Esplosione Marina: la mia Sfera di Polpo, Koshihikari e Agrumi

Chef Salvatore Bocchetti • 28 febbraio 2026
Quando penso a un piatto contemporaneo, penso alla sintesi. Voglio concentrare gusto, tecnica ed emozione in una forma essenziale. Questa sfera nasce proprio così: dal desiderio di racchiudere il mare, la freschezza degli agrumi e una nota fruttata vibrante in un equilibrio netto, pulito, diretto.
Non è solo un esercizio estetico. È una costruzione millimetrica di consistenze e contrasti.
Ingredienti (per 4 sfere)
Per il polpo
1 polpo da circa 1 kg
Acqua q.b.
Per il riso
200 g riso giapponese Koshihikari
220 ml acqua
1 cucchiaio salsa di soia
1 cucchiaio salsa teriyaki
Per il gel di lamponi
150 g lamponi freschi
2 g agar agar
Per le finiture
Pomata all’arancia
Pomata al limone
Maionese alla barbabietola
La mia tecnica, il mio equilibrio
Il polpo: rispetto della materia prima
Per me il polpo deve rimanere morbido, succoso, mai stressato. Porto l’acqua a ebollizione e lo immergo per 2–3 volte, così i tentacoli si arricciano naturalmente. Poi abbasso la fiamma e lo lascio cuocere dolcemente per circa 40–50 minuti.
Lo faccio sempre raffreddare nella sua acqua: è un passaggio fondamentale per mantenere struttura e umidità. Una volta freddo, allineo i tentacoli su pellicola alimentare creando una base compatta. È il guscio marino della mia sfera.
Il riso Koshihikari: precisione e setosità
Scelgo il riso Koshihikari perché ha una consistenza unica: compatta ma elegante, setosa al morso. Lo lavo con cura finché l’acqua non diventa limpida. Lo cuocio con 220 ml di acqua per circa 12 minuti e lo lascio riposare coperto per 10 minuti.
Lo condisco ancora caldo con salsa di soia e teriyaki. Voglio che assorba profumo e umami in profondità. Questo riso è il cuore della sfera: tiene la forma ma rimane delicato.
Il gel di lamponi: la tensione acida
Frullo e filtro i lamponi, aggiungo l’agar agar e porto a bollore per un minuto. Una volta raffreddato, frullo di nuovo per ottenere un gel liscio e brillante.
Mi serve come contrasto. L’acidità deve essere precisa, mai invasiva. È la lama che attraversa la sapidità marina e la dolcezza naturale del polpo.
La costruzione
Distribuisco il riso sopra i tentacoli già stesi. Con la pellicola chiudo dai quattro lati e compatto delicatamente fino a ottenere una sfera perfetta.
Non bisogna forzare: la pressione deve essere controllata, quasi accompagnata. Lascio riposare in frigorifero 15 minuti per stabilizzare la struttura.
L’impiattamento: pulizia e identità
Sul piatto creo pochi segni, ma decisi:
2 punti di pomata all’arancia
1 punto di pomata al limone
1 quenelle di maionese alla barbabietola
tocchi di gel di lamponi
Adagio la sfera al centro. Voglio che sia lei a parlare.
Cosa voglio trasmettere
La profondità del mare.
La morbidezza elegante del riso.
La freschezza agrumata.
L’acidità brillante.
Un umami persistente e avvolgente.
Con questo piatto racconto la mia cucina: essenziale nella forma, intensa nel gusto. Un solo boccone può dire tutto, se costruito con rispetto, tecnica e sensibilità.
