinvolgere ospiti e pubblico, il tono cordiale ma professionale e l’attenzione ai dettagli hanno trasformato ogni segmento in un momento armonioso e avvincente. Mariù è riuscita a valorizzare le storie e le competenze di ciascun ospite, creando un perfetto equilibrio tra cucina, cultura e intrattenimento. Gli ospiti della puntata hanno aggiunto un tocco di approfondimento culturale e sociale: dalla presentazione del progetto Impara a vivere da solo con la dottoressa Valentina Vellone e il tutor Giuseppe D’Andrea, alla rubrica sulla medicina estetica con la dottoressa Antonia Sirio, fino alla scrittrice Marianna Pepe, che ha raccontato il suo testo autobiografico Rubati al tempo, insieme alla giornalista Elena Barbato. La cucina di Giovanna Cuomo ha trasformato ingredienti semplici in vere star della tavola. L’hamburger vegano, croccante fuori e morbido dentro, è stato arricchito da spezie aromatiche e un condimento speciale a base di erbe mediterranee. La salsiccia vegana, realizzata con legumi e farine proteiche, ha sorpreso per la consistenza e il sapore ricco, perfetta da grigliare o saltare in padella. Infine, il “tonno vegano”, una reinterpretazione del classico pesce, ha stupito per la delicatezza e la capacità di evocare il sapore autentico del mare senza l’uso di prodotti animali. A rendere la puntata ancora più divertente e memorabile è stato il siparietto con Pulcinella e Arlecchino, del Circo Lab, che hanno assaggiato la salsiccia vegana con espressioni comiche e divertite, dimostrando che la cucina vegana può piacere a tutti, grandi e piccoli. Intervista esclusiva a Chef Giovanna Cuomo Abbiamo incontrato Giovanna Cuomo per parlare della sua cucina e dell’esperienza a A Casa Mariù. Chef Cuomo, cosa rappresenta per lei portare la cucina vegana in televisione? Giovanna Cuomo: «Per me è una grande soddisfazione. Voglio dimostrare che il vegano non è solo “insipido” o “limitato”. Con gli ingredienti giusti e un po’ di creatività, possiamo preparare piatti gustosi, nutrienti e belli da vedere». Parliamo dei secondi che ha presentato: hamburger, salsiccia e tonno vegani. Qual è la filosofia dietro queste preparazioni? Giovanna Cuomo: «Si tratta di reinterpretare i classici senza sacrificare il gusto. L’hamburger è saporito ma leggero, la salsiccia ha la consistenza e il carattere di quella tradizionale, mentre il tonno vegano vuole sorprendere: chi lo assaggia per la prima volta spesso non crede che sia totalmente vegetale». Il siparietto con Pulcinella e Arlecchino è stato molto divertente. Come ha vissuto quel momento? Giovanna Cuomo: «È stato fantastico! Mi piace quando il cibo diventa occasione di gioco e di sorriso. Vedere due personaggi così iconici assaggiare la mia salsiccia vegana e divertirsi mi ha davvero emozionato. La cucina deve anche regalare gioia, non solo nutrimento». Cosa possiamo aspettarci nelle prossime puntate? Giovanna Cuomo: «Ancora tanto gusto e creatività. Continuerò a proporre piatti vegani innovativi, con attenzione alla stagionalità e alla sostenibilità. Voglio far scoprire che la cucina vegetale può essere spettacolare in ogni senso». Chef Giovanna Cuomo a Sanremo 2026: gusto d’autore in scena Non solo Tele Capri: la chef Giovanna Cuomo sarà protagonista anche alla 76ª edizione del Festival di Sanremo, dal 23 al 28 febbraio, con Alba Marte e la sua brigata, portando l’alta cucina al centro della scena nella prestigiosa cornice del Victory Morgana Bay. Non solo note, luci e riflettori: tra gli eventi collaterali più attesi della settimana sanremese, il progetto firmato Alba Marte Eventi mira a raccontare il festival anche attraverso il linguaggio del gusto, con piatti creativi e raffinati. Durante la serata è prevista anche la premiazione di Arisa, alla presenza di Carlo Conti, volto simbolo e storico del Festival, tra imprenditori, artisti, cantanti e personaggi di spicco del mondo della TV e dello spettacolo. Con la sua professionalità, il talento e la creatività, Giovanna Cuomo conferma il ruolo di ambasciatrice della cucina vegana e d’autore, dimostrando che il cibo può essere spettacolo, cultura e intrattenimento allo stesso tempo.

