
Un treno interamente realizzato in cioccolato, lungo 55,27 metri e dal peso di 28 quintali, ha conquistato il Guinness World Records, stabilendo un nuovo primato mondiale durante “La Giornata del Record” ospitata a Palazzo Lombardia. L’opera straordinaria, frutto della maestria del cioccolatiere maltese Andrew Farrugia, è stata realizzata grazie alla collaborazione di scuole, consorzi e realtà del territorio lombardo. La costruzione del treno è stata un’impresa titanica: diversi mesi di progettazione e preparazione, seguiti da 30 giorni intensi di assemblaggio, con i pasticcieri impegnati dal mattino fino alle otto di sera, alternandosi per dare vita a ogni dettaglio. Il risultato è un capolavoro di precisione e pazienza, in grado di conquistare il palato e lo sguardo. Il progetto, presentato al CAST – Istituto Italiano di Arti Culinarie e Ospitalità di Brescia, rientra nel programma delle Olimpiadi della Cultura, promosso dalla Regione Lombardia in concomitanza con Milano Cortina 2026, e si caratterizza per un obiettivo altrettanto importante: la solidarietà. Parte del ricavato sarà infatti destinata agli hospice di Bergamo e Malta, in collaborazione con l’Associazione Cure Palliative, rappresentata durante l’evento dalla presidente Aurora Minetti. “La Lombardia non è solo la regione del lavoro e dell’impresa – ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana – ma anche una comunità dal grande cuore. Questo treno di cioccolato dimostra che sviluppo, creatività e solidarietà possono andare di pari passo”. L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerose autorità e rappresentanti istituzionali, tra cui gli assessori regionali Paolo Franco (Casa e Housing Sociale), Franco Lucente (Trasporti e Mobilità sostenibile), Massimo Sertori (Montagna e Enti locali), i consiglieri regionali Giovanni Malanchini e Roberto Anelli, e l’eurodeputata Lara Magoni. Tra gli ospiti anche i presidenti dei consorzi dei pasticceri di Bergamo e Brescia, Andrea Bonati e Luigi Groli, e Pierre Fenech, AD dell’istituto Maltese del Turismo. Secondo l’assessore Paolo Franco, l’evento è un chiaro esempio di come la collaborazione tra istituzioni, scuole e associazioni possa trasformarsi in un aiuto concreto per chi è più fragile, valorizzando al contempo le competenze artigiane e la creatività dei giovani. “Il treno di cioccolato – ha sottolineato l’assessore Franco Lucente – non è solo un record mondiale, ma un messaggio di solidarietà e un tributo al talento e alla sapienza dei nostri Maestri artigiani. Dimostra come eccellenza, tradizione e impegno sociale possano camminare insieme”. Con questo straordinario progetto, la Lombardia conferma la sua leadership anche nell’ambito agroalimentare, con un fatturato di circa 50 miliardi di euro, pari al 19% del totale nazionale, e si distingue non solo per produzione ed export, ma anche per la capacità di unire creatività, sviluppo economico e valori sociali. Il treno di cioccolato più lungo del mondo non è dunque solo un primato da Guinness, ma un simbolo di dedizione, ingegno e generosità, capace di lasciare un segno indelebile nel cuore della comunità lombarda e internazionale.ce.

Se la cucina italiana è un mosaico di sapori regionali, la Lardiata napoletana ne rappresenta una delle tessere più autentiche e vigorose. Questo piatto, pilastro della cucina povera campana, incarna la filosofia del recupero, nobilitando il lardo di maiale a protagonista assoluto di un sugo denso, avvolgente e profumatissimo. Dall'osteria all'eccellenza Gourmet. Un tempo confinata esclusivamente alle tavole contadine, oggi la lardiata vive una seconda giovinezza. È diventata una delle prelibatezze campane più rinomate, proposta con orgoglio alla carta nei ristoranti di alto livello della regione. In molti casi, si è evoluta in un vero e proprio piatto gourmet: gli chef ne reinterpretano la struttura giocando con contrasti di consistenze — come l'aggiunta di polvere di lardo croccante o l'utilizzo di varietà rare di pomodori — elevando una ricetta umile a simbolo del fine dining territoriale. Le Origini: Tra Dispensa e Genio Contadino. La Lardiata nasce nelle campagne che circondano Napoli. In passato, il lardo — conservato sotto sale e spezie — era la principale fonte di sostentamento. Il nome deriva dal battuto: il lardo veniva tritato finemente al coltello fino a ridurlo in una crema, pronta a sciogliersi nel soffritto per creare una base saporita e arrabbiata grazie all'aggiunta sapiente del peperoncino, che regala al piatto il suo carattere deciso. L'Importanza degli Ziti Spezzati. Nella preparazione, il formato di pasta è una scelta tecnica fondamentale. Gli Ziti spezzati a mano sono d'obbligo: la rottura manuale crea piccole schegge di amido che, legandosi al lardo fuso e al pomodoro, generano un connubio perfetto e una cremosità naturale, impossibile da ottenere con altri formati. Un invito alla scoperta: tra Napoli e provincia. Per chi desidera scoprire l'essenza vera di questo piatto, l'invito è quello di addentrarsi nel cuore della tradizione. Nonostante la sua ascesa gourmet, l'anima della lardiata pulsa ancora con forza nelle trattorie storiche di Napoli e della sua provincia. È qui, tra i tavoli di legno e i profumi dei vicoli, che questo piatto sprigiona la sua magia più sincera. Vi invitiamo a provarlo nei luoghi dove la ricetta si tramanda intatta, per assaporare un pezzo di storia campana che continua a conquistare palati generazione dopo generazione.

