Smart working, ecco com'è cambiata la pausa pranzo degli italiani
La redazione • 22 settembre 2020
Il 42% delle persone che pensano che il pranzo in smart working sia più complicato percepisce il momento della pausa come meno rilassante con l'impossibilità di staccare davvero dal lavoro.

Il coronavirus ha stravolto abitudini e consuetudini anche nel mondo del lavoro. Svolgere la propria attività lontano dall’ufficio sta modificando le pause pranzo delle persone. Nel nostro Paese, secondo un’indagine, per un lavoratore su due il pasto a casa è più complicato e meno vario .
Una ricerca condotta da Praxidia per Elior, ha rivelato che il 50% dei lavoratori dipendenti italiani ritiene che la pausa in smart working sia più complicata da gestire rispetto al pranzo in ufficio.
In particolare, tra gli intervistati che reputano più difficile gestire il break lavorando da casa, il 39% ritiene che sia più complesso mantenere un menu vario e bilanciato.
Smart working, 77% italiani supportato da datori lavoro

Al Ristorante Lago Grande, la chef non solo cucina: ascolta, comprende e accoglie ogni ospite, trasformando le esigenze alimentari in opportunità creative. Accanto ai suoi figli, Vito e Giovanni, Silvana guida una realtà familiare che ha scelto di non lasciare indietro nessuno. La cucina del Lago Grande è inclusiva e versatile: senza glutine, senza lattosio, senza nichel, senza istamina, vegetariana, vegana, chetogenica. Qui le etichette non sono limiti: sono storie, persone, tavoli da rendere felici. L’arte di cucinare senza lattosio Il vero cuore della cucina inclusiva di Silvana è la capacità di trasformare ogni restrizione in un’opportunità creativa. Il menù ne è la prova: pasta fresca artigianale, pane fragrante e dolci sorprendenti sono preparati senza lattosio, senza sacrificare gusto o consistenza. Le ricette studiate permettono di mantenere sapori autentici, equilibrio nutrizionale e armonia visiva. “La sfida non è eliminare il lattosio,” spiega Silvana, “ma far sentire ogni ospite accolto e sereno, senza rinunciare al piacere del cibo.” Ogni ingrediente è selezionato con attenzione, le tecniche sono studiate per rispettare le proprietà organolettiche, e ogni piatto è pensato per raccontare una storia di inclusione. Cucina per tutti Al Lago Grande non si parla di cucina “alternativa”. Si parla di cucina per tutti, elegante e tecnica ma soprattutto profondamente umana. L’assenza di lattosio diventa un simbolo di attenzione e rispetto, non un limite al piacere gastronomico. La vera rivoluzione di Silvana Felicetta Colucci è dimostrare che l’inclusione non è una moda, ma un valore: una scelta di vita che profuma di famiglia, studio e coraggio, e che ha un sapore preciso: quello dell’accoglienza.

Una penna autorevole, uno sguardo critico sempre lucido e una carriera costruita sul rigore dell’informazione: Giuseppe De Girolamo entra ufficialmente a far parte della redazione de La Gazzetta del Food, portando con sé esperienza, credibilità e una profonda conoscenza del panorama culturale ed enogastronomico italiano. Giornalista storico, per anni firma di riferimento del quotidiano Roma, De Girolamo si è distinto per uno stile diretto ma elegante, capace di coniugare approfondimento, analisi e capacità narrativa. La sua attività professionale si è sempre caratterizzata per l’attenzione ai territori, alle eccellenze produttive e alle dinamiche sociali legate al mondo della cultura e della gastronomia. Il suo ingresso ne La Gazzetta del Food rappresenta un passaggio significativo per la testata, che rafforza così la propria linea editoriale orientata alla qualità, all’autorevolezza delle fonti e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano. Con De Girolamo, il racconto del food system italiano si arricchisce di una voce competente, capace di leggere il settore non solo come fenomeno culinario, ma come motore economico, identitario e culturale. Negli anni, il giornalista ha seguito eventi di rilievo nazionale, competizioni di settore e iniziative istituzionali, contribuendo a costruire una narrazione seria e professionale del comparto enogastronomico. La sua presenza in redazione segna dunque una nuova fase di crescita per La Gazzetta del Food, che punta a consolidarsi come punto di riferimento nel panorama dell’informazione specializzata. Un ingresso che non è solo una nuova collaborazione, ma una scelta strategica: quella di investire su competenza, memoria storica e visione contemporanea del giornalismo.

