Sicurezza alimentare: come conservare correttamente i prodotti e prevenire la contaminazione
La Redazione • 23 settembre 2025
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Nel settore della ristorazione e della preparazione alimentare, il rispetto delle norme igienico-sanitarie rappresenta un elemento imprescindibile per garantire la sicurezza del consumatore finale. Una delle principali problematiche che si riscontrano all’interno delle cucine professionali è il rischio di contaminazione crociata, ovvero il trasferimento di agenti patogeni da un alimento contaminato a un altro tramite utensili, superfici o mani non adeguatamente sanificate.
Ecco una panoramica delle buone pratiche essenziali per una corretta gestione degli alimenti e degli strumenti, con l’obiettivo di prevenire rischi igienici e mantenere elevati standard di sicurezza.
Taglieri: distinzione e manutenzione
I taglieri sono strumenti ad alto rischio di contaminazione, poiché vengono spesso a contatto diretto con alimenti crudi. È fondamentale utilizzare taglieri distinti per tipologie di alimenti, preferibilmente identificati da colori differenti (ad esempio, rosso per carne cruda, verde per verdure, blu per pesce), al fine di evitare sovrapposizioni dannose.
La pulizia deve essere accurata e costante. Dopo ogni utilizzo, i taglieri devono essere lavati con detergenti professionali e sanificati, anche mediante l’uso di lavastoviglie industriali a temperature elevate. Inoltre, è buona norma sostituire periodicamente i taglieri usurati o danneggiati, in particolare quelli in plastica che possono sviluppare fessurazioni dove i batteri si annidano facilmente.
Coltelli e utensili da cucina
Anche i coltelli e gli utensili da cucina (pinze, spatole, mestoli) possono diventare veicoli di contaminazione se non gestiti correttamente. Ogni strumento deve essere pulito e disinfettato dopo ogni utilizzo e non deve mai entrare in contatto con superfici sporche o contaminate. Gli utensili devono essere conservati in ambienti puliti, preferibilmente in contenitori chiusi o su supporti dedicati, evitando appoggi casuali su piani di lavoro non sanificati.
Superfici di lavoro: sanificazione costante
Le superfici di lavoro devono essere sanificate con regolarità durante tutte le fasi operative. La pulizia va effettuata prima, durante e dopo ogni servizio, utilizzando prodotti igienizzanti certificati per uso alimentare. È necessario rimuovere immediatamente ogni residuo organico e mantenere i piani di lavoro asciutti, poiché l’umidità favorisce la proliferazione microbica.
Ispezioni periodiche delle superfici permettono inoltre di individuare eventuali crepe o usure che potrebbero compromettere l’igiene e richiedere interventi di manutenzione o sostituzione.
Conservazione degli alimenti: ordine e controllo
La conservazione corretta degli alimenti è un altro pilastro della sicurezza alimentare. Tutti i prodotti devono essere riposti in contenitori chiusi, puliti e opportunamente etichettati, con l’indicazione della data di preparazione o scadenza.
È essenziale rispettare le temperature di conservazione raccomandate: tra 0°C e 4°C per i prodotti freschi, e a -18°C per quelli surgelati. Gli alimenti crudi devono essere sempre tenuti separati da quelli cotti per evitare contaminazioni incrociate, così come quelli di origine animale da quelli vegetali.
Igiene delle mani e del personale
Infine, l’igiene personale del personale addetto alla preparazione è una condizione fondamentale. Le mani devono essere lavate con cura prima di ogni attività, dopo ogni cambio di operazione, e ogni volta che si viene a contatto con materiali potenzialmente contaminanti. L’uso dei guanti monouso deve essere gestito in maniera corretta: non rappresentano un sostituto del lavaggio delle mani, ma un’ulteriore barriera protettiva da cambiare frequentemente.
La sicurezza alimentare non può essere improvvisata. Ogni fase del processo, dalla conservazione alla preparazione, richiede attenzione, formazione e responsabilità. Solo attraverso l’adozione di procedure rigorose e standardizzate, supportate da una cultura della prevenzione, è possibile tutelare la salute dei clienti e valorizzare la professionalità degli operatori del settore.
Investire in igiene e sicurezza significa proteggere non solo i consumatori, ma anche la reputazione e il futuro della propria attività.
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La redazione Ci sono piatti che raccontano un territorio e altri che, prima ancora, raccontano una famiglia. U’ Callaridd appartiene a entrambe le categorie. A Gravina in Puglia, nel cuore della Murgia, questa preparazione affonda le sue radici nella cucina contadina, nella transumanza e nell’antica consuetudine di cuocere lentamente, nel tegame di terracotta e nel forno a legna, ciò che la terra e gli allevamenti offrivano. Ma per lo chef Michele Picciallo U’ Callaridd è soprattutto memoria. È il ricordo della madre Rosaria, del profumo che usciva dalla cucina e arrivava nelle strade del paese, annunciando che in quella casa si stava preparando qualcosa di speciale. Non è dunque soltanto una ricetta della tradizione pugliese. È un piatto identitario, capace di custodire il paesaggio della Murgia, i suoi profumi e una memoria familiare che il tempo non ha cancellato.

