Orecchiette gratinate filanti con ragù casereccio di cavallo, stracciatella e treccia battuta
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La tradizione che si fa contemporanea
Ci sono piatti che nascono da una ricetta e altri che nascono da un ricordo. Quando lavoro su una preparazione, cerco sempre di mantenere questo filo: partire dalla memoria della cucina italiana, rispettare la materia prima e arrivare a una proposta capace di parlare anche al gusto contemporaneo.
È questa la filosofia che mi ha guidata nella realizzazione delle orecchiette gratinate filanti con ragù casereccio di cavallo, stracciatella e treccia battuta.
Ho scelto le orecchiette Valdoro perché la loro forma è particolarmente adatta a raccogliere il condimento e a valorizzare un ragù strutturato. Intorno alla pasta ho costruito un piatto dai contrasti netti ma armonici: la forza aromatica del ragù di cavallo, la cremosità fresca della stracciatella, la componente filante della treccia e, infine, la gratinatura, che porta nel piatto una piacevole nota croccante.
Il ragù di cavallo rappresenta la parte più istintiva e casereccia della ricetta. È una preparazione che richiede tempo, attenzione e una cottura paziente, perché è proprio nella lentezza che la carne riesce a sviluppare profondità e rotondità.
La gratinatura, invece, cambia il carattere del piatto. La pasta diventa protagonista di una doppia consistenza: croccante in superficie, morbida e avvolgente all’interno. La stracciatella, aggiunta alla fine, interviene come elemento di equilibrio, portando freschezza e una delicata componente lattica.
Il risultato è una preparazione importante, ma non complicata nel concetto: pasta, ragù e formaggio, tre elementi della nostra memoria gastronomica reinterpretati attraverso consistenze e temperature differenti.

La ricetta
Orecchiette Valdoro gratinate filanti con ragù casereccio di cavallo, stracciatella e treccia battuta
Dosi per 4 persone
Ingredienti
Per il ragù
- 400 g di carne di cavallo macinata
- 400 g di passata di pomodoro
- 1 cipolla
- 1 carota
- 1 costa di sedano
- 1 spicchio d’aglio
- ½ bicchiere di vino rosso
- olio extravergine d’oliva
- 1 foglia di alloro
- sale
- pepe nero
Per la pasta
- 320 g di orecchiette Valdoro
- sale grosso
- acqua di cottura
Per la finitura
- 200 g di stracciatella
- 150 g di treccia battuta o sfilacciata
- Parmigiano Reggiano grattugiato
- olio extravergine d’oliva
- pepe nero
- basilico fresco
Procedimento
Inizio dal ragù, che rappresenta la base gustativa del piatto.
Preparo un battuto molto fine di cipolla, carota e sedano e lo lascio appassire lentamente in casseruola con olio extravergine d’oliva e uno spicchio d’aglio.
Quando il fondo è morbido e profumato, aggiungo la carne di cavallo macinata. La rosolo a fuoco medio-alto, lavorandola con un cucchiaio in modo da ottenere una buona separazione della carne e una doratura uniforme.
Sfumo con il vino rosso e lascio evaporare completamente la parte alcolica. Aggiungo quindi la passata di pomodoro e l’alloro, regolo di sale e pepe e lascio cuocere a fuoco dolce.
Non cerco una cottura veloce: il ragù deve avere il tempo di concentrarsi e sviluppare una struttura morbida, intensa e profumata.
Nel frattempo porto a ebollizione abbondante acqua salata e cuocio le orecchiette Valdoro, mantenendole ben al dente. La cottura verrà completata successivamente in forno, quindi è importante non portare la pasta alla sua cottura definitiva.
Scolo le orecchiette e le trasferisco direttamente nel ragù. Manteco con cura, aggiungendo poca acqua di cottura se necessario, fino a ottenere un condimento ben distribuito e avvolgente.
Trasferisco la pasta in una pirofila oppure in cocotte individuali. Distribuisco sulla superficie la treccia battuta e completo con una leggera spolverata di Parmigiano Reggiano.
Passo in forno preriscaldato a 200 °C fino a ottenere una gratinatura dorata e croccante.
A questo punto arriva uno dei passaggi che considero più importanti: la finitura.
Tolgo la pasta dal forno e lascio riposare brevemente. Aggiungo la stracciatella direttamente sul piatto, senza sottoporla a un'ulteriore cottura. In questo modo conserva la sua consistenza morbida e la sua freschezza, creando un contrasto con la pasta calda e gratinata.
Completo con pepe nero, qualche foglia di basilico e un filo di olio extravergine d’oliva.
Mi piace quando un piatto riesce a creare un ponte tra quello che conosciamo e qualcosa che ancora dobbiamo scoprire.
In queste orecchiette ritrovo il calore della cucina casereccia, il profumo del ragù preparato lentamente, la gratinatura che ricorda le domeniche in famiglia. Ma trovo anche un modo diverso di raccontare questi sapori: la stracciatella aggiunta alla fine, il gioco delle consistenze, il contrasto tra la crosta dorata e la morbidezza della pasta.
Per me cucinare significa proprio questo: non cancellare la tradizione, ma ascoltarla e darle una nuova voce.
E quando porto a tavola un piatto come questo, non penso soltanto all’equilibrio degli ingredienti. Penso alle persone che lo assaggeranno, al piacere di condividerlo, a quel momento in cui il primo boccone riesce a riportarci, anche solo per un istante, a qualcosa di familiare.
Perché la cucina, prima di essere tecnica, è relazione.
E un buon piatto non deve soltanto essere ricordato: deve lasciare qualcosa a chi lo mangia.