I Campionati della Cucina Italiana si confermano tra le competizioni più autorevoli e prestigiose del panorama gastronomico nazionale, autentica celebrazione dell’eccellenza, della tecnica e dell’identità culinaria del Paese. La categoria Cucina Calda a Squadra ha rappresentato il momento culminante della manifestazione: è da questa sfida che emergono i Campioni d’Italia, brigate capaci di distinguersi per organizzazione, sinergia operativa, rigore tecnico, armonia dei sapori e valorizzazione consapevole delle materie prime territoriali. In questo scenario di altissimo livello si è svolto il Tavolo Premio Critica Gastronomica , appuntamento di rilevante spessore culturale e professionale. In giuria, firme autorevoli del giornalismo enogastronomico italiano: il giornalista dello storico quotidiano Roma, Giuseppe De Girolamo; il giornalista Antonio Iacona, profondo conoscitore delle eccellenze territoriali e la giornalista ed editrice Maria Giovanna Labruna, direttrice de La Gazzetta del Food; ; insieme ad altri qualificati esperti del settore che hanno arricchito il confronto con competenza tecnica e visione contemporanea. Nella terza giornata, la giuria ha valutato team di straordinario valore: Team Molise, Team Junior Liguria, Culinary Team Palermo, Reggio Calabria Culinary Team e Team Basilicata. Ogni brigata ha raccontato il proprio territorio attraverso piatti costruiti con equilibrio tra tradizione e innovazione, esprimendo identità, disciplina e passione. Altissimo il livello della competizione: precisione nelle cotture, organizzazione impeccabile, rispetto delle tempistiche, presentazioni eleganti e coerenza progettuale hanno confermato come la cucina italiana continui a evolversi mantenendo salde le proprie radici. Nel corso delle tre intense giornate di gara, la presenza di ulteriori esponenti della carta stampata ha contribuito ad elevare il profilo istituzionale dell’evento. La stampa specializzata ha seguito con attenzione ogni fase della competizione, offrendo una narrazione puntuale capace di cogliere non solo l’esecuzione tecnica dei piatti, ma anche il valore identitario e culturale espresso dalle brigate in gara. Il dialogo tra competizione e informazione si è rivelato uno degli elementi più qualificanti della manifestazione: la critica gastronomica, esercitata con rigore e responsabilità, si conferma strumento di crescita, stimolo al miglioramento e garanzia di qualità. I Campionati non sono soltanto una gara, ma un laboratorio di eccellenza e confronto, luogo di crescita professionale dove giovani talenti e chef affermati condividono studio, valori e cultura del lavoro. Far parte della giuria del Premio Critica Gastronomica ha rappresentato un onore e una responsabilità, a testimonianza del ruolo fondamentale della stampa qualificata nel valorizzare il merito e promuovere l’eccellenza. Un plauso a tutti i team partecipanti, agli esperti, ai giornalisti e agli organizzatori: manifestazioni come questa rafforzano il prestigio della cucina italiana e ribadiscono che dietro ogni grande piatto vi sono competenza, sacrificio e una profonda cultura gastronomica che rende l’Italia punto di riferimento nel mondo.

Tra gli stand e le aree dedicate ai professionisti del settore, il ministro ha sottolineato il valore della cucina italiana come elemento identitario e culturale, ma anche come leva strategica per l’agroalimentare e il turismo. Nel suo intervento ha evidenziato l’importanza di sostenere i talenti culinari e le eccellenze italiane, sottolineando il ruolo delle istituzioni nel promuovere e tutelare il comparto. Campionati della Cucina Italiana: talento e creatività in gara Subito dopo l’incontro con Lollobrigida, la scena è passata alla decima edizione dei Campionati della Cucina Italiana, organizzati dalla Federazione Italiana Cuochi. Oltre 500 concorrenti provenienti da tutta Italia si sono sfidati in prove che spaziano dalla cucina calda a squadre alla pasticceria da ristorazione, dalla cucina vegana ai contest dedicati ai giovani chef e alle categorie speciali, come miglior professionista lady chef e miglior allievo degli istituti alberghieri. Le sfide richiedono creatività, tecnica e capacità di reinterpretare gli ingredienti obbligatori, trasformando ogni gara in una celebrazione dell’arte culinaria nazionale. Innovazione e networking al centro della manifestazione La Beer&Food Attraction si conferma anche come piattaforma per l’horeca e il mondo out of home, offrendo momenti di formazione, premi per l’innovazione e opportunità di networking tra espositori, buyer e operatori internazionali. La manifestazione valorizza così non solo i cuochi, ma l’intera filiera agroalimentare italiana, integrando competizione, innovazione e dialogo istituzionale in un contesto professionale e internazionale.

