MALTEMPO: COLDIRETTI PUGLIA, PIOGGIA È MANNA SU CAMPI ARSI DA SICCITÀ; MA SI TEMONO EVENTI ESTREMI

Coldiretti Puglia • 20 ottobre 2024

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Sono già 145 nel 2024 con tornado, grandinate e nubifragi improvvisi e violenti che si abbattono su un territorio fragile

E’ manna la pioggia sui campi arsi da mesi dalla siccità, ma per essere di sollievo la pioggia deve durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa, mentre i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente provocano danni, con il 95,6% dei comuni pugliesi a rischio di dissesto idrogeologico, erosione costiera e frane. Ad affermarlo è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati dell’ultimo rapporto dell’ISPRA, in relazione all’allerta arancione che persiste sulla Puglia.

Sono 145 gli eventi estremi che si sono abbattuti sulla Puglia nel 2024, secondo i dati ESWD, con tornado, grandinate, tempeste di vento e nubifragi improvvisi e violenti, che si abbattono su un territorio fragile – denuncia Coldiretti Puglia - ma è stata la siccità che già dall’inverno ha creato le condizioni critiche per dichiarare lo stato di calamità.

Per la siccità e le temperature ben al di sopra della norma sin dall’inverno ne hanno fatto già le spese tutte le produzioni agricole, con la crisi idrica che tra l’altro ha determinato un calo drastico di foraggio verde nei pascoli con l’aggravio dei costi – incalza Coldiretti Puglia - per l’acquisto di mangimi per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle, ma a preoccupare sono le stime della prossima campagna di raccolta delle olive, con un crollo in media del 40%.

Occorre poi ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli, sostenuta dalla Coldiretti, con l’obiettivo del “saldo zero” di consumo del suolo naturale entro il 2050. Per razionalizzare gli interventi – continua la Coldiretti – è necessario un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree. Ancora, è indispensabile la piena attuazione della legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali “alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale. Parimenti, serve rilanciare, tramite sostegno all’acquisto de capi e delle strutture di ricovero necessarie, la zootecnia di montagna e delle aree interne, che permette a tali superfici di essere pascolate e mantenute.

Ciò rappresenta – rileva la Coldiretti Puglia– il giusto riconoscimento della capacità delle imprese agricole di svolgere azioni costanti di tutela del territorio anche attraverso l’introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche in particolare nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali. Per limitare gli effetti devastanti del maltempo occorre inoltre contrastare ogni forma di abusivismo che espone a fallimenti e frustrazioni ogni nuova politica di pianificazione territoriale e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio. Dal punto di vista ambientale serve poi avviare un piano per la riforestazione delle aree ad alto rischio con criteri adeguati alla vulnerabilità geologico-ambientale anche con risorse già destinate alle grandi opere di infrastrutturazione energetica e di mobilità.

Diventa strategica la semplificazione burocratica e degli impegni amministrativi per le imprese che operano nella aree interne, intervenendo sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città – conclude Coldiretti – coinvolgendo direttamente le imprese agricole nelle iniziative di riqualificazione ambientale.

 
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Cinghiali che devastano i campi, provocano incidenti stradali e costano alla Regione 2,4 milioni di euro di risarcimenti in un solo anno, mentre i Piani di contenimento nei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia restano al palo. È la denuncia di Coldiretti Puglia, dopo quanto emerso nella IV Commissione regionale, dove è stato fatto il punto sulla sovrappopolazione dei cinghiali e sull’attuazione dei Piani di gestione e contenimento nei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia. La situazione è particolarmente critica perché, mentre la Regione Puglia ha già adottato il proprio Piano di contenimento, nei due Parchi nazionali il percorso non è ancora arrivato alla piena operatività - insiste Coldiretti Puglia - nonostante i Piani, secondo quanto riferito in Commissione, avrebbero dovuto essere attuati già ad aprile 2026. Per Coldiretti Puglia non è più il momento di procedere con monitoraggi, rinvii e passaggi burocratici senza una tempistica certa. Gli agricoltori continuano a subire danni alle colture, mentre la presenza dei cinghiali rappresenta un problema crescente anche per la sicurezza stradale. Dal primo ottobre al 31 gennaio sarà inoltre attiva la stagione di caccia al cinghiale, fuori dalle aree protette, con l’introduzione anche della caccia collettiva con l’ausilio dei cani, nell’obiettivo di aumentare l’incisività degli interventi e ridurre ulteriormente la popolazione. Per Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, non è più possibile “accettare una gestione frammentata dell’emergenza. La Regione ha dimostrato che il contenimento può essere organizzato e realizzato, mentre nei Parchi nazionali i tempi continuano ad allungarsi. Il problema - sottolinea Piccioni - è ambientale e riguarda direttamente la tenuta economica delle aziende agricole, la sicurezza dei cittadini e l’utilizzo di risorse pubbliche per risarcire danni che potrebbero essere prevenuti”. Sempre nell’Alta Murgia è già presente un Centro di lavorazione della selvaggina, dove la macellazione dei capi era iniziata a gennaio 2026. Dopo circa venti capi, tuttavia, l’attività si è fermata per la mancata possibilità di commercializzazione delle carni. Il prodotto in uscita dal centro è certificato dal Dipartimento di Veterinaria di Bari ed è stato elaborato un progetto di filiera che potrebbe diventare un progetto pilota, con una capacità stimata di circa 800 capi l’anno. Coldiretti Puglia ritiene positiva la prospettiva di costruire una filiera corta della carne di cinghiale pugliese e di arrivare, in prospettiva, a un marchio Cinghiale di Puglia, ma considera questa possibilità complementare e non sostitutiva rispetto all’obiettivo prioritario del contenimento. La valorizzazione della carne può infatti rappresentare una parte della soluzione, garantendo tracciabilità, controlli veterinari, sicurezza alimentare e un percorso trasparente dalla gestione dei capi alla trasformazione e al consumo. Ma prima di tutto occorre intervenire sulla popolazione dei cinghiali, riportandola entro livelli compatibili con l’agricoltura, la sicurezza delle persone e l’equilibrio del territorio. Coldiretti Puglia chiede quindi alla Regione di assumere un ruolo di coordinamento forte e di promuovere un Piano straordinario regionale per il contenimento dei cinghiali, mettendo in rete Regione, Parchi nazionali e tutti gli enti competenti, con obiettivi quantitativi, tempi certi e verifiche periodiche sui risultati. Gli agricoltori non possono continuare a pagare il prezzo dei ritardi. Serve una strategia unica per tutta la Puglia, perché i cinghiali non conoscono i confini amministrativi e il problema – conclude Coldiretti Puglia - non si ferma all’ingresso di un Parco. La gestione della fauna selvatica deve tornare a essere una priorità concreta, con interventi tempestivi e misurabili e con la responsabilità condivisa di tutti gli enti chiamati a governare il territorio.
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