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Autore: LA Redazione 28 febbraio 2026
A ospitare la manifestazione sarà il Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto di Maglie, per due giornate dedicate a degustazioni guidate, show cooking, incontri culturali ed esperienze sensoriali. L’evento, ideato e organizzato da Confcommercio Imprese per l’Italia Lecce, con il sostegno della Camera di Commercio di Lecce e la cura dell’associazione nazionale Compagnia del Cioccolato, si conferma un punto di riferimento nel panorama nazionale per la promozione della cultura del cacao e del cioccolato d’eccellenza. Un weekend tra degustazioni e cultura del cacao All’interno degli spazi del Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto (MAITO), il pubblico potrà intraprendere un vero viaggio “dalla piantagione alla tavoletta”, grazie a un programma ricco e articolato che coinvolgerà appassionati, famiglie e professionisti del settore. Cuore dell’evento saranno le degustazioni guidate, curate dai chocolate taster della Compagnia del Cioccolato, che accompagneranno i visitatori alla scoperta di varietà pregiate come il Criollo venezuelano, con approfondimenti sui profili sensoriali e sulle opportunità produttive. Non mancheranno focus su monorigini, produzioni artigianali e anteprime di nuove linee firmate da maestri cioccolatieri italiani e internazionali. Il Grande Spettacolo del Cioccolato Tra i momenti più attesi, “Il Grande Spettacolo del Cioccolato”, con show cooking che animeranno la Sala Centrale: dalla pralina oro ripiena di ganache al rhum e zucchero di canna alla torta Sacher all’arancia, fino a creazioni come “Estasi Suprema – Sapori di Trieste” e “Fondente Noir”. Un’occasione per osservare dal vivo tecniche, segreti e creatività dei professionisti del settore. Spazio anche agli abbinamenti con caffè, passiti, gin, liquori, amari e grappe nella Sala Abbinamenti, oltre ai laboratori “Sporchiamoci le mani” e agli incontri “Dietro le quinte del cioccolato”, dedicati alla lavorazione del cacao e prenotabili dal pubblico. Libri, musica e Premio Tavoletta d’Oro Il programma si arricchisce di presentazioni editoriali e momenti musicali immersivi nella Lounge Casamata, dove il cioccolato dialogherà con la letteratura e i suoni in esperienze multisensoriali. Sabato pomeriggio riflettori puntati sulla consegna dei Premi Tavoletta d’Oro 2026, riconoscimento tra i più autorevoli nel settore, assegnato dalla Compagnia del Cioccolato alle eccellenze italiane. Un progetto che fa rete La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Maglie e dei GAL del territorio – Valle della Cupa, Terra d’Arneo e Capo di Leuca – e della collaborazione delle principali associazioni di categoria provinciali. Un lavoro di squadra che valorizza il territorio salentino attraverso un evento capace di coniugare cultura, impresa e turismo enogastronomico. Fondata nel 1995 a Perugia, la Compagnia del Cioccolato è oggi presieduta da Gilberto Mora e rappresenta una delle realtà più autorevoli in Italia nella tutela e promozione del cioccolato di qualità. “I Cioccolati del Mediterraneo” si conferma così non solo come appuntamento per i chocolovers, ma come laboratorio culturale e professionale dove il cacao diventa racconto, identità e strumento di crescita per il territorio.
Autore: Gemma Caruso 28 febbraio 2026
L’inverno non è una stagione di letargo, ma una pressione biologica che mette alla prova le nostre barriere. Quando le temperature crollano, il corpo aumenta la richiesta di protezione cellulare: è qui che entra in gioco l’acido ascorbico .La natura, con precisione millimetrica, ci offre frutti carichi di questa sostanza proprio perché il freddo accelera l'ossidazione dei tessuti e indebolisce le membrane. ​La Scienza del Benessere: Lo Scudo Invisibile ​Scientificamente, la Vitamina C è un cofattore essenziale per la prolina idrossilasi, l'enzima che stabilizza il collagene. Senza di essa, pelle e mucose perdono elasticità e resistenza contro il gelo. Agendo come "donatore di elettroni", neutralizza i radicali liberi e potenzia l'assorbimento del ferro, trasformando la stanchezza invernale in energia biodisponibile. È una strategia di sopravvivenza: mangiamo la luce per ricalibrare la nostra chimica interna. ​Sinergie nel Piatto: Tre Scelte Semplici e Quotidiane ​Per tradurre la teoria in benessere reale, ecco tre abbinamenti immediati e facili da replicare in cucina con ingredienti accessibili: • ​L’Energia del Mare: Insalata di Spinaci Novelli, Kiwi e Sgombro. Lo sgombro apporta Omega-3 e proteine, mentre il kiwi garantisce la Vitamina C necessaria a triplicare l'assorbimento del ferro degli spinaci. Un mix rapido per la luminosità del viso. • ​Il Classico Rivisitato: Tagliata di Pollo al Limone con Finocchi e Arance. Il pollo è una fonte proteica leggera. L'abbinamento con il succo di limone a crudo e le arance funge da catalizzatore anti-age, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo. • ​Il Benessere in un Panino: Pane Integrale con Hummus di Ceci, Peperoni Crudi e Prezzemolo. I ceci offrono proteine vegetali. Il peperone e il prezzemolo tritato fresco stimolano la produzione di collagene, rendendo questo spuntino un vero elisir di bellezza strutturale. ​La Chiusura: Il Rituale del Sé ​Il vero benessere invernale non risiede in un integratore, ma nel rituale della freschezza. Scegliere un agrume colto al mattino o un ortaggio crudo significa nutrire non solo il corpo, ma anche la propria autostima. La bellezza autentica nasce da questa consapevolezza: siamo ciò che proteggiamo. Prendetevi cura della vostra "architettura" interna e il freddo diventerà solo uno splendido scenario. ​Il Punto di Gemma: Scegliere la stagionalità è un’alleanza strategica. La Vitamina C è il sole in dispensa per accendere i mesi più bui e nutrire la nostra bellezza dall'interno.