Il Maestro Istruttore Andrea De Stefano, titolare della pizzeria The Barrel di Morano Calabro (CS), ha conquistato il primo posto nella competizione mondiale “Pizza Senza Frontiere”, svoltasi il 20 gennaio nell’ambito del prestigioso Sigep di Rimini. Alla manifestazione hanno preso parte oltre 800 concorrenti provenienti da tutto il mondo, che si sono confrontati davanti ai forni mettendo in mostra competenze tecniche, creatività e capacità di valorizzazione delle materie prime, sotto l’attento giudizio della giuria internazionale del campionato. De Stefano ha presentato tre pizze, ideate per esaltare prodotti calabresi di eccellenza affiancati da ingredienti selezionati provenienti da altre regioni italiane. La sua performance gli ha permesso di imporsi nella categoria “pizza classica”, considerata la più ambita del campionato. Nel commentare il risultato, Andrea De Stefano ha dichiarato che la vittoria è arrivata dopo sei tentativi affrontati negli anni, in un’edizione alla quale aveva preso parte senza particolari aspettative di successo. Il Maestro ha spiegato di aver partecipato alla manifestazione insieme al proprio staff e alla famiglia, con l’obiettivo principale di visitare la fiera e contribuire alla crescita professionale dei collaboratori dei suoi locali. Un risultato che, ha sottolineato, non era previsto, ma che rappresenta la realizzazione di un sogno. Il successo è il frutto di un percorso formativo strutturato e di alto profilo. Andrea De Stefano è diplomato presso l’Accademia Internazionale Pizzaioli di Enrico Famá, la prima e unica accademia a disporre di una certificazione internazionale degli studi e dei diplomi conseguiti. Presso la stessa Accademia ha conseguito anche il titolo di Istruttore pizzaiolo, qualifica che gli consente di insegnare ufficialmente per nome e per conto della scuola, rilasciando diplomi di pari livello. Alla formazione nel settore pizza si affianca una preparazione completa nel mondo della ristorazione. De Stefano è diplomato in cucina, in latte art e caffetteria, è conoscitore delle materie prime di eccellenza ed è anche diplomato in food & beverage management, competenze che applica quotidianamente nella gestione del proprio locale, puntando su qualità, organizzazione e professionalità. Tra i prossimi obiettivi del Maestro De Stefano figura l’apertura di un’Accademia Pizzaioli a Morano Calabro, con l’intento di contribuire alla formazione di nuovi professionisti e di rafforzare il ruolo del territorio calabrese nel panorama nazionale e internazionale della pizza.

Napoli, 28 gennaio 2026 – Teatro Totò Napoli ospita uno degli appuntamenti più prestigiosi della gastronomia italiana: L’Arcimboldo International 2026. Tra i protagonisti attesi sul palco spicca lo chef Mirco Antonio Vigna, interprete raffinato e innovativo della cucina italiana, pronto a ricevere prestigiosi riconoscimenti per la sua carriera, frutto di passione, tecnica e profondo rispetto per la tradizione. L’evento si terrà lunedì 2 febbraio 2026 alle ore 15:00 presso il Teatro Totò, nel cuore del centro storico. Chef, produttori e professionisti del settore provenienti da tutta Italia e dall’estero parteciperanno a una celebrazione dell’eccellenza e della creatività gastronomica. Tra i premi più prestigiosi, la statuina de L’Arcimboldo e la targa con i “pennelli d’eccellenza”, simboli di talento e innovazione. Accanto allo chef Vigna sarà presente l’azienda agricola Brunitta, eccellenza pugliese nella produzione artigianale di pasta e grani antichi, a testimonianza della qualità e autenticità della filiera italiana. Brunitta propone un prodotto che unisce amore per la terra e rispetto per la natura, offrendo l’opportunità di entrare a far parte di una tradizione che celebra l’eccellenza dell’agricoltura italiana. La mission dell’azienda è valorizzare le proprie radici, garantendo un futuro alle tradizioni locali e promuovendo la qualità dei grani italiani, evitando dipendenze da produzioni estere dove standard e lavorazione non raggiungono i livelli italiani. La Gazzetta del Food sostiene con orgoglio lo chef Vigna, riconoscendo il suo ruolo di ambasciatore del gusto italiano, capace di raccontare il patrimonio culinario del Paese con passione, visione e maestria. L’Arcimboldo International 2026 conferma Napoli come palco della gastronomia italiana di eccellenza, unendo tradizione, innovazione e creatività in una manifestazione imperdibile per chi ama il gusto autentico e l’arte del cibo.