Tradizione e creatività si incontrano nel piatto firmato dallo chef Rocco Gerundino, che reinterpreta la lasagna attraverso una sfoglia fritta, un ragù di salsiccia calabrese, la fonduta di Caciocavallo Silano e il tuorlo d’uovo. Dalla redazione La cucina italiana è anche capacità di guardare alla tradizione con occhi nuovi, senza perdere il legame con le materie prime e con i sapori della memoria. È questo il percorso scelto dallo chef Rocco Gerundino , che propone una rilettura della lasagna in una versione scomposta e contemporanea. Al centro del piatto c’è una sfoglia fresca realizzata con semola e uova, prima sbollentata e poi fritta, trasformata in una componente croccante che dialoga con la morbidezza del ragù di salsiccia e della fonduta di Caciocavallo Silano. A completare la preparazione, il tuorlo d’uovo, elemento cremoso e intenso, che lega le diverse consistenze e accompagna il piatto verso un equilibrio tra croccantezza, sapidità e cremosità. Una ricetta che valorizza ingredienti fortemente legati alla cucina del Sud e li porta in una presentazione moderna, senza tradire la loro identità.

Benvenuto autunno: il gusto delle castagne nella mia cucina di Gregori Nalon – Cooking Strategist L’autunno, per me, è una stagione che porta in cucina qualcosa di speciale. È il momento in cui la natura cambia volto, le temperature si fanno più miti e i profumi diventano più intensi, avvolgenti, quasi familiari. È anche la stagione delle castagne , un ingrediente che amo particolarmente per la sua capacità di raccontare il territorio e la tradizione attraverso un gusto autentico, delicatamente dolce e riconoscibile. Quando penso all’autunno penso proprio a quei profumi che escono dal forno e riempiono la cucina: la castagna, il cioccolato, la vaniglia, gli aromi agrumati. Sapori semplici, ma capaci di creare emozioni. Per questo ho scelto di proporre una torta soffice con farina di castagne e gocce di cioccolato . Una preparazione pensata per la colazione, per una merenda in famiglia o semplicemente per concedersi una pausa dolce durante una giornata autunnale.