Autore: La Redazione 28 febbraio 2026
Il premio alla carriera consegnato al più celebre autore della canzone italiana – accompagnato simbolicamente da una casacca da cuoco con lo scudetto della Cucina italiana Patrimonio UNESCO – è diventato il punto d’incontro tra due pilastri dell’identità nazionale: la musica e la gastronomia. A sottolinearlo, in una nota ufficiale, è stato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che ha celebrato il Maestro come autore di “testi intramontabili che hanno fatto emozionare generazioni di italiani”. Parole che fotografano una verità condivisa: le liriche di Mogol non sono soltanto canzoni, ma frammenti di memoria collettiva. La musica come racconto dell’anima italiana Da decenni Mogol firma versi che hanno attraversato epoche e stili, accompagnando l’evoluzione culturale del Paese. La sua scrittura ha saputo raccontare sentimenti universali con una lingua semplice e profonda, trasformando la canzone popolare in patrimonio emotivo nazionale. È la dimostrazione che la musica italiana, quando incontra l’eccellenza autoriale, diventa ambasciatrice nel mondo di sensibilità, poesia e identità. Non è un caso che proprio Mogol abbia scritto “Vai Italia”, brano simbolicamente legato al riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Un inno che unisce arte e sapori, interpretato da Al Bano insieme al Coro dell'Antoniano e ai ragazzi di Caivano. Un’esecuzione dal forte valore sociale e culturale, che ha messo in scena l’Italia delle tradizioni, della solidarietà e del talento. Cucina italiana: identità, tradizione e innovazione La cucina italiana rappresenta molto più di un insieme di ricette. È un sistema culturale fatto di territori, stagionalità, convivialità e saperi tramandati di generazione in generazione. Dal Nord al Sud, ogni piatto racconta una storia: quella delle comunità, delle famiglie, dei prodotti locali che diventano eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Il riconoscimento UNESCO – evocato simbolicamente durante la kermesse sanremese – suggella un percorso di valorizzazione che vede nella dieta mediterranea, nella qualità delle materie prime e nella cultura del cibo un modello globale di sostenibilità e benessere. La cucina italiana è diplomazia culturale, è economia, è turismo, ma soprattutto è identità condivisa. Cultura italiana, un patrimonio che unisce L’omaggio a Mogol durante Sanremo non è stato soltanto un momento celebrativo. È stato il segno di un’Italia che sa riconoscere i propri maestri e che comprende come musica e cucina siano linguaggi universali, capaci di parlare a tutti senza bisogno di traduzioni. La canzone e il cibo, in fondo, hanno molto in comune: nascono dalla tradizione, si rinnovano con creatività, creano comunità. Sono esperienze collettive che uniscono generazioni e superano confini geografici. Nel volto emozionato del Maestro premiato sul palco dell’Ariston si è riflessa un’Italia orgogliosa della propria cultura. Un Paese che continua a produrre bellezza, a trasformare le parole in emozioni e gli ingredienti in arte. E che, quando celebra i suoi protagonisti, celebra anche sé stesso. Credit: FotoPress
Autore: Giuseppe De Girolamo 25 febbraio 2026
L’intuizione nasce quasi per caso, con l’organizzazione della Festa della Pizza a Nocera Superiore, in provincia di Salerno. Quello che inizialmente era un evento locale si trasforma rapidamente in un laboratorio strategico: analisi del settore, studio delle dinamiche produttive, approfondimento dei modelli organizzativi e della filiera. Da semplice manifestazione territoriale prende forma una visione più ampia, fondata su identità, metodo e posizionamento. L’Accademia: formazione integrata e cultura d’impresa Cuore del progetto è l’Accademia Nazionale Pizza DOC, fondata con l’obiettivo di ridefinire la figura del pizzaiolo contemporaneo. Non più soltanto artigiano, ma professionista completo: tecnico dell’impasto, imprenditore, comunicatore. «Volevo creare qualcosa di diverso, che