Covid, da Bari vecchia l'appello dei ristoratori: "Ennesimo stop sarebbe colpo definitivo al settore"

la redazione • 27 gennaio 2021

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"Stiamo valutando se fare causa allo Stato e chedere un risarcimento”. 

“Stiamo valutando se fare causa allo Stato e chedere un risarcimento”. Gianni De Mastro è uno dei decani tra i ristoratori di Bari. Gestisce L’Osteria del Borgo antico in piazza Mercantile, da sempre impegnato dal basso in politica è uno degli operatori più attivi in questi mesi di pandemia e chiusure nell’organizzare la protesta degli esercenti. “Siamo riusciti a creare una rete regionale - spiega – formata da ristoratori, gestori di bar, take away, pub, discoteche e strutture consolidate sul territorio formando un coordinamento. Stiamo verificando con uno studio di Roma la fattibilità di un'eventuale richiesta di risarcimento allo Stato. Non si tratta di una class action ma di una serie di rivalse individuali, riunite in un’unica cabina di regia. Siamo nella fase istruttoria, se ci sono fondamenti inoltreremo la causa”. La base dell’eventuale citazione in giudizio dello Stato sarebbe da ricercare in una presunta discriminazione della categoria.

“Siamo coscienti – aggiunge De Mastro - che si tratterebbe della prima azione del genere in Italia. Riteniamo che i Dpcm con i quali il governo ha chiuso o limitato le nostre attività sia discriminatorio, perché il tratto unificante di ogni provvedimento governativo era quello di individuare nella ristorazione la causa dei contagi. È una visione capovolta della realtà. Gli studi scientifici finora hanno dimostrato che la ristorazione incide solo per il 3 per cento, solo teatri e cinema di meno, l’1 per cento. Mentre i trasporti, ad esempio, del 50 per cento”. Del Mastro lamenta l’impossibilità di programmare l'attività in queste condizioni e l’incedere inarrestabile delle spese. “A febbraio mi aspetta il pagamento della Tari, la tassa comunale dei rifiuti. Ma il mio locale è chiuso da novembre, dovrò pagare 900 euro senza aver prodotto un grammo di spazzatura. Domando al sindaco Antonio Decaro: ‘Possibile che non si possa avere una moratoria?”. Lo chiediamo a lui come presidente Anci e a tutti i sindaci. A queste spese vanno aggiunte quelle degli altri tributi e dell’affitto: il mio locale, se pur piccolo, ha un mensile di 2 mila e 100 euro e il proprietario non ha voluto farmi risparmiare in questo periodo neanche un centesimo”.

Questa situazione, comune a molti esercizi di Bari, secondo Del Mastro potrebbe portare alla chiusura definitiva della maggior parte delle attività. “Ho percepito un ristoro dallo Stato di 7 mila e 500 euro. Tra utenze e tasse non coprono neanche due mesi di inattività, visto che su dieci mesi di pandemia ho dovuto chiudere sei. Era stato detto al governo di chiudere con un lockdown totale tra ottobre e novembre per salvare il Natale, che per noi è garanzia di introiti, fieno da mettere in casina. Ma non siamo stati ascoltati. Si continua con questa modalità che procura ancora numeri alti di contagi e morti. Nel frattempo i nostri dipendenti, io ne ho cinque, si ritrovano con una cassa integrazione che copre sì e no il 53 per cento dello stipendio, con fitti di casa da pagare e famiglie da sostenere. E a noi le spese corrono, tra la primavera e l’estate ci troveremo indebitati e con difficoltà enormi per ripartire: credo che solo il 30 per cento possa arrivare a giugno”.

Una situazione che favorirebbe le infiltrazioni malavitose, sempre prodighe di liquidità da riciclare. “Ci sono tante situazioni che andrebbero monitorate – spiega ancora Del Mastro – ma non mi risulta che questo accada. Rimaniamo perciò in stato di agitazione, pronti alla mobilitazione. Abbiamo chiesto al governatore Michele Emiliano un tavolo di confronto permanente, per vedere se nelle maglie del bilancio regionale ci siano risorse per sostenere la nostra categoria. Ce l’ha promesso ma non abbiamo visto ancora nulla. Eppure noi siamo quelli per cui la rivista Lonely Planet ha riconosciuto la Puglia come prima meta desiderata dai turisti di tutto il mondo, che la scelgono per le sua enogastronomia. Quella che offriamo noi per attrarre visitatori e rilanciare l’immagine della regione”.
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