“Addio sogni di gloria, addio castelli in aria”: le parole del capolavoro cantato, tra i decenni, da Carlo Buti, Claudio Villa, Luciano Pavarotti… ben si addicono alle riflessioni di Edoardo Raspelli su due momenti della attuale storia italiana, su due “trionfi” che, in quattro e quattro otto, si sono ridimensionati, se non scomparsi. Al centro dell’attenzione 1- il presunto primato, quel “per la prima volta” che il riconoscimento assegnato dall’ Unesco, il PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITA’, va ad un Paese, in questo senso l’Italia e 2-la grande occasione per i prodotti, le ricette, i piatti della cucina italiana, di trionfare tra 200 mila visitatori delle Olimpiadi Milano-Cortina, disseminati in 12 siti, tra l’inizio milanese a San Siro e la fine all’ Arena di Verona. Cominciamo dalle Olimpiadi. Alla Fiera Fuori Milano, a Rho, il 10 aprile dell’anno scorso, era stato annunciato che gli ospiti che si fossero iscritti alla On Location avrebbero avuto a disposizione almeno 175.000 pasti d’eccellenza curati da un famoso chef e ristoratore piemontese, Carlo Zarri, del San Carlo di Cortemilia, in provincia di Cuneo, la patria della nocciola. La Valtellina avrebbe visto la presenza, tra l’altro, di montagne di Bresaola, di Bitto e Casera, il Trentino Alto Adige lo speck, il meraviglioso formaggio Puzzone di Moena, lo yogurt artigianale, le mele… per non parlare poi, di Prosecco e di Grana Padano…ovviamente il tutto accostato anche ai ravioli del plin di Cuneese ed Astigiano. Decine di persone erano presenti, tra cui Edoardo Raspelli, Joe Bastianich, il celebre blogher (e prossimo conduttore di Sanremo Giovani) Gianluca Gazzoli ed atleti del calibro della nuotatrice Federica Pellegrini e della pattinatrice di velocità sul ghiaccio Francesca Lollobrigida ( pronipote di Gina Lollobrigida e cugina di Francesco Lollobrigida). Ma il 4 dicembre su Facebook lo chef e patron del San Carlo annunciava che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro per quei 175.000 pasti all’insegna del Made in Italy… Da allora silenzio assoluto. Edoardo Raspelli, da” cronista della gastronomia” si è incuriosito. Carlo Zarri lo ha rimandato all’ufficio stampa di On Location, l’ufficio stampa ha detto di rivolgersi al responsabile dell’organizzazione, l’esperto italiano ma di provenienza francese Tommaso Cavallari. Il conduttore de “L’Italia che mi piace…In viaggio con Raspelli” ha mandato email a destra ed a sinistra, ha telefonato e messaggiato per giorni… senza alcun risultato… Poi ha cercato altrove le informazioni. Il sommo chef altoatesino Norbert Niederkofler (del ristorante omonimo di Brunico) non ne sapeva niente. Idem Michil Costa della Perla di Corvara in Badia. Il celeberrimo Tivoli di Cortina e l’Huberlain di Anterselva (all’interno dell’area del biatlon) si occupano solo del Casa Italia… Ma allora i pranzi e le cene dei 175.000/200.000 sportivi ma golosi annunciati l’anno scorso ?! Poi, chiedendo all’intelligenza artificiale, in particolare a ChatGPT, sono saltati fuori nomi importanti, tutti sloveni, quelli della Jezeršek Catering, Vita Catering e Vivo Catering… “Nella mia vita non ho mai avuto né mai avrò preclusioni di nessun tipo, né sessuale né razziale; per me non ci sono colori o tratti somatici diversi e problematici… -dice Edoardo Raspelli- però, io sono italiano, amo l’Italia… Mio nonno (che si chiamava come me ) era Tenente dei Carabinieri Reali, mio padre (prima di diventare segretario nazionale degli Ospedalieri per la CISL lo era del Sindacato Unico Fascista, anche se in casa sua nascondeva gratis una vecchina ebrea salvandola dai campi di sterminio nazi fascista… Io ho imparato a memoria sin da bambino quel celebre passo del libro Cuore di Edmondo De Amicis: “ Perché amo l’Italia ?! Perchè mia madre è italiana, perché il sangue che mi scorre nelle vene è italiano, perché è italiana la terra dove sono sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera, perché la città dove sono nato, la lingua che parlo….