Caffè, sostenibilità e innovazione: HostMilano guarda al futuro della filiera verso il 2027

La Redazione • 16 ottobre 2026

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Dalla crescita dello specialty coffee alle macchine espresso intelligenti, il settore punta su qualità, tracciabilità e consumi più efficienti. Il mercato mondiale del caffè sfiora i 186 miliardi di dollari e l’Italia consolida il proprio ruolo di riferimento nelle tecnologie e nella produzione di caffè torrefatto.

La Redazione


La Giornata Internazionale del Caffè, celebrata ogni anno il 1° ottobre, accende i riflettori su uno dei comparti più dinamici dell’industria alimentare mondiale. Un settore che coinvolge milioni di produttori, accompagna le abitudini quotidiane di miliardi di consumatori e si trasforma seguendo nuove esigenze di qualità, trasparenza e sostenibilità.

In questo scenario si inserisce il percorso verso HostMilano 2027, la manifestazione internazionale dedicata all’ospitalità professionale, alla ristorazione e al food retail, organizzata da Fiera Milano dal 22 al 26 ottobre 2027. L’appuntamento sarà l’occasione per approfondire le principali evoluzioni della filiera, dalle materie prime alle tecnologie per l’estrazione, fino ai nuovi modelli di consumo.

La ricorrenza internazionale assume inoltre un significato particolare con il riconoscimento ufficiale delle Nazioni Unite, che rafforza il valore culturale, economico e sociale del caffè. L’iniziativa, lanciata dall’International Coffee Organization (ICO) nel 2015 proprio a Milano, in occasione di Expo, rappresenta oggi un punto di riferimento per promuovere la conoscenza del settore e le sfide che lo attendono.

Un mercato globale in espansione

I numeri confermano il peso economico del comparto. Secondo le stime di Mordor Intelligence, il mercato mondiale del caffè raggiungerà quasi 186 miliardi di dollari nel 2026, con una previsione di crescita fino a circa 239 miliardi entro il 2031. Il tasso di crescita annuo composto atteso è del 5,18%.

A sostenere questa evoluzione contribuiscono la diffusione dei prodotti premium, l’interesse crescente per lo specialty coffee e una maggiore attenzione all’origine dei chicchi, ai metodi di lavorazione e alle condizioni di approvvigionamento. La sostenibilità diventa così un fattore competitivo che coinvolge l’intera catena del valore, dalla coltivazione alla preparazione in tazza.

Il consumo resta imponente: nel mondo si bevono ogni giorno oltre due miliardi di tazze. Le preferenze, tuttavia, si diversificano. Negli Stati Uniti cresce l'interesse per le bevande a base di espresso e per il caffè freddo, mentre in altri Paesi resistono tradizioni locali che raccontano la versatilità della bevanda. Dal cà phê trứng vietnamita, arricchito con crema di uova, allo yuenyeung di Hong Kong, che combina caffè e tè al latte, il caffè continua a reinventarsi in funzione delle culture e dei gusti.

L’Europa rimane la principale area di consumo, con una quota stimata del 30,1% del totale mondiale secondo i dati citati dall’ICO. In Italia il rito dell’espresso conserva un ruolo centrale: elaborazioni di Unione Italiana Food su dati Istat e NielsenIQ indicano una media di 792 tazzine per persona all’anno, circa 28 su 100 consumate fuori casa, tra bar, ristoranti e alberghi.

Italia protagonista tra torrefazione e tecnologie

Il nostro Paese occupa una posizione di rilievo anche sul fronte produttivo e industriale. Secondo i dati Eurostat elaborati per la European Coffee Federation, l’Italia è il primo produttore europeo di caffè torrefatto, davanti alla Germania, con oltre 520 mila tonnellate annue, pari a circa il 27,5% della produzione dell’Unione europea.

Altrettanto significativa è la presenza italiana nel mercato delle tecnologie professionali. Nel 2025, secondo le rilevazioni di ExportPlanning per l’Osservatorio HostMilano, il commercio mondiale di macchine da caffè e vending ha raggiunto 7,7 miliardi di euro. L’Italia si conferma primo esportatore mondiale, con 1,56 miliardi di euro e una crescita dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Le prospettive indicano un’ulteriore espansione degli scambi: le previsioni riportate dall’Osservatorio stimano una crescita del 3,5% nel 2027 e un incremento medio annuo del 4,7% nel biennio 2028-2029.

