Don Antonio Starita, custode della vera pizza napoletana: un secolo di tradizione nel cuore di Materdei
Maria Giovanna Labruna • 6 marzo 2026
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Nel cuore autentico di Napoli, tra i vicoli popolari del rione Materdei, vive una storia che attraversa più di un secolo di cultura gastronomica italiana.

È la storia della famiglia Starita e, soprattutto, quella di Antonio Starita, per tutti semplicemente Don Antonio, figura simbolo della pizza napoletana nel mondo.
A rendergli omaggio è La Gazzetta del Food, che celebra una carriera straordinaria fatta di passione, rigore e profondo rispetto per una tradizione che rappresenta una delle identità più forti della cucina italiana.
Una storia che nasce nel 1901
Le radici di questa storia affondano nel 1901, quando Alfonso Starita aprì a Materdei una cantina vinicola con cucina popolare dove i napoletani potevano degustare piatti tipici. Con il passare degli anni quel piccolo locale si trasformò prima in friggitoria e poi in pizzeria, diventando una tappa imprescindibile per chi voleva assaporare la vera pizza napoletana.
È in questo solco che si inserisce la figura di Don Antonio Starita, erede di una tradizione familiare che ha saputo custodire e al tempo stesso far evolvere. Con dedizione e grande senso di responsabilità verso il mestiere del pizzaiuolo, Don Antonio ha guidato la storica pizzeria di Materdei rendendola un punto di riferimento internazionale.
Ancora oggi è una presenza attiva dietro le quinte del locale, testimone vivente di un sapere artigianale tramandato di generazione in generazione.
La pizza napoletana tra cinema e storia
La notorietà della pizzeria Starita non nasce solo dalla qualità delle sue pizze, ma anche da episodi che fanno ormai parte della memoria collettiva della città.
Nel 1954 il locale fu coinvolto nelle riprese del celebre film L’oro di Napoli, capolavoro diretto da Vittorio De Sica e interpretato, tra gli altri, dalla giovane Sophia Loren. La pizzeria fornì supporto logistico e manodopera per alcune scene del film, diventando parte integrante di quella Napoli cinematografica che avrebbe fatto il giro del mondo.
Un ricordo che la famiglia Starita custodisce ancora oggi con orgoglio e affetto.
L’ambasciatore della tradizione
Nel corso degli anni Don Antonio è diventato uno dei protagonisti della diffusione della cultura della pizza napoletana a livello internazionale. Il suo impegno non si è limitato al lavoro quotidiano in pizzeria: è stato infatti tra i promotori delle Associazione Pizzaiuoli Napoletani e tra i fondatori dell’associazione delle Pizzerie Centenarie, realtà nata per tutelare e valorizzare i locali storici della città.
Il suo contributo è stato determinante anche nel percorso che ha portato la pizza napoletana a essere riconosciuta come specialità tradizionale garantita dall’Unione Europea, un traguardo che ha sancito ufficialmente il valore culturale e gastronomico di questo patrimonio.
Il metodo Starita
Alla base del successo della pizzeria c’è una filosofia semplice ma rigorosa: rispetto della tradizione e qualità assoluta degli ingredienti.
Farina di grano tenero, lievitazione naturale, impasto lavorato a mano e cottura rigorosamente nel forno a legna. Un metodo che per la famiglia Starita non è soltanto una tecnica, ma una vera e propria cultura del fare.
Questa attenzione alla tradizione non ha impedito alla pizzeria di diventare un punto di riferimento per la critica gastronomica internazionale. Nel tempo sono arrivati riconoscimenti e citazioni da parte di importanti testate e guide come La Repubblica, The Guardian, Gambero Rosso e la Guida Michelin.
Una famiglia, una tradizione
Accanto a Don Antonio oggi ci sono la moglie Rosaria e i figli Peppe e Mena, protagonisti della nuova generazione che continua a portare avanti l’eredità familiare con lo stesso spirito di dedizione.
Non è soltanto una pizzeria, ma un luogo dove la memoria di Napoli continua a vivere attraverso i sapori. Qui la pizza non è semplicemente un piatto: è racconto, identità e cultura popolare.
L’omaggio a un custode della tradizione
Con questo riconoscimento, La Gazzetta del Food celebra molto più di un grande pizzaiolo. Celebra uno dei custodi più autorevoli della tradizione gastronomica napoletana, un uomo che ha saputo trasformare un mestiere antico in una missione culturale.
Don Antonio Starita rappresenta infatti quel legame profondo tra passato e futuro che rende la cucina italiana un patrimonio vivo. Un simbolo di Napoli e del Made in Italy nel mondo, capace di raccontare, attraverso un semplice impasto, oltre centoventi anni di storia, passione e orgoglio partenopeo.

La mia interpretazione di settembre: tecnica, freschezza ed emozione racchiuse in un piatto Di Chef Giovanni Palmiero Settembre è un mese particolare. È il momento in cui l’estate lentamente lascia spazio a una nuova stagione, ma sulla tavola conserva ancora i suoi profumi, i suoi colori e la sua voglia di leggerezza.