La siccità presenta il conto anche nei castagneti pugliesi e quest’anno, nelle aree vocate del Gargano, la raccolta delle castagne è praticamente azzerata, con un crollo superiore al 90% rispetto alle annate ordinarie, quando a pesare è soprattutto la prolungata carenza idrica, che ha compromesso lo sviluppo vegetativo delle piante e la formazione dei ricci, ai quali si aggiungono gli effetti ormai strutturali del cinipide galligeno del castagno. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti Puglia, che fotografa una delle peggiori annate mai registrate per il comparto. Nei castagneti pugliesi quest’anno il problema è evidente già guardando gli alberi, con i ricci che sono rimasti piccoli e incapaci di portare a maturazione il frutto, a causa delle alte temperature e la scarsità di acqua che hanno sottoposto le piante a uno stress forte e prolungato, aggravando la situazione di castagneti già indeboliti dalle fitopatie. Il risultato è che, dove negli anni scorsi si potevano raccogliere quantitativi significativi, oggi si contano appena pochi chili, quando va bene. A completare il quadro c’è il cinipide galligeno, il Dryocosmus kuriphilus, insetto originario della Cina che attacca il castagno provocando la formazione di galle sui germogli e compromettendo lo sviluppo della pianta – spiega Coldiretti Puglia - alla pressione dell’insetto si sommano altre patologie che possono determinare il disseccamento delle foglie e la caduta precoce dei ricci, aggravando ulteriormente una situazione già resa critica dall’emergenza climatica. È una situazione che colpisce soprattutto le aree storicamente vocate alla castanicoltura, dal Gargano alla Murgia e fino ad alcune zone del Salento, dove il castagno rappresenta non solo una coltura agricola ma anche un elemento caratterizzante del paesaggio, della biodiversità e dell’economia delle aree interne - aggiunge Coldiretti Puglia - nei territori di Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano, così come nelle altre aree castanicole pugliesi, la produzione è oggi ridotta ai minimi termini. La combinazione tra siccità e fitopatie dimostra quanto sia diventato fragile un patrimonio agricolo che per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità rurali. Il castagno, il cosiddetto “albero del pane”, è infatti una delle colture che più raccontano la storia delle aree interne italiane, ma il progressivo abbandono dei castagneti, lo spopolamento dei territori montani e oggi gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio la continuità produttiva. E’ necessario rafforzare il monitoraggio fitosanitario e gli interventi di prevenzione e sostegno nelle aree maggiormente colpite, perché una perdita produttiva di questa portata – dice Coldiretti Puglia - non riguarda soltanto il raccolto di una stagione, ma la possibilità stessa di mantenere in vita una filiera agricola legata a territori marginali e a un patrimonio boschivo di grande valore. Il crollo della produzione pugliese rischia inoltre di aumentare la dipendenza dalle importazioni proprio nel momento in cui cresce la domanda di castagne sulle tavole italiane – insiste Coldiretti Puglia – con il rischio che l’assenza di prodotto nazionale lasci spazio a castagne provenienti dall’estero, rendendo ancora più importante garantire controlli efficaci sull’origine e sulla tracciabilità, per evitare che prodotti stranieri vengano presentati come italiani e che a pagare il conto siano ancora una volta gli agricoltori. Per Coldiretti Puglia è quindi necessario tutelare la produzione nazionale e valorizzare il prodotto locale, sostenendo le imprese nelle aree vocate e rafforzando gli strumenti per affrontare fitopatie ed eventi climatici estremi. La castanicoltura pugliese ha bisogno di interventi che guardino oltre l’emergenza della singola annata, perché senza una strategia di adattamento climatico e di tutela fitosanitaria il rischio è di perdere progressivamente un patrimonio agricolo e ambientale che appartiene alla storia dei territori.

SKOPJE – La pizza italiana torna a essere protagonista oltre i confini nazionali e lo fa nel cuore dei Balcani. Si è concluso a Skopje , in Macedonia del Nord, il Pizza Championship Macedonia 2026 , appuntamento internazionale che il 3 e 4 ottobre ha portato nella capitale macedone professionisti, maestri pizzaioli, giudici e appassionati provenienti da oltre 20 Paesi.

Per il mese di ottobre Valentina Sarti porta in tavola un primo piatto che racconta territorio, memoria e tradizione: le caserecce alla Norcina, una ricetta ricca e avvolgente che profuma d’Umbria. Dalla redazione L’Umbria entra in cucina attraverso i suoi sapori più autentici e riconoscibili. È da questo legame con il territorio che nasce la proposta di ottobre di Valentina Sarti , che sceglie di raccontare una regione a lei cara attraverso un piatto simbolo della sua tradizione gastronomica. La protagonista è la pasta alla Norcina, qui proposta con le caserecce e impreziosita da salsiccia di Norcia, ricotta di pecora, pecorino e tartufo nero. Un piatto ricco e avvolgente, costruito sull’incontro tra ingredienti dal carattere deciso e una componente cremosa capace di armonizzarne i sapori.