Risultati che confermano il ruolo del Made in Italy non soltanto nella cultura dell’espresso, ma anche nello sviluppo di macchinari, sistemi di estrazione e soluzioni professionali destinate ai mercati internazionali.

Macchine intelligenti per qualità ed efficienza

Uno dei principali fronti di innovazione riguarda le macchine espresso, chiamate a garantire prestazioni costanti, semplificare il lavoro degli operatori e ridurre l’impatto ambientale.

Il controllo digitale dei parametri, la stabilità termica e gli automatismi di estrazione consentono di migliorare la ripetibilità del risultato, anche nei momenti di maggiore affluenza. Il dialogo tra macchina e macinadosatore permette inoltre di gestire con maggiore precisione le variabili che influenzano la qualità in tazza.

La tecnologia, tuttavia, non sostituisce il ruolo del barista. Al contrario, può liberare tempo da dedicare alla relazione con il cliente, alla presentazione delle caratteristiche del prodotto e alla costruzione di un’esperienza di consumo più consapevole.

Parallelamente, la sostenibilità entra nelle fasi di progettazione e sviluppo. Gli studi di Life Cycle Assessment (LCA), l’ottimizzazione dei sistemi termici e le soluzioni orientate al risparmio energetico puntano a contenere i consumi e i costi operativi. Una maggiore precisione dei processi può inoltre contribuire a ridurre gli sprechi, generando benefici sia ambientali sia economici.

Come sottolinea Francesca Cavallo, Head of Hospitality Exhibitions di Fiera Milano, il riconoscimento internazionale della Giornata del Caffè conferma il valore di un patrimonio condiviso tra produttori e consumatori, sempre più attenti all’origine, alla qualità e alla sostenibilità. Temi destinati a trovare spazio a Host 2027, dove tecnologie, torrefazioni e nuovi format potranno confrontarsi sulle opportunità offerte dall’innovazione.

Specialty coffee e tracciabilità: il valore della materia prima

L’evoluzione del mercato non riguarda soltanto le attrezzature. La qualità della materia prima e la trasparenza della filiera sono diventate elementi determinanti nelle scelte dei consumatori.

Come osserva Jacopo Bambìni, Group Marketing Director di Cimbali Group, il caffè sta passando da prodotto di consumo quotidiano a esperienza caratterizzata da identità, racconto e attenzione alla provenienza. In questo contesto, la macchina espresso assume un ruolo centrale nel valorizzare le caratteristiche del prodotto, mentre le scelte di ecodesign e i protocolli di sostenibilità accompagnano l’innovazione industriale.

Anche Marco Feliziani, CEO di Simonelli Group, evidenzia la crescente domanda internazionale di macchine espresso tradizionali di alta gamma, capaci di coniugare tecnologia, affidabilità e design. Una macchina più precisa e stabile, sottolinea, può contribuire a ridurre gli scarti e a migliorare l’efficienza nel lungo periodo.

Dal lato della torrefazione, la trasparenza sull’origine assume un’importanza crescente. Cesare Trucillo, Head of Growth di Caffè Trucillo, richiama l’attenzione sulla necessità di conoscere e documentare la provenienza dei caffè acquistati, anche in relazione ai nuovi obblighi europei in materia di deforestazione. La raccolta e la verifica delle informazioni lungo la catena di fornitura diventano così strumenti fondamentali per rafforzare la tracciabilità.

La maggiore curiosità verso origini differenti e metodi di degustazione alternativi offre inoltre nuove opportunità allo specialty coffee, che punta a valorizzare le peculiarità aromatiche dei singoli caffè e a rendere più riconoscibile il lavoro svolto a monte della tazzina.

Decaffeinato di qualità, un segmento in evoluzione

Tra gli ambiti che stanno attirando un interesse crescente figura anche il decaffeinato. La domanda di prodotti di qualità apre nuove prospettive per un segmento che, grazie all’evoluzione dei processi di lavorazione, può rispondere alle aspettative di consumatori sempre più attenti alle caratteristiche organolettiche.

Massimiliano Fabian, presidente e amministratore delegato di Demus, azienda specializzata nella decaffeinizzazione e nel trattamento del caffè verde, evidenzia una crescita regolare dei consumi e nuove possibilità per il segmento specialty, comprese le proposte monorigine.