La lampuga secondo la tradizione trapanese: pomodorini, capperi, pinoli, uvetta e una panatura leggera per un piatto che racconta la Sicilia attraverso la sua cucina più autentica. A cura della redazione de La Gazzetta del Food Ricetta della chef Hajer Aissi L’ultimo giorno di agosto è il momento perfetto per portare in tavola un piatto che abbia il sapore dell’estate e, allo stesso tempo, la profondità della memoria. Per chiudere questo mese, la redazione de La Gazzetta del Food sceglie una ricetta che nasce dal mare e dalla cultura gastronomica siciliana: il capone alla matalotta , conosciuto anche come lampuga alla matalotta . È una preparazione legata alla tradizione dei pescatori trapanesi, espressione di quella cucina marinara capace di trasformare il pescato del giorno in un piatto ricco di gusto attraverso ingredienti semplici e facilmente reperibili. Pomodoro, aglio, capperi, pinoli, uvetta, olive, erbe aromatiche e vino bianco costruiscono un condimento mediterraneo, intenso ma equilibrato, pensato per accompagnare e non sovrastare la delicatezza della lampuga. Una ricetta che nasce povera e arriva a tavola con una sorprendente eleganza. La lampuga, il pesce dell’estate mediterranea Il capone , nome con cui la lampuga è tradizionalmente conosciuta in Sicilia, è un pesce dalla carne bianca, compatta e delicata. È proprio la sua delicatezza a determinare il ritmo della preparazione. La lampuga non necessita di lunghe cotture: per conservarne morbidezza e succosità è fondamentale lavorare con temperature e tempi controllati. La chef Hajer Aissi sceglie una tecnica che unisce diverse consistenze. Prima una brevissima marinatura nell’aceto di mele, poi un velo di olio extravergine d’oliva e una panatura sottile. Il pesce viene quindi passato rapidamente sulla griglia, quel tanto che basta per rendere dorata e croccante la superficie. La cottura viene completata nel condimento, dove la lampuga assorbe lentamente i profumi del pomodoro e degli altri ingredienti. Il risultato è un piatto in cui il dolce dell’uvetta e dei pinoli dialoga con la sapidità dei capperi e delle olive, mentre la nota aromatica del basilico e quella del vino bianco regalano freschezza e profondità.

La Redazione La scelta dello Spaghettone Valdoro inserisce la ricetta nel solco della valorizzazione delle eccellenze gastronomiche italiane. Una pasta pugliese protagonista di una preparazione firmata da Gregori Nalon, chef attento alla valorizzazione della materia prima e all’equilibrio tra tecnica e immediatezza del gusto. Un’interpretazione che conferma come una grande pasta possa diventare il punto di partenza per una cucina contemporanea capace di dialogare con il territorio, con il mare e con la cultura gastronomica italiana.

La ricetta del mese dello Chef Domenico Ruggeri Ogni mese la nostra redazione incontra la cucina attraverso lo sguardo e la sensibilità di uno chef, raccontando non soltanto una ricetta, ma la filosofia che si nasconde dietro ogni piatto. Per questo appuntamento abbiamo scelto Chef Domenico Ruggeri , che ci propone una preparazione elegante e mediterranea, capace di trasformare ingredienti semplici e profondamente legati alla nostra tradizione in un piatto contemporaneo, armonioso e ricco di contrasti. La sua Insalata di polpo croccante con patate, maionese di polpo, pomodorini confit e vellutata allo zafferano e arancia nasce dall'incontro tra mare e terra. Il polpo, protagonista assoluto, viene prima cotto lentamente per preservarne morbidezza e sapore e poi rosolato ad alta temperatura, così da ottenere una superficie croccante e intensamente dorata. Le patate regalano consistenza e comfort, i pomodorini confit aggiungono una piacevole nota dolce e concentrata, mentre la maionese di polpo e la vellutata allo zafferano e arancia completano il piatto con cremosità, profumi e una raffinata componente agrumata.

La ricetta di agosto dello Chef Rocco Gerundino per La Gazzetta del Food Per il mese di agosto, la rubrica dello Chef Rocco Gerundino , dalla Calabria, ci porta alla scoperta di un piatto che interpreta con eleganza i valori di una cucina semplice, autentica e consapevole. La Tagliatella di seppia agli agrumi su vellutata di peperone è una proposta nella quale il mare e la terra calabrese dialogano attraverso pochi ingredienti, scelti con attenzione: la delicatezza della seppia, la freschezza del Limone IGP di Rocca Imperiale , le note dell’ arancia bionda tardiva , i peperoni rossi e la Patata della Sila IGP . Un piatto essenziale, ma non banale, nel quale ogni ingrediente conserva la propria identità. La seppia viene trasformata in una sorta di tagliatella, tagliata sottilmente e arricciata nell’acqua e ghiaccio; alla base, una vellutata morbida e avvolgente di peperoni arrostiti e patata. A completare la preparazione, l’aroma fresco delle scorze degli agrumi e un filo di olio extravergine di oliva. Una ricetta che può essere proposta come antipasto o secondo piatto , e che racchiude una precisa filosofia gastronomica: valorizzare la materia prima senza appesantirla, rispettandone gusto, stagionalità e provenienza.



