Agnello cacio e uova: il grande classico della Pasqua abruzzes

Chef Rosalba Marte • 20 marzo 2026

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Rientrata dalla settimana sanremese, si riparte da Pescasseroli, nella splendida cornice del ristorante Plistia, con le preparazioni dedicate alla Santa Pasqua.

Un percorso tra tradizione e rivisitazione, in cui ogni piatto racconta la storia della nostra cultura culinaria: dall’agnello ai carciofi, dai fiadoncini di formaggio, dolci e salati, fino a un vero trionfo di sapori autentici.
Presentazione
L’agnello cacio e ova è un tipico piatto pasquale abruzzese, profondamente legato alla tradizione e ai suoi simboli. L’agnello e le uova, elementi centrali della festività, si incontrano in una preparazione dal gusto deciso ma equilibrato, arricchita da una cremina di pecorino che rende il piatto avvolgente e ricco di carattere. Una ricetta che si tramanda da generazioni e che ancora oggi rappresenta l’essenza della cucina di territorio.
Ingredienti per 4 persone
1 kg di polpa di agnello
7 uova
150 g di pecorino grattugiato
1 cipolla dorata
100 ml di vino bianco secco
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
1 foglia di alloro
4 bacche di ginepro
Olio extravergine di oliva q.b.
Sale e pepe q.b.
Preparazione
Affettare finemente la cipolla e tagliare l’agnello a cubetti. In una casseruola scaldare l’olio extravergine di oliva, unire la cipolla e le bacche di ginepro e lasciare stufare dolcemente.
Aggiungere l’agnello e le erbe aromatiche, rosolare a fuoco vivace, quindi salare e pepare. Sfumare con il vino bianco e lasciare evaporare.
Unire acqua fino a coprire la carne, coprire con coperchio e cuocere a fuoco medio per circa 35 minuti. Eliminare gli aromi.
A parte sbattere le uova con il pecorino, quindi versare il composto sull’agnello a fuoco molto basso, mescolando delicatamente fino a ottenere una cremina morbida e avvolgente.
Servire ben caldo, completando con un filo di olio extravergine a crudo.
Un piatto simbolo della Pasqua abruzzese che racconta, attraverso sapori autentici, il legame profondo tra cucina, tradizione e territorio.
“La tradizione non si copia: si ascolta, si rispetta e poi si racconta con la propria anima.” 
Chef Rosalba Marte

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