La sfida tecnologica consiste nel migliorare l’efficienza dei processi preservando il più possibile le caratteristiche qualitative e aromatiche del caffè. Un percorso di innovazione continua che interessa una fase decisiva della filiera, precedente alla tostatura, e contribuisce ad ampliare l’offerta destinata al consumatore finale.

HostMilano 2027, una piattaforma per la filiera

Le trasformazioni in atto delineano un settore nel quale qualità, tecnologia e sostenibilità procedono sempre più insieme. Dalla coltivazione alla torrefazione, dalla decaffeinizzazione alle macchine professionali, ogni passaggio contribuisce a determinare il valore finale del prodotto.

In questo quadro, HostMilano si conferma un punto d’incontro internazionale per aziende, professionisti, buyer e operatori interessati a intercettare le nuove tendenze. La macroarea dedicata a Caffè-Tea, Bar-Macchine Caffè e Vending riunirà torrefattori, costruttori di macchine e fornitori di tecnologie, affiancando all’offerta espositiva un programma di eventi, competizioni e workshop.

Sono già oltre 1.000 le aziende che, secondo i dati comunicati dagli organizzatori, hanno confermato la propria partecipazione alla prossima edizione, con una quota internazionale del 50%.

L’appuntamento è fissato a Fiera Milano dal 22 al 26 ottobre 2027, per la 45ª edizione della manifestazione.

La sfida per il futuro del caffè sarà coniugare l’identità di una tradizione globale con le esigenze di un mercato in trasformazione. Un percorso nel quale la sostenibilità non rappresenta più soltanto un valore aggiunto, ma un criterio sempre più importante per innovare, competere e creare valore lungo tutta la filiera.