è italiano”… Conclude Edoardo Raspelli “Vedremo un catering straniero, di qualunque Nazione sia (se la notizia viene confermata) che ruolo, che peso darà ai prodotti ed alle ricette del nostro Paese”. “LA CUCINA ITALIANA PATRIMONIO DELL’UMANITA’” ?! MA NON ESAGERIAMO: ARRIVIAMO ULTIMI O QUASI Altro trionfo annunciato quello dell’assegnazione all’Italia, PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO del riconoscimento da parte dell’Unesco della CUCINA ITALIANA PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITA’. Anche qui, più che ricerche negli archivi od in biblioteca, Edoardo Raspelli ha avuto il pronto soccorso, di nuovo, dell’intelligenza artificiale, di nuovo la ChatGPT, che in un attimo ha fatto un copioso elenco di alcuni recenti analoghi riconoscimenti. “Che la CUCINA ITALIANA riceva una medaglia mi sta anche bene (anche se i ristoratori ed i cuochi di oggi la stanno massacrando), ma prima, qualcuno ci ha preceduto”: Altre iscrizioni culinarie recenti (esempi dal 2020 al 2024) Caffè arabo come simbolo di generosità Paesi Arabi Cultura della colazione in Malesia Malesia Mulgi puder (purè tradizionale) Estonia Pane di manioca (conoscenze e pratiche) Cuba Formaggio Minas artigianale Brasile Al-Manâ ouchâ (pratica culinaria) Libano Harees (cucina tradizionale) Arabia Saudita & Emirati Arabi Ceviche (preparazione e consumo) Perù Cultura della cucina del borscht Ucraina Pratiche sociali legate a Sljivovica Serbia Tecniche di lavorazione del tè Cina Ceebu Jën (arte culinaria) Senegal Zuppa Joumou Haiti Couscous (produzione/consumo) Algeria, Mauritania, Marocco, Tunisia LE ULTIME GHIOTTONERIE ASSAGGIATE DA RASPELLI NEGLI ULTIMI MESI Quindi, ecco le ghiottonerie (anche non esclusivamente di piccolissime produzioni) che mi hanno particolarmente colpito e che mi sono piaciute negli ultimi tempi: vale la pena di assaporarle degustarle farle conoscere ancora di più: -ACQUA MINERALE Calizzano Fonti Bauda (Calizzano, Savona); Cerelia (Cerelio di Vergato, Bologna) -LINGUE DI SUOCERA e PAN D’ARIA Mario Fongo (Asti) -OLI Jugale Carvelli (Mesoraca, Crotone); Garda Trentino ( valorizzato dallo chef Peter Brunel, Arco, Trento) Molino del Torrone (Gaglietole di Collazzone, Perugia); Gina Durante (Stellanello, Savona, selezione Piero Sattanino); La Porrona (Montalcino, Siena, selezione ristorante Pescatore Santini, Canneto sull’Oglio, Mantova) -PASTA: Martelli (Lari, Pisa ); Latini (Osimo, Ancona ), La Campagna di Francesca (Torre del Lago Puccini dí Viareggio Lucca); Berruto (Carmagnola, Torino) -TORTELLINI (valorizzati dal ristorante Boni, Bologna) -CAPPELLETTI DI CARPI DE.CO. Pasta&Pasta (Carpi, Modena) -ZUPPE E VELLUTATE Zerbinati, Borgo San Martino (Alessandria) -FORMAGGI ARTIGIANALI STAGIONATI Guffanti (Arona, Novara) -BURRO E FORMAGGI Latteria Sociale Antigoriana (Crodo, VB Verbano Cusio Ossola); Diego Ceresa (Borgomanero, Novara) -PARMIGIANO REGGIANO: Sua Maestà il Nero del Caseificio Pieve Roffeno (Rocca di Roffeno Castel d’Aiano, Bologna, valorizzato dal ristorante Boni di Bologna) ed Auricchio (valorizzato dal ristorante Pescatore Santini, di Canneto sull’Oglio, Mantova). -ABTM Aceto Balsamico Tradizionale di Modena La Vecchia Dispensa (valorizzato dal ristorante Boni di Bologna) -ACETO BALSAMICO ED OLIO EXTRA VERGINE OLIVE VARIETÀ MINUCCIOLA Relais Villa Zagara (Sorrento, Napoli) -PROSCIUTTO CRUDO E SALAMI Fattoria Ca Dante di Stefano Pelloni (Fanano, Modena) -SALAME SARDO SALSICCIA AFFUMICATA salumificio Rovajo (Dèsulo, Nùoro) -MORTADELLA DI FEGATO SALAME DI TESTA e COTECHINO di Ugo Facciola, ristorante Edelweiss, Viceno di Crodo, VB Verbano Cusio Ossola) -COTECHINO CRUDO DI CARPI DE.CO. salumeria Beltrami(Carpi, Modena) -BRESAOLA E BITTO La Fiorida (Mantello, Sondrio) -MOSTARDA FINA DI CARPI ristorante L’Incontro (Carpi, Modena) —————————————————————---------------------------------------------------------------------------------------------- -BERGAMOTTO puro succo e BERGAMIEL Azienda Agricola Patea (Brancaleone, Reggio Calabria) -MARMELLATA DI CHINOTTO(Augusto Vincenzo Besio, Legino di Savona, valorizzato dal ristorante La Reserve Piero Sattanino, Bordighera, Imperia). -PANETTONE Antica Corona Reale (Cervere, Cuneo); Loison (Costabissara,Vicenza). -BISCOTTINI Loison (Costabissara, Vicenza) -NOCCIOLATO