rispecchiasse le mie esperienze e competenze. DOC significa unico, identitario, non migliore degli altri ma riconoscibile», spiega Giaccoli. L’Accademia oggi offre corsi altamente specializzati che integrano studio degli impasti, innovazione tecnologica, marketing, gestione economico-finanziaria e strategia aziendale. La formazione è pensata come un percorso manageriale oltre che tecnico, capace di fornire strumenti concreti per affrontare un mercato sempre più competitivo e globalizzato. Oggi l’Accademia opera in modalità ibrida, tra attività in presenza e piattaforme digitali, con un progetto di internazionalizzazione – #pizzadocintheworld – orientato all’apertura di sedi all’estero e alla diffusione di un modello replicabile, adattabile ai diversi mercati pur mantenendo standard qualitativi elevati. Il Campionato: da evento nazionale a Mondiale Accanto alla formazione si sviluppa il secondo pilastro del sistema: il Campionato Pizza DOC. Nel 2014 la prima edizione contava 12 partecipanti. È qui che emerge un passaggio decisivo: Giaccoli intuisce il potenziale di trasformare la competizione in un evento di respiro globale, facendolo diventare Campionato Mondiale Pizza DOC. Una scelta strategica che cambia dimensione e prospettiva: concorrenti e visitatori iniziano ad arrivare da tutto il mondo, trasformando l’evento in un hub internazionale e in una vera e propria fiera di settore, con aree espositive, momenti di networking, talk e approfondimenti tematici, dove la pizza è protagonista a 360 gradi. Nel 2026 si celebrerà la dodicesima edizione, a conferma di un percorso di crescita costante e consolidamento globale. Ma per Giaccoli la competizione non è mai fine a sé stessa. «L’emozione più grande non è il traguardo, ma il viaggio fatto per arrivare fino a qua.» Il Campionato diventa così luogo di confronto culturale, scambio tecnico e aggiornamento professionale. Ogni edizione è accompagnata da regolamenti rivisitati, criteri di valutazione sempre più rigorosi e un costante processo di miglioramento. Una filosofia sintetizzata nel motto personale dell’ideatore: «Una cosa fatta bene può essere fatta meglio». Critica costruttiva, analisi degli errori e tensione evolutiva rappresentano i cardini di un approccio che interpreta la competizione come strumento di crescita collettiva e qualificazione dell’intero comparto. Gli Awards: riconoscere il merito A completare l’ecosistema Pizza DOC sono i Pizza DOC Awards , momento di celebrazione delle eccellenze del settore. Non solo prove tecniche, ma riconoscimenti dedicati ai professionisti che contribuiscono ad elevare standard qualitativi, creatività e cultura imprenditoriale. Gli Awards rafforzano la dimensione comunitaria del progetto: l’obiettivo non è stilare graduatorie, ma valorizzare percorsi, competenze e innovazioni che incidono concretamente sul mercato, premiando visione, capacità gestionale e impatto culturale. Uno sguardo strategico al futuro Il settore pizza vive una fase di espansione globale, con una domanda crescente di autenticità, qualità delle materie prime ed esperienza gastronomica completa. In questo scenario, il progetto Pizza DOC si posiziona come piattaforma integrata che unisce formazione, competizione e networking professionale. Tecnici, docenti e maestri pizzaioli di alto profilo affiancano l’Accademia per garantire una didattica capace di intercettare le nuove esigenze del mercato: sostenibilità, controllo dei costi, innovazione digitale, branding internazionale. Alla base resta una dichiarazione che sintetizza l’intera visione imprenditoriale di Giaccoli: «Accademia Pizza DOC, un’azienda di Valori, non di Valore.» Una formula che racconta un’identità precisa: costruire un sistema prima ancora che un marchio. Un progetto che continua a crescere nel segno dell’eccellenza organizzativa, della responsabilità professionale e della valorizzazione culturale del mondo pizza. ​Utente corrente​ www.campionatopizzadoc.it www.accademianazionalepizzadoc.it