Rimini, 15 febbraio 2026 – Inclusione, sostenibilità e rilancio della filiera birraria. Sono questi i temi al centro della giornata inaugurale di Beer&Food Attraction, in corso alla Fiera di Rimini fino al 17 febbraio, che oggi ha acceso i riflettori sulla decima edizione dei Campionati della Cucina Italiana, organizzati dalla Federazione Italiana Cuochi. A tagliare il nastro è stata il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha sottolineato il valore sociale della competizione, in particolare del contest “Ragazzi Speciali”, esempio concreto di partecipazione e valorizzazione dei talenti. Oltre 500 concorrenti si sfidano nelle diverse categorie in gara, in un’edizione che registra un significativo aumento di iscrizioni tra giovani e donne. Un segnale incoraggiante per il presidente FIC Rocco Pozzulo, che ha ribadito l’urgenza di favorire il ricambio generazionale in un comparto alle prese con la cronica carenza di personale. Sostenibilità, leva strategica per il Food&Beverage La transizione ecologica è stata al centro anche del convegno “Food & Beverage e transizione ecologica: siamo davvero pronti?”, organizzato da Italian Exhibition Group. Dall’indagine Fourgreen-Italgrob emerge che per il 75% delle imprese della distribuzione horeca la priorità resta la qualità di prodotti e servizi, mentre la sostenibilità pesa oggi per il 10%, ma con un trend in costante crescita. Il percorso green coinvolge l’intera filiera: dalla logistica al packaging, dalla gestione dei resi alla refrigerazione, fino alle flotte di consegna e ai sistemi di misurazione delle emissioni. Nel 2025 la rete Fourgreen ha movimentato oltre 47.500 tonnellate di merce a emissioni controllate o carbon neutral, per un valore di 433 milioni di euro e più di 35.000 punti vendita serviti, confermando che efficienza ambientale e risparmio economico possono procedere insieme. Filiera birra: tra accise e turismo brassicolo Spazio anche al confronto istituzionale sulla filiera brassicola nel talk “Filiera birra: materie prime, tecnologia, qualità e accise”. Tra i relatori, Serena Savoca (Carlsberg Italia e vicepresidente Assobirra), Vittorio Ferraris (Unionbirrai) e Teo Musso (Consorzio Birra Italia), che hanno ribadito l’importanza della semplificazione normativa, soprattutto per i microbirrifici. Sul tema accise è stato evidenziato come l’attuale riduzione progressiva fino al 50% per i piccoli produttori rappresenti il massimo risultato ottenuto nell’attuale quadro normativo. Ma la richiesta condivisa è una revisione complessiva delle regole sulla produzione e commercializzazione della birra, oltre a strumenti di promozione del turismo brassicolo e bandi regionali a sostegno del comparto. Beer&Food Attraction si conferma così piattaforma strategica per l’innovazione dell’out of home, capace di coniugare business, sostenibilità e inclusione in una visione integrata dello sviluppo del foodservice italiano.e.

Questo dolce, sintesi perfetta di povertà rurale e raffinata aristocrazia, trasforma pochi ingredienti in un’architettura di bolle dorate. Oggi, passeggiando per le vie di Napoli, le pasticcerie espongono montagne di queste sfoglie leggere, confermando come la tradizione artigianale resti il cuore pulsante della città, capace di attirare estimatori da ogni dove per quel morso inimitabile. Un’Eredità tra Mito e Corte Le radici affondano nei frictilia dell’Antica Roma, ma è all'ombra del Vesuvio che la ricetta si è fatta arte. La leggenda narra di una Regina Margherita desiderosa di un dolce che accompagnasse le sue conversazioni a corte; nacquero così le "chiacchiere", un nome che evoca la convivialità. Storicamente, questo dolce non viaggia mai solo: il suo compagno d'elezione è il sanguinaccio, una crema fondente e speziata che un tempo celebrava il legame viscerale con la terra. L’Arte della Sfoglia: La Ricetta Tradizionale Per un risultato che sia una carezza croccante, il segreto risiede nella pazienza e nella temperatura dell'olio. Ingredienti: 500g di Farina 00 3 Uova fresche 60g di Zucchero semolato 60g di Burro morbido Un pizzico di sale e scorza di limone 30ml di Liquore (Strega o Marsala) Olio di semi di arachidi per la frittura Procedimento: Lavorazione: Impasta gli ingredienti fino a ottenere un panetto elastico e lascialo riposare per 30 minuti. Stesura: Tira la sfoglia finché non diventa trasparente come velo. È questo il segreto per le grandi bolle. Cottura: Friggi in olio a 175°C per pochi secondi. Lo shock termico gonfierà l'impasto istantaneamente. Finitura: Spolvera con zucchero a velo solo una volta raffreddate. L’Evoluzione Gourmet: Oltre lo Zucchero a Velo Oggi le pasticcerie napoletane hanno trasformato la chiacchiera in una vera tela d'artista. Non più solo la versione classica, ma vere esplosioni di gusto che sfidano la stagionalità e possono essere gustate tutto l'anno: Il Glamour del Pistacchio: Sfoglie immerse per metà in cioccolato bianco e granella di pistacchio. Vesuvio di Cioccolato: Una cascata di fondente extra amaro che richiama l'intensità del sanguinaccio. Profumo di Costiera: Versioni glassate al limoncello, perfette come dessert estivo leggero. I 3 Segreti per Bolle Leggendarie Per chi vuole cimentarsi a casa e competere con i grandi maestri: Lo Shock Termico: L'olio deve essere a 175°C. Se è troppo freddo la chiacchiera si unge; se è troppo caldo brucia. Il Riposo: Il glutine deve rilassarsi per 30 minuti, o la sfoglia non diventerà mai sottile. L'Alcol: Il liquore evapora in frittura creando il vapore che "alza" le bolle giganti. Le chiacchiere sono l'anima di Napoli: un impasto che sa di casa e di festa. Conservale in una scatola di latta per mantenerle friabili per oltre una settimana e trasforma ogni caffè in un piccolo momento di gioia partenopea..