E CREMA con nocciole solo piemontesi Novi (Novi Ligure, Alessandria ). -CIOCCOLATINI Domori Illy, None (Torino) -RUBATÀ’ grissini di Mario Fongo al cioccolato Bodrato -TORRONE Torronificio Gennargentu (Desulo, Nùoro) -AMARO Moreno Cedroni(Senigallia, Ancona) -KINA Barbieri (Maierato, Vibo Valentia) -GRAPPE Distilla (Magreta di Formigine, Modena). -LIMONCELLO ristorante Quattro Passi (Nerano, Napoli) -CAFFÈ Kimbo (Melito di Napoli) ———————————————---------------------------------— VINI: -GAJA, (Barbaresco, Cuneo) -CA’DEL BOSCO (Erbusco, Brescia). -FERRARI , Lunelli (Ravina di Trento) -VELENOSI, Ascoli Piceno -MARISA CUOMO, Costa d’Amalfi DOC(Furore ,Salerno) -VERMENTINO DI GALLURA Tenuta Paltusa (Calangianus, Sassari)

La cucina evolve, ascolta il cambiamento e risponde alle nuove esigenze del gusto contemporaneo. È da questa consapevolezza che nasce "Sulle Note del Benessere", la mia nuova corrente gastronomica, un percorso che segna il passaggio dalla tradizione a una cucina vegetariana moderna, inclusiva e attenta al benessere. La mia cucina è da sempre in continua evoluzione, alimentata dallo studio costante delle materie prime e delle tecniche innovative. Il mio obiettivo è interpretare le richieste di un mercato in forte crescita, sempre più orientato verso una filosofia del “senza”. Senza glutine. Senza lattosio. Senza carne e senza pesce. Una cucina che non rinnega la tradizione, ma la rilegge in chiave contemporanea, dando vita a una linea di salumi e formaggi vegetariani capace di unire gusto, ricerca e benessere. Sulle Note del Benessere nasce con un obiettivo chiaro: rendere la tavola un luogo di inclusione. Metto al centro l’esperienza dell’ospite, affinché chi convive con intolleranze, allergie o segue una scelta alimentare vegetariana non sia costretto a rinunciare alla convivialità, ma possa sentirsi pienamente accolto grazie a un menù dedicato, studiato con attenzione e rispetto. In questa nuova corrente culinaria, il benessere diventa parte integrante del piacere gastronomico, mentre la convivialità resta il valore fondante. Sulle Note del Benessere è il mio modo di raccontare evoluzione, ascolto e inclusività, aprendo nuove prospettive alla cucina vegetariana contemporanea. Chef Giovanna Cuomo

Catania è stata messa in ginocchio da una nuova ondata di maltempo che ha provocato allagamenti, disagi e momenti di forte difficoltà per molti cittadini. In questo scenario critico, la squadra Ristoworld Emergency è scesa in campo per fornire assistenza concreta alle persone colpite. Le immagini degli interventi sono state pubblicate sui social da Andrea Finocchiaro, fondatore e presidente dell’associazione Ristoworld, documentando il lavoro dei volontari impegnati sul territorio: supporto logistico, presenza costante e aiuto diretto a chi ha visto la propria quotidianità stravolta dall’emergenza. Ristoworld, nata come organizzazione attiva nella valorizzazione della cultura enogastronomica e del Made in Italy, dimostra ancora una volta di essere molto più di una realtà legata alla ristorazione. Accanto alla promozione culinaria e ai progetti culturali, l’associazione ha costruito negli anni una forte identità basata sulla responsabilità sociale e sull’impegno solidale. Andrea Finocchiaro, figura di riferimento nel panorama gastronomico e associativo italiano, è noto per il suo lavoro nella promozione della cucina come strumento di dialogo e inclusione. Un percorso che ha ricevuto un importante riconoscimento istituzionale: su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito, il 27 dicembre del 2024, il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, rendendolo uno dei più giovani cavalieri d’Italia. Un’onorificenza che oggi assume un valore ancora più profondo alla luce dell’impegno dimostrato durante l’emergenza. «Ristoworld Italy è anche questo: esserci quando serve», è il messaggio che emerge dalle immagini e dalle parole condivise sui social. In un momento in cui Catania conta i danni e cerca di rialzarsi, la presenza di realtà come Ristoworld rappresenta un segnale di speranza: la solidarietà può diventare un motore concreto di rinascita.