La Redazione


Autore: La Redazione • 16 ottobre 2026
Al Centro Commerciale La Birreria, dall’15 al 25 ottobre, undici giornate dedicate alle eccellenze dolciarie del territorio. La Gazzetta del Food racconta una manifestazione che mette al centro formazione, cultura gastronomica e impegno sociale. La pasticceria campana si prende la scena a Napoli con Napoli Dolcissima, la manifestazione che dal 15 al 25 ottobre anima il Centro Commerciale La Birreria con degustazioni, incontri e attività formative. Un appuntamento che celebra il patrimonio dolciario regionale e lo trasforma in un’occasione di confronto tra maestri pasticcieri, professionisti, istituzioni e nuove generazioni. L’avvio della manifestazione ha registrato una partecipazione entusiasta, confermando l’interesse per un progetto che unisce promozione delle eccellenze locali e attenzione al tessuto sociale. Ideata da Raffaele Diana , CEO di PROEMOTION GRANDI EVENTI, e coordinata da Rosa Praticò , l’iniziativa si svolge negli spazi del centro commerciale diretto da Caterina Esposito . Alla giornata inaugurale hanno partecipato la madrina Denny Mendez e Sonia Re , presente con un videomessaggio di saluto. I maestri e le eccellenze del territorio Il cuore di Napoli Dolcissima è la valorizzazione della tradizione artigianale, attraverso il contributo di professionisti che rappresentano alcune delle realtà più riconoscibili della pasticceria napoletana. Tra i protagonisti della giornata inaugurale figurano il maestro Sabatino Sirica , Antonio Ferrieri , fondatore di Cuori di Sfogliatella, e Ciro Scognamiglio , della Pasticceria Poppella. Accanto alla pasticceria trovano spazio la ristorazione e il comparto vitivinicolo, con il coinvolgimento di chef, pastry chef e produttori. Un percorso che restituisce la ricchezza della cultura enogastronomica campana e sottolinea il valore del saper fare artigianale come elemento identitario e risorsa economica per il territorio. Formazione e lavoro: protagonisti i giovani Tra gli obiettivi della manifestazione emerge con forza il rapporto tra formazione professionale e occupazione. Sono coinvolti gli studenti di cinque istituti alberghieri: Vittorio Veneto, Esposito Ferraioli, Giustino Fortunato, Duca di Buonvicino e De Gennaro di Vico Equense. Per i ragazzi, il confronto con i professionisti rappresenta un’opportunità per approfondire tecniche, conoscere le dinamiche del settore e avvicinarsi concretamente al mondo del lavoro. Un investimento sulle competenze che trova riscontro anche negli interventi istituzionali della giornata inaugurale, durante la quale è stata ribadita l’importanza di valorizzare i talenti e le professionalità locali. La manifestazione coinvolge inoltre famiglie e bambini attraverso iniziative dedicate alla scoperta della pasticceria, con attività della Nonna Social del Blog di Nonna Anna e masterclass curate da Patrizia Palumbo , di DreamTeam – Donne in Rete. Il gusto incontra la solidarietà A rendere ancora più significativo il programma è il contest benefico «Riccia vs Frolla» , dedicato al sostegno di UNICEF nella lotta alla malnutrizione infantile. Un’iniziativa che affianca alla promozione della tradizione dolciaria un messaggio di responsabilità sociale, dimostrando come il mondo del food possa contribuire a sensibilizzare il pubblico su temi di rilevanza internazionale. Tra gli appuntamenti in calendario figurano l’incontro del 20 ottobre con UNICEF Campania e Napoli, alla presenza di Emilia Narciso e Tommaso Montini , e quello del 22 ottobre con il maestro Sal De Riso . La chiusura, prevista per il 25 ottobre, sarà accompagnata dalla firma del «Manifesto della Pasticceria» , momento conclusivo del percorso dedicato ai valori e alle prospettive del settore. Napoli Dolcissima, una vetrina per il food campano Sostenuta da una rete di aziende partner del comparto dolciario, della ristorazione e dell’enogastronomia, Napoli Dolcissima si propone come una vetrina per le imprese e le professionalità che contribuiscono a definire l’identità gastronomica regionale. La manifestazione va oltre la dimensione della degustazione: mette in relazione tradizione e innovazione, formazione e impresa, cultura del cibo e solidarietà. Un modello di promozione territoriale nel quale la pasticceria diventa il punto di partenza per raccontare una Campania ricca di competenze, creatività e capacità di fare rete. Per La Gazzetta del Food , Napoli Dolcissima rappresenta un esempio di come il patrimonio gastronomico possa trasformarsi in un motore di sviluppo, capace di coinvolgere le comunità e creare nuove opportunità per le generazioni future.
Autore: La Redazione • 16 ottobre 2026
Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, promossa dalla FAO per sensibilizzare sul diritto al cibo, sulla lotta alla fame e sulla sostenibilità dei sistemi alimentari. Educazione alimentare e scelte consapevoli Un’alimentazione equilibrata e varia è fondamentale per la salute. Frutta, verdura, legumi e cereali integrali contribuiscono a una dieta sana, insieme a scelte informate sulla qualità e sulla provenienza dei prodotti. L’educazione alimentare, soprattutto tra i più giovani, è essenziale per sviluppare abitudini responsabili, imparare a leggere le etichette e comprendere l’impatto delle proprie scelte. Meno sprechi, più sostenibilità Pianificare la spesa, acquistare quantità adeguate, conservare correttamente gli alimenti e recuperare gli avanzi sono azioni semplici per ridurre gli sprechi e risparmiare risorse. Ogni alimento gettato comporta anche uno spreco di acqua, energia e suolo impiegati nella produzione. Per contrastare il fenomeno sono fondamentali il recupero delle eccedenze