È il momento in cui l’identità di un popolo smette di nascondersi dietro la quotidianità per rivelarsi attraverso il costume e, soprattutto, attraverso il piatto. Dalle Alpi allo Stretto, ogni maschera della tradizione porta con sé un sapore, un rito e un’eredità gastronomica che ne incarna lo spirito. L’Italia in Maschera: Un Banchetto di Caratteri Se percorriamo lo Stivale, incontriamo i volti della Commedia dell'Arte, ognuno ambasciatore di un territorio e delle sue tentazioni: • Arlecchino e il Veneto: Il servitore bergamasco dai mille colori incarna la fame atavica e l'ingegno. A lui e alla sua Venezia si legano le Fritole e i Galani, dolci che celebrano l'arte di trasformare ingredienti poveri in gioielli dorati e croccanti. • Dottor Balanzone e la "Grassa" Bologna: La maschera della sapienza e del parolone è la perfetta testimonial di un’Emilia che non teme l'abbondanza. Qui il Carnevale profuma di strutto e sfoglie tirate al mattarello, dove ogni morso è un inno alla prosperità. • Rugantino e la Romanità: Il bullo trasteverino, verace e fiero, si accompagna alla schiettezza delle Frappe e delle Castagnole, fritti con quel vigore che solo la tradizione capitolina sa infondere. La Campania: Pulcinella e l'Apoteosi della Lasagna Ma è all'ombra del Vesuvio che il connubio tra maschera e cibo raggiunge il suo apice barocco. Pulcinella, con il suo camicione bianco e la maschera nera, è l'icona universale della fame che finalmente trova sollievo nel Carnevale. Il suo trono è la Lasagna Napoletana: un monumento stratificato che sfida le leggi della fisica. Non è un semplice primo piatto, è un’architettura del gusto: sfoglie di pasta che accolgono un ragù ristretto per ore, arricchito da polpettine fritte, ricotta vaccina, provola, uova sode e salame. È la risposta di Pulcinella alla penuria del resto dell'anno, un’opulenza che prepara lo spirito al rigore della Quaresima. Il Dolce Sipario: Tra Sole e Cioccolato La festa non sarebbe completa senza il gran finale zuccherino che profuma di casa e di memoria: • Il Migliaccio: Una poesia di semolino e ricotta, eredità contadina che brilla come il sole in teglia. Con la sua consistenza setosa e l'aroma di agrumi, è il dolce che scalda il cuore. • Chiacchiere e Sanguinaccio: Il binomio indissolubile. Sfoglie bollose, sottili come ali di farfalla, nate per essere tuffate nella voluttuosità del sanguinaccio, una crema densa e speziata che chiude il cerchio di una festa nata per eccedere. L’Identità nel Piatto Cucinare a Carnevale significa mantenere vivo un linguaggio antico. Non si tratta solo di nutrirsi, ma di celebrare un’eredità che definisce chi siamo. Tra un coriandolo e una maschera di seta, la nostra cultura dimostra ancora una volta di essere, prima di tutto, una splendida storia d'amore che si mangia.

Ogni domenica, il programma accompagna il pubblico in un viaggio tra territori, paesaggi e storie locali, alla scoperta di aziende e comunità che hanno fatto della sostenibilità un vero e proprio stile di vita. Dall’agricoltura all’artigianato, dalle energie rinnovabili alla valorizzazione del patrimonio culturale ed enogastronomico, “Green Tour” racconta un’Italia dove innovazione e tradizione convivono nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Voce autorevole del panorama gastronomico italiano, Edoardo Raspelli porta l’esperienza del giornalista e critico gastronomico nelle eccellenze del gusto. Accanto a lui, Sofia Bruscoli – attrice e conduttrice con un’attenzione particolare ai temi culturali e ambientali – guida il pubblico con curiosità ed entusiasmo, trasformando ogni tappa in un’esperienza coinvolgente e unica. La prima puntata esplora la provincia di Ancona: dal capoluogo, sorprendente città della costa adriatica, a Senigallia, rinomata per la sua storia e la tradizione turistica, fino a Jesi, città d’arte natale di Giovanni Battista Pergolesi e di Federico II di Svevia, nonché patria del celebre vino Verdicchio, simbolo della regione. “Green Tour” è prodotto da TVCOM per La7 e sarà disponibile in streaming su www.la7.it

Tra questi, un’attenzione speciale sarà dedicata al mondo gastronomico grazie a “Il salotto delle celebrità”, l’area VIP dove chef e professionisti del gusto daranno vita a show cooking live. A rappresentare la Puglia ci sarà Vito Morra, chef cerignolano e titolare di Morra's Group Catering Eventi, pronto a far assaporare la sua terra anche attraverso piatti rivisitati in chiave moderna. Abbiamo incontrato Morra per farci raccontare il suo approccio alla cucina e le emozioni di questa esperienza unica. Chef Morra, come nasce l’idea di portare la Puglia sul palco di Sanremo? "Per me è un grande onore. La Puglia ha una tradizione culinaria straordinaria e poterla raccontare in un contesto così prestigioso è un’occasione unica per far conoscere le eccellenze della nostra regione, non solo attraverso i piatti, ma anche tramite i partner con cui collaboro." Quali piatti presenterà durante gli show cooking? "Prediligo la cucina che racconta la mia famiglia e le radici cerignolane. Porterò ricette tipiche come le orecchiette con le cime di rapa, ma rivisitate in chiave moderna per stupire e al tempo stesso far sentire il sapore autentico della Puglia." Cosa significa per lei partecipare a un evento di portata nazionale come il Festival di Sanremo ? "È un’emozione incredibile. Sanremo non è solo musica: è un momento in cui cultura, spettacolo e arte si incontrano. Per uno chef è un palco importante, dove il cibo diventa linguaggio universale e strumento di promozione del territorio." Come vede l’evoluzione della cucina pugliese negli ultimi anni? "La tradizione rimane il cuore, ma c’è sempre più attenzione alla creatività e alla qualità dei prodotti. Il nostro compito è saper combinare innovazione e rispetto per le ricette storiche, così da valorizzare la Puglia e raccontarla a chi ancora non la conosce." Con cinque giorni di show cooking live, Vito Morra sarà uno dei protagonisti del salotto gourmet di Sanremo, portando sul tavolo della VIP Lounge il gusto autentico della sua terra, tra storia, innovazione e passione per la cucina.

Al Ristorante Lago Grande, la chef non solo cucina: ascolta, comprende e accoglie ogni ospite, trasformando le esigenze alimentari in opportunità creative. Accanto ai suoi figli, Vito e Giovanni, Silvana guida una realtà familiare che ha scelto di non lasciare indietro nessuno. La cucina del Lago Grande è inclusiva e versatile: senza glutine, senza lattosio, senza nichel, senza istamina, vegetariana, vegana, chetogenica. Qui le etichette non sono limiti: sono storie, persone, tavoli da rendere felici. L’arte di cucinare senza lattosio Il vero cuore della cucina inclusiva di Silvana è la capacità di trasformare ogni restrizione in un’opportunità creativa. Il menù ne è la prova: pasta fresca artigianale, pane fragrante e dolci sorprendenti sono preparati senza lattosio, senza sacrificare gusto o consistenza. Le ricette studiate permettono di mantenere sapori autentici, equilibrio nutrizionale e armonia visiva. “La sfida non è eliminare il lattosio,” spiega Silvana, “ma far sentire ogni ospite accolto e sereno, senza rinunciare al piacere del cibo.” Ogni ingrediente è selezionato con attenzione, le tecniche sono studiate per rispettare le proprietà organolettiche, e ogni piatto è pensato per raccontare una storia di inclusione. Cucina per tutti Al Lago Grande non si parla di cucina “alternativa”. Si parla di cucina per tutti, elegante e tecnica ma soprattutto profondamente umana. L’assenza di lattosio diventa un simbolo di attenzione e rispetto, non un limite al piacere gastronomico. La vera rivoluzione di Silvana Felicetta Colucci è dimostrare che l’inclusione non è una moda, ma un valore: una scelta di vita che profuma di famiglia, studio e coraggio, e che ha un sapore preciso: quello dell’accoglienza.

Una penna autorevole, uno sguardo critico sempre lucido e una carriera costruita sul rigore dell’informazione: Giuseppe De Girolamo entra ufficialmente a far parte della redazione de La Gazzetta del Food, portando con sé esperienza, credibilità e una profonda conoscenza del panorama culturale ed enogastronomico italiano. Giornalista storico, per anni firma di riferimento del quotidiano Roma, De Girolamo si è distinto per uno stile diretto ma elegante, capace di coniugare approfondimento, analisi e capacità narrativa. La sua attività professionale si è sempre caratterizzata per l’attenzione ai territori, alle eccellenze produttive e alle dinamiche sociali legate al mondo della cultura e della gastronomia. Il suo ingresso ne La Gazzetta del Food rappresenta un passaggio significativo per la testata, che rafforza così la propria linea editoriale orientata alla qualità, all’autorevolezza delle fonti e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano. Con De Girolamo, il racconto del food system italiano si arricchisce di una voce competente, capace di leggere il settore non solo come fenomeno culinario, ma come motore economico, identitario e culturale. Negli anni, il giornalista ha seguito eventi di rilievo nazionale, competizioni di settore e iniziative istituzionali, contribuendo a costruire una narrazione seria e professionale del comparto enogastronomico. La sua presenza in redazione segna dunque una nuova fase di crescita per La Gazzetta del Food, che punta a consolidarsi come punto di riferimento nel panorama dell’informazione specializzata. Un ingresso che non è solo una nuova collaborazione, ma una scelta strategica: quella di investire su competenza, memoria storica e visione contemporanea del giornalismo.