Si è conclusa con grande successo la conferenza stampa di presentazione di Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza 2026, l’evento di riferimento per il mondo HoReCa, in programma dal 2 al 5 febbraio presso il Quartiere Fieristico di Riva del Garda. L’edizione 2026 segna un traguardo storico: i 50 anni del Salone, mezzo secolo di innovazione, cultura e valorizzazione delle persone che animano il settore dell’ospitalità. Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali, leader di settore, espositori storici e nuovi protagonisti dell’ospitalità, tutti uniti dall’entusiasmo per un’edizione che promette di combinare tradizione e visione futura. Con oltre 750 espositori e 45.000 metri quadrati di area espositiva, Hospitality Riva 2026 si conferma come piattaforma strategica per il networking e lo sviluppo professionale. L’evento offre un ampio ventaglio di contenuti che spaziano dal food & beverage, al contract, fino alla tecnologia e innovazione digitale, ponendo grande attenzione alla formazione e alla crescita professionale degli operatori del settore. Un ruolo di spicco è riservato al progetto Out&About, che porta la manifestazione oltre i padiglioni, con eventi diffusi nel territorio di Riva del Garda. Attraverso degustazioni, laboratori, visite guidate e momenti di incontro, il progetto mira a valorizzare il territorio, promuovere esperienze uniche e rafforzare il legame tra fiera, operatori e pubblico, offrendo uno sguardo completo sulle ultime tendenze e innovazioni del settore. “Questa edizione speciale celebra mezzo secolo di evoluzione dell’ospitalità,” ha dichiarato il direttore della manifestazione. “Hospitality non è solo una fiera: è un osservatorio privilegiato sui cambiamenti del settore, un punto di incontro tra professionisti, innovatori e giovani talenti, dove la cultura dell’accoglienza diventa protagonista”. L’edizione dei 50 anni di Hospitality guarda al futuro del settore, puntando su sostenibilità, digitalizzazione e internazionalizzazione, senza dimenticare la centralità delle persone e delle relazioni che costituiscono il cuore pulsante dell’ospitalità. Per operatori, aziende e appassionati, Hospitality Riva 2026 rappresenta quindi un’occasione unica per esplorare le ultime innovazioni, aggiornarsi sulle tendenze emergenti e costruire nuovi contatti professionali, in un ambiente che celebra al contempo la storia e la modernità dell’ospitalità italiana e internazionale.

La Gazzetta del Food racconta cinque giorni di business, innovazione e relazioni globali Rimini, 20 gennaio 2026 – Cala il sipario su Sigep World 2026, un’edizione destinata a segnare un punto di svolta nella storia della manifestazione. Dal 16 al 20 gennaio, la Fiera di Rimini si è trasformata nel cuore pulsante del foodservice mondiale, accogliendo operatori, aziende e buyer da ogni continente. Per cinque giorni, La Gazzetta del Food ha seguito passo passo l’evoluzione dell’evento, raccontando incontri B2B, novità espositive, panel di discussione, showcooking e networking di alto profilo. Un palcoscenico globale: operatori da 160 Paesi L’edizione 2026 ha consacrato Sigep World come uno degli hub più internazionali del settore. Gli operatori presenti provenivano da 160 Paesi, mentre la quota di visitatori esteri ha sfiorato il 25% del totale, confermando una crescita costante dell’internazionalità della manifestazione. Particolarmente significativo il balzo degli espositori internazionali: +33% di aziende straniere, con presenze provenienti da 45 Paesi. Tra le novità, l’ingresso di mercati emergenti come Canada, Arabia Saudita, Ecuador, Singapore, Nepal e Algeria, insieme ai ritorni dei Paesi consolidati. 1.300 brand e migliaia di incontri d’affari Oltre 1.300 brand espositori hanno portato a Rimini soluzioni tecnologiche, ingredienti, format e modelli di business per il foodservice contemporaneo. Il cuore operativo della fiera sono stati i 5.650 business meeting, occasioni concrete di confronto tra aziende e operatori internazionali. Il Top Buyer Program ha attratto 500 buyer da 75 Paesi, con forte rappresentanza da Stati Uniti, Canada, India, Cina, Brasile, Emirati Arabi Uniti e Singapore, confermando il ruolo strategico di Sigep World come piattaforma globale di sviluppo commerciale. Trend globali e dialogo tra culture SIGEP World 2026 non è solo numeri: è confronto, visione e cultura del gusto. Per la prima volta, hanno partecipato delegazioni africane da Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Zimbabwe e Guinea, ampliando ulteriormente l’orizzonte internazionale dell’evento. Nei padiglioni sono emersi temi chiave: Sostenibilità delle filiere Digitalizzazione e automazione dei processi Nuovi format di consumo internazionale Temi che La Gazzetta del Food ha approfondito quotidianamente con reportage, interviste e analisi dedicate. Interviste ai protagonisti: voci dal cuore di SIGEP World Francesco Lollobrigida: difendere il Made in Italy Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha ribadito l’importanza della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. «La cucina italiana non è soltanto un insieme di ricette – ha dichiarato – ma un sistema di valori che unisce territori, tradizioni, qualità delle materie prime e lavoro delle imprese. Difendere il Made in Italy significa tutelare la nostra identità e garantire futuro alle filiere agricole e alimentari». Lollobrigida ha sottolineato la necessità di contrastare l’Italian sounding e sostenere le aziende che innovano senza rinunciare alle radici. Michele De Pascale: SIGEP, vetrina e patrimonio UNESCO Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, ai microfoni de La Gazzetta del Food Live, ha evidenziato il ruolo strategico dell’evento: «SIGEP non è solo esposizione e innovazione tecnologica, ma punto di riferimento per la valorizzazione della tradizione gastronomica italiana, con uno sguardo al futuro e alla sostenibilità». Iginio Massari: tradizione e innovazione Il Maestro pasticcere ha raccontato le sue novità per SIGEP 2026: «Le macchine che ho sempre sognato combinano tradizione artigianale e innovazione tecnologica, anticipando le tendenze del futuro del settore». Un’occasione imperdibile per lasciarsi ispirare dall’eccellenza di uno dei nomi più riconosciuti a livello internazionale. Media e visibilità internazionale L’eco di SIGEP World 2026 ha superato i confini dei padiglioni grazie alla presenza di 802 giornalisti accreditati, con crescente rappresentanza estera, generando un impatto globale sul settore. Con la chiusura dell’edizione 2026, SIGEP World guarda già oltre: nuove tappe strategiche in Nord America e Asia rafforzeranno la presenza dei suoi iscritti nei mercati più dinamici del foodservice internazionale. Per cinque giorni, La Gazzetta del Food ha raccontato storie, innovazioni e connessioni che trasformano una fiera in una vera piattaforma di sviluppo globale, confermando che il futuro del food italiano passa da SIGEP World.