e la collaborazione tra produttori, distributori e organizzazioni solidali. Il diritto al cibo sano Garantire a tutti un’alimentazione nutriente significa contrastare la povertà alimentare e le disuguaglianze nell’accesso a prodotti di qualità. Per raggiungere questo obiettivo servono politiche mirate, sostegno alle comunità vulnerabili e investimenti in agricoltura sostenibile e innovazione. Istituzioni, imprese e cittadini sono chiamati a contribuire a un sistema alimentare più equo, capace di coniugare salute, tutela ambientale e giustizia sociale. Dalle parole ai comportamenti quotidiani La Giornata Mondiale dell’Alimentazione è un’occasione per trasformare la consapevolezza in azioni concrete. Acquistare con criterio, valorizzare il cibo e sostenere le iniziative contro lo spreco sono gesti quotidiani che possono fare la differenza. Più consapevolezza, meno sprechi e cibo sano per tutti: una sfida collettiva che richiede impegno costante per rendere il diritto a un’alimentazione adeguata una realtà concreta, nel rispetto delle persone e delle risorse del pianeta.
Autore: La Redazione • 15 ottobre 2026
Per il mese di ottobre, il pizzaiolo propone una pizza bianca che unisce i sapori della Campania a ingredienti selezionati, tra equilibrio gastronomico e valorizzazione del territorio. La proposta del mese Una pizza che racconta il territorio attraverso le sue materie prime. È la Vesuvio a Mare , la creazione con cui Antonio Salvo Lieto presenta per il mese di ottobre una nuova interpretazione della pizza bianca, costruita sull’incontro tra prodotti campani e ingredienti capaci di completarne il profilo gustativo. La ricetta si sviluppa intorno a un abbinamento che mette in dialogo terra e mare: i pomodorini gialli dei Campi Flegrei, i pomodorini semi-dry rossi e gialli aromatizzati con peperoncino calabro e il Fiordilatte d’Agerola costituiscono la base del condimento. Dopo la cottura, entrano in scena il tonno di Cetara, le olive di Gaeta, il pepe rosa e una salsa al limone. La finitura con olio extravergine d’oliva DOP delle terre di Matera completa la preparazione. Il risultato è una pizza che punta sul contrasto tra dolcezza, sapidità e freschezza, con una lavorazione che distingue la fase di cottura da quella della finitura.
Autore: La Redazione • 12 ottobre 2026
La qualità nasce dalla cura, dal rispetto degli animali e dalla passione per i sapori autentici della tradizione lucana. Per il mese di ottobre, Agrocarne Sud dedica i riflettori al capocollo della linea di salumi Lucanica, un prodotto che racchiude il gusto delicato delle carni selezionate e il valore di una lavorazione artigianale attenta a ogni dettaglio.
Autore: La Redazione • 11 ottobre 2026
Il Saltimbocca alla romana è una ricetta simbolo della tradizione laziale, capace di racchiudere in pochi ingredienti una storia di gusto, identità e memoria. Ma cosa succede quando un piatto della tradizione incontra lo sguardo contemporaneo di uno chef che ha attraversato luoghi, esperienze e confini senza mai dimenticare le proprie radici? Nasce così “Il viaggio del mio saltimbocca”, la creazione con cui lo chef Giovanni Palmiero interpreta il Lazio contemporaneo attraverso la propria storia personale. Campano di nascita, arrivato a Roma all'inizio degli anni Duemila e oggi residente e professionista in Germania, Giovanni trasforma un ricordo importante del suo percorso in una proposta gastronomica che unisce tradizione e innovazione. Il suo non è un semplice esercizio di tecnica, né il desiderio di stupire attraverso consistenze insolite e presentazioni scenografiche. È, piuttosto, un dialogo tra ciò che rimane e ciò che cambia: il vitello conserva il ruolo di protagonista, il prosciutto diventa croccante, la salvia si trasforma in un velo delicato, il fondo di carne si veste di nuove consistenze e il Pecorino Romano si esprime attraverso una morbida spuma. Ogni elemento ha una funzione precisa, ma anche un significato simbolico. Le sfere custodiscono la sorpresa, l'aria racconta il viaggio, il velo richiama la delicatezza dei ricordi e il fumo di salvia accompagna il momento della scoperta. Al centro rimane la tradizione romana, rispettata nella sua identità e reinterpretata con sensibilità contemporanea. In questa proposta, la cucina diventa così un linguaggio universale, capace di unire la Campania, Roma e la Germania in un unico racconto. Perché le radici non sono necessariamente il luogo in cui si resta, ma anche ciò che si porta con sé, ovunque la vita conduca. Lasciamo ora la parola allo chef Giovanni Palmiero, che ci accompagna nella preparazione del suo piatto e ci racconta, attraverso ogni ingrediente e ogni gesto, il significato più profondo del suo viaggio. 
Autore: • 8 ottobre 2026
La redazione Ci sono piatti che raccontano un territorio e altri che, prima ancora, raccontano una famiglia. U’ Callaridd appartiene a entrambe le categorie. A Gravina in Puglia, nel cuore della Murgia, questa preparazione affonda le sue radici nella cucina contadina, nella transumanza e nell’antica consuetudine di cuocere lentamente, nel tegame di terracotta e nel forno a legna, ciò che la terra e gli allevamenti offrivano. Ma per lo chef Michele Picciallo U’ Callaridd è soprattutto memoria. È il ricordo della madre Rosaria, del profumo che usciva dalla cucina e arrivava nelle strade del paese, annunciando che in quella casa si stava preparando qualcosa di speciale. Non è dunque soltanto una ricetta della tradizione pugliese. È un piatto identitario, capace di custodire il paesaggio della Murgia, i suoi profumi e una memoria familiare che il tempo non ha cancellato.
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