Autore: Chef Antonio Peluso 24 febbraio 2026
La mia Puttanesca di Baccalà nasce proprio da questa idea: un piatto che racconta il mare senza esitazioni, ma che resta fedele alla tradizione. Immaginate gli spaghettini che cuociono rapidamente in acqua bollente salata, mentre in padella l’olio extravergine d’oliva si scalda insieme all’aglio e al prezzemolo. A questo aroma si uniscono i pomodorini tagliati a metà, le olive taggiasche e i capperi: una sinfonia di colori e profumi che si trasforma in condimento. Il baccalà, morbido e saporito, viene tagliato a cubetti e aggiunto al sugo, dove si insaporisce lentamente. La cottura è breve, perché voglio che il pesce resti delicato, ma al contempo pieno di carattere. Ecco come prepararla, passo dopo passo: Ingredienti per 4 persone: 400 g spaghettini (o spaghetti o linguine) 500 g baccalà dissalato 250 g olive taggiasche 30 g capperi 250 g pomodorini datterini o ciliegini 1 spicchio d’aglio 1 ciuffo di prezzemolo Olio extravergine d’oliva q.b. Preparazione: In una padella capiente preparate un soffritto con olio extravergine d’oliva, aglio e qualche rametto di prezzemolo. Aggiungete i pomodorini tagliati a metà, le olive e i capperi. Fate cuocere a fuoco medio per circa 10 minuti, poi eliminate aglio e rametti di prezzemolo. Eliminate la pelle del baccalà e tagliatelo a cubetti. Unitelo al sugo e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 5 minuti. Cuocete gli spaghettini in acqua bollente salata per 4–5 minuti. Scolateli direttamente in padella con il condimento, aggiungendo un po’ di acqua di cottura e amalgamando bene. A fuoco spento aggiungete prezzemolo tritato e un filo d’olio extravergine, mantecando delicatamente. Impiattate formando i vostri spaghettini e adagiate sopra il condimento. Servire questa Puttanesca di Baccalà significa portare in tavola il mare in tutta la sua essenza: sapidità, freschezza e personalità. È un piatto che parla di identità, territorio e passione per il cibo, esattamente come piace a me, in perfetto stile Chef Scellato. Cucinare non è solo nutrire: è raccontare una storia, far viaggiare i sensi e regalare emozioni a chi si siede davanti al nostro piatto. Questa Puttanesca di Baccalà è la mia storia di mare, di semplicità e di gusto deciso. Antonio Peluso – Chef Scellato
Autore: Cinzia Tattini 24 febbraio 2026
Numeri da record nei villaggi Nei villaggi olimpici di Milano, Cortina d’Ampezzo e Predazzo, la mensa ha lavorato senza sosta per tutta la durata dei Giochi. I dati parlano chiaro: 10.000 uova al giorno 365 chilogrammi di pasta quotidiani 60 chilogrammi di Grana Padano grattugiato 12.000 fette di pizza servite ogni giorno 8.000 tazzine di caffè espresso Un vero e proprio record parallelo a quello sportivo, con cucine operative 24 ore su 24 per garantire energia agli atleti impegnati tra gare, allenamenti e recupero. La pasta regina, pizza superstar Se la dieta degli atleti deve rispondere a criteri nutrizionali rigorosi, la cucina italiana ha saputo unire performance e gusto. La pasta, nelle sue varianti più semplici o con sughi della tradizione, è stata il piatto più richiesto. La pizza, invece, è diventata un fenomeno social: fotografata, recensita e votata dagli atleti sui propri profili, si è trasformata in uno dei simboli non ufficiali dei Giochi. E poi i dolci: il tortino al cioccolato dal cuore morbido e il tiramisù sono andati letteralmente a ruba, spesso esauriti prima della fine del servizio. Energia, socialità e gusto Non solo nutrizione sportiva: la mensa è stata anche luogo di incontro tra delegazioni, uno spazio informale dove condividere un piatto di pasta prima di una finale o un caffè dopo la gara. Se le medaglie raccontano la storia sportiva delle Olimpiadi, i numeri della mensa raccontano un altro successo: quello del cibo italiano, capace di conquistare atleti provenienti da 93 Paesi. Perché in fondo, tra una discesa e un salto, anche una forchettata può fare la differenza.
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