La Gelato World Cup 2026 ha incoronato Singapore Campione del Mondo, davanti a Francia e Argentina, al termine di quattro giorni di competizioni ad altissimo livello che hanno trasformato i padiglioni di Sigep World in un vero teatro del gusto. La Gazzetta del Food era presente a Rimini per seguire da vicino ogni fase della manifestazione, osservando non solo le prove in gara, ma anche l’energia, la tensione e l’orgoglio dei team provenienti da ogni parte del mondo. Dodici squadre internazionali, nove sfide tecniche e narrative, un solo grande obiettivo: dimostrare che il gelato artigianale oggi è molto più di un dessert, è un’esperienza culturale completa. Singapore, il trionfo dello stupore A conquistare la giuria è stato il Team Singapore, che ha costruito il proprio successo attorno al tema “Circus”, un omaggio all’equilibrio, alla precisione e alla meraviglia. Guidata da Jason Tan insieme a Dexter Lee, Loh Cheng Kit e Chew Wei Lung, la squadra asiatica ha saputo tradurre il concept in ogni prova, creando una narrazione coerente fatta di tecnica impeccabile, design emozionale e sapori audaci. Il loro percorso è stato un crescendo: dalle monoporzione ai dessert da ristorazione, fino al Final Grand Buffet, dove ogni creazione era parte di uno stesso racconto. Una vittoria che segna simbolicamente l’ascesa di Singapore come nuovo punto di riferimento nella scena mondiale del gelato artigianale. Francia e Argentina: arte, poesia e identità Secondo posto per la Francia, che con “The Dance of Animals” ha proposto una visione elegante e dinamica, ispirata al movimento e all’armonia della natura. Il team guidato da Hervé Dartois ha unito l’eredità della pasticceria francese a un’estetica moderna, conquistando il pubblico con una tecnica cristallina e una forte identità visiva. Terzo gradino del podio per l’Argentina, che con “The Garden of Butterflies” ha portato in gara una narrazione poetica, ricca di colori e simboli legati alla trasformazione e alla biodiversità. Sotto la guida di Eduardo Zacaria, la squadra ha espresso grande equilibrio gustativo e una sensibilità artistica capace di emozionare. Un laboratorio globale del futuro Nel corso della competizione, i team si sono confrontati con prove che hanno spaziato dal gelato gastronomico ai dessert da ristorazione, dalle torte gelato ai gelati su stecco, fino alla temuta mystery box a base di frutta. Ogni prova ha messo in luce approcci culturali diversi, raccontando un mondo in cui il gelato diventa strumento di ricerca, racconto e identità. Per chi, come La Gazzetta del Food, ha seguito l’evento sul campo, la Gelato World Cup 2026 ha rappresentato molto più di una gara: è stata una finestra sul futuro del settore, dove artigianalità, sostenibilità, storytelling e innovazione si fondono in un’unica visione globale. Il gelato non è mai stato così contemporaneo. E Rimini, ancora una volta, ne è stata la capitale.

