Assunta Pacifico, dalla zuppa di cozze alla solidarietà: a Ischia il piatto simbolo incontra la ricerca
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Ad Ischia Safari la ristoratrice napoletana ha portato la sua ‘a zuppa e cozzeche. Una ricetta che racconta una storia familiare iniziata con il brodo di polpo e che oggi si lega al suo impegno per la solidarietà e al sostegno alla ricerca

ISCHIA – Una zuppa di cozze, un piatto di tradizione napoletana e una storia che parte da molto lontano. Ad Ischia Safari, tra chef, pizzaioli e protagonisti della gastronomia italiana, Assunta Pacifico, titolare di ‘A Figlia d’’o Marenaro, ha portato uno dei simboli della sua cucina. Ma dietro quella ricetta c’è una vicenda familiare che oggi si intreccia con un tema particolarmente caro alla ristoratrice: la solidarietà. La storia comincia con il brodo di polpo. Negli anni Quaranta era il papà di Assunta, Raffaele, a venderlo per le strade di Napoli. Un cibo semplice, legato alla tradizione popolare e alla cucina di strada, da cui sarebbe partita la storia della famiglia Pacifico nella ristorazione.
Il brodo di polpo è ancora oggi una delle basi della celebre zuppa di cozze di ‘A Figlia d’’o Marenaro. Ma il valore di questa preparazione, per Assunta, non è soltanto gastronomico.
“La zuppa di cozze è un piatto semplice. Si mette al centro della tavola e si mangia insieme. Per questo per me rappresenta soprattutto la condivisione" racconta.
È proprio la parola condivisione a fare da ponte tra la cucina e la solidarietà. Un tema che Assunta porta avanti da anni attraverso il sostegno a iniziative benefiche e che quest’anno, anche per ragioni personali, ha assunto un peso diverso.
“Ho vissuto da vicino la malattia di alcune persone a me care. Ho amici che purtroppo si sono ammalati e questo ti fa guardare alla ricerca in maniera diversa. Ti rendi conto ancora di più di quanto sia importante sostenerla”. Il tema era particolarmente presente anche ad Ischia Safari, dove la solidarietà è stata affiancata alla grande festa della gastronomia. La Charity Dinner dell’edizione di quest’anno ha previsto infatti un sostegno alla ricerca sulla SLA e sulle malattie del motoneurone del Centro SLA Federico II.
Per Assunta, la partecipazione non è stata quindi soltanto un appuntamento gastronomico. La sua presenza ha riportato al centro una convinzione che accompagna da tempo il suo percorso: chi ha la possibilità di fare qualcosa per gli altri dovrebbe farlo. “Non penso che servano necessariamente grandi gesti. Ognuno può contribuire secondo le proprie possibilità. Ma credo che sostenere la ricerca sia importante per tutti, perché la malattia può entrare nella vita di chiunque”.
Il legame tra la zuppa di cozze e la ricerca non va cercato nelle proprietà del piatto, ma nel significato che il cibo ha sempre avuto nella cultura popolare: nutrire e prendersi cura. Il brodo di polpo nasce da una cucina povera, capace di trasformare ingredienti semplici in nutrimento. La ricerca scientifica parte invece dalla conoscenza e dal lavoro dei ricercatori per cercare nuove risposte alle malattie. Sono due piani diversi, ma si incontrano in un'idea comune: quella di non lasciare sola una persona nel momento del bisogno. È anche questo il motivo per cui Assunta continua a legare il proprio lavoro a iniziative di solidarietà.
“La cucina mi ha dato tanto e penso che, quando si ha la possibilità, sia giusto restituire qualcosa. La solidarietà non deve essere legata soltanto a un evento: deve diventare un'abitudine”. Ad Ischia, dunque, è arrivata una zuppa di cozze. Ma insieme al piatto è arrivata anche una parte della storia di una famiglia napoletana: quella del nonno che vendeva brodo di polpo per strada, della tradizione trasformata in impresa e di una ristoratrice che oggi usa quella stessa cucina per parlare anche di solidarietà.
Dal brodo di polpo alla ricerca, passando per una zuppa da condividere: una storia che continua a partire dalla tavola, ma che prova ad andare oltre.