Tra le macerie del dopoguerra e i vicoli umidi dove il sole fatica ad arrivare, il mito della pizza fritta non nasce da un ricettario regale, ma dall'ingegno di chi non aveva più nulla, se non la propria dignità. Mentre i forni a legna erano un lusso inaccessibile, le donne del popolo trovarono la salvezza in un calderone d'olio bollente posto sulla soglia del "basso". La Regina del Basso e il Patto del "Sette" Fu così che la pizza divenne democratica. Non servivano braci ardenti; bastava una fiamma, un po' di strutto e la maestria delle pizzaiole, figure quasi sciamaniche che trasformavano pochi grammi di farina in un miracolo gonfio d'aria. Era la celebre "pizza a otto": si mangiava subito per placare la fame, ma si pagava otto giorni dopo. Un patto d’onore basato sulla speranza che la fortuna avrebbe bussato alla porta. L’Essenza Intoccabile: La Tradizione Originale La vera anima della pizza fritta risiede nella sua immutabile semplicità, partendo indissolubilmente da due pilastri sacri: • Ricotta e Cicoli: Il punto di partenza assoluto, dove la cremosità incontra la sapidità dei ciccioli di maiale. • Pomodoro, Provola : L'abbraccio filante arricchito dal morso deciso del pepe nero. Fondamentale è la gestualità del rito: la pizzaiola stende il disco e depone il cuore di ripieno, poi con un movimento rapido e deciso sigilla i bordi con la pressione dei palmi, creando un cordone ermetico. Questa chiusura è essenziale: deve trattenere il vapore e impedire all'olio di violare l'intimità del ripieno, permettendo alla pasta di gonfiarsi come un pallone dorato. Il Simbolo dello Street Food Moderno Oggi, quella che era una necessità è diventata il simbolo assoluto dello Street Food. Passeggiando per via Toledo o tra i Decumani, il profumo della frittura è la colonna sonora olfattiva di Napoli. Avvolta nella "carta paglia" che assorbe l'unto in eccesso, la pizza fritta è oggi l'icona del cibo da strada: un lusso democratico che si consuma in piedi, tra la folla, mantenendo intatto quel legame viscerale con il popolo. Un Amuleto di Farina e Fuoco Più che un pasto, la pizza fritta resta un talismano. La sua forma turgida simboleggia l'abbondanza che scaccia la carestia. Mangiarne una significa incorporare la resilienza di Napoli; è un atto scaramantico che trasforma il "niente" nel "tutto". Il vapore che sprigiona al primo morso è il "respiro di Partenope", un segno di buon auspicio per chiunque cerchi di cambiare il proprio destino. L'Invito: Perdetevi nei Vicoli Non cercate questa magia nei menu patinati o nei locali asettici. Per conoscere il vero Oro di Napoli, dovete perdervi tra i vicoli, lasciarvi guidare dal crepitio dell'olio e dal richiamo dei maestri friggitori. Solo lì, tra un "basso" e una chiesa barocca, potrete stringere tra le mani un pezzo di storia bollente. Assaggiate la vera pizza fritta, quella che non ammette compromessi, e lasciate che la fortuna di Napoli vi baci al primo morso..

La collana, firmata da Errico Porzio, Salvatore Lioniello e Cristian Zaghini, è un progetto editoriale che racconta la pizza attraverso esperienze, visioni e percorsi professionali differenti, offrendo uno sguardo contemporaneo su un mestiere che affonda le radici nella tradizione ma guarda con decisione al futuro. Un racconto corale che mette al centro la formazione, la consapevolezza tecnica e il ruolo evolutivo del pizzaiolo nel panorama gastronomico attuale. La presentazione, accolta con grande interesse da professionisti, operatori e appassionati del settore, è stata moderata dal presidente Antonio Giaccoli, che ha guidato il confronto valorizzando i temi chiave della collana: cultura della pizza, identità territoriale e crescita professionale. Presente in fiera anche Filomena Giaccoli, impegnata in questi giorni di SIGEP tra incontri, attività formative e momenti di dialogo con il pubblico. Formazione, tecnica ed esperienza dal vivo Lo stand dell’Accademia Nazionale Pizza DOC si è trasformato in un laboratorio aperto. Demo pratiche e masterclass formative hanno animato l’area, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e concreta. Gli istruttori dell’Accademia hanno guidato momenti di approfondimento tecnico, mostrando dal vivo metodi, gesti e processi di lavoro. Teoria e pratica si sono intrecciate in un percorso chiaro e accessibile, permettendo di comprendere appieno il valore del metodo formativo Pizza DOC. Le masterclass hanno favorito il confronto diretto con i professionisti, mentre le demo hanno reso visibile il risultato di un approccio basato su tecnica, studio e consapevolezza. Non semplici dimostrazioni, ma esperienze reali, culminate nella degustazione dei prodotti realizzati: un’espressione concreta di qualità, equilibrio e identità mediterranea. Una festa di gusto e tradizione La giornata si è conclusa in un clima di grande entusiasmo. Dopo la presentazione della collana, lo stand è letteralmente esploso in una festa spontanea fatta di canti e balli della tradizione napoletana, coinvolgendo espositori, visitatori e addetti ai lavori. Un momento autentico, che ha raccontato più di mille parole lo spirito dell’Accademia: condivisione, passione e appartenenza. Grande l’affluenza e la partecipazione, a conferma del forte interesse verso un progetto che unisce editoria, formazione e cultura gastronomica. Al SIGEP World 2026, l’Accademia Nazionale Pizza DOC ha ribadito il proprio ruolo di riferimento, portando in scena non solo la pizza, ma il suo valore più profondo: quello umano, culturale e